Finale di partita

"Finale di partita" è probabilmente il maggior lavoro teatrale di Samuel Beckett, assieme al celebre "Aspettando Godot". Scritto tra il 1955 e il 1957, ancora oggi è molto rappresentato in tutti i palcoscenici del mondo ed è il testo più significativo dell'intera produzione di Beckett.
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L’immagine di copertina è una riproduzione fotografica della copia cartacea del libro che viene recensito in questo articolo, fatta a scopo illustrativo e di critica. Tutti i diritti sulla copertina sono dei relativi autori. 

Di cosa parla “Finale di partita”?

“Finale di partita” è uno dei testi teatrali più famosi di Samuel Beckett e probabilmente una delle sue opere più significative.

Ancora oggi molto rappresentato in tutti i palcoscenici del mondo, “Finale di partita” ha per assoluti protagonisti due uomini, Hamm e Clov. La vicenda in cui sono inseriti vedono partecipare  però anche i vecchi genitori del primo, Nagg e Nell.

Ognuno di questi quattro personaggi è costretto a vivere in una sorta di bunker, poiché l’ambiente esterno sembra essere andato distrutto a causa di una qualche non ben identificata catastrofe.

Tutti i personaggi sono affetti da patalogie che, in qualche misura, rendono la loro esistenza difficile. Nagg e Nell, ad esempio, sono senza gambe e vivono ognuno dentro un bidone della spazzatura.  Hamm è cieco e infermo su una sedia a rotelle. Clov invece, per una qualche strana malattia, non può sedersi ed è perciò costretto a rimanere sempre in piedi.

I quattro personaggi, piuttosto strani e sopra le righe, portano avanti tra loro dialoghi apparentemente assurdi, in cui evocano una vita passata ormai lontana, quando fuori dal bunker l’ambiente non era così ostile come è in quel momento.

La vita evocata dai discorsi strampalati dei quattro personaggi sembra essere di gran lunga migliore rispetto all’esistenza che stanno vivendo dentro il bunker.

A ben vedere, anzi, quella che vivono è una sorta di non-vita, scandita da ritmi e rituali sempre uguali a se stessi, senza alcun significato.

Ad ogni modo questa situazione strana e inverosimile sembra che stia per giungere al termine, come suggerisce il titolo stesso della piece.

Clov sembra seriamente intenzionato ad uscire dal bunker, lasciando solo Hamm, il quale nel corso della vicenda ha perso entrambi i genitori, senza soffrirne.

E sebbene, apparentemente, Hamm tenti sempre di rimandare l’inevitabile addio con quello che è una sorta di figlio adottivo, Clov sul finire della vicenda rimane comunque sulla soglia e  il lettore/spettatore non ha idea se alla fine decida di andarsene oppure no.

Hamm, dal canto suo, sembra accettare con totale indifferenza la dipartita di Clov, come se questa faccia inevitabilmente parte del “gioco” della vita.

Chi è Samuel Beckett?

Samuel Beckett è uno dei più importanti e significativi intellettuali irlandesi del novecento. Nel corso della sua carriera letteraria si è distinto soprattutto come drammaturgo e scrittore, ma è stato anche traduttore, poeta e sceneggiatore.

Nato a Dublino nel 1906, è uno dei massimi esponenti del Teatro dell’Assurdo. Il termine è stato coniato dal critico Martin Esslin e ci dà bene l’idea di tipo di teatro che drammaturghi come Beckett hanno portato avanti nelle loro opere.

La caratteristica intrinseca delle opere di Beckett è la totale assenza di una trama ben definita, al posto della quale è presente invece un alogico susseguirsi di eventi legati tra loro da una effimera traccia, senza alcun apparente significato.

Con il testo “Finale di partita” ciò che lega in maniera ineffabile gli eventi della vicenda è l’incombenza dell’inevitabile partenza di Clov, ad esempio.

Altra caratteristica del teatro dell’assurdo che i testi di Beckett incarnano benissimo, è la presenza di dialoghi assurdi e ripetitivi, dai discorsi strampalati e senza apparente significato.

Cosa ho imparato da questo libro?

“Finale di partita” non è un testo semplice da leggere e da comprendere.

Richiede da parte del lettore uno sforzo intellettivo, per poter riuscire a intravedere cosa quei dialoghi strampalati vogliono significare.

L’assenza di significato, suggerito dal ripetersi assurdo di concetti e parole, è infatti solo apparente.

Sia le parole di Nagg e Nell, ma soprattutto quelle di Hamm e Clov, nascondono al loro interno una visione davvero pessimistica nei confronti della realtà e della vita.

Anche se apparentemente i quattro personaggi riampiangono un passato sicuramente migliore del presente che vivono, Beckett nel corso della vicenda ci dice che quella è solamente una loro convinzione.

Forse anche il passato che tanto esaltono non è poi così migliore del loro presente così triste e spoglio.

Sicuramente la loro esistenza attuale si regge tutta su una sorta di gioco delle parti, che nel suo ripetersi costante mostra tutta la sua fragilità.

E la voglia di cambiare e di andarsene di Clov non avviene mai fino in fondo, perché il futuro è del tutto incerto.

Credo che sia un testo terribilmente attuale, che dietro un’ironia a volte quasi circense, nasconde un’ amara sfiducia nei confronti della società.

Perché consiglio di leggere “Finale di partita”?

Se sei amante di un tipo di teatro poco immediato, che richiede allo spettatore uno sforzo di comprensione, sono sicura che “Finale di partita” possa diventare il tuo prossimo testo teatrale preferito.

Come ti ho detto poco più su, oltre all’apparenza assurdità delle situazioni e dei dialoghi si nasconde una riflessione profonda e pessimistica sulla vita e sulla realtà. Una visione che, forse, ancora oggi è piuttosto attuale.

La tua opinione

E tu, hai mai letto “Finale di partita”? Cosa ne pensi di questo testo teatrale?

Se ti va, lascia pure la tua opinione su questa opera di Beckett, condividendola con i lettori di Teatro per Tutti.

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