Intervista a Emanuela Bizi, del Sindacato Lavoratori della Comunicazione CGIL

In questa intervista parliamo con Emanuela Bizi, segretaria nazionale di Intervista a Emanuela Bizi, del Sindacato Lavoratori della Comunicazione CGIL (Spettacolo, cinema, sport), della situazione del mondo del lavoro nel settore dello spettacolo italiano.

 

Puoi parlarci del vostro Ente/Organizzazione? Di cosa si occupa e quali sono gli obiettivi che si prefigge? Come è nato? Quanti sostenitori/iscritti rappresenta?

Siamo la SLC CGIL, un sindacato che si occupa anche dei lavoratori della produzione culturale, ovvero cinema e spettacolo dal vivo. Il dato sugli iscritti non è al momento disponibile alla struttura nazionale che sta scrivendo. Possono dire che in questo periodo di Covid diverse centinaia di lavoratori atipici del settore si sono iscritti.

 

Quale era la situazione dei lavoratori dello spettacolo nel tuo settore di riferimento, prima del Corona Virus? Quali sono le maggiori problematiche e perché si sono verificate? Ci sono delle oggettive difficoltà intrinseche al settore che impediscono il miglioramento?

La situazione prima dell’epidemia dei lavoratori, in particolare quella degli atipici era quella di essere senza tutele specifiche per quella attività. Le tutele in atto per la generalità dei lavoratori mal si adattano a queste specificità. Inoltre il settore dello spettacolo dal vivo in particolare è scarsamente abituato a rispettare i CCNL sottoscritti. Ad esempio viene frequentemente utilizzata una tipologia contrattuale che viene genericamente definita intermittente. In realtà si tratta di una modalità di assunzione a termine stagionale non prevista dal CCNL e per quanto ci riguarda non applicabile. Questo ha comportato serie difficoltà per i lavoratori per ottenere le tutele messe in campo dal governo in questa fase. Per ottenere un vero miglioramento delle condizioni del settore credo che debba partire da maggiori tutele per i lavoratori atipici e da maggiori controlli per le imprese che ottengono risorse pubbliche da parte delle istituzioni. Credo anche che le piccole imprese debbano crescere e fare rete tra di loro anche per poter partecipare ai bandi sia locali che europei.

 

Cosa pensi dell’estrema frammentazione del mondo dello spettacolo in Italia? Non solo dal punto di vista legislativo, ma anche dell’esistenza di tante iniziative che per quanto lodevoli rimangono pur sempre delle singolarità, senza riuscire ad unirsi? Come potrebbe riuscire ad unificarsi il settore dello spettacolo in Italia?

Credo che sia il grande tema. La frammentazione fa si che lo spettacolo dal vivo non diventi mai un soggetto davvero autorevole con la politica che fa fatica a capire la complessità del settore. Lo dimostra anche il recente documento espresso dalla task force capitata da Colao che non vede nessuna riflessione sul ruolo della cultura immateriale. Le poche righe che si leggono sul documento sono relative alla cultura materiale in funzione del turismo. Questo ci dice che se non saremo capaci di unire le forze, imprese, sindacati, lavoratori non avremo mai la capacità di sfondare questo soffitto di vetro e di dare alla cultura il vero valore che deve avere in un paese. Per noi ha un ruolo fondante, perché il declino culturale fa arretrare tutti i settori, anche quello industriale.


 

Proviamo ad immaginare un mondo perfetto. Come dovrebbe essere il mondo del lavoro nel settore dello spettacolo secondo te? Quali sono le caratteristiche più importanti (eventualmente facendo riferimento a esperienze di altri paesi) che dovrebbe avere?

Nel mondo perfetto ci vogliono tutele per le attività atipiche dello spettacolo. E’ necessario tener conto che parte del lavoro non può rientrare nel rapporto di lavoro di natura autonoma o subordinata, per questo ci vogliono ammortizzatori di continuità, che permettano a chi è professionista di lavorare e magari dire anche qualche no. Ma serve anche riscrivere le modalità di finanziamento pubblico. L’attuale decreto presenta molte criticità.
Vanno trovate anche modalità di sostegno alle imprese, a partire da quelle minori e considerare un abbassamento dell’iva.

 

Durante il mese di giugno è prevista la possibilità di riaprire i teatri, pur con le limitazioni necessarie per evitare ulteriori contagi. Pensi che questa parziale riapertura e il ritorno al lavoro possa togliere forza alle tante iniziative per i diritti dei lavoratori dello spettacolo che durante il lock down si sono venute a creare? Ognuno tornerà a pensare soprattutto alla propria realtà prima che al settore nel suo complesso?

La ripartenza non può essere quella che vediamo. Monologhi di attori noti e poco altro. E’ il momento di ripensare il teatro, perché prima della crisi non si sentiva bene. C’è il tema di come adempiono alla funzione assegnata i grandi teatri pubblici, il tema di come deve funzionare il teatro privato. Ma c’è anche il tema del pubblico. Se ci raccontiamo che i teatri sono pieni ci raccontiamo bugie. E’ necessario quindi ripartire dal basso, attivando le realtà regionali con tanti spettacoli diffusi. Ma è necessario che questa attività siano sostenute da finanziamenti pubblici per evitare che sia lavoro gratuito Portando insomma il teatro al pubblico, non il pubblico a teatro.



 

Veniamo alla situazione attuale. Il Lock Down necessario a contenere il Corona Virus ha messo in ginocchio tutto il settore dello spettacolo. Quali sono le misure che il governo dovrebbe adottare che ritieni più urgenti?

Poiché il settore ripartirà gradualmente e temo che potremo ripartire davvero solo dopo che hanno individuato un vaccino, è necessario ripartire nelle misura che ho descritto precedentemente attivando il lavoro ove è possibile e individuare misure almeno fino a dicembre a sostegno dei lavoratori. Se questo non avverrà inevitabilmente ci sarà una dispersione di professionalità e questo minerà seriamente il futuro dello spettacolo dal vivo.

 

Pensi che contestualmente a una riforma del settore professionistico dello spettacolo dal vivo, sia necessario regolamentare anche il vasto settore amatoriale? In che modo?

E’ urgente regolamentare il settore professionale ma anche quello amatoriale affinché non faccia dumping al primo. Crediamo che partire dalla tutele del lavoro professionale sia la vera sfida. Su questo come sindacato stiamo già lavorando.

 

 

 

Intervista a Emanuela Bizi, del Sindacato Lavoratori della Comunicazione CGIL

Sindacato, nel settore Spettacolo, cinema, sport

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