Continua la nostra raccolta dei monologhi teatrali per il progetto “Monologo del Mese”.

Lo scorso mese abbiamo fatto la conoscenza dell’arrabbiato Jimmy Porter (da “Ricorda con Rabbia” di John Osbourne), oggi scopriremo qualcosa di più della giovane Contessa Julie di “La signorina Julie” di August Strindberg.

Ad interpretare questo monologo denso di rabbia e crudeltà è la giovane e talentuosa Laura Catarsi.

Puoi vedere il video della sua interpretazione e guardare gli altri monologhi finora proposti, nel canale YouTube di Teatro per tutti.



Perché Julie?

Ho scelto questo personaggio femminile di Strindberg, perché Julie per me rappresenta pienamente la disperazione dei vinti.

Ma non è quella disperazione che porta a piangersi addosso.

La disperazione di Julie è piena di orgoglio.

È la disperazione di chi trova, in fondo al suo cuore, la forza di tirare fuori tanto rancore, tanta rabbia e tanta cattiveria.

La signorina Julie di Strindberg è infatti la tipica donna sedotta e abbandonata, o meglio tradita.

Ma è grazie al suo carattere irrequieto e orgoglioso che non piagnucola troppo quando ormai la sua fine è vicina.

Ed è per questo che mi piace tanto.

Se non hai mai letto questo bellissimo atto unico, ecco il testo de “La signorina Julie“.

Ti consiglio vivamente di leggerlo!

 

Chi è Julie?

Julie è una giovane aristocratica di venticinque anni, figlia di un conte.

È una ragazza inquieta, che si sente imprigionata nel suo ruolo di figlia di una nobile famiglia nella Svezia di fine Ottocento.

Tutta la sua irrequietezza sfocia in comportamenti bizzarri e provocatori, che spesso fanno parlare molto di lei.

Julie è, in definitiva, una ragazza molto infelice.

È una persona che, in qualche modo, si sente in trappola.

Vorrebbe vivere una vita diversa.

Decidere lei stessa della propria vita, seguendo quegli ideali femministi di cui sua madre le ha sempre parlato.

Ma per qualche ragione, non ha abbastanza coraggio per dare una svolta alla sua esistenza.

 

 

La Trama de “La signorina Julie” di Strindberg

August Strindberg

August Strindberg, autore de “La signorina Julie”. (Di HULTON-DEUTSCH COLLECTION/CORBIS/SCANPIX – [1], Pubblico dominio, Collegamento)

Si tratta di un atto unico, che ha per protagonisti tre soli personaggi.

La giovane Julie, il suo servo trentenne Jean e la sua cuoca trentacinquenne, Kristin.

Fin dalle prime battute del testo si percepiscono quali siano i rapporti tra i personaggi e il loro carattere.

Di Julie abbiamo già parlato.

È una giovane aristocratica insoddisfatta della sua esistenza, forse pure un po’ viziata.

Infelice e irrequieta, questo suo malessere emotivo trova sfogo nella provocazione nei confronti del prossimo.

 

Jean e Kristin sono fidanzati, ma hanno due caratteri decisamente differenti. Opposti.

Jean è una persona ambiziosa, che non ha intenzione di essere un servo per sempre. Sente che la vita è stata ingiusta con lui e che quella posizione non se la merita per niente. Ha perciò un’incredibile voglia di rivalsa e odia i rappresentanti dell’aristocrazia tanto quanto detesta i servi come lui.

Kristin è invece una ragazza decisamente più modesta. Probabilmente accetta il suo ruolo di cuoca con rassegnazione, ma senza troppa tristezza. È, in definitiva, una persona che sa stare al suo posto e rispetta il ruolo di chi ha intorno.

In realtà c’è anche un quarto personaggio che non compare mai in scena, ma la sua presenza è comunque costante come una spada di Damocle sulla testa: il padre di Julie.

 

La notte di San Giovanni e la trasgressione di Julie.

La vicenda scritta da August Strindberg si svolge nell’arco di una nottata e nelle prime ore del mattino successivo.

Non è una notte qualunque, ma la notte di San Giovanni, durante la quale le distinzioni sociali vengono messe da parte, e i padroni possono ballare coi servi.

La contessina Julie si diverte, onorando la festa di pagana memoria. Gioca e balla coi servi, come si capisce dalle parole che si scambiano Kristin e Jean. Ma lo fa, come al suo solito, in modo fin troppo eccessivo e stravagante.

Poi Julie irrompe in scena e inizia a stuzziccare e punzecchiare Jean, chiedendogli di ballare con lei. La ragazza mette in atto un gioco di seduzione, in modo sfacciato. E lo fa sotto gli occhi di Kristin. Ma nè la cuoca e tanto meno il servo si lamentano del suo comportamento.

Seppur la festa voglia che le distinzioni sociali siano momentaneamente “dimenticate”, Julie rimane comunque la padrona e nessuno dei due si oppone al suo volere.

Jean accetta il gioco di Julie, non senza riserve. Più di una volta sembra suggerirle che quel suo comportamento potrebbe far parlare di sè, potrebbe portarla alla rovina. Ma la ragazza è sorda a tutte queste raccomandazioni.

E se dapprima sembra essere lei a condurre il gioco, in un secondo momento si capisce come dall’essere la seduttrice diventa la sedotta. Jean infatti riesce a conquistarla e, una volta che escono di scena in atteggiamenti intimi e lascivi, è facile immaginare quello che andranno a fare.

Il mattino successivo, come due novelli Romeo e Giulietta, sembrano essere innamorati follemente l’uno dell’altro. Pianificano una fuga d’amore. E il sogno di entrambi sembra si stia per avverare.

C’è solo un intoppo. Julie non ha denaro di sua proprietà ed è costretta a rubare i soldi del padre. E è da questo momento in poi che Jean cambia atteggiamento nei confronti di Julie. Diventa aggressivo, cinico e incurante dei suoi sentimenti.

Rivela sua vera natura e sia Julie che gli spettatori capiscono come si sia servito della contessa per scappare e cambiare la sua vita.

 

Lo scontro tra i sessi e lo scontro tra le classi sociali.

A prima vista potrebbe sembrare la semplice storia di un triangolo amoroso, ma l’atto unico di Strindberg è in realtà qualcosa di più.

È qualcosa di originale, inconsueto.

La signorina Julie” di Strindberg infatti è un’opera inusuale anche per lo scenario in cui si svolge la storia.

La vicenda non ha vita nel tipico salotto aristocratico, ma si dipana all’interno della cucina. Un’ambientazione insolita e curiosa, che rende il testo unico nel suo genere.

L’atto unico di Strindberg è anche e soprattutto il pretesto per parlare dello scontro trai sessi e tra le classi sociali. Scontri destinati a una fine drammatica.

Strindberg stesso, infatti, definisce la sua opera una “tragedia naturalistica”.

In scena abbiamo da una parte Julie, il suo essere donna e cosa questo comporta nella società svedese di fine ottocento.

La donna aristocratica è sottomessa al volere dell’uomo, sia questo padre o marito. Non può decidere lei stessa il suo destino. Se e quando lo fa, lo fa a suo rischio e pericolo. E rimane comunque relegata ai margini della società, con la prospettiva di una vita da reietta.

In questo campo a ben guardare il suo diretto avversario non è propriamente e solo Jean, ma soprattutto suo padre. E’ il rappresentante della società e di quello che pretende da lei.

Dall’altra parte c’è Jean. Un servo che odia la sua condizione. Una persona che gli va stretta la sua vita.

Si sente in trappola, proprio come Julie nella sua posizione di donna e figlia aristocratica.

Vuole cambiare la sua vita. E Julie gli dà il pretesto per attuare il suo piano. Forse già da tempo aveva in mente di agire così, di scappare con la contessina e il suo denaro.

Strindberg volutamente non è del tutto chiaro qui.

Quello che mette in evidenza è però il cinismo e l’egoismo di Jean, la sua vera natura di scalatore sociale. Aspetto del suo carattere che viene fuori prepotentemente nelle ultime pagine dell’opera. E a cui Julie risponde con la disperazione di donna tradita e ferita. Una disperazione piena di orgoglio, di rabbia e di crudeltà.

 

 

 

Il Monologo di Julie.

Il monologo che Laura ha interpretato per noi è quello in cui Julie capisce, forse per la prima volta, in che grande guaio si è cacciata. Capisce di essere perduta e che Jean non è l’uomo romantico che aveva creduto. Sa benissimo di non avere alcuna via di fuga e che Jean probabilmente ha ragione: non le resta che uccidersi.

Questa consapevolezza non la porta alle lacrime. Julie è troppo orgogliosa per lasciarsi andare ad un pianto inconsolabile. Lei invece incanala tutta la sua tremenda disperazione in un impeto di rabbia e di crudeltà che sputa addosso a Jean.

Nel monologo interpretato dalla nostra amica attrice, c’è tutta questa rabbia e questa cattiveria, che si manifesta con parole crude e dirette.

E non poteva essere altrimenti, Julie è una persona sfacciatamente sincera, che non ama le mezze misure. O la si ama, o la si odia.

 

Il Testo del Monologo.

 

LA SIGNORINA JULIE

di August Strindberg

Tu credevi che io non sopportassi la vista del sangue! Così debole, mi credevi.

Oh… il tuo sangue, il tuo cervello vorrei vedere su quel ceppo! Tutti quelli del tuo sesso vorrei veder nuotare nel sangue!…

Credo che potrei berci, nel tuo teschio… vorrei bagnarmi i piedi nel tuo torace… potrei mangiarmi arrosto il tuo cuore…

tu mi credi debole… tu credi che io ti ami… perché il mio ventre ha desiderato il tuo seme… tu credi che io voglia portare sotto il mio cuore la tua genia… e nutrirla col mio sangue… partorire tuo figlio e assumere il tuo nome. Ma come ti chiami tu veramente? Sai che io il tuo cognome non l’ho mai sentito? Ma ce l’hai tu un cognome? Scommetto che non ne hai neanche uno. Ah, ecco come dovevo chiamarmi: signora Portineria o Madame Pattumiera.

Cane col mio collare… schiavo col mio stemma sui polsini!… Io, spartirti con la mia cuoca… io, avere come rivale la mia serva…

oh, oh, oh, tu mi credi vile, e pensi che voglia fuggire… invece no… ora rimango! E s’abbatta pure il fulmine! Mio padre torna, trova la scrivania scassinata… il suo denaro scomparso… allora suona il campanello, quel campanello… due volte… per il cameriere… e manda a chiamare la polizia… e allora io dico tutto! Tutto!

Che bello farla finita. Purché finisca. E poi a lui viene un malore… e muore.

E per noi è la fine! E allora viene la pace… il silenzio! La quiete eterna! E lo stemma di famiglia si schianta contro il catafalco… e la stirpe dei conti è stroncata… e la razza dei servi trasloca all’ospizio dei trovatelli e conquista allori fra le fogne, e finisce nelle galere!

 

 

NOTA A MARGINE. Nel testo teatrale la prima frase del monologo è leggermente differente. Julie si rivolge al suo servo, dandogli de lei. Un modo per porre nuovamente un distacco tra lei e Jean. Ma la rabbia e il risentimento sono tali, che già quando si augura di vedere il cervello di Jean su un ceppo, Julie passa nuovamente a parlare dandogli del tu.

È una finezza che credo abbia maggior senso se inserita nel contesto dell’opera.

Ho pensato quindi di cambiare la prima frase, lasciando che Julie parli a Jean fin dall’inizio dandogli del tu, per evitare fraintendimenti nella lettura.

Ovviamente tu puoi decidere di interpretare il monologo senza questo cambiamento.

 

E tu come lo faresti?

Lo spirito di questa iniziativa è di mettersi a confronto, senza pretese.

Con i nostri video non vogliamo assolutamente dirvi che solo queste sono le interpretazioni giuste.

Un monologo può essere interpretato in modo diverso, possedere sfumature differenti a seconda di chi lo interpreta o del regista che ci sta dietro.

Quindi… tu come faresti questo monologo?

 

Se ti interessa partecipare al “Monologo del Mese” allora clicca sulla sezione Monologhi Teatrali del nostro sito e scopri come partecipare a questo gioco!

Se hai voglia, dai anche un’occhiata agli altri monologhi nel canale YouTube di Teatro per Tutti e iscriviti al gruppo “Monologo del mese” di Facebook!

 

Se vuoi, puoi anche leggere i nostri tutorial di recitazione, che possono aiutarti a chiarire alcuni concetti base. Non si sostituiscono ad una buona scuola di recitazione, ma possono comunque esserti molto utili! E non ti preoccupare se pensi di non avere il “physique du rôle” o l’età giusta per recitare il personaggio di Julie, a noi va benissimo.

Vogliamo vedere come la interpreteresti tu.

Rendi il Teatro Virale insieme a noi!

 

 

 

 

 

Commenti Facebook