Il monologo di Edmund da “Re Lear” di Shakespeare

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Lasciamoci alle spalle Amanda Wingfield e gli Stati Uniti degli anni trenta del novecento per approdare nelle terre di una Britannia antica, quella del “Re Lear” di Shakespeare. Conosciamo quindi da vicino il malvagio Edmund e scopriamo come la sua sete di potere lo trasformi in un uomo senza scrupoli, bugiardo e meschino.

Ad interpretare per noi il monologo di questo personaggio è il giovane Tommaso Piroli. Puoi vedere il suo video nel Canale Youtube ufficiale di Teatro per Tutti.

Se, dopo aver visto la sua interpretazione, ti viene voglia di sfidare Tommaso interpretando a tua volta il monologo di Edmund, vedi come fare andando sul gruppo facebook “Monologo del mese” o leggendo le istruzioni nella pagina web “Monologhi” del nostro sito.

Perché Edmund?

La scelta è caduta proprio su Edmund del Re Lear perché i personaggi così totalmente malvagi hanno, per me, un fascino particolare. Credo che sia molto interessante, per un attore, andare a scovare i motivi per cui il suo personaggio si comporti proprio in quel modo.

Forse sono proprio i personaggi come Edmund ad essere un’ottima scuola per gli aspiranti attori, visto che non è così facile immedesimarsi in un “villain”. E, a mio modo di vedere, già bastano queste poche ragioni per far entrare di diritto Edmund in questa nostra rubrica.

Chi è Edmund?

Edmund è il figlio illegittimo del Conte di Gloucester e fratello di Edgar. La sua storia e la sua brama di potere vanno ad intrecciarsi con la trama principale della tragedia, che riguarda appunto il vecchio Re Lear.

Edmund, come detto poco più su, è un personaggio estremamente malvagio. La sua gran voglia di rivalsa per la sua condizione di figlio illegittimo, lo porta ad agire contro Edgar, ingannando il padre con calunnie e bugie sul conto del fratello legittimo. Edmund sa benissimo che, così facendo, arreca danno al fratello, ma sembra non pentirsi mai e non ha alcuno scrupolo ad imbrogliare suo padre.

Ma per comprendere ancora meglio la cattiveria di Edmund e il suo ruolo all’interno del dramma, è bene parlare più ampiamente della trama della tragedia. Si tratta di una storia piena di intrighi, dove non mancheranno i colpi di scena!

La trama di “Re Lear” di William Shakespeare

L’azione prende avvio dalla decisione del vecchio Re Lear di abdicare a favore delle tre figlie.

Chiede quindi ad ognuna di loro di esprimergli il suo amore, per decidere così quale di loro riceverà la parte più consistente del regno. Le due figlie maggiori, Goneril e Regan accettano il compromesso, spendendosi in elogi piuttosto falsi. La più piccola, Cordelia, rifiuta invece di acconsentire a questo accordo e rimane in silenzio.

Re Lear, che proprio dalla sua prediletta si aspettava le più belle parole, offeso e adirato decide di disconoscere la figlia e la bandisce dal regno, assieme al leale conte di Kent che ha osato difendere la ragazza. In questo modo Goneril e Regan, sposate rispettivamente con il Duca di Albany e il Duca di Cornovaglia, si dividono il regno in parti uguali.

Cordelia viene chiesta in sposa dall’innamorato re di Francia, colpito dalla sincerità e dal vero affetto della giovane per il padre. Cordielia quindi, pur non ricevendo il consenso del padre, parte per la Francia.

Nel frattempo, Edmund è riuscito ad impadronirsi dell’eredità che spetterebbe legittimamente a suo fratello Edgar.

Come detto, Edmund mette in cattiva luce il fratello raccontando al padre, il conte di Gloucester, che Edgar vuole ucciderlo per prendergli le sue ricchezze. Il conte è un fedele alleato e amico del vecchio re Lear. E esattamente come il sovrano, sbaglia nel giudicare i suoi figli, dando credito ad Edmund e non riconoscendo il sincero affetto filiale di Edgar.

Re Lear ben presto si rende conto che Goneril e Regan non meritano di essere regine, visto che non riescono ad amministrare i regni a loro affidati. Inoltre, scopre suo malgrado, quanto l’amore filiale da loro dimostrato a parole non corrisponda al vero.

Deluso, amareggiato e pentito, fugge via , impazzendo di dolore. Nel suo viaggiare senza meta, assieme al suo giullare, incontra e diviene amico di un mendicante, Tom. Quest’ultimo non è altro che Edgar, ricorso al travestimento per sfuggire al conte di Gloucester.

È a partire da questo momento che le due trame si intrecciano in modo indissolubile.

Il conte di Gloucester viene a sapere che Regan e Goneril, entrambe innamorate di Edmund, sono decise ad uccidere il padre. Il conte quindi fa riparare il suo amico a Dover, dove potrà essere al sicuro. Inoltre sa per certo che Cordelia sta andando a Dover con il suo esercito francese, decisa a vendicare il padre contro le sorelle.

Purtroppo le azioni del conte di Gloucester vengono alla luce, quindi viene catturato, torturato e accecato dal marito di Regan, il duca di Cornovaglia.

Il conte di Gloucester, amareggiato dal susseguirsi degli eventi e avendo scoperto come Edmund lo abbia ingannato, è deciso a farla finita. Viene tuttavia salvato da Edgar. Contemporaneamente Cordelia è arrivata a Dover e si riconcilia col vecchio padre, perdonandolo. Segue poi un’aspra battaglia tra le truppe francesi di Cordelia e quelli della Britannia.

Cordelia e Lear escono sconfitti e Edmund, che nel frattempo si è alleato con Goneril e Regan, comanda l’uccisione di entrambi.

A questo punto Edgar, covando giustamente rancore nei confronti del fratello, si traveste da cavaliere e si scontra in un sanguinoso duello con Edmund.

Intanto la gelosia tra Goneril e Regan per Edmund si fa esasperata e sfocia in un omicidio-suicidio, dove Goneril avvelena la sorella per poi pugnalarsi.

Edmund viene ferito a morte dal fratello e, forse pentito per tutto il male che ha procurato, chiede al duca di Albany di non far eseguire l’esecuzione a morte di Cordelia e Lear.

Tuttavia, la rettifica arriva troppo tardi. Il vecchio Re Lear infatti entra in scena, tenendo nelle braccia il corpo esamine della figlia prediletta e muore di dolore.

Il duca di Albany propone a Edgar e al conte di Kent di suddividersi il regno. Ma quest’ultimo, rimanendo fedele ad Edgar, si fa da parte.

Edgar perciò, rimasto ormai solo, diviene il nuovo sovrano della Britannia, in un clima desolato di morte e tristezza.

Malvagità, Follia e Giustizia

I tre temi portanti e ricorrenti di questo dramma, forse il più complesso e il più triste di Shakespeare, sono la Malvagità, la Follia e la Giustizia.

Chiaramente, il tema della Malvagità è incarnato perfettamente nei personaggi di Goneril, Regan e Edmund.

Sono figli traditori dei padri e rappresentano ciò che di più meschino possa esserci in un essere umano.

La loro devastante sete di potere e la loro cupidigia, li spingono ad azioni orrende, in una spirale di odio e di violenza che avrà fine solo con la loro morte.

La Follia, che è un tema prediletto del Bardo, presente anche in altri suoi capolavori, si fa notare probabilmente fin dalle prime pagine del dramma.

Sebbene oggi possa essere considerato normale l’atteggiamento di un vecchio genitore che si fa da parte per lasciare spazio ai figli, bisogna pensare che all’epoca di Shakespeare era impensabile e folle che un anziano sovrano abdicasse a favore del figlio.

Il rispetto nei confronti dei genitori e del ruolo del sovrano era troppo, perché si guardasse di buon occhio una decisione del genere. Inoltre, è sempre stato considerato di cattivo auspicio suddividere i regni tra i figli, perché spessissimo la rivalità tra i due fratelli sfociava in scontri e battaglie sanguinose.

Ovviamente, il tema della Follia è incarnato da Lear, dalla sua decisione e dal suo successivo impazzire di dolore e di senso di colpa.

Una pazzia che però gli dona la lucidità. Solo una volta folle, riconosce l’amore sincero e leale della figlia Cordelia.

Infine, nel corso dell’intero dramma, molti personaggi si lasciano andare a triste riflessioni sulla Giustizia. O meglio, sulla sua assenza e mancanza. Esattamente come capita fin troppo spesso anche ai nostri giorni, i disonesti riescono ad emergere e a ricevere più di quanto spetterebbe loro.

E la Giustizia, che spesso tarda ad arrivare, pur rimettendo le cose a posto, può lasciare un sapore amaro in bocca.

E il nostro William lo sapeva bene.

Non è infatti un caso che i personaggi positivi, pur ottenendo giustizia, rimangono in qualche misura sconfitti e delusi. Lo stesso Edgar, pur divenendo il nuovo sovrano della Britannia, ha perso il padre ed è solo, senza più famiglia né affetti.


Il Monologo di Edmund, da “Re Lear” di Shakespeare

Il monologo che il nostro Tommaso ha interpretato è quello in cui Edmund, una volta solo in scena, si lascia andare ad una amara riflessione sulla sua condizione di figlio illegittimo.

Viene pronunciato nel primo atto, poco prima di mettere in atto il suo piano di calunnia.

Il nostro protagonista rivendica il suo diritto di essere un figlio con gli stessi diritti di un figlio legittimo.

Si ribella così al costume, che lo vorrebbe emarginato e assolutamente privo di ambizioni a causa della sua posizione di figlio bastardo.

Una condizione che gli va stretta, che ritiene una profonda ingiustizia a cui pensa bene di porre rimedio a modo suo.

Il testo del monologo

Atto Primo, Scena Seconda

Tu, o natura, sei la mia dea; i miei servigi sono legati alla tua legge.

Perché io dovrei essere vittima di quella peste che è il costume, e permettere all’esagerato scrupolo delle nazioni di diseredarmi, per il solo fatto che sono indietro di dodici o quattordici lune, rispetto a un fratello?

Perché bastardo? Perché ignobile? Ma le mie proporzioni non sono forse così ben congegnate, la mia anima così generosa e la mia conformazione così schietta come se io fossi la prole di un’onesta dama? Perché ci bollano col titolo di ignobili, e parlano di ignobiltà, di bastardigia? Ignobili? Ignobili?

… noi che nel furto vigoroso della natura attingiamo una tempra più solida, e maggior fierezza di carattere, che non vada a creare tutta una tribù di gonzi, generati fra il sonno e la veglia, in un letto torpido, frollo, fiacco?

Ebbene, legittimo Edgard io debbo avere la tua terra. L’amore di nostro padre spetta al bastardo Edmund come al figlio legittimo. Legittimo, bella parola! Eh, mio bel legittimo, se questa lettera cammina e il mio disegno riesce, l’ignobile Edmund prevarrà sul legittimo… Io divento grande, la fortuna mi assiste: ora, o dei, parteggiate per i bastardi!

E tu, come lo faresti?

Se ti è venuta la voglia di interpretare questo bel monologo dell’ambizioso e vendicativo Edmund, non fare il timido e buttati!

Entra a far parte del nostro gruppo facebook “Monologo del Mese” o vai nella sezione “Monologhi ” del nostro sito per capire come poter partecipare!

 

Se credi possa esserti utile, abbiamo scritto e pubblicato un Manuale di Dizione,  con cui puoi esercitarti e migliorarti. Nel nostro gruppo, infatti, potrai essere visto da attori provenienti da tutta Italia e una buona dizione, anche se non obbligatoria, è sempre ben accettata.

Puoi inoltre consultare gli articoli del nostro tutorial di recitazione, che possono darti un sacco di consigli utili. Non pretendiamo, ovviamente, con il nostro Tutorial di sostituirci ad una buona scuola di recitazione, ma siamo certe che può dare un valido contributo a chi sta muovendo i suoi primi passi nell’entusiasmante mondo della recitazione!

E infine non preoccuparti se pensi di non avere il “physique du rôle” o l’età giusta per recitare il personaggio di Edmund.  A noi va benissimo lo stesso.

Vogliamo solo vedere come interpreteresti tu questo monologo e confrontarci!

Rendi virale il teatro, assieme a noi!

 


 

 


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