La Voce Espressiva

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[Immagine di copertina: it.freepik.com]

 

Abbiamo già parlato di quanto sia importante, per un attore, saper usare la Respirazione Diaframmatica e imparare la Dizione.

A questi due aspetti principali, se ne aggiunge un altro che forse ti potrà sembrare banale: l’Espressività.

Quest’ultima è assolutamente necessaria, perché è quella che ci permette di esprimere, attraverso la voce, i sentimenti quando recitiamo sul palco.

Certo, se riusciamo ad immedesimarci nel personaggio, probabilmente ci verrà naturale usare la nostra voce nel modo giusto.

Tuttavia, sebbene la recitazione sia fatta in larga parte di emozione, è anche vero che è necessario avere alla base la tecnica.

Senza, l’istinto e le emozioni possono prendere il sopravvento trasformando un’ottima e potenziale performance in un disastro.

Per questo motivo è bene concentrarci su uno degli strumenti principali di ogni attore e attrice: la Voce.

Le  3 caratteristiche della Voce

Prima di procedere a spiegarvi un divertente esercizio che ho imparato presso la mia scuola di recitazione, è bene tenere presente le caratteristiche che la voce di ognuno di noi possiede.

Caratteristiche che non sono immutabili ma che invece possiamo cambiare, a seconda delle esigenze e delle nostre capacità (e con un buon allenamento).

L’ALTEZZA

L’altezza, proprio come avviene per gli strumenti musicali, ci indica se un suono (nel nostro caso la voce) è acuto o grave. Questa caratteristica si misura con la frequenza. Se la frequenza è elevata abbiamo un suono acuto. Al contrario, se la frequenza è bassa, il suono sarà grave.

Per capire meglio cosa intendo, pensate a un pianoforte. I tasti più a sinistra sono quelli più gravi, quindi se spostate il vostro dito da sinistra verso destra, finirete per premere i tasti che provocano un suono decisamente più acuto.

IL VOLUME

Il volume ci indica quanto un suono o la voce può essere forte. E, tecnicamente, si misura in decibel.

IL TIMBRO

Il timbro è quello che definisce il “tono” della nostra voce, il suo “colore”. È quella caratteristica di un suono che ci permette di riconoscere la fonte dalla quale è stato emesso. Ad esempio, se ascoltiamo una stessa identica nota suonata da una chitarra o da un pianoforte, possiamo facilmente capire da quale dei due strumenti è stata prodotta. Lo stesso con la voce di persone diverse, ognuna con il suo peculiare timbro.

Anche gli strumenti musicali hanno un loro Timbro ben definito, che li rende unici. Una stessa identica canzone, quindi, può suscitare diverse sensazioni se viene suonata col pianoforte o, ad esempio, col violino. Si tratta certamente della stessa melodia, ma “suona” in modo leggermente differente.

Ma la nostra voce è, sotto questo punto di vista, migliore di un qualsiasi strumento musicale perché noi possiamo modificarlo per dare un sentimento differente a quello che pronunciamo.

La “Canzoncina” di Vittorio Gassman

Per capire meglio l’importanza di queste caratteristiche della voce, è bene provare a interpretare la “Canzoncina” di Vittorio Gassman.

Si tratta di una filastrocca che deve essere letta seguendo le indicazioni che la stessa ti indica.

L’esercizio funziona davvero se ci si lascia andare. Non è per niente facile, ma sicuramente è divertente!

E d’altronde, imparare divertendosi è la cosa più bella che si possa fare, non trovate?

La Canzoncina

Punto primo, il volume nelle sue varietà.
Si parla a voce bassa
Si parla ad alta voce
E se parli a un tal che passa
Il volume cambierà.
Tu puoi parlare agli altri
O puoi parlar per te
Parlare a un grande pubblico
Parlare a due o a tre
Può sembrar molto facile, ma facile non è.

IUOAE

Punto secondo, il timbro nelle sue modalità.
Si parla rauchi o limpidi
Di gola oppur si va
Cercando anche nel naso altre sonorità.
Un soffio appena udibile
Un urlo, un cra cra cra
Di petto, dalle viscere
Di testa e ancor ce n’è.
Certo che sembra facile, ma facile non è.

IUOAE

 


L’Espressività della voce

L’espressività della voce serve all’interprete per comunicare allo spettatore il sentimento del proprio personaggio.

Sebbene possa sembrare qualcosa di superfluo di cui parlare è invece,  a mio avviso, molto importante.

Soprattutto per le persone che si avvicinano per la prima volta alla bellissima arte della recitazione, può sembrare difficile non apparire monotoni nel leggere o interpretare un monologo.

Di fronte a quella lunga schiera di parole, ci si può domandare non solo come fare ad imparare a memoria tutto quanto, ma anche come fare a non addormentare chi ci ascolta!

Mi ricordo che la mia insegnante di Dizione e Recitazione, per aiutarci a sviluppare l’espressività della nostra voce, ci fece leggere un monologo o paragrafo casuale di una nostra opera letteraria preferita, per poi aiutarci a leggere le stesse parole, in modo differente.

Ben presto, mi accorsi che anche una stessa frase poteva essere letta in modo triste, allegra o impaurita  assumendo così significati diversi.

Per spiegarmi meglio, provo a esporre due esempi pratici.

Prendiamo in esame un estratto del monologo “Teatro dell’obbligo” che abbiamo già conosciuto con la nostra rubrica “Monologo del mese”.

“Come mai i teatri sono vuoti? Solo perché il pubblico non ci va. La colpa è tutta dello Stato.

Perché non si istituisce il teatro dell’obbligo? Se ognuno sarà costretto ad andare a teatro, le cose cambieranno immediatamente. Perché pensate abbiano creato la scuola dell’obbligo? Nessuno andrebbe a scuola se non fosse costretto ad andarci. Per il teatro, anche se non è facile, forse si potrebbe senza troppe difficoltà fare lo stesso. Con la buona volontà e il senso del dovere, si ottiene tutto.”

Queste poche righe possono essere lette usando espressività diverse, in modo da comunicare emzioni differenti.

Ad esempio, possiamo immaginarci che chi parla sia terribilmente Arrabbiato. Questa persona potrebbe trovare una gravissima ingiustizia la presenza di teatri vuoti nella sua nazione. Magari questa persona è un interprete e per lui è un affronto personale vedere una platea con pochissimi spettatori. Completamente adirato con la realtà che lo circonda, si scaglia contro lo Stato, con la presunzione di avere in mano la soluzione al problema.

Ma chi dice queste parole, potrebbe anche essere Insicuro. Possiamo immaginarci che di fronte alla domanda “come mai i teatri sono vuoti?” sia del tutto impreparato e non sappia bene che rispondere. E allora, sentendosi sotto pressione da chi gli ha posto quella domanda, tira fuori una soluzione di cui non è nemmeno troppo sicuro, ma che cerca di presentare nel migliore dei modi.

Per fare un altro esempio, chi dice queste parole potrebbe essere Entusiasta. Chi parla ed espone la sua soluzione al problema è totalmente convinto di aver trovato la maniera più efficace per riempire i teatri di spettatori. Ed è felice di esporre la genialità che ha appena pensato.

Ma chi parla potrebbe anche essere Scettico. Ci possiamo immaginare che  ormai sia rassegnato alla triste realtà dei teatri vuoti. Probabilmente per il nostro protagonista il teatro è ormai condannato a un triste destino. E quindi parla al suo interlocutore con scetticismo, tirando fuori una soluzione assurda, a cui è il primo a non credere affatto.

Lo stesso esercizio possiamo farlo anche con un monologo da un’opera tragica.

Prendiamo, ad esempio, un estratto del monologo di Nora da “Casa di Bambola” di Ibsen:

“Sono otto anni che aspettavo, pazientemente. Dio mio, capivo bene da sola che le cose meravigliose non avvengono ogni giorno. Ma quando poi la rovina è precipitata su di me, fui assolutamente certa che la cosa meravigliosa sarebbe accaduta.

Mentre la lettera di Krogstad aspettava lì fuori, non mi passò per la mente che tu ti saresti piegato alle condizioni di quell’uomo. Ero così assolutamente certa che gli avresti detto: faccia pure conoscere la cosa a tutto il mondo. E quando lo avesse fatto, tu ti saresti fatto avanti, non ne dubitavo, e ti saresti assunto ogni responsabilità dichiarando: il colpevole sono io!

Era questa la cosa meravigliosa che speravo, anche se avevo tanta paura.”

Per quanto riguarda Nora, possiamo immaginarci che sia una donna Rassegnata. Potrebbe essere dispiaciuta dal comportamento del marito, che non prende le sue difese. E nel raccontare l’episodio in cui l’uomo della sua vita si è comportato molto male, si lascia andare alla tristezza.

Ma possiamo immaginarci che Nora sia invece Incredula. E allora probabilmente può essere rimasta allibita dal comportamento meschino di suo marito e non riesce a capacitarsi di come l’uomo che ama non sia in grado di prendere le sue difese.

Nora può essere Rancorosa. Il comportamento miserabile del marito ha trasformato il suo grande amore in un moto di sdegno e risentimento che la fanno fremere di rabbia, mentre pronuncia queste parole.

E infine Nora potrebbe essere una donna totalmente Disperata. Queste poche righe infatti possono essere interpretate come se la nostra protagonista sia profondamente turbata e angosciata per il comportamento spregevole di suo marito.

Questo esercizio mi è tornato davvero molto utile quando muovevo i miei primissimi passi nel mondo della recitazione.

Mi sono divertita davvero molto a provare a interpretare in modo differente uno stesso monologo. E più l’espressività della mia voce si discostava da quello che era il significato delle parole che pronunciavo, più la sfida era entusiasmante e spassosa.

Un corso per la lettura espressiva

Se siete interessati a sviluppare al meglio l’espressività della vostra voce e volete approfondire l’argomento, vi consiglio di dare un’occhiata al corso online “Lavorare con la voce” che permette di sfruttare al massimo le caratteristiche della voce e comunicare al meglio.

Visto il costo abbordabile del corso, a cui una volta acquistato si ha un accesso illimitato, potrebbe essere un’ottima risorsa  e non solo per gli attori.

Voi avete mai provato questo esercizio per sviluppare l’espressività della vostra voce? Ne conoscete altri? Scrivetemelo nei commenti e alla prossima!


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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