Storia del Costume: Gli anni Trenta del Novecento

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Dopo aver parlato della moda dei primi anni del Novecento (il Primo decennio, gli anni Dieci e i Ruggenti anni Venti), continuiamo il nostro viaggio nel tempo per capire come affrontare la realizzazione dei costumi di uno spettacolo teatrale ambientato negli anni Trenta del Novecento.



Gli anni Trenta dal punto di vista storico sono stati sicuramente un decennio molto importante, perché compreso tra la grande crisi finanziaria del 1929, e lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale nel 1939. Fattori che hanno inciso in maniera forte sulla vita di questi anni, cosa che ha lasciato un’importante impronta anche nel nostro settore: la moda.

La crisi del 1929 e la sperimentazione

Il crollo della borsa nel ’29 agisce sulla moda dal momento in cui scarseggiano i materiali usati fino ad allora per la confezione di abiti o in alcuni casi sono addirittura irreperibili. Per far fronte a questa crisi di materie prime ogni potenza mondiale chiude la sua economia su se stessa, limitando i generi di importazione. Questo da vita ad una florida sperimentazione in campo di materiali tessili: per la prima volta vengono introdotte le fibre sintetiche e chimiche, che ricreano l’effetto delle fibre naturali, come ad esempio il rayon (conosciuto anche come viscosa) e il nylon. Queste fibre vengono usate da questo decennio per sostituire la seta o il cotone, che avevano costi ormai troppo alti (in Europa questa fibra arriverà solamente dopo la guerra). Venivano utilizzate per confezionare le calze da donna: negli anni successivi al 1929 il prezzo delle calze di seta ebbe un aumento di tale grandezza che molte donne ripiegarono truccandosi le gambe con fard e matita.


Negli stessi anni, in Italia, Antonio Ferretti ricava dalla caseina e dal latte, una fibra tessile sostitutiva della lana, chiamata inizialmente lanital e poi in seguito merinova.


Sempre in Italia, Salvatore Ferragamo sperimenta e si sbizzarrisce nei più svariati modelli, ma fonda la sua fortuna sulle zeppe con la suola in sughero di Sardegna, che donano una calzabilità e una comodità inimitabili, grazie anche agli studi anatomici che Ferragamo compie allo scopo di dare al corpo la giusta postura.

 

Ferragamo

Salvatore Ferragamo, sandalo per Judy Garland (1938). Di SailkoOpera propria, CC BY 3.0, Collegamento

Un’altra importante innovazione di questi anni fu la zip, o chiusura lampo, inizialmente utilizzata più come elemento decorativo, ma di cui si capì subito il potenziale: permise infatti la progettazione di modelli più semplici, soprattutto se utilizzata sui nuovi tessuti stretch, nati grazie alle sperimentazione sulle fibre tessili.


 

La nuova immagine della donna

Il clima di totale incertezza legato alla crisi economica fa si che l’immagine della Femme Fatale, androgina ed emancipata, sia ormai mal tollerato. Si fa strada una femminilità più rassicurante e, in un certo senso, affidabile. Le linee decise, il trucco pesante e i capelli alla garçonne, lasciano quindi il posto alla morbidezza e alla sinuosità dei drappeggi, alle gonne fascianti che si allungano ad almeno un palmo sotto al ginocchio, ai capelli acconciati in perfette onde. Il punto vita torna nella sua posizione naturale e vengono enfatizzati il seno (ma senza esagerare) e le spalle, spesso mediante delle imbottiture che davano una forma squadrata (la stessa forma, anche se molto più enfatizzata che ritroveremo cinquanta anni più tardi, negli anni ’80).

 

L’immagine Hollywoodiana

In questo momento di crisi, l’America guarda a Hollywood per definire il suo stile e sopportare con più leggerezza il clima difficile di quegli anni: attrici come Joan Crawford, Marlene Dietrich, Jean Harlow e Greta Garbo, sono l’ideale di bellezza e di stile in cui si specchiano le donne americane di quegli anni, imitandole nel trucco, nelle acconciature e nel modo di vestire.

Stessa cosa avviene per l’uomo americano.

Accanto al più formale stile “british”, andò ad affermarsi uno stile più in linea a quello dei personaggi Hollywoodiani più famosi, come ad esempio Humphrey Bogart o Clark Gable. Questo stile ebbe molto successo anche grazie alle case cinematografiche che promuovevano, tramite inserzioni pubblicitarie sulle riviste, i modelli degli abiti che gli attori avrebbero indossato nel loro film di prossima uscita.

Clark Gable

Clark Gable. By Associated Press – eBayfrontback, Public Domain, Link

 

 

Due antagoniste a Parigi

Anche a Parigi è stagione di innovazione legata alla crisi economica. Due sono i nomi che definiranno lo stile europeo, anche se in maniera diversa: Chanel e Elsa Schiaparelli.
Cocò Chanel interpreta la il disagio sociale promuovendo ad “haute couture” gli abitini neri con colletto bianco, fino ad allora indossati dalle commesse, adesso invece riproposti per le signore dell’alta società. Ad essi era solita abbinare pezzi di bigiotteria di sua creazione come collane e bracciali di cristallo, pietre di vetro, perle false o catene dorate.
Al ritorno dalla sua permanenza ad Hollywood – dove era volata nel 1931 per lavorare come costumista di Gloria Swanson, la quale in realtà rifiutò più volte di indossare i suoi abiti – Chanel abbandona totalmente il mondo della bigiotteria, per dedicarsi alla creazione di una nuova linea di gioielleria incentrata principalmente sui diamanti.
Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, Chanel chiude il suo atelier, affermando che non era tempo per la moda, e licenziando ben 4000 persone, per riaprirlo solamente alla fine del conflitto.
Elsa Schiaparelli era già attiva da alcuni anni sulla scena della moda parigina, ma fu quando nel 1934 stabilì la sua maison al numero 21 di Place Vendộme, che effettivamente ebbe il vero successo, e durante tutto l’arco del decennio fu considerata a principale “antagonista” di Cocò.
Il suo stile, ricco e fantasioso, si opponeva a quello rigoroso e semplice di Chanel. Entrambe le stiliste si rivolgevano allo stesso pubblico: una donna libera ed indipendente, con un abbigliamento elegante ma al tempo stesso pratico. Entrambe furono le prime a capire che la formula vincente per il futuro della moda era l’abito confezionato in serie, cucito secondo una scala di taglie standard, introducendo il prệt-à-porter.
I suoi modelli di questo periodo sono caratterizzati da spalle molto squadrate e alzate da imbottiture, un punto vita molto stretto e marcato

e i fianchi arrotondati. Ma il suo vero “marchio di fabbrica” sta nello studio dei particolari e degli accessori, come ad esempio i tessuti con stampate sopra citazioni di Jean Cocteau, i bottoni delle giacche a forma di labbra, caramelle, animali o personaggi circensi, gli impermeabili da sera rosa shocking, il cappello scarpa (disegnato per lei da Salvador Dalì).

Verso la Seconda guerra Mondiale: nazionalismo e autarchia in Italia.

Già dall’inizio del decennio il regime fascista aveva cercato di imporre il nazionalismo e l’autarchia nella moda italiana, ma è solo dal 1935 che istituisce l’ “Ente Nazionale della Moda”, a cui ogni attività del settore era tenuta a fare riferimento. Rigidissimo diventa il controllo sulle case di moda, che da questo momento sono tenute a produrre modelli originali italiani al 35% (poi aumentato a 50%). Questo vale sia per i tessuti impiegati che per i modelli.
Ma in realtà la nostra penisola continua a guardare a Parigi, imitando ampiamente i modelli della Schiaparelli.
È dal 1937 che il regime fascista intensifica la sua propaganda sull’abbigliamento: la pubblicità si concentra tutta sull’abito italiano, specie attraverso la fotografia, ed i sarti esteri vengono denigrati nelle rubriche, per aver tentato lo stile italiano senza successo. La moda italiana però, pur piegandosi a queste imposizioni, inizia un periodo di sperimentazione che si protrarrà lungo tutto l’arco della guerra e ben oltre.


Devi realizzare un costume anni ’30?

Riepilogando, se devi realizzare un costume per uno spettacolo ambientato negli anni ’30 del Novecento, ecco i dettagli a cui devi fare attenzione nel caso di un costume teatrale per un personaggio femminile:

  • Volume sulle spalle sia per quanto riguarda gli abiti (da giorno e da sera) che per le giacche
  • Il punto vita è tornato al livello naturale ed i fianchi si fanno arrotondati
  • Lunghezza della gonna ad almeno un palmo sotto al ginocchio per il giorno e fino al piede per gli abiti da sera
  • Scolli profondi sia davanti che dietro
  • I tessuti sintetici sono ampiamente utilizzati
  • Viene introdotta la zip, sia come elemento decorativo che come chiusura, per gonne o vestiti
  • Bigiotteria: perle finte, collane ed anelli con pietre di vetro colorato, catene dorate
  • Capelli acconciati in perfette onde e di lunghezza variabile tra l’ormai classico caschetto e le spalle
  • Si guarda molto alle dive di Hollywood

 

Se devi realizzare invece un costume teatrale per un personaggio maschile degli anni ’30 del novecento,  sono due le direttrici a cui fare riferimento:


  • Lo stile inglese. Non vede cambiamenti eccessivi, rispetto al decennio precedente, a parte l’allungamento delle giacche ad un solo petto o l’utilizzo del mantello come soprabito.
  • Lo stile noir dei film americani, caratterizzato da oggetti diventati iconici come il cappello in feltro, l’impermeabile a doppio petto, i pantaloni con la piega perfetta e marcata, le scarpe in pelle e la sigaretta sempre in bocca.

 

Oltre alle indicazioni che trovi in questo articolo sulla moda degli anni trenta del Novecento, puoi visitare la nostra bacheca di Pinterest dedicata alla storia della moda e del costume.

Se vuoi puoi anche iscriverti al nostro gruppo dedicato al mondo dei costumi teatrali, in cui puoi fare domande e condividere le tue esperienze e le tue realizzazioni!

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