Il Teatro nel Cinquecento: il Rinascimento

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Salve viaggiatori! Eccoci arrivati ad una nuova avventura con la macchina del tempo, alla scoperta di un’altra epoca della storia del teatro.

La nostra rotta è impostata su un’epoca di riscoperta dell’antica cultura classica, in cui il teatro viene accolto tra le sfarzose mura delle corti principesche per allietare e ammaliare il pubblico.

È l’era del Rinascimento italiano del primo Cinquecento!

Lasciamo alle spalle i secoli bui del Medioevo, indossiamo l’abito più bello che si possa desiderare e saliamo in carrozza: le feste principesche ci aspettano!

Il contesto socio-culturale del Teatro Rinascimentale

Tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento i Comuni italiani del centro-Nord espandono i propri confini nei territori limitrofi fino a diventare dei principati.

Erano governati da ricche personalità borghesi, colte e raffinate, che contribuiscono a sviluppare politicamente e culturalmente le proprie città. I più famosi sono i Gonzaga a Mantova, gli Este a Ferrara, i Montefeltro a Urbino.

Con il passaggio dal Medioevo all’età moderna il potere politico passa dalle vecchie aristocrazie feudali e dalla Chiesa al ceto emergente della borghesia.

Contemporaneamente si sposta anche la sede del potere dalla campagna e dai feudi alla città.

Nel Rinascimento le città subiscono quindi una sorta di evoluzione: vengono abbellite, sviluppate e potenziate dal nascente mecenatismo delle corti principesche.

Da una visione dell’esistenza prettamente religiosa si passa ad una visione laica, i cui valori pongono al centro l’Uomo e le sue esigenze.

La grandezza dei signori del Rinascimento si misura non solo nel loro modo di governare ma anche nell’interesse a patrocinare l’arte e la cultura.

Le città durante il Cinquecento vengono abbellite dalle opere di famosi artisti. Architetti, pittori, scultori che insieme a diversi intellettuali trovano accoglienza all’interno delle corti. Tutte  queste persone entrano così a far parte della cerchia del Principe, come suoi segretari e uomini di fiducia.

Leonardo da Vinci, Niccolò Machiavelli, Ludovico Ariosto sono solo alcuni dei grandi artisti che vengono ricoperti di allori durante il Rinascimento.

Come conosciamo il Teatro del Cinquecento?

Rispetto alle poche documentazioni che possiamo avere dei secoli passati, per il Rinascimento abbiamo la fortuna di avere diverse testimonianze scritte, nate dalla penna di chi ha respirato l’aria di innovazione nell’ambiente delle corti partecipando alle feste principesche.

In questo contesto di rinascita gli umanisti riscoprono la cultura classica e il patrimonio del mondo antico. E con essi i testi teatrali della Grecia e della Roma del tempo che fu.

All’interno delle accademie i capolavori di un’epoca quasi dimenticata vengono riletti e studiati. Talvolta in lingua originale e successivamente tradotti in volgare per essere proposti al pubblico dell’era nascente.

Le scene accolgono quindi le opere di Plauto, Terenzio, Sofocle.

Contemporaneamente gli studiosi riscoprono la “Poetica” di Aristotele (334-330 a.C.) e il trattato “De Architectura” di Vitruvio (15 a.C.) il cui Libro Quinto è dedicato al teatro concepito come edificio autonomo destinato alle rappresentazioni dal vivo.

A partire dal 1455, grazie al genio del tedesco Johann Gutenberg, gli scrittori e i trattatisti potranno avvalersi di una delle più grandi invenzioni della storia, la stampa.

Conservare le opere e i trattati tecnici diventerà più facile e questo permetterà di diffondere il materiale in maniera capillare e non solo nel Paese in cui i testi vengono scritti.

Negli anni a venire vedono la luce opere quali “Quattro dialoghi in materia di rappresentazioni sceniche” di Leone de’ Sommi (fine anni Sessanta-inizio anni Settanta del ‘500) e Il secondo libro di prospettiva di Sebastiano Serlio (1545) in cui viene analizzata la scena prospettica di commedia e tragedia che caratterizza gli allestimenti del Cinquecento.

Le testimonianze dirette

Dopo aver assistito ad una festa in rappresentanza di un Principe che non poteva partecipare in prima persona, cancellieri e segretari di corte inviavano periodiche relazioni relative agli allestimenti.

Pagine dettagliate che descrivono gli spettacoli, le danze, le musiche con commenti personali circa l’apprezzamento dell’evento. Scritte sotto forma di lettera questi documenti riportano la data e i destinatari e ci permettono di immaginare la magnificenza di questi eventi nei minimi dettagli.

Al fianco di queste testimonianze troviamo le relazioni redatte dai tecnici dello spettacolo che in prima persona contribuiscono all’allestimento di una festa come scenografi e ideatori degli eventi.

Si tratta di documenti davvero preziosi, perché sono dettagliati resoconti della realizzazione dell’apparato scenotecnico, che mettono in risalto il lavoro svolto e il tempo speso per la realizzazione di feste magnifiche.

Le corti italiane diventano il fulcro di diffusione di questa nuova Primavera della cultura antica. Il Principe si avvale del teatro come status symbol, come strumento per identificare il proprio potere.

Rispetto al teatro medievale che si rivolgeva a tutta la comunità per avvicinare tutti al messaggio di Dio, il teatro del Rinascimento si rivolge ad una élite, ad una cerchia ristretta di persone invitate a corte dal reggente di turno.

Lungi dal coinvolgere le persone del popolo, i Principi prendono occasione da una ricorrenza festiva periodica come il Carnevale o da un’occasione particolare come un matrimonio, una nascita, un passaggio di un potente dalla città per organizzare una grande manifestazione ludica da offrire ai propri invitati scelti con grande cura.

Gli invitati non vengono più accolti nelle piazze cittadine – dove si svolgono ancora le Sacre Rappresentazioni – ma all’aperto nei grandi cortili privati del palazzo o al chiuso di una grande sala, allestita ad hoc per l’occasione.

La prima messinscena di cui abbiamo notizia è allestita nel cortile ducale della corte di Ferrara per il carnevale del 1486.

Da qui in avanti sarà un susseguirsi di spettacoli e feste che allieteranno il pubblico cortigiano, tutti caratterizzati da elementi che ritroviamo nelle corti del tempo.

Vediamo allora insieme quali sono le caratteristiche principali degli spettacoli teatrali del Cinquecento.

 

Il Teatro Rinascimentale

Nella maestosità dell’occasione festiva il teatro non si afferma come genere autonomo ma si inserisce dentro la festa. È un tassello di un puzzle che compone una totalità fatta di banchetti, danze, tornei cavallereschi, musiche e divertimenti strabilianti per il pubblico.

Non è il singolo evento che interessa ma la sua totalità che, nella sua magnificenza, riflette automaticamente la magnificenza del Principe.

Pur nella riscoperta dei grandi autori antichi, il teatro rimane attività marginale. 

La vicenda raccontata non interessa di per sé. In verità è solo un pretesto per esaltare il vivere urbano che ha nel Principe il suo reggente politico e che viene esaltata dall’uso di una scenografia che ricalca nel dettaglio scorci di città.

E non serve a molto che il testo venga scritto o volgarizzato da un autore famoso, quale può essere Ariosto o Machiavelli.

In questo contesto di corte vengono riconosciuti semplicemente come “uomini del seguito del Principe”, insieme agli altri cortigiani che per l’occasione si prestano a disegnare le scene o a interpretare le parti.

Non a caso la scansione in atti – cinque in tutto come da tradizione antica – è segnata dall’impiego di intermezzi e danze. Sebbene siano nati con la funzione di far rilassare gli spettatori tra un atto e l’altro finiscono per diventare il fulcro della messinscena.

Realizzati con grandiose trovate spettacolari e scenotecniche (impiego di carri issati in cielo, mostri che sputano fuoco) stupiscono lo spettatore facendo dimenticare quasi del tutto le vicende di servi e giovani innamorati che si alternano nella storia principale.

Sono proprio questi grandiosi intermezzi cantati e musicati a nascondere in germe il futuro genere del melodramma.

Gli Attori nel Teatro rinascimentale

Come avviene per le maestranze impiegate nella parte tecnica, anche gli attori non sono dei professionisti, ma dilettanti che fanno parte della cerchia dei fedeli del Principe.

Si tratta di persone che operano per il piacere del Principe e per il proprio, prestati al palco per l’occasione. E che magari, nel corso della giornata, partecipano anche alle altre tipologie di intrattenimento.

Sono tutti uomini. Dobbiamo aspettare ancora qualche anno prima di vedere sulla scena le donne, inserite nei gruppi di attori professionisti che dalla seconda parte del Cinquecento animeranno la Commedia dell’Arte.

 

La Scenografia degli spettacoli teatrali nel cinquecento

Rispetto ad un divertimento puro e semplice come una danza o un banchetto, il teatro diventa lo specchio della società e della centralità della figura del Principe.

Mentre la scenografia medievale presentava vari luoghi deputati nella loro pluralità, quella rinascimentale unifica la scena in un quadro solo, costituito da uno spicchio di città dipinto alle spalle degli attori sul fondo più corto della sala.

In un momento storico in cui il potere è nelle mani delle classi che vivono e operano nel centro cittadino, non stupisce che venga scelto proprio uno scorcio urbano. Una raffigurazione di una città astratta, con edifici generici che non individuano una città in particolare.

Nel prologo della Mandragola di Machiavelli si legge:

“Vedete l’apparato, qual ora vi si dimostra; quest’è Firenze vostra; un’altra volta sarà Roma o Pisa, cosa da smascellarsi dalle risa”.

Un fondale che può essere utilizzato per più opere!

La città riprodotta è una città ideale, con palazzi sempre sontuosi, simulati in marmo e realizzati in legno e stucco.

Tutto assume valore ideologico e di propaganda: quella che vedono gli invitati è la città di questo o quel Principe che, seduto in prima fila al centro, guarda se stesso guardando la città dipinta riflesso della città reale che regge politicamente.

Esemplare della scenografia del periodo è l’adozione della prospettiva.

La scena viene dipinta con un punto di fuga centrale sul quale lo sguardo converge. Osservando da lontano, lo spettatore gode di una profondità della visuale che strabilia lo sguardo.

Gli attori recitano senza avvicinarsi troppo al fondale per non rovinare l’effetto ottico. Contemporaneamente  utilizzano dei fabbricati/case con porte e finestre praticabili, che ricordano le mansiones del teatro medievale, poste nella parte più avanzata del palcoscenico verso il pubblico.

Nel 1514 la Calandria di Bibbiena viene rappresentata a Roma dopo il debutto l’anno prima a Urbino: sembra probabile che in questa occasione la scenografia presentasse diverse quinte poste in successione simmetrica consentendo agli attori di utilizzare sezioni più ampie di palcoscenico.

La scena prospettica crea stupore e meraviglia e pur trovandoci nei primissimi anni del Cinquecento continuerà a svilupparsi nei secoli a venire.

Nel Seicento barocco , per esempio, la scenografia verrà arricchita e impreziosita da “magie” spettacolari, diventerà trasformabile e amplierà il punto di fuga “all’infinito”.

 

 

 

Sezione del Teatro Olimpico di Vicenza. Sulla sinistra si nota la scena inclinata che serviva ad accentuare la prospettiva. Di Ottavio Bertotti Scamozzi, Pubblico dominio, Collegamento

Il Luogo Scenico

Abbiamo accennato al fatto che tutti gli eventi festivi vengono realizzati tra le mura del palazzo lontano, per così dire, da occhi indiscreti.

Per mettere in scena le opere teatrali con l’impiego delle scenografie, venivano realizzate strutture in legno provvisorie che venivano smantellate una volta finita la rappresentazione per dare spazio a un nuovo divertimento.

A guardar bene questa scelta sembra un paradosso: viene riscoperto il teatro greco e romano e l’opera di Vitruvio, ma si decide di non realizzare strutture permanenti adibite a teatro.

I Principi non ascoltano gli umanisti. Questi ultimi, infatti, riscoprendo il valore del teatro come cemento della comunità, chiedono la creazione di teatri stabili, in grado di accogliere i cittadini e ricomporre lo spirito comunitario.

Viene rifiutata l’idea di un teatro che possa riunire tutti e si imprime all’idea stessa del fare teatro un forte segno di classe che distingua i ricchi dal resto della società.

Solo alla fine del Cinquecento verranno costruiti i primi due teatri stabili che conosciamo.

Si tratta del Teatro Olimpico di Vicenza progettato nel 1580 da Andrea Palladio e inaugurato nel 1585 con una meravigliosa scenografia prospettica e praticabile realizzata da Vincenzo Scamozzi.

L’altro importante edificio è il Teatro di Sabbioneta costruito nel 1588 dallo Scamozzi su richiesta del Principe di Mantova.

Costruiti in edifici specifici con spazi ben delineati per il pubblico e per gli attori sulla tradizione dei teatri romani, sono un esempio dell’evoluzione futura del luogo teatrale che porterà con le dovute differenze alla costruzione dei teatri all’italiana del Settecento.

 

Teatro Olimpico (Vicenza)

La Scena del Teatro Olimpico di Vicenza. Di Didier DescouensOpera propria, CC BY-SA 4.0, Collegamento

Il Pubblico

Chi sono allora i fortunati che possono assistere a questi eventi?

Ai nostri tempi andare a teatro comporta quasi sempre l’acquisto di un biglietto, un lasciapassare per occupare una sedia di una platea o di un palchetto.

Nel Rinascimento per poter entrare nei sontuosi palazzi bisogna avere le conoscenze giuste. E sicuramente far parte di una ricca famiglia che ha rapporti politico-economici con l’organizzatore della festa o che con esso è imparentata.
Se la riscoperta del mondo antico coinvolge la parte artistica e creativa, l’idea che i Greci e i Romani avevano di far partecipare tutta la popolazione agli eventi è indubbiamente da scartare!

Quella a cui assistiamo è una vera e propria privatizzazione del teatro.

Il committente dell’evento coincide con il fruitore dell’evento stesso e decide chi far entrare nel suo palazzo e chi lasciar fuori, questi ultimi costretti ad accontentarsi delle Sacre Rappresentazioni che ancora vengono proposte nelle strade cittadine.

Gli invitati vengono coinvolti in prima persona nelle varie forme di intrattenimento. Danzano in gruppo, incitano i cavalieri dei tornei e alcuni recitano negli spettacoli!

Il resto degli spettatori si accomoda sulle scalinate provvisorie ad assistere alla rappresentazione. Il loro sguardo finiva sulla scena attirato dalla prospettiva e, allo stesso tempo, convergeva al centro della prima fila dove il Principe seduto attirava l’attenzione su di sé.

Unico spiraglio per il popolo di assistere a questa meravigliosa spettacolarità è rappresentato dai Cortei che solo occasionalmente venivano allestiti per commemorare alcuni eventi importanti della famiglia dei reggenti. Erano organizzati in percorsi rigidamente stabiliti che toccavano le vie e i punti simbolicamente più importanti della città, con l’impiego di apparati effimeri e sfilate con abiti di rappresentanza.

Un modo spettacolare per ricordare a tutta la cittadinanza la gloria del Principe. È una tradizione che viene portata avanti ancora oggi per i matrimoni delle famiglie reali, con la folla acclamante che inonda la città al passaggio delle carrozze.

 


Tu quando vorresti andare a teatro?

Se dovessi scegliere un periodo storico in cui poter catapultarmi per assistere ad uno spettacolo, probabilmente sceglierei proprio il Rinascimento delle corti.

Un insieme di eventi che si susseguono lasciando tutti a bocca aperta mettendo a disposizione musica, balli, spettacoli. In quell’occasione era quindi possibile conoscere l’estro di grandi artisti, le cui idee in campo scenotecnico e non solo hanno illuminato le menti delle generazioni future.

Il nostro viaggio termina qui, ti aspettiamo alla prossima partenza.

Non andremo molto lontano perché ci aspetta il variopinto mondo della Commedia dell’Arte che nasce nella seconda parte del Cinquecento!



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