Recitazione Cinematografica e Recitazione Teatrale

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Il cinema, come il teatro, è fatto da persone. Perché esistano è necessario che ci siano una serie di figure artistiche e tecniche che collaborino tra loro: il regista, lo scenografo, il costumista e tante altre, tra cui ovviamente, l’attore.


Il cinema (quando non è d’animazione) ha bisogno di almeno un interprete per poter esistere. Così come il teatro, per compiersi, ha bisogno di almeno un attore sul palcoscenico e di uno spettatore in platea.

L’attore è quindi un elemento importantissimo, attorno al quale si compiono queste due arti espressive.

Ma Teatro e Cinema sono due forme d’arte diverse, con linguaggi differenti. E l’interprete deve adeguare le proprie capacità recitative all’arte espressiva che si trova ad affrontare.

Per questo motivo la Recitazione Cinematografica e Teatrale sono differenti e richiedono abilità diverse. Tuttavia non sono due ambiti così distintamente separati.

Fin dalla sua nascita, il cinema deve molto al teatro, che è una sorta di padre nobile.


Un padre nei confronti del quale il cinema ha un atteggiamento ambiguo.

A volte ne riconosce l’autorità e lo omaggia, attraverso ad esempio il ricorso al repertorio teatrale per i soggetti da narrare. Altre volte, invece, si pone in netto contrasto e contrapposizione.

Ma al di là di come la si pensi, è comunque vero che il cinema delle origini ha avuto come grande punto di riferimento proprio il teatro. Non solo per i soggetti, ma anche per l’utilizzo degli spazi usuali del teatro. Le prime proiezioni cinematografiche avvenivano all’interno dei teatri. E la stessa produzione dei primi soggetti avveniva sui palcoscenici dei teatri.

E venivano utilizzati, quindi, attori teatrali.

La Recitazione Teatrale e la Recitazione Cinematografica

Sia nel cinema che in teatro, all’interprete si chiede di emozionare lo spettatore.

Anche se l’obiettivo è comune, l’attore deve utilizzare tecniche diverse e deve svolgere un lavoro differente. Un lavoro che possiede ritmi e caratteristiche peculiari e adatti al diverso linguaggio della forma espressiva di riferimento.

La recitazione teatrale

L’attore, in teatro, sa che quando è sul palcoscenico deve farsi sentire e saper comunicare, far emozionare tutti gli spettatori, anche quelli seduti nelle poltroncine dell’ultima fila della platea.

Per questo motivo deve imparare la respirazione diaframmatica, per poter recitare ad un tono di voce alto senza tuttavia buttar via le corde vocali a fine serata. Deve saper usare bene la mimica facciale e la gestualità. Deve recitare non solo con le parole, ma anche con tutto il suo corpo.

La difficoltà dell’attore teatrale sta nel fatto che, sebbene debba per forza di cose accentuare movimenti, gesti ed espressioni per farsi vedere da tutti gli spettatori, allo stesso tempo non deve esagerare e cercare di essere comunque verosimile, senza far vedere che sta recitando. L’attore teatrale in scena, per emozionare, deve emozionarsi lui per primo.

E immedesimarsi nel proprio personaggio.

Inoltre, l’attore teatrale si confronta con la vera e propria prova del fuoco la sera della messinscena.

sul palco si compie e si realizza tutto il suo lavoro di mesi di prove.

In quel momento l’attore teatrale è nudo e solo di fronte al pubblico. Per non sbagliare, la sua concentrazione deve essere altissima. L’imprevisto durante la messinscena può sempre verificarsi e l’attore deve saperlo mascherare con maestria per evitare che il pubblico si accorga di qualcosa.

 

La recitazione cinematografica

Nel cinema, l’interpretazione dell’attore è mediata dalla macchina da presa, da tutta la tecnologia e la logistica che sta dietro alla realizzazione di un film. La macchina da presa può infatti andare sul particolare, esaltare una caratteristica del corpo o del volto dell’attore, per fini artistici voluti dal regista.

Questo non significa certo che il lavoro dell’attore cinematografico sia più semplice di quello teatrale. È solo differente.

Innanzitutto, proprio la presenza della cinepresa e della possibilità del regista di andare sul particolare, porta l’attore a concentrarsi sulla microespressività.

Il lavoro attoriale si concentra quindi sulle sfumature vocali ed espressive tese a rendere verosimile e naturale l’interpretazione. Sfumature che, ovviamente, in teatro andrebbero completamente perse.

La necessità di avere una recitazione il più possibile naturale e verosimile, si è è fatta sempre più insistente a partire dall’avvento del sonoro. Prima, proprio per sopperire alla mancanza del suono e della voce, gli attori anche di fronte alla macchina da presa portavano avanti una recitazione molto enfatizzata.

Con il sonoro invece, il lavoro dell’attore è cambiato. Ma ancora una volta, è dal teatro che il cinema ha tratto la sua linfa vitale.

I primi anni del sonoro nel cinema coincidono, infatti, con la realizzazione e poi l’affermarsi dell’Actor Studio di Lee Strasberg, che altro non è che l’applicazione cinematografica delle teorie di recitazione del russo Stanislavskij, attore e regista teatrale.

Il lavoro dell’attore cinematografico quindi richiede una forte immedesimazione, assieme a una gran dose di concentrazione. L’attore cinematografico infatti recita la sua parte all’interno del set, che è pieno di gente, di telecamere, luci e tecnici di vario tipo. Un ambiente sempre in fibrillazione e non sempre silenzioso.

Inoltre, se l’attore teatrale è favorito da un lavoro generalmente consequenziale, in cui ha modo di recitare la sua parte in modo fluido dall’inizio alla fine, lo stesso non può fare l’attore cinematografico.

Nel cinema, la sequenza di realizzazione delle singole scene non rispecchia la reale successione temporale della vicenda narrata. La lavorazione di un film può partire addirittura dalla scena finale e l’attore cinematografico deve essere sempre pronto ad immedesimarsi pienamente nella parte in qualsiasi momento e in qualsiasi punto della trama.

 

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Il vero attore è quello teatrale o quello cinematografico?

A questo punto forse, ti stai facendo questa domanda. La risposta, per conto mio, è molto semplice.

L’attore teatrale e l’attore cinematografico sono due lavori differenti, seppur con delle grandi similitudini tra loro.


Entrambi sono dei veri attori, perché entrambi hanno studiato e imparato le tecniche recitative. Devono solo imparare ed abituarsi ad applicarle in modo differente in base al contesto in cui si trovano a lavorare.

È possibile trovare un attore cinematografico che, avendo fatto sue le tecniche della recitazione teatrale, sa essere anche un mostro del palcoscenico. O viceversa.


Judi Dench, Ian McKeller, Benedict Cumberbatch, Pierfrancesco Favino ne sono degli esempi viventi. Sanno farci emozionare e battere il cuore tanto in teatro che sullo schermo.

E noi non possiamo far altro che impegnarci, guardare e imparare da loro per migliorarci e diventare, un giorno, veri attori!

 

 

 

 

 

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