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La biografia di Arthur Miller attraverso le sue opere

La biografia di Arthur Miller attraverso le sue opere

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Arthur Miller è stato una delle personalità più influenti del teatro americano. Gli eventi più significativi della sua biografia, fatta di luci e zone d’ombra, consentono di capire veramente chi sia Arthur Miller. E quanto con le sue opere abbia contribuito allo sviluppo di una visione critica sull’America e sul sogno americano. 

La Grande Depressione e l’antisemitismo

Arthur Miller nasce nel 1915 a New York da una famiglia ebrea. Il padre emigrò dall’Europa quando il futuro drammaturgo aveva solamente 7 anni. Nel 1921 la famiglia riesce a fondare una società manifatturiera, che le consente di vivere in condizioni di agio, fino al momento in cui viene travolta dalla Grande Depressione.

La crisi del ‘29 segna profondamente il giovane Miller. La condizione di improvvisa indigenza in cui si ritrova segna nell’immediato la sua vita. E sarà fonte di ispirazione per le più significative opere di Arthur Miller.  

Terminato il liceo, il futuro drammaturgo è costretto ad iniziare a lavorare, in quanto la sua candidatura viene rifiutata dall’Università del Michigan. trova lavoro in un primo momento in un ‘officina, dove è vittima dell’odio antisemita. In seguito comincia a lavorare nel quartiere delle sartorie e dei commercianti, dove ha modo di entrare in contatto con le vite dei commessi viaggiatori. Quest’esperienza offre a Miller la possibilità di riflettere a fondo sulle condizioni degli ultimi e sulla fragilità del sogno americano. 

Nel 1934 riesce finalmente ad essere ammesso nell’Università del Michigan, dove studia giornalismo e letteratura inglese. In questo periodo approfondisce anche lo studio del teatro classico greco. È questo il primo importante contatto di Miller con la drammaturgia, che sarà da lui sempre preferita alla letteratura. 

In un’intervista, la figlia Rebecca Miller ha motivato con queste parole la predilezione del padre per il teatro

“Diceva che il teatro da sempre assolve un impatto di civiltà sull’uomo, è una tribuna da cui ci si rivolge in modo semplice, diretto, tangibile, e che l’opera migliore è quella che ti crea imbarazzo.

Negli anni dell’università conosce Mary Slattery, con la quale si sposa nel 1940 e da cui ha i primi due figli. 

Le opere di Arthur Miller

Subito dopo la laurea, Miller sa di volersi dedicare alla scrittura teatrale e prende quindi parte a un seminario presso il Teatro Guild. Successivamente scrive la sua prima opera teatrale L’uomo che ebbe tutte le fortune, che tuttavia non riesce a guadagnare il successo sperato con solo 4 repliche. 

Miller tenta poi di cimentarsi nella narrativa con Situazione normale e Focus, in cui affronta per la prima volta il tema a lui molto caro dell’antisemitismo.

Ma è con Erano tutti miei figli che Miller ottiene il riconoscimento unanime di critica e pubblico. L’opera affronta e scandaglia il difficile tema del rapporto padre-figlio. La trama è incentrata sulla dolorosa scoperta da parte di Joe Keller che il padre si è reso responsabile della vendita di 21 aerei da guerra difettosi al Ministero della Difesa, causando numerose morti, tra cui quella di suo figlio. 

L’opera in uno dei suoi molti revival ha vinto il Tony Awards ed è stata fonte di ispirazione per l’adattamento cinematografico di Irving Reis nel 1948. 

Ma è con il dramma immediatamente successivo, Morte di un commesso viaggiatore che Miller ottiene un successo unanime di critica e pubblico. Guadagnandosi anche un posto d’eccezione tra i drammaturghi americani che hanno segnato la storia del ‘900. 

Morte di un commesso viaggiatore

Morte di un commesso viaggiatore debutta nel 1949 al Morosco Theatre di New York, ottenendo un successo immediato. L’opera andrà in scena per ben 742 volte. E nel 1951 ottiene un primo adattamento cinematografico, con la regia di László Benedek.

Protagonista è un uomo e il suo sogno più grande di lui: Willy Loman. Da sempre invaghito del sogno americano e del successo facile, ha educato i suoi figli al culto dell’apparenza e della superficialità. Quando però le forze vengono meno e i figli si rivelano essere dei falliti, il mondo del commesso viaggiatore comincia a vacillare e a incrinarsi. 

Il dramma è una tragedia corale, che affronta temi profondamente legati alla biografia di Arthur Miller.

Nel dramma si affronta la vacuità del sogno americano, il desiderio di rivalsa e il senso di insoddisfazione che fanno seguito alla grande crisi del ‘29. Crisi che colpì duramente anche la famiglia dello stesso Miller.

L’autore commenta con queste parole l’opera: 

La qualità contenuta all’interno di queste tragedie che è in grado di toccarci deriva dalla costante paura di essere rimpiazzati, il disastro insito nell’essere strappati via dall’immagine che ci siamo costruiti di cosa e chi siamo in questo mondo . Oggi questa paura è ugualmente se non ancor più forte di quanto non sia mai stata. Infatti, è l’uomo comune a conoscere al meglio questo timore”. 

Una scena del film "La seduzione del male", adattamento cinematografico de "Il Crogiuolo", opera di Arthur Miller
Una scena del film “La seduzione del male”, adattamento cinematografico de “Il crogiuolo”, opera di Arthur Miller

Il crogiuolo

Tra le tante opere di Arthur Miller, una menzione d’onore spetta a Il Crogiuolo, che debuttò nel 1953 al teatro Martin Beck di New York. Si tratta di un dramma in quattro atti ambientato a Salem nel XVII secolo, che ancora oggi è messo in scena con successo in tutto il mondo.  

La terza grande opera teatrale di Miller si differenzia dalle precedenti in particolare per l’ambientazione e per il forte sostrato storico. L’autore, dopo aver compiuto un viaggio a Salem, raccoglie documenti e testimonianze relative ai grandi processi alle streghe e al conseguente clima di terrore venutosi a creare nella comunità.

Recatosi al Witch Museum, riesce a trovare fonti che lo aiutano anche nella ricostruzione della lingua dell’epoca, fondamentale per la stesura di dialoghi realistici. 

Il Crogiuolo è in realtà allegoria del clima di terrore e di superstizione contemporanei causati dalle politiche di McCarthy. In quegli anni si incentivava la denuncia e la messa a processo di presunti gruppi aderenti al comunismo. Lo stesso Arthur Miller cade vittima di questo clima. Nel 1957 viene condannato dal Congresso per essersi rifiutato di rivelare i nomi dei membri di un circolo letterario di presunta ispirazione comunista. Nel 1958 la condanna viene ritirata. 

Con questa opera di straordinaria modernità, Miller porta in scena la tragedia della ciclicità storica. Attraverso l’evidente parallelismo tra il clima di terrore della Salem del ‘600 e degli Stati Uniti degli anni ‘50, l’autore delinea il chiaro quadro di psicosi collettiva e di superstizione pubblica, di cui (quasi) tutti rimangono inesorabilmente vittime. 

Il matrimonio con Marilyn Monroe

Arthur Miller e Marilyn Monroe
Arthur Miller e Marilyn Monroe

Nel 1956 Arthur Miller divorzia dalla prima moglie per sposare l’attrice, nonché icona di bellezza, Marilyn Monroe. Il matrimonio tra i due dura solamente 5 anni, ma consente al drammaturgo di divenire ancora più noto negli ambienti di Hollywood. Tuttavia, questa unione è infelice per entrambi. Dopo due gravidanze fallite, i problemi di tossicodipendenza di lei e l’assenza di ispirazione per lui, i due divorziano nel 1961. Di lì a pochi mesi, l’attrice viene trovata morta nella sua abitazione. 

Per anni Miller si è rifiutato di parlare del matrimonio con la star di Hollywood. Solo decenni dopo, in diverse interviste e nella sua autobiografia Timebends, si è deciso a rivelare alcuni dettagli relativi all’infelice unione tra lui e la Monroe. 

L’unica opera scritta da Miller negli anni del matrimonio è Gli Spostati (Misfits), pellicola del 1961 pensata proprio per l’attrice. Quando il film venne girato, il matrimonio tra i due era ormai agli sgoccioli. Inoltre le riprese furono difficili a causa dei ritardi e della fragilità psicologica della Monroe. Il film poi non ebbe il successo sperato, anche se oggi viene considerato un cult di quegli anni. 

Risale a qualche anno dopo il dramma Dopo la caduta (After the Falls). Quasi tutta la trama si svolge nella mente del protagonista Quentin, un intellettuale di origini ebraiche. Quentin mette in dubbio la sua relazione con Holga, donna capricciosa e viziata che sembra ricordare molto da vicino Marilyn.

Proprio per la forte ispirazione autobiografica, tuttavia sempre smentita da Miller, e per la non lusinghiera rappresentazione della protagonista femminile a pochi anni dalla morte della diva, l’opera è stata oggetto di molte critiche.

Gli ultimi anni della vita di Arthur Miller

Nel 1962 sposa Inge Morath, fotografa austriaca dalla quale ha due figli, Rebecca e Daniel Miller.

Miller ha tenuto nascosto il figlio Daniel, affetto dalla sindrome di Down, fino alla sua morte. Subito dopo la sua nascita, lo fece infatti rinchiudere in un istituto, nonostante le proteste della moglie. Solo in punto di morte, preda dei sensi di colpa, il drammaturgo ha scelto di includere il figlio nelle sue volontà testamentarie, scatenando enormi critiche. 

Tra le ultime opere di Arthur Miller vale la pena di citare Incidente a Vichy, in cui torna a parlare della Shoah e delle responsabilità individuali negli anni del nazionalsocialismo. Risalgono agli anni ‘90 L’Ultimo Yankee e Vetri rotti. 

Dopo la morte della moglie, il drammaturgo sceglie di vivere nella sua residenza a Roxbury, in Connecticut, con Agnes Barley, più giovane di lui di 50 anni. Lo scrittore, malato di cancro, muore nel 2005 all’età di 89 anni. 

La sua vita controversa e le molte donne che lo hanno accompagnato continuano a far discutere. Resta tuttavia indubbio che Arthur Miller con le sue opere ha messo a nudo come nessun altro le incoerenze della società americana. È anche riuscito a tracciare un quadro di grande incisività della psiche e dei problemi della sua contemporaneità, grazie alle profonde capacità di analisi storica e di introspezione psicologica.  

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