Puntuale come sempre, arriva il Monologo del Mese di Teatro per Tutti.
Dopo aver conosciuto la cinica Presidentessa, è la volta di far la conoscenza di un altro personaggio maschile, nato dalla penna di Arthur Miller: Willy Loman di “Morte di un commesso viaggiatore”.

Lo ha interpretato per noi il nostro amico Sergio Giovannini.

Puoi vedere la sua interpretazione andando sul Canale Youtube ufficiale di Teatro per Tutti, o guardare il video posto infondo all’articolo.

 

 

Perché Willy?

La scelta è caduta su questo personaggio perché la sua storia, sebbene sia stata scritta e sia ambientata nell’immediato secondo dopoguerra, ritengo che sia sempre di attualità.

Il tema del lavoro contrapposto a quello della famiglia rende, infatti, “Morte di un commesso viaggiatore” ancora attuale.

D’altra parte, in ogni epoca e in ogni società, le persone hanno avuto o hanno a che fare con il lavoro e la famiglia. Poi, ovviamente, esistono delle sfumature e delle differenze, dettate dalla diversità della società americana degli anni cinquanta rispetto alla nostra società odierna.

Ma, ad ogni modo, la storia di Willy Loman e della sua famiglia può portarci a far una riflessione sui valori della società e i valori personali di ognuno di noi.

In questo senso, vien da sè che la contrapposizione tra carriera lavorativa e dedizione alla famiglia, ancora oggi, è una scelta che molte persone si trovano a dover compiere.

 

 

Chi è Willy?

Willy Loman è un commesso viaggiatore di 63 anni che, fin da giovane, è stato ossessionato dalla volontà di raggiungere il successo, sia in ambito lavorativo che in quello personale e familiare.

Tutta la sua vita, perciò, è stata orientata verso il perseguimento del tipico “Sogno Americano”, caratterizzato dalla realizzazione della felicità materiale.

Nonostante tutti i suoi sforzi però, Willy Loman non ha portato a compimento il suo obiettivo. Non è un uomo di successo, ma semplicemente un impiegato senza particolari doti che gli hanno permesso di distinguersi dai tantissimi dipendenti dell’azienda per cui lavora.

Il suo impiego, inoltre, inizia ad essere un peso per lui. Viaggiare, per conto della sua azienda, su e giù per gli Stati Uniti d’America è stancante e lo sfinisce sia mentalmente che fisicamente.

Inoltre, la situazione in casa non è delle migliori. Nonostante l’amore sincero di sua moglie Linda, Willy è fortemente deluso dalla vita dei suoi figli Happy e Biff, che come lui non riescono a realizzare e a vivere il “Sogno Americano”.

 

 

La trama di “Morte di un commesso viaggiatore”

Willy Loman, come detto, è un ormai anziano commesso viaggiatore, che fa fatica a svolgere le sue mansioni. La realtà delle cose un giorno gli si piazza violentemente davanti: durante uno dei suoi tanti viaggi di lavoro si rende conto di non essere più in grado di guidare.

Disperato, se ne ritorna a casa.
Ad aspettarlo c’è sua moglie Linda e i due figli, Happy e Biff.

Sebbene Linda si dimostri sempre molto affettuosa e comprensiva nei suoi confronti, i due figli per Willy sono una cocente delusione. Esattamente come il padre, non hanno successo nella vita in ambito personale e non riescono ad avere una stabilità lavorativa.
Happy, infatti, sembra star percorrendo la stessa strada del padre e quindi compiere gli stessi suoi errori. Biff, al contrario, ripudia i valori trasmessi dal padre. Ripudia quindi il Sogno Americano. Ma anche lui, è un perdente, senza una famiglia e senza un lavoro fisso.

La situazione di Willy è poi peggiorata dalla presenza di una sofferenza mentale, che lo porta ad avere allucinazioni, attraverso cui vive nel passato. Vive cioè i giorni in cui era un uomo giovane, pieno di aspettative e con Happy e Biff poco più che bambini. Willy non riesce perciò a distinguere il passato dal presente, le allucinazioni dalla realtà.

La situazione è evidentemente tragica, sia per Willy che per i suoi familiari.
Willy, con rammarico, prende infine coscienza del fatto che non può più essere un commesso viaggiatore.
Con coraggio e umiltà chiede, quindi, al suo datore di lavoro un cambio di mansione. Gli chiede di poter essere un impiegato dell’azienda che lavori in ufficio. Ma il suo capo, sgarbatamente e con arroganza non accetta tale richiesta e, addirittura, lo licenzia.

Willy, affranto e disperato, giungerà così a una terribile decisione, per il bene della sua famiglia.

 

 

Il “sogno americano” secondo Arthur Miller.

“Morte di un commesso viaggiatore” è, probabilmente, uno dei testi teatrali più famosi di Arthur Miller. Scritto in poche settimane, debuttò nel 1949 e da allora il successo di “Morte di un commesso viaggiatore” si ripete ad ogni replica.

E il motivo della popolarità del testo di Miller (di cui sono state fatte svariate trasposizioni cinematografiche) risiede, a mio avviso, sul tema portante del testo: Il Sogno Americano.
Un sogno che, ancora oggi, non è finito. Gli Stati Uniti sono, infatti, ancora oggi la terra delle grandi opportunità. Tantissimi giovani europei vedono negli Stati Uniti d’America il luogo dove poter avere maggiori soddisfazioni in ambito lavorativo e aspirano a trasferirsi lì per avere una brillante carriera.

Nel corso degli anni, il Sogno Americano si è infatti adattato ai tempi, cambiando leggermente la sua fisionomia.

Il Sogno Americano, negli anni cinquanta, era perciò l’ideale per cui, attraverso il duro lavoro, la determinazione e il coraggio è possibile raggiungere la prosperità economica. Un Sogno che, per le giovani famiglie americane del secondo dopoguerra, era quasi un diktat e un obbligo perseguire.

 

Il lato spietato del Sogno Americano.

Arthur Miller, con la storia di Willy Loman e della sua famiglia mette, appunto, in luce l’aspetto negativo del mitizzato Sogno Americano. Ne mette in risalto i meccanismi più spietati, secondo i quali se non riesci ad avere successo sei un “Signor Nessuno” che non vale niente.

Willy Loman infatti è il perfetto rappresentante della middle class dell’America degli anni 50: un impiegato senza particolari doti che, nel corso della sua vita lavorativa, non ha mai avuto nessun vero successo.

Ha perso i migliori anni della sua vita a rincorrere il mito del Successo e del Denaro senza mai raggiungerlo veramente. Ora, sessantenne, si guarda indietro senza scorgere mai nessun traguardo raggiunto. Il suo passato è infatti una vita costellata da cambiali, mutui da pagare e debiti. Non riesce mai ad emergere dalla mediocrità caratterizzante la middle class americana, anche se ha davvero sempre sperato di poter diventare qualcuno, un giorno.

Questa presa di coscienza, per Willy, è un duro colpo. Ma ne diventa veramente consapevole solo nel momento del licenziamento.

l datore di lavoro, perfetto emblema dell’uomo di successo, senza alcun riconoscimento per essere stato uno dei dipendenti storici dell’azienda che il padre gli ha ereditato, licenzia Willy senza remore non appena viene a sapere che non è più in grado di svolgere la mansione del “Commesso viaggiatore”.

Di fronte alla richiesta di Willy di guardare anche ai valori dell’amicizia, della gratitudine, il datore di lavoro risponde molto cinicamente che Willy non deve prenderla sul personale e che si tratta solo di affari.

 

I valori materiali del Sogno Americano e i valori morali.

E così, attraverso la parabola discendente del suo protagonista, Arthur Miller mette in contrapposizione i valori materiali del sogno americano con i valori morali, quali l’amicizia, la famiglia, la gratitudine. E lo fa, facendoci conoscere il passato di Willy e della sua famiglia.

Arthur Miller,  infatti attraverso l’espediente delle allucinazioni mentali del protagonista, ci fa vedere come era la vita del giovane Willy e della sua famiglia, quando Happy e Biff erano solo dei ragazzini. Willy era pieno di aspettative, sia per sé che per i suoi due figli. Accecato dal miraggio del Sogno Americano, in buona fede ha dato maggior peso ai beni materiali che ai valori famigliari. E questo aspetto ci viene messo davanti agli occhi proprio attraverso questi “flashback”, l’elemento cinematografico di tutto il testo teatrale di Miller.

Ma per essere un uomo di successo, si deve essere pronti a tutto. Anche ad agire disonestamente, se necessario, e a trattare gli altri come dei nemici. Ed esattamente così ha fatto, ad esempio, il fratello di Willy, Ben. Un uomo che è l’emblema vivente del Sogno Americano.

Willy, a causa della sua onestà e fermezza morale, invece non è mai riuscito a comportarsi come Ben e ormai sessantenne ne paga lo scotto.

Se insegui il Sogno Americano e non lo raggiungi, allora tutto intorno a te diventa un incubo. E anche se richiedi solo un minimo di riconoscenza per i tantissimi anni di fede e di lavoro nell’azienda, in un mondo dove contano solo gli affari, il successo e i beni materiali, vieni tagliato fuori senza pietà.

E’ proprio sotto questo punto di vista che, a mio avviso, “Morte di un commesso viaggiatore” è dolorosamente attuale.

La società di oggi, con i suoi ritmi rende il lavoro come qualcosa che assorbe completamente le nostre energie. E il più delle volte rende difficoltoso il dedicarsi alla crescita e all’educazione dei figli, ad esempio.

Lavoro e Famiglia diventano quindi due realtà difficilmente conciliabili, nella società odierna.

E perciò, sempre più spesso, le persone si trovano di fronte ad una scelta: Carriera o Famiglia? Vien da sè, quindi, che è ancora oggi attuale la contrapposizione tra valori materiali e valori morali che Arthur Miller ci racconta con la storia di Willy Loman.

 

Manuale di Dizione

Per interpretare bene un monologo, la dizione è molto importante!
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Il Monologo di Willy.

Il monologo che il nostro amico Sergio ha interpretato per noi è quello che Willy pronuncia al suo datore di lavoro, nel momento in cui gli chiede un cambio di mansione.
In questo punto della trama, Willy si è reso dolorosamente conto che non è più in grado di far il mestiere del Commesso viaggiatore e ha capito anche che non raggiungerà mai quel successo materiale che ha agognato per una vita.

Rassegnato dalla sua attuale condizione fisica di salute, con coraggio e dignità va quindi a parlare con Howard, il suo datore di lavoro.

Forte della sua lunga esperienza nella ditta, crede di poter parlare all’uomo da pari, ma si ritroverà davanti una persona cinica che gli negherà il cambio di mansione e che, addirittura, lo licenzierà senza mostrare un minimo di dispiacere, perché “gli affari sono affari”.

 

Il Testo del Monologo.

II Atto

Quando ho cominciato questo mestiere avevo diciotto-diciannove anni, ero un ragazzo. E non sapevo neanche che avvenire potevo avere. A quei tempi avevo una mezza idea di andarmene in Alaska. Allora saltavano fuori tre o quattro filoni d’oro al mese, in Alaska. E io avevo una mezza idea di far le valige. Così, tanto per provare. Mio padre ha passato metà della sua vita in Alaska. Aveva l’avventura nel sangue. E siccome per noi è di famiglia avere un certo spirito di iniziativa, io e mio fratello pensammo di andare a trovare nostro padre in Alaska.

Tutto pronto per la partenza, quando incontro un tale, rappresentante della Parker. Un certo Dave Singleman. Questo tale aveva ottantaquattro anni ed era stato rappresentante in trentadue stati. Questo vecchio Matusalemme si piazzava in camera sua, vicino al telefono, s’infilava le pantofole di velluto verde – quelle non me le scorderò mai finché campo – e chiamava i clienti. E così, senza spostarsi di un millimetro, alla bella età di ottantaquattro anni si guadagnava la vita.

Quando io lo vidi, mi resi conto che quello era il mestiere ideale.

Che c’è di meglio che andarsene a spasso a ottantaquattro anni , per venti o trenta città, riverito, ossequiato, benvoluto e aiutato da una massa di gente, e senza far altro che telefonare?

Ma lo sai tu, che quando morì – e fece proprio la morte del commesso viaggiatore – se ne andò all’altro mondo nelle sue pantofole di velluto verde, nel vagone ristorante sul rapido di Boston. Quando morì, ai funerali vennero a migliaia, i clienti e i colleghi.

Una volta la gente era considerata, Howard. C’era il rispetto, c’era la solidarietà, c’era la gratitudine. Al giorno d’oggi, tutto arido, senz’anima. L’amicizia non ha più nessun valore, la considerazione… Capisci perché ti dico questo, Howard? Non ci si ricorda più di me.

 

E tu come lo faresti?

Vorresti anche tu interpretare questo bel personaggio, vero? Beh, allora buttati!

Il progetto “Monologo del mese” è nato per condividere insieme la bellezza della recitazione, attraverso l’interpretazione dei più bei monologhi teatrali di sempre.

Non pretendiamo di dirti che questa è l’unica interpretazione giusta di Willy Loman. Siamo ben consapevoli che ogni attore può recitare uno stesso personaggio e uno stesso monologo in modo differente, dando sfumature diverse alle parole del personaggio.

E noi siamo davvero curiose di vedere come reciteresti tu la parte di Willy!

Se hai voglia di metterti in gioco,ti invito a far parte del nostro gruppo facebook “Monologo del mese” e a partecipare al nostro gioco, seguendo le indicazioni presenti nel gruppo o visitando la nostra pagina web “Monologhi”.
Inoltre, se ti va, puoi seguire il nostro Tutorial di Recitazione, per ricevere tanti piccoli consigli!

Rendi virale il teatro assieme a noi!

 

 

 

 

 

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