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Il monologo di Shirin da “Credoinunsolodio” di Stefano Massini

Il monologo di Shirin da “Credoinunsolodio” di Stefano Massini

Ben ritrovati con il nostro consueto appuntamento del “Monologo del mese”. Stavolta faremo la conoscenza di un personaggio femminile nato dalla sapiente penna di Stefano Massini: Shirin Akhras da “Credoinunsolodio“.

Ad interpretare per noi il monologo di Shirin è la brava attrice Camilla Tassara. Puoi vedere il video della sua interpretazione nel Canale Youtube di Teatro per Tutti.

Perché Shirin?

La scelta è caduta su Shirin perché è un personaggio particolare, che rappresenta una bella sfida per un’attrice. Shirin è, infatti, una giovane studentessa palestinese che ad un certo punto della sua vita decide di far parte di un gruppo terroristico per combattere Israele.

Questo personaggio, assieme alle altre due co-protagoniste di “credoinunsolodio” propone allo spettatore uno sguardo spietato e senza fronzoli sulla terribile questione israelo-palestinese. Ed è lo sguardo di chi quel conflitto lo vive ogni giorno, sulla propria pelle.

Si tratta di un testo che Stefano Massini ha scritto nel 2010, ma la sua attualità è purtroppo sotto gli occhi di tutti.

Chi è Shirin?

È arrivato il momento di conoscere la protagonista di “credoinunsolodio” e il suo proposito.

Shirin è una studentessa ventenne. Proviene da una famiglia benestante palestinese. Si sente una privilegiata, perché può frequentare l’università, quando molti dei suoi coetanei sono poveri e non hanno le stesse opportunità.

È arrabbiata. È piena di odio. Vede la sua gente soffrire da quando ha memoria, perché la questione israelo-palestinese è una storia che va avanti dagli anni quaranta.

È una spirale di odio e di violenza che non sembra avere fine. E che ha inghiottito anche lei nel momento in cui decide di diventare martire di Al-Qassam.

Shirin decide quindi di diventare una martire per il proprio popolo, ma non è una persona insensibile. Pensa che quello che sta facendo è giusto, ma è assalita da ansia e paure. E tu spettatore non puoi non sentire anche te quella paura e quell’ansia mentre sei seduto in platea.

Stefano Massini, l'autore di "credoinunsolodio"
Stefano Massini, l’autore di “credoinunsolodio”

La trama di “Credoinunsolodio” di Stefano Massini

Stefano Massini ci ha abituati a testi teatrali di impegno civile e “Credoinunsolodio” non fa eccezione. Sapere la sua trama sicuramente ci permetterà di capire meglio Shirin e il suo obiettivo.

Massini costruisce questo testo teatrale attraverso tre monologhi, pronunciati da tre donne diverse per età, estrazione sociale, nazionalità e religione.

Shirin la conosciamo già, le altre due donne sono Eden Golan e Mina Wilkinson.

La prima è una professoressa universitaria ebrea di cinquant’anni. È israeliana e una fervente pacifista. È convinta che è possibile raggiungere la pace solo attraverso il dialogo.

Ma nel corso dello spettacolo sopravvivrà ad un attentato e il suo pensiero pacifista inizia a vacillare. Rimasta traumatizzata ha paura e, suo malgrado, inizia a pensarla come molti suoi connazionali. Che la sicurezza del popolo israeliano è l’unica cosa che conta. D’altronde “chi scampa ad un attentato resta vivo, ma con la morte fissa in testa“.

Mina è invece un soldato americano di circa quarant’anni. Tra le tre è probabilmente la persona che ha lo sguardo più disincantato sulla vicenda israelo-palestinese. Cinica, distaccata e brutalmente sincera spiega allo spettatore quale è il ruolo degli occidentali in questa brutta storia. Senza fronzoli ci dice che gli Stati Uniti sono mossi unicamente da motivi economici, ricordandoci che “gli occidentali, vanno dove conviene. Adesso sono contro l’Islam; in Bosnia erano contro i serbi“.

Fin dalle primissime battute aleggia sulle tre donne la data di un attentato che le coinvolgerà tutte e tre.

Ma nonostante questo, Shirin, Eden e Mina non si incontreranno mai. I loro monologhi si intrecciano in un crescendo di tensione che sfocia nel finale. Ma non parleranno mai tra loro. Saranno sempre e comunque tre identità distinte. A sottolineare la mancanza di comunicabilità, di dialogo che caratterizza la situazione in Medio Oriente.

Il monologo di Shirin

Il monologo interpretato da Camilla viene pronunciato da Shirin quando il gruppo terroristico di Al-Qassam le affida la sua prima missione: far saltare in aria una ragazza, una terrorista, in prossimità di un check point dell’esercito israeliano.

Shirin ha a che fare, per la prima volta, con la sua missione. Le viene detto che questa è una prova, che serve a testare se davvero è pronta a farsi immolare per la causa. La giovane è eccitata, sa che si tratta di un compito importante, ma ad assalirla è un’ansia enorme, che Stefano Massini ci trasmette attraverso una scrittura in versi, sincopata, piena di tensione.

Ieri ho passato il pomeriggio / a riepilogare tutto. / La mia amica Wafa sempre con me. / Ayat ci ha raggiunte più tardi: / perché ha un figlio piccolo, Ayat. / Abbiamo simulato perfino la scena. / Mi hanno detto / “Pensare è una cosa, Shirin, fare è un’altra: / vogliamo vedere come ti comporti: / fa’ tutto come fosse vero” / E ho fatto ogni cosa. / Compreso il numero sul cellulare. / Le dita. I tasti. / Come fosse vero. / 45.61.37.02 / Come fosse vero. / Wafa mi ha detto: / “qui ci sarà il botto: preparati al contraccolpo“. / Sono preparata. / Anche al contraccolpo. / Sono preparata ai vetri, alla polvere, al sangue. / Ayat sorride: è fiera di me. / Appena tutto sarà finito, la chiamerò per dirle “L’ho fatto”.

45.61.37.02

Tengo gli occhi fissi sugli autobus / quando arrivano a valico. / Aprono le portiere, scaricano gente. Via. / Aprono le portiere, scaricano gente. Via. / Prima o poi scenderà chi aspetto. / Una ragazza zoppa. / Abito giallo. Velo marrone. / È tutto quel che so.

45.61.37.02 / Mi sforzo di sorridere. / Perché mi sembra che tutti guardino me? / Fingo spensieratezza. / Cosa fa una persona spensierata? / Imito gli altri, le altre, intorno a me. / Metto a posto i capelli sulla fronte, sotto il velo. / La mia mano trema. / Perché sembra che tutti guardino le mie mani? / Le metto in tasca. / Il telefono stretto.

Un autista di taxi, seduto sul cofano, sfoglia il giornale. / “Ebrei estremisti devastano cimitero” / Questo è l’unico posto al mondo / dove neanche i morti riposano in pace. / “Polizia israeliana copre i pestaggi” / “Razzi israeliani sulla Striscia” / Neanche a farlo apposta: / se fossi indecisa, se dovessi esitare/ ( se la mia mano trema )/ ecco una lista di buone ragioni. / Rileggo da capo i titoli in prima pagina: / “Ebrei estremisti devastano cimitero” / 45.61.37.02 / “Polizia israeliana copre i pestaggi” / 45.61.37.02 / “Razzi israeliani sulla Striscia” / 45.61.37.02 / Ieri pomeriggio io, Wafa e Ayat  / non avevamo proprio pensato / che lì sul posto / potesse esserci un aiuto così forte:  / elenco di ragioni, / come un calcio nel sedere / per far quel numero sul cellulare / e sia quel che sia.

Non smette di sbadigliare, l’autista. / Nemmeno quando/ arriva sgommando un suo collega, / su un taxi vecchio, / l’autoradio accesa, a tutto volume, / con su una predica dell’imam Marwan:  /“cosa risponderai / se ti chiederanno cos’hai fatto, tu, / contro la sciagura di Ramallah?” / Dallo sportello posteriore del taxi / spunta fuori una macchia di stoffa gialla. / E il velo, sì, è marrone. / “cosa risponderai  / se ti chiederanno cos’hai fatto, tu, / contro la sciagura di Ramallah?” / Stringo il telefono nella tasca. / Potrei quasi spezzarlo, tanto lo stringo forte. / “cosa risponderai  / se ti chiederanno cos’hai fatto, tu, / contro la sciagura di Ramallah?” / La figura gialla si allontana dal taxi: / si allontana lentamente, / si allontana zoppicando.

Tiro fuori il telefono dalla tasca. / Il mio dito è sul tasto 4. / Fisso la macchia gialla, / che ora viene dalla mia parte, / verso il check-point di Erez. / “cosa risponderai / se ti chiederanno cos’ hai fatto, tu, / contro la sciagura di Ramallah?” / quando passa davanti a me, / marrone e gialla, zoppicando, / non posso fare a meno di fissarle le mani: / le sue non tremano. / Immobili. Perfette. / È poco più che una bambina. / Insignificante.

Passa oltre. / Si ferma al check-point. / Sento le voci. / I militari insistono. / Accorre un altro, poi un altro. / Il mio dito è sul numero 4, / un altro dito già pronto sul 5, / ecco, / ora, / è il mio momento: / 45.61.37… / qui mi fermo / la mia mano è bloccata / non mi risponde più / non è più mia / sta ferma in aria / come un fermo immagine di un film, / mi mordo un polso coi denti, / non succede niente: / è immobile / non è più mia / ho fallito / non è più mia / ho fallito / non ce la faccio / non ce l’ho fatta / ho fallito / ho…

Qui mi sveglio. / Sudata, fradicia. / Non è ancora giorno. / La mia amica Ayat ieri mi ha detto / “l’attesa è peggiore che farlo“./ Aveva ragione.

E TU, COME LO FARESTI?

Se anche tu hai voglia di dar vita al personaggio di Shirin, accetta la sfida della nostra Camilla!

So bene che l’interpretazione proposta non è quella “giusta”. Questa è solo la versione di Camilla e sicuramente ne esistono tantissime altre! Ma io sono curiosa di vedere come interpreteresti tu questo monologo!

Quindi… bando alla timidezza e buttati!

Se ti va, entra a far parte del nostro gruppo Facebook “Monologo del Mese“e partecipa alla sfida! Nel caso pensi possa tornarti utile, ti lascio il link al Manuale di Dizione di Teatro per Tutti. In questo modo, se hai dei difetti di pronuncia o un forte accento, puoi tentare di correggerlo per farti capire meglio da tutti! Una buona dizione, anche se non obbligatoria, è sempre molto apprezzata!

Se lo ritieni necessario, puoi anche leggere i tutorial di recitazione sul sito di Teatro per Tutti. Possono aiutarti a chiarire alcuni concetti base.

Non si sostituiscono ad una buona scuola di recitazione, ma possono comunque esserti molto utili!

E non ti preoccupare se pensi di non avere il “physique du rôle” o l’età giusta per recitare questa parte, va benissimo lo stesso.

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