Ormai anche qui in Italia il mese di Ottobre si tinge del tipico color arancio della zucca di Halloween.

E anche noi ci mascheriamo in Demoni e Streghe per divertirsi e, allo stesso tempo, farsi beffe di ciò che da millenni terrorizza gli esseri umani: il male!

Quel male che fin troppo spesso si annida dentro i meandri della nostra anima. Il male che fa parte dell’essere umano, da sempre.

Il male che anche in teatro è stato rappresentato da tantissimi personaggi, passati alla storia.

Personaggi oscuri, terribili eppure particolarmente affascinanti.

A volte, infatti, la malvagità ci seduce per quanto si manifesti attraverso azioni terrificanti, violente e meschine. Ci attrae e finiamo per esserne soggiogati.

In questo articolo ho selezionato alcuni dei più terribili e allo stesso tempo affascinanti cattivi del teatro occidentale.

Si tratta di cinque personaggi tratti da altrettanti opere teatrali.

Ovviamente tutta la cattiveria del mondo teatrale non si riduce a solo questi personaggi, ma ritengo che siano comunque una buona base da cui partire.

Bene, ora immergiamoci in questa oscurità senza fine!

 

 

Medea

(Qui trovi il link al libro)

Il Male ha origini antichissime e lontane nel tempo, per cui non possiamo non iniziare da un personaggio nato secoli fa dalla penna di uno dei padri della drammaturgia mondiale, Euripide.

Il personaggio in questione è una donna, la terribile Medea.

Euripide per creare la sua Medea, protagonista indiscussa dell’omonima tragedia (andata in scena la prima volta nel 431 a.C.), trae spunto dalla mitologia greca che già aveva dato ampio spazio a questa controversa figura femminile.

La Medea mitologica è una donna straniera che in gioventù ha aiutato il greco Giasone a recuperare il Vello d’Oro. Aiutare Giasone, di cui è ciecamente innamorata, per lei ha significato soprattutto tradire suo padre e la sua patria. E ha significato anche uccidere suo fratello Apsirto.

Già questo potrebbe bastare per annoverare la donna tra i cattivi.

Ma la sua malvagità, in verità, non si è ancora espressa pienamente.

Passano gli anni e la Medea portata in scena da Euripide è sposata con il suo Giasone con cui ha avuto tre splendidi bambini.

Ma la situazione non è però così idilliaca. Giasone, infatti, vuole sposarsi con la figlia del re di Corinto, Glauce.

Cerca di far accettare l’imminente matrimonio alla ormai ex moglie, ma Medea è una donna troppo orgogliosa per accettare di buon grado un simile affronto e la vendetta non tarderà ad arrivare.

E considerando cosa è arrivata a fare per amore, non è difficile immaginarsi che cosa potrebbe fare di terribile se a spingerla è la rabbia per essere stata abbandonata e umiliata.

Medea perciò si vendica dapprima uccidendo con un veleno la futura sposa e il futuro suocero di Giasone.

I due poveretti moriranno bruciati vivi, tra atroci sofferenze.

Poi, accecata dalla sua follia omicida, arriva ad uccidere anche i suoi stessi figli, perché il suo unico obiettivo è rendere l’ex compagno un uomo completamente solo e distrutto dal dolore.

 

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Re Claudio

(Qui trovi il link al libro)

Abbandoniamo Medea e Giasone e trasferiamoci in Danimarca, qualche secolo più tardi.

Proprio qui, infatti, William Shakespeare ambienta quella che forse è la sua tragedia più famosa, l’ “Amleto“, composta tra il 1600 e il 1602.

Nella fredda corte danese l’antagonista del giovane principe di Danimarca è suo zio, il Re Claudio. Quest’ultimo, si viene a sapere dallo spettro del defunto padre di Amleto, ha avvelenato il legittimo re e poi ne ha preso il trono, sposandosi con la vedova del fratello, la regina Gertrude.

il Re Claudio, come veniamo a sapere nel corso dell’opera, non si pente mai delle sue brutte azioni. Quando capisce che esiste la concreta possibilità che venga alla luce quel che ha fatto, non ha dubbi: il giovane Amleto deve morire, anche se questo significa far soffrire terribilmente Gertrude, di cui è innamorato.

Tutta la vicenda quindi si concentra sulla vendetta di Amleto, che continuamente posticipa l’uccisione dello zio, e gli innumerevoli tentativi di Re Claudio di uccidere e far così tacere per sempre Amleto.

Il re per portare a termine  questo suo obiettivo coinvolge chiunque possa tornargli utile, senza preoccuparsi se queste persone potrebbero rischiare la vita per uccidere Amleto.

Re Claudio perciò è un bel cattivone e pure un po’ meschino, perché non solo non si pente di aver ucciso suo fratello, ma continua ad agire senza avere  alcun scrupolo, sfruttando il prossimo senza indugi.


Iago

(Qui trovi il link al libro)

E siccome William Shakespeare è riuscito a sondare l’animo umano fin nelle viscere, ovviamente anche un altro suo personaggio entra di diritto in questa speciale classifica, Iago dell’ “Otello”, andato in scena per la prima volta il primo novembre 1604.

Iago è la personificazione stessa dell’Invidia e dell’Odio. Ogni sua azione è mossa solo da queste due emozioni e il suo unico obiettivo è distruggere la vita e la felicità di Otello.

La sua è invidia malsana e patologica. Un’invidia a cui lo stesso Iago trova delle motivazioni, attraverso i tanti e bei monologhi che Shakespeare gli ha donato.

Motivazioni che però, a ben guardare, a volte risultano essere un po’ forzate per giustificare tutta quella sua voglia di vendetta, tutta quella sua cattiveria.

Iago tuttavia ha un modo subdolo di agire rispetto a Medea e ancora di più, rispetto a re Claudio. Sebbene l’oggetto del suo odio sia proprio Otello, agli occhi di quest’ultimo si comporta però da bravo e fidato amico. In questo modo quindi Iago manipola il povero Otello e gli fa pensare esattamente quello che lui desidera. Lo induce quindi a credere che sua moglie Desdemona lo tradisce con il suo luogotenente Cassio, portandolo ad una gelosia folle e omicida.

Iago architetta e mette in atto il suo tremendo piano di vendetta senza tuttavia ricavarne personalmente qualcosa, se non la soddisfazione di veder completamente distrutto l’uomo che ha sempre invidiato e odiato.

Abigail Williams

(Qui trovi il link al libro)

Tra i Villains teatrali più terrificanti di sempre ha un posto di tutto rispetto anche la giovane Abigail Williams, resa celebre da Arthur Miller con il suo dramma “Il crogiuolo“, andato in scena la prima volta a Broadway il 22 Gennaio 1953.

Il dramma di Miller è ambientato nella Salem del 1692. L’anno in cui la cittadina del Massachusetts è stata scossa da una tremenda caccia alle streghe con la conseguente impiccagione per stregoneria di moltissimi abitanti.

Ed è stata proprio Abigail Williams a dare il là all’orribile sequela di processi, che portò i cittadini di Salem ad accusarsi l’un con l’altro, in un delirio collettivo che ha trovato fertilità nell’ignoranza della gente e nella terribile rivalità tra i vari abitanti della cittadina.

Quel che mette i brividi, a mio avviso, è sapere che Miller ha costruito la sua opera teatrale sulle testimonianze e sui documenti dei veri processi di Salem dell’epoca.

Ha così dato corpo e anima a quella Abigail Williams che compare spesso nelle carte dei giudici di allora come una delle accusatrici più frequenti.

L’ Abigail di Miller inizialmente accusa di stregoneria la schiava Tituba. Questa sua prima accusa è soprattutto un atto di difesa perché teme che suo zio, il pastore Samuel Parris, possa accusarla di essere una strega. Il reverendo l’ha infatti vista ballare di notte in mezzo al bosco, assieme ad altre ragazze e alla stessa Tituba.

La ragazza viene creduta e Tituba imprigionata. La schiava a sua volta accusa  di stregoneria altri abitanti di Salem da dietro le sbarre.

Ma al di fuoi del carcere la stessa Abigail, manipolando le altre ragazze, dà inizio ad una vera e propria caccia alle streghe. La nipote di Parris e le altre giovani accusano quindi di stregoneria qualsiasi persona di Salem in base solo alla loro personale antipatia nei confronti degli accusati.

Nel corso del dramma, veniamo poi a sapere che Abigail Williams in un recente passato è stata la domestica in casa Proctor e l’amante segreta di John, il capofamiglia. La storia tra i due è finita, perché John è ancora innamorato della moglie Elizabeth, ma per Abigail le cose non stanno in questo modo. Lei è ancora invaghita di John e tenta di riconquistarlo in ogni modo. Quando John Proctor la respinge per l’ennesima volta, Abigail  per vendicarsi accusa di stregoneria la stessa Elizabeth.

Il successivo processo tuttavia non va esattamente come Abigail avrebbe sperato, poiché alla fine anche lo stesso John Proctor viene accusato di stregoneria, aggiungendo terrore e dolore a quel delirio collettivo e inquietante che è diventata Salem.

Sebbene Abigail Williams non sia in realtà la reale protagonista del dramma di Miller, è indubbio che la sua figura sia sinistramente interessante ed affascinante. Abigail sa benissimo cosa significa accusare di Stregoneria una persona, e sa bene che le streghe a Salem vengono impiccate. Sebbene inizialmente il suo atteggiamento possa essere giustificato dalla paura di far la stessa fine di chi viene accusato di Stregoneria, quando poi accusa delle persone innocenti solo per il suo personale tornaconto,non si possono avere dubbi sulla sua natura: Abigail è una persona malvagia.

Lucifero

(Qui trovi il link al libro)

E ovviamente non poteva certo mancare il Diavolo in persona, Lucifero.

L’ardire di far agire il demonio sulle assi del palcoscenico spetta al geniale Christopher Marlowe nella sua tragedia più nota, “La tragica storia del Dottor Faust” . La stesura del dramma risale probabilmente intorno al 1590.

Protagonista della tragedia è la figura, realmente esistita, del sapiente Dottor Faust. Uomo di umili origini, ha sempre vissuto la sua vita alla ricerca del sapere, studiando teologia, medicina e qualsiasi scienza che possa permettergli di conoscere a fondo la realtà che lo circonda.

Faust, tuttavia, sente che per quanto possa impegnarsi, non potrà mai avere una conoscenza illimitata. Per questo motivo, apprende le arti magiche per chiamare a sè il diavolo e far un patto con lui. Faust evoca quindi Mefistofele, il servo di Lucifero, chiedendo  e ottenendo dal demone un patto con Lucifero in persona.

Faust ottiene una conoscenza e un potere illimitati per ventiquattro anni. Per tutto questo periodo di tempo, Faust rimarrà immortale e potrà avere al suo servizio il potente Mefistofele. In cambio, Lucifero allo scadere dei ventiquattro anni si prenderà l’anima di Faust, portandosela all’Inferno per l’eternità.

Il personaggio di Lucifero, sebbene compaia piuttosto raramente nel corso dell’intero dramma, in realtà è una presenza silenziosa e pesante come un macigno.

Lucifero è presente nelle parole di Faust ogni volta che il nostro prende coscienza del terribile patto che ha firmato col sangue.

Il Diavolo in persona è quindi sempre presente nel dramma di Marlowe, anche quando non c’è fisicamente. Lucifero è nelle parole di paura e di sgomento del Dottor Faust, nelle parole di malcelato scherno del demone servo Mefistofele.

Lucifero è nella superbia accecata e infinita di Dottor Faust.

Lucifero è nell’ostinazione di Dottor Faust di non pentirsi mai.

E se il dottor Faust rappresenta ogni essere umano, continuamente dilaniato tra il bene e il male, e se il male è Lucifero stesso.

Allora c’è un po’ di Lucifero in ognuno di noi.

 

 

Il male non finisce mai

Citando Lucarelli “Paura, eh?”

Scherzi a parte, quali sono secondo voi i più terrificanti cattivi del Teatro? Scrivetemelo nei commenti!

E nella speranza di avervi spaventato quanto basta, vi auguro un felice e orrorifico Halloween!

Alla prossima!

 

 

 

 

 

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