Costume Teatrale: la Moda del 1600 (XVII secolo)


Il Seicento è stato un secolo dalle profonde trasformazioni.

Giunge al culmine lo scontro tra Riforma e Controriforma, le nuove teorie di Niccolò Copernico e Galileo Galilei sull’eliocentrismo mettono in discussione il ruolo dell’uomo come centro dell’universo e quindi anche il suo rapporto con Dio.

L’esito della Guerra dei Trent’anni, con la Pace di Westfalia (che afferma anche il principio di tolleranza religiosa che sta alla base delle società moderne), segna il declino della Spagna . E sposta l’asse politico ed economico dal Mediterraneo all’Atlantico ed alle potenze che si affacciano su di esso (Francia, Olanda e Inghilterra).

Da questa prospettiva nasce il Barocco: un movimento culturale e artistico che ha lo scopo di porsi contro la tradizione.

L’arte nel Seicento è uno strumento di educazione, prodotta per essere goduta e capita dai più. Così, alla rappresentazione di una realtà immaginaria, si accompagnano l’analisi dei dettagli e la grande nitidezza, cercando di rendere reale ogni finzione.

Come se ci trovassimo in una rappresentazione teatrale, l’osservatore viene stimolato e coinvolto: non deve essere culturalmente preparato, ma disponibile a comprendere.

Dal punto di vista del vestiario, anche le costrizioni tipiche dell’abbigliamento del secolo precedente vanno a scomparire.

Soprattutto il guardainfante spagnolo (erede diretto del verdugado, ma sempre più esagerato in ampiezza), la zimarra, il lungo busto steccato e la gorgiera, vengono sostituite dal gusto francese e dalle sue forme più morbide e meno costrittive. Questo accade in particolare per l’abbigliamento dell’uomo, anche se riccamente decorato e regolamentato.

La parola moda compare per la prima volta nella storia, nell’opera “Della carrozza al nolo; ovvero del vestire et usanze alla moda” dell’Abate Agostino Lampugnani (1640).

il Seicento è dunque un periodo di grande transizione, in cui cominciano a svilupparsi le direttrici che saranno alla base dei secoli successivi.

In questo secolo la moda è perciò dettata appunto dalla Pace di Westfalia: da una parte abbiamo gli spagnoli, dall’altra gli inglesi-olandesi. Ma è a partire dalla seconda metà del Seicento che la moda francese comincerà a dettare legge per i secoli successivi (almeno fino a che non tornerà di prepotenza la moda italiana nel XX secolo).

ABBIGLIAMENTO FEMMINILE

Come già detto, il tramonto della potenza economica e politica della Spagna influisce sulla moda femminile, che si fa più graziosa e sensuale.

Le novità partono soprattutto dalla biancheria intima, o in generale da quello che sta nascosto sotto all’abito.

I lunghi e fortemente costrittivi corsetti di fine Cinquecento vengono lentamente sostituiti da corsetti meno rigidi e più corti.  In lino o seta steccata, rialzano la vita nel suo punto naturale, senza costringere i fianchi.

Anche le rigide sottostrutture della gonna, come il verdugado e il guardainfante, vengono superate.

Nel corso del Seicento lasciano spazio a una serie di sottovesti che sostengono e gonfiano la gonna in maniera più libera. Queste ultime potevano essere di diversi colori e spesso si mettevano in evidenza sotto la gonna principale sino ad arrivare ad aprirla sul davanti per metterle ancora di più in evidenza.

Altra “conquista” femminile è l’abbassarsi della scollatura, con l’abbandono dell’asfissiante gorgiera.

Inizialmente si approda a scollature quadrate, in cui la gorgiera viene sostituita dai rebatos, colletti inamidati cuciti al retro del busto che incorniciano la testa.

Poi, nel corso del secolo, la moda femminile si fa sempre più audace. Le scollature quindi sono più profonde, lasciando scoperte anche le spalle, e parte della schiena, mettendo in evidenza il seno. E i rebatos del primo periodo vengono rimpiazzati da più morbide strisce di pizzo finemente lavorate, che incorniciano la scollatura con molta più grazia.

Dopo il predominio del nero, di derivazione spagnola, si torna finalmente agli abiti variamente colorati. Si hanno così tinte pastello ma anche colori più forti, con una speciale predilezione per il blu e tutte le sue sfumature. C’è un ritorno anche ai motivi decorativi complessi e simmetrici dei broccati e dei damaschi (prodotti principalmente in Francia e Italia).

Trucco e Parrucco

I cappelli e le cuffie perdono la loro importanza in favore delle acconciature e anche le donne di più alto rango iniziano a farsi vedere in esterno con il capo scoperto.

L’acconciatura che maggiormente caratterizza il Seicento è senza dubbio quella che vede i capelli arricciati ai lati del volto, con la scriminatura centrale, ed il resto raccolti dietro in uno stretto chignon. Poco alla volta che ci si avvicina alla fine del secolo alcune ciocche della nuca vengono lasciate libere di cadere sulla schiena ed arricciate in morbidi boccoli, cosa che diventerà poi di uso comune nel secolo successivo.

Se nel Cinquecento si tendeva a schiarire i capelli con vari metodi, la moda di questo secolo è decisamente opposta: si cercano vari metodi e tinture per rendere i capelli il più scuro possibile.

I capelli neri si contrappongono al bianco pallido della pelle, ottenuto spesso utilizzando ciprie al piombo e cosmetici al mercurio, con gravi danni per la salute. Ha così inizio una pratica di “bellezza” che si protenderà fino alla fine del secolo successivo.

Il gioiello più in uso in questo secolo era la perla in tutte le sue forme ed applicazioni.

ABBIGLIAMENTO MASCHILE

Anche il vestiario maschile subisce una gran rivoluzione.

L’uomo in questo secolo predilige infatti principalmente abiti più pratici e comodi e si libera delle steccature del farsetto, che si allunga verso un punto vita più naturale, ed è meno fasciante.

Così come per le signore, anche gli uomini abbandonano le gorgiere, usate solamente in particolari situazioni cerimoniali o di rappresentanza.

Di Antoon van Dyck – https://www.metmuseum.org/collection/the-collection-online/search/436256?rpp=30&pg=1&ft=Dyck&pos=6, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=42872480

Al loro posto si hanno quindi ampi e riccamente lavorati colletti di pizzo. O, in alternativa, il rabat: un tipo di colletto in lino, rotondo dietro e quadrato sul davanti, conosciuto principalmente perché tipico dei pastori protestanti e dei Padri pellegrini.

I pantaloni, già ampi nel secolo precedente, si allungano fin sotto al ginocchio e infilati negli stivali tipici dell’ epoca: alti e con ampio risvolto.

Nel Seicento, lo stivale diventa un “must” irrinunciabile. Se precedentemente lo stivale veniva utilizzato solo durante la caccia o in guerra, nel diciassettesimo secolo fa invece parte dell’abbigliamento comune e viene decorato con speroni o fiocchi in pelle all’altezza del collo del piede.

Solamente a corte lo stivale era bandito. Soprattutto alla corte del Re Sole (che creerà per la reggia di Versailles una vera e propria etichetta vestimentaria), gli stivali erano sostituiti dalle scarpe in seta con alto tacco (colorato di rosso per i ranghi più alti) ed ornate di fiocchi.  Le gambe erano coperte da calze sempre in seta, fermate sotto al ginocchio da nastri intonati a quelli delle scarpe.

I capelli

Vista la scomparsa della gorgiera anche i capelli si allungano e vengono portati sciolti, spesso arricciati. In alternativa gli uomini potevano raccolgiere i capelli rin piccole code o trecce sulla nuca.

L’introduzione delle tipiche fluenti parrucche nere arriverà solo dopo la metà del secolo. E sarà in uso soprattutto alla corte di Versailles, vista l’incipiente calvizie del Re Sole, giustifincandole come elemento obbligatorio dell’etichetta vestimentaria della reggia.

Sul capo gli uomini portavano un cappello di feltro a tesa larga, che poteva essere portata rivolta sul davanti, di lato o dietro, e sempre adornato da una o più piume di struzzo.

Anche in questo secolo a completare il vestiario degli uomini è la spada, sostenuta da un’alta cintura.

Di Antoon van Dyck – National Gallery, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1255930


RIFERIMENTI UTILI PER UN COSTUME TEATRALE DEL SEICENTO

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