Andare a teatro nel Medioevo

Dopo esserci meravigliati nei teatri dell’antica Grecia ed aver assistito agli spettacoli della Roma repubblicana, oggi vi porteremo nell’affollato mondo del Medioevo.

Salite in carrozza, si parte!

Il Teatro Medievale, tra Sacro e Profano

L’epoca che andremo a scoprire copre un arco di tempo molto ampio, tra la caduta dell’Impero Romano d’Occidente (476 d.C.) e la scoperta dell’America (1492).

Una lunga epoca densa di guerre, conquiste e morte ma che vede anche la fioritura di molti fenomeni teatrali e culturali.

È l’era della diffusione del Cristianesimo che, con ogni mezzo a disposizione, combatte la predominanza delle religioni pagane e il loro credo politeista.

Al centro della vita e della salvezza dell’uomo è Cristo con il suo insegnamento. E per imporre il nuovo Credo, laddove non arriva la semplice divulgazione verbale, può riuscirci lo spargimento di sangue.

I mille volti della cultura

In un lasso di tempo di circa 1000 anni diventa difficile ricostruire l’abbondanza di eventi di spettacolo che si sviluppano e si rafforzano indipendentemente gli uni dagli altri.

La maggior parte della documentazione che possediamo risale a periodi di gran lunga successivi alle rappresentazioni stesse. Si tratta, cioè, di testimonianze e iconografie pittoriche che descrivono eventi rappresentati molti anni prima.

Ad esempio, la miniatura realizzata da Hubert Cailleau nel 1577 in cui viene rappresentata la Passione di Valenciennes avvenuta nel 1547, è una memoria iconografica realizzata a trent’anni di distanza dall’allestimento!

Teatro nel Medioevo

Scenografia per la rappresentazione de “La Passione e la Resurrezione del Salvatore”, Dipinta Hubert Cailleau. – BnF Gallica: http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b55005970q, Public Domain, Link

 

Le forme di spettacolo che si sviluppano durante il Medioevo vedono alternarsi e intrecciarsi rappresentazioni di stampo religioso e profano. Rappresentazioni promosse dalla Chiesa ad altre fortemente osteggiate.

Nel Medioevo lo spettacolo è una ritualità che pone il pubblico dentro la rappresentazione e non davanti ad essa in una partecipazione passiva. Lo spettatore è coinvolto a 360°.

Per poter analizzare nel profondo il teatro medievale dobbiamo però liberarci dell’idea che abbiamo dello spettacolo così come lo conosciamo oggi.

Nel medioevo uno spettacolo non era un prodotto confezionato. Non c’erano un testo, un regista e un gruppo di attori. Lo spettacolo non avveniva in un edificio costruito appositamente per la rappresentazione.

Chi recitava non aveva di fronte un pubblico che ha scelto di propria iniziativa di sedersi in quel preciso teatro per assistere a quel particolare spettacolo.

Al contrario, nel Medioevo lo spettacolo invade le strade, le Chiese e i palazzi signorili.

La Chiesa nel Teatro Medievale

La Chiesa si insinua, con cerimonie ed eventi liturgici, nella società dell’epoca per essere parte integrante della vita collettiva. L’intento è unificare e legare l’intera comunità rafforzandone l’identità e, al tempo stesso, averla sotto controllo.

Se Cristo con la sua umanità ha reso visibile Dio, di per sé invisibile e non rappresentabile, la Chiesa decide di portare in scena alcuni eventi fondanti della vita di Cristo. Lo scopo è riattivare la memoria di quello che è stato e che ancora sarà, rendendo tutti protagonisti diretti della salvezza futura.

Ma se la Chiesa promuove alcune rappresentazioni, come si spiega l’opposizione verso molte forme teatrali?

Alle origini del Cristianesimo il mondo si trova a vivere un periodo di transizione dal caos del mondo pagano a quello morigerato del mondo cristiano. L’attacco della Chiesa si rivolge al modello socio-culturale promosso dalla magnificenza ed esuberanza dello spettacolo romano. L’accusa non riguarda lo spettacolo in sé ma i Ludi tardo imperiali che anziché fare memoria della verità, la alterano. Attraverso la messinscena di miti antichi queste forme spettacolari imitano il falso e lo mostrano fingendolo vero (illusione!), fino a sostituirlo quasi del tutto (inganno!).

I sensi degli spettatori che assistono passivamente risultano indeboliti. E le persone, imitando ciò che viene loro proposto, si lasciano andare a comportamenti immorali lontani dalla verità della Chiesa.

A finire sotto lo sguardo inquisitorio clericale sono tutti gli aspetti pregnanti dei Ludi, l’iperrealismo recitativo di mimi e pantomimi, l’esasperazione del racconto, la violenza dei gladiatori nelle arene. La Chiesa, infatti, inizia ad accettare il fiorire di forme spettacolari solo nel momento in cui si sviluppano nell’ambiente clericale.

E così, a partire dal X secolo nel mondo circoscritto dei monasteri prendono vita i primi drammi liturgici.

Primi nuclei narrativi

Un primo esempio di nucleo narrativo è dato dal Quem queritis, ovvero “Chi cercate?”

Si tratta di un ampliamento in forma di dialogo del canto del giorno di Pasqua, in cui si racconta la venuta delle tre donne al sepolcro di Cristo e l’annuncio da parte dell’Angelo della Resurrezione di Gesù. A concludere il tutto il canto del Te Deum intonato dal coro.

Lo spazio della chiesa si trasforma nel luogo santo e l’altare diventa il sepolcro.

Avviene così una sorta di messinscena. Con l’utilizzo di qualche oggetto di riconoscimento e qualche accenno recitativo, un monaco impersona l’angelo e gli altri tre le donne che si recano al sepolcro.

Si trattava di un momento importante nella vita dei monaci, visto che perfino nel libro delle regole dei benedettini – il Regularis Concordia – ne troviamo testimonianza.

Tra le strette mura dell’edificio religioso, i monaci diventano al tempo stesso attori e spettatori di queste cerimonie religiose a loro riservate.

Certo, non erano vere e proprie rappresentazioni teatrali, ma contenevano comunque il nucleo dei racconti che di lì a poco verranno celebrati tra le strade della città.

Ampliamento dello spazio scenico

Con il tempo, il racconto di questi momenti liturgici si arricchisce di tematiche, abbracciando anche le storie del Natale. Questo comporta una maggiore dilatazione creativa dei racconti e la conseguente necessità di ampliare i luoghi della rappresentazione.

Ben presto la Chiesa comprende l’impatto che questi racconti possono avere sulle coscienze dei fedeli. E così, dal ristretto e privato ambiente dei monasteri la rappresentazione si sposta nelle chiese già abitualmente frequentate dal popolo. Uomini di Dio in veste di attori allestiscono per i fedeli delle rappresentazioni. Lo scopo è chiaramente educativo e divulgativo.

In queste messinscene vengono raccontati episodi della vita di Gesù e dei Santi o viene declamato il Vangelo del giorno in occasione della Messa.

I monaci recitano in latino, una lingua non accessibile al popolo. Ma è la spettacolarità dell’evento inscenato che rende immediatamente comprensibile il racconto a qualsiasi spettatore. La rappresentazione si svolge all’interno della Chiesa ma  si sposta anche all’esterno, sul sagrato. La facciata della chiesa funge così da scenografia e gli ingressi dell’edificio diventano vie d’accesso per i monaci/attori.

Con il passare del tempo, gli spazi si moltiplicano prendendo il nome di luoghi deputati (in latino sedes o mansiones).

Ogni spazio rappresentava una diversa scena o ambientazione della vicenda, che permetteva ai chierici/attori di spostarsi da un luogo all’altro oppure addirittura di portare avanti simultaneamente due o più scene in ambienti diversi. Mentre la storia principale aveva luogo in uno degli spazi, si potevano vedere altri personaggi continuare ad agire negli altri. Questa organizzazione permette allo spettacolo di abbracciare lo spettatore, che si trova proprio in mezzo all’evento.

L’evoluzione del Teatro nel Medioevo

Con lo scorrere del tempo l’organizzazione delle città medievali si modifica. Assistiamo all’ascesa della classe borghese e mercantile che si organizza in corporazioni di arti e mestieri. Contemporaneamente, sul fronte religioso prendono vita le confraternite: gruppi composti da religiosi che decidono di portare fuori dalle mura della chiesa il messaggio di Dio. Saranno proprio le corporazioni laiche e le confraternite dei religiosi, a partire dal XII secolo, a prendere in mano l’organizzazione e la gestione delle liturgie teatrali.

Avviene così un salto di qualità rispetto a quanto era stato organizzato fino a quel momento.

Viene adottato l’uso della lingua volgare al posto del latino e vengono impiegati attori dilettanti che appartengono al mondo laico. Infine, gli spazi della chiesa vengono sostituiti da quelli della città.

Vengono scelte nuove storie da raccontare.

Non più la Resurrezione di Cristo, ma la sua Passione mettendo in luce l’umanità di un uomo che si sacrifica per il genere umano. E ancora le storie dei Santi raccontate nei Miracoli, in cui queste figure di uomini e donne speciali sono presentati quali intercessori e mediatori della grazia divina.

I sentimenti del popolo venivano toccati dal realismo e dall’umanità di questi racconti e le coscienze venivano rafforzate nel nome di un unico Dio.

Ovviamente il clero mantiene un ruolo fondamentale, continuando a sovrintendere l’organizzazione e a concedere gli spazi necessari per le rappresentazioni.

In una società proveniente da un substrato di credenze popolari e magiche, il controllo non può mai venir meno. Il rischio è quello di veder fuorviate le menti che potrebbero con troppa facilità lasciarsi andare alla carnalità e alla trasgressione.

Un teatro sempre più spettacolare

Tra XV e XVI secolo l’organizzazione degli eventi cittadini raggiunge l’apice della spettacolarità.

La grandiosità degli allestimenti richiedeva addirittura la presenza di un sovrintendente ai lavori. Era una figura pre-registica che coordinava gli eventi. Eventi che potevano avere una durata di più giorni. La già citata Passione di Valenciennes durò addirittura venticinque giorni!

Vengono scritti testi in volgare lunghi, articolati e ricchi di dettagli che richiedono un numero maggiore di luoghi deputati per essere raccontati al meglio.

Per colpire ancora di più l’occhio dei numerosissimi spettatori, le diverse strutture vengono realizzate in modo sempre più elaborato. Vengono poi disposte in modo tale da essere viste simultaneamente da tutti.

Non ci sono più poche mansiones utili a coprire il sagrato di una Chiesa. Vengono così allestiti venti o trenta piccoli scenari tutti differenti tra loro. In questo modo veniva coperta l’area di una piazza o di più strade cittadine.

Nella moltiplicazione degli scenari troviamo anche la realizzazione spettacolare del Paradiso e dell’Inferno.

Quest’ultimo veniva realizzato con l’utilizzo di grandi effetti scenografici: fuoco, fiamme e botole nel pavimento per far uscire il Diavolo!

A seconda dello spazio pubblico che le ospita, le mansiones vengono disposte in cerchio, collocate su palchi o carri. Oppure in linea retta, con il pubblico che segue fisicamente lo svolgimento dell’azione spostandosi da un luogo deputato ad un altro.

Nel momento in cui il testo recitato prevale sulla parte mimata, sembra che la disposizione più gettonata fosse proprio quella a cerchio.

In questo modo il pubblico poteva godere di una buona visione in qualunque posto si fosse sistemato. Con questa organizzazione dello spazio, l’azione scenica avveniva anche al centro dello spazio.

Lo studioso Henry Rey-Flaud nel suo libro “Le Cercle magique” del 1973, scrive che:

il Cerchio dei Misteri ricreerebbe il Cerchio Magico nel quale si ricomponevano le disarmonie del mondo” unendo tutti sotto un’unica coscienza.

Miniatura del Martirio di Santa Apollonia, di Jean Fouquet. (Fonte: Wikipedia)

 

Per farti un’idea su questo tipo di disposizione puoi osservare la miniatura del Martirio di Santa Apollonia realizzata da Jean Fouquet tra il 1452 e il 1460.

Il pubblico prende posto in piedi e a sedere tra le logge mentre al centro della scena la Santa subisce la tortura.

Intorno alla scena principale altre logge ospitano i musici alternati ai luoghi deputati al racconto. Sul lato destro, con in mano una bacchetta, puoi vedere il maestro di cerimonia, il coordinatore della rappresentazione.

Il Teatro Laico Medioevale: Giullari e Musici

Il Medioevo non è però solo sacre rappresentazioni! Accanto  ad esse si anima il mondo dei giullari.

Mimi, saltimbanchi, buffoni, musici, giocolieri, venditori di filtri d’amore si esibiscono in quelle stesse strade e piazze in cui prendono vita gli spettacoli religiosi. Talvolta è anche possibile vederli impegnati in quelle stesse rappresentazioni, magari come diavoli che animano l’Inferno.

I giullari però vivono spesso in una condizione di anonimato e marginalità. La Chiesa, infatti, addita la loro professione come moralmente sconveniente e socialmente pericolosa.

Il giullare viene infatti marchiato come:

  • Girovago (vagus), privo di una dimora e di una collocazione socialmente riconosciuta.
  • Vano (vanus), con un mestiere inutile e improduttivo, finalizzato all’illusione e all’effimero.
  • Turpe (turpis) poiché la sua azione mimica, caratterizzata da un registro comico e grottesco, corrompe gli animi e l’equilibrio del corpo così come era stato creato da Dio.

Non tutti i giullari però restano fermi davanti a queste accuse.

Forti del fatto di essere molto capaci in una determinata arte, alcuni esponenti più colti si uniscono in piccole compagnie o in confraternite dando vita ad un vero e proprio professionismo teatrale.

Nascono così autori di componimenti musicali. Alcuni musici si specializzano nell’uso degli strumenti a corda, altri diventano famosi nella declamazione delle saghe epico-cavalleresche.  Altri ancora riescono a trovare una collocazione stabile a corte, sotto la protezione di alcune potenti famiglie come animatori di feste e banchetti.

Il pubblico delle piazze prima e delle corti poi apprezza sicuramente questa spettacolarità libera dal controllo della Chiesa. Per una volta non viene raccontata la vita di Cristo o di un Santo, ma grazie alla musica, ai balli e alla giocoleria gli spettatori vengono finalmente catturati e trascinati nella girandola del divertimento!

 

L’importanza della Recitazione nella Storia

Anche se il medioevo è considerata una delle età più buie della storia dell’uomo, il teatro è sempre stato presente. Il bisogno di raccontare storie, siano esse miti e leggende pagane o insegnamenti religiosi è innato nell’essere umano e lo sarà sempre.

Può cambiare la forma, il modo, il mezzo…ma l’atto di impersonare un personaggio per raccontare in modo avvincente una storia agli altri non ci abbandonerà mai.

Ogni volta che saliamo su un palco e recitiamo una parte, oppure andiamo a teatro (ma anche al cinema), ricreiamo la stessa identica dinamica che si ripete da migliaia di anni in ogni civiltà umana: chi racconta una storia e chi la ascolta.

 

Ti diamo appuntamento al prossimo articolo sulla Storia del Teatro: prepara il tuo abito migliore, ti porteremo a meravigliarti tra le corti principesche del Cinquecento!

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