Quando sei un drammaturgo di estremo successo, diventi un’ispirazione per chi viene dopo di te e continui a vivere nelle loro opere per sempre.

È quello che è successo a William Shakespeare, che grazie alle sue straordinarie opere teatrali è diventato immortale.

E ancora oggi è fonte di ispirazione.

Gli intrecci e i personaggi a cui ha dato la luce sono così potenti da rivivere nelle trame e nei protagonisti delle produzioni teatrali e cinematografiche più svariate.

I più informati potrebbero controbattere che, in verità, Shakespeare per moltissimi dei suoi drammi si sia a sua volta ispirato a storie e racconti di altri autori.

Ma è innegabile che è stato il suo sapiente uso della parola a rendere uniche quelle vicende, a renderle così autentiche.

La cosa più curiosa è che per diventare immortale al Bardo è bastata una carriera teatrale di appena vent’anni.

È infatti racchiusa in due decenni tutta la sua produzione teatrale: scrisse la sua ultima opera, l’Enrico VIII, intorno al 1613. Dopo decise di ritirarsi a vita privata, lasciando Londra per andar a vivere in provincia assieme alla moglie.

Da allora, il nostro Will non ha più scritto neanche una riga, ma tanto è bastato perché diventasse lo Shakespeare che tutti noi conosciamo e amiamo.

 

 

 

Cinque film che si ispirano a Shakespeare.

Shakespeare non solo rivive sotto i riflettori delle messinscene dei teatri di tutto il mondo, ma fa sentire la sua magica presenza anche nella penombra delle sale cinematografiche.

Moltissimi sono infatti gli sceneggiatori e i registi cinematografici che hanno voluto trasportare sul grande schermo le opere immortali del Bardo.

Da quando è nato il Cinema sono state realizzate centinaia pellicole la cui sceneggiatura è una trasposizione dell’Amleto.

Centinaia.

E parliamo di una sola delle sue opere teatrali.

Numeri simili ci sono anche per Otello e Romeo e Giulietta, ad esempio.

Ma io non voglio parlarvi delle pellicole che hanno trasportato sul grande schermo le opere teatrali di Shakespeare, magari lo faremo un’altra volta.

Voglio invece parlarvi e farvi conoscere quei film che hanno una sceneggiatura originale che si ispira ad una o più opere teatrali di Shakespeare.

Prodotti cinematografici che, seppur siano totalmente differenti tra di loro, hanno in comune il fatto di aver disseminato nel corso della trama citazioni e omaggi al Bardo, a volte non sempre facili da scovare.

È arrivato quindi il momento di mettersi comodi, perché le luci in sala si stanno spegnendo e stanno per partire i titoli di testa.

Stiamo per assistere a cinque film, di generi differenti, che hanno in comune un grande protagonista: William Shakespeare.

 

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1. Il Musical.

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Di BroadwaySpainOpera propria, CC BY-SA 4.0, Collegamento

Iniziamo il nostro pomeriggio al cinema con un film del 1961. Un musical che ancora oggi è di grande successo e che ha vinto ben 10 Premi Oscar.

Sto parlando di West Side Story, diretto da Jerome Robbins e Robert Wise.

I due registi, dopo quattro anni di successi e repliche ininterrotte a Broadway, vollero provare a portare sul grande schermo West Side Story.

Se da una parte erano convinti della potenza evocativa della trama, dall’altra avevano non pochi timori circa la resa sullo schermo dei balletti. Sul palcoscenico, infatti, grazie anche alla scenografia e alle musiche, i balletti contribuivano a dar grande freschezza e intensità all’atmosfera generale dello spettacolo.

Per fortuna i due non si sono mai dati per vinti, regalandoci una delle pellicole più importanti della storia del Cinema. West Side Story nel 1997 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.

Buona parte del merito di questo grandissimo successo è ovviamente del nostro William Shakespeare.

 

 

ALLARME SPOILER!

Se non hai ancora visto West Side Story (non hai mai visto west side story?!?), non voglio rivelarti il finale.

Quindi prima guardati il dvd e poi torna a trovarci!

Intanto salta al prossimo punto della lista.

 

La trama di West Side Story non è infatti la solita storia d’amore, con annesso lieto fine, che spessissimo troviamo nei musical. West Side Story, seppur con originalità, prende a piene a mani la sua vicenda da quella di Romeo e Giulietta.

Protagonisti di West Side Story sono due giovani innamorati, Maria e Tony, appartenenti a due gang rivali di New York. A rendere, purtroppo, terribilmente attuale la vicenda è il tema del razzismo. La gang di Maria è, infatti, portoricana e gran parte della loro rivalità verte appunto proprio su questo.

Esattamente come Romeo e Giulietta, anche Maria e Tony sfidano la realtà di odio e rivalità che li circonda, dando voce al loro amore. E come avviene per Romeo e Giulietta, per quanto il loro amore sia vero e autentico, non è abbastanza forte. La loro fine sarà tragica, anche se hanno creduto fino in fondo di avere la possibilità di essere felici, insieme.

La potenza dell’amore infelice, mututato da Shakespeare, insieme allo sfondo di una New York City dominata dal razzismo hanno contribuito a dar una nuova veste al musical statunitense, che da lì a poco inizierà ad abbandonare le tematiche frivole e senza sostanza che il musical aveva assunto fino a quel momento.

Probabilmente il pezzo musicale che meglio rappresenta l’atmosfera e il messaggio di speranza del film è Somewhere.

In questa canzone Tony e Maria esprimono l’incrollabile speranza di poter vivere la loro storia d’amore senza paura.

La stessa identica speranza che alimenta i cuori innamorati di Romeo e Giulietta e che in West Side Story si arricchisce anche della speranza di un mondo migliore, senza il razzismo.

 

 

 

 

 

 

2. Il Film d’Animazione.

Asciughiamoci le lacrime che Tony e Maria, mannaggia a loro, ci hanno fatto versare e tuffiamoci nel mondo colorato che solo i film d’Animazione sanno donare.

È infatti arrivato il momento di godersi uno dei migliori film Disney che siano mai stati realizzati, Il Re Leone.

Correva l’anno 1994 quando nelle sale cinamatografiche di tutto il mondo veniva proiettato per la prima volta la storia di Simba.

Si tratta del primissimo film targato Disney la cui sceneggiatura è originale e non si riferisce esplicitamente ad una creazione letteraria precedente.

Il fatto curioso è che in pochissimi, all’interno della fabbrica dei sogni Disney, avrebbero scommesso sul Re Leone.

Molti sceneggiatori e registi non erano riusciti a capire l’enorme successo che la pellicola avrebbe avuto. E la grandissima maggioranza degli animatori Disney, infatti, decise di impegnarsi sulla lavorazione di Pocahontas, pensando che fosse un film decisamente più promettente.

Fortunatamente per noi, qualcuno dei geni della Disney si impegnò a fondo per realizzare quello che è, a tutti gli effetti, uno dei migliori prodotti Disney.

Gli sceneggiatori hanno infatti creato una vicenda che si pone in netto distacco rispetto alle sceneggiature dei cartoni animati Disney precedenti. Ne Il Re Leone non c’è nessun castello e nessun principe o principessa. A dire il vero, non c’è neanche un essere umano. Protagonisti  assoluti sono gli animali della savana e “il cerchio della vita”, letit motiv di tutto il film.

 

Re Leone e amleto

Uno dei fotogrammi più famosi del Re Leone, tratto da Wikipedia (Di Alexdevil, Copyrighted, Collegamento)

 

Per stessa affermazione degli sceneggiatori, la trama di Il Re Leone si ispira in parte all’Amleto di Shakespeare.

maglietta amleto shakespeare

Quali sono le parole più usate nell’Amleto di Shakespeare? Sfoggiale con questa maglietta!

Simba è chiaramente Amleto.

Come accade per il giovane principe di Danimarca, suo zio uccide suo padre e ne prende il posto come Re.

Scar, lo zio di Simba, è crudele, avido e pronto a tutto pur di ottenere il potere, esattamente come il Re Claudio di Amleto. E come quest’ultimo, non si pentirà mai delle sue malefatte.

Ad eccezione di questi evidenti richiami, la storia di Simba procede in modo differente rispetto a quella di Amleto.

Ma il motivo principale dell’Amleto è, a mio avviso, lo stesso di quello di Il Re Leone.

In entrambe le trame, al centro della vicenda c’è la tematica del riscatto come autodeterminazione.

Simba, proprio come Amleto, ad un certo punto della sua esistenza decide di vendicare l’omicidio del padre. Vuole riscattarne il buon nome, ma allo stesso tempo la sua vendetta contro lo zio è anche un modo per riaffermare se stesso.

Poi certo, l’epilogo di Amleto è decisamente più tragico, ma allo stesso modo Simba e il Principe di Danimarca “mettono le cose a posto” e riescono a vendicare il padre ucciso.

La clip che di seguito potrete vedere è quella in cui Simba incontra lo spirito di suo padre (magistralmente doppiato, in italiano, dal grandissimo Vittorio Gassman).

Sebbene i due abbiano un dialogo differente rispetto a quello che Amleto ha con lo spirito di suo padre, ritengo che sia comunque un’ulteriore omaggio che gli sceneggiatori Disney hanno voluto fare al nostro William.

 

 

 

 

 

 

3. Il Film Generazionale.

 

Stavolta vi faccio ridere, promesso!

È arrivato il momento di assaporare una pellicola leggera e fresca che si annovera nel genere del Film Generazionale statunitense, tipicamente anni novanta.

10 cose che odio di te ha infatti per protagonisti dei liceali di una qualunque provincia statunitense e in parte è ambientato all’interno di uno dei tantissimi college americani.

Molto di questo film è qualcosa di già visto, così già visto da risultare banale agli occhi di molti.

Ma a renderlo invece qualcosa di cui tener nota c’è il cast.

Nel film troviamo agli albori della loro carriera alcuni degli attori hollywoodiani più importanti e famosi: Julia Stiles, Joseph Gordon-Levitt e il compianto Heath Ledger.

E questo, naturalmente, è già un punto a favore del film.

A differenza della grandissima maggioranza delle commediole americane, 10 cose che odio di te sa farti ridere senza scadere in battute volgari e piene di parolacce.

E, cosa che ci interessa di più, la trama è ispirata alla divertente commedia La Bisbetica Domata del nostro William Shakespeare.

E d’altronde già il titolo è un omaggio alla commedia, essendo un verso di una poesia pronunciata da uno dei personaggi.

Ma i richiami a Shakespeare non finiscono qui.

Ad esempio le sorelle Stratford, le due protagoniste del film, ricordano per i loro nomi e caratteri le due sorelle Shakesperiane di La Bisbetica Domata. E inoltre quel cognome, Stratford, ci porta subito alla mente la città natale di William: Stratford-upon-Avon.

 

Nel film statunitense, diretto da Gil Junger, abbiamo Kat e Bianca.

Due giovani sorelle, entrambe molto carine ma dal carattere diametralmente opposto. Kat è una ragazza scorbutica e irascibile che allontana i ragazzi da sé con il suo brutto carattere. Al contrario Bianca è decisamente più dolce e riesce a farsi benvolere da tutti.

Kat e Bianca sono la versione moderna e adolescenziale delle sorelle Caterina e Bianca di Shakespeare.

Caterina, esattamente come Kat, è nota per il suo carattere scontroso, mentre Bianca è considerata da tutti dolce e gentile e perciò benvoluta dalla comunità.

Ad animare le fila della vicenda, sia nel film che nella commedia di Shakespeare, è l’amore.

E sarà proprio la corte sfrontata di un ragazzo ad ammorbidire il difficile carattere di Kat, esattamente come avviene per la Caterina di Shakespeare.

Infine, è lo stesso nome del personaggio di Heath Ledger a essere, in qualche misura, un omaggio a Shakespeare: Patrick Verona. La parola Verona ci fa subito ricordare la storia di Romeo e Giulietta, ambientata proprio in questa città.

Giusto perché sono un’eterna innamorata di Heath Ledger, vi voglio riportare proprio la scena in cui Patrick Verona fa una serenata a Kat. Così sogniamo un po’ tutte ad occhi aperti…

 

4. Il Docu-film

 

Lasciamoci alle spalle l’atmosfera leggera e allegra di 10 cose che odio di te, per addentrarci nell’atmosfera cupa e grigia del carcere di Rebibbia attraverso il docu-film dei fratelli Taviani, Cesare deve morire.

Come suggerisce il titolo stesso, il collegamento con Giulio Cesare, il dramma storico di Shakespeare, è forte ed evidente.

Tuttavia, anche stavolta, non siamo di fronte ad un film che vuole trasportare sul grande schermo l’opera immortale del Bardo.

Siamo invece di fronte ad un docu-film attraverso il quale i fratelli Taviani ci fanno conoscere i laboratori teatrali condotti all’interno del carcere di Rebibbia.

Le persone che vediamo sullo schermo non sono quindi attori che interpretano detenuti, ma sono carcerati veri. Quello che vediamo è tutto vero, è tutto reale.

Assistiamo perciò alle prove che il regista Fabio Cavalli porta avanti nel giro di sei mesi con i suoi detenuti-attori. E possiamo constatare, con i nostri occhi, quanto la forma d’arte del Teatro possa essere per i detenuti un’occasione per dare voce, in modo costruttivo, alle passioni e al dolore che hanno dentro. E d’altronde abbiamo già parlato di questo argomento nel nostro articolo “Il Teatro in carcere“: l’Arte può essere un veicolo di riscatto per i detenuti.

In questo modo, Shakespeare attraverso il suo Giulio Cesare aiuta i detenuti a scavare dentro se stessi, a liberarli dalla loro stessa condizione di detenuti. Solo quando recitano le parole di Shakespeare si sentono vivi e liberi.

Emblematica, in questo senso, è la frase detta da uno dei carcerati che ha partecipato al laboratorio teatrale di Cavalli: “Da quando ho incontrato l’arte, questa cella è diventata una prigione

Parole dure e pesanti che però riassumono bene il messaggio del film.

E infatti i fratelli Taviani, volutamente, non danno nessun giudizio su carcerati protagonisti della pellicola (tutti detenuti con pene superiori ai quindici anni) e di loro ci vanno vedere praticamente solo i momenti delle prove.

Quasi tutto ciò che è al di fuori del laboratorio teatrale viene infatti precluso allo spettatore. Non ci interessa. Non deve interessarci, perché tutta la nostra attenzione deve rivolgersi al loro lato più vero e autentico che i carcerati esprimono attraverso i versi del Bardo.

La clip che voglio farvi vedere è quello relativo al famosissimo monologo di Antonio, recitato da uno dei detenuti. Buona visione!

 

5. Il Film d’Amore

 

Non potevo non mettere anche il film che, più di altri, ha proprio Shakespeare come protagonista: Shakespeare in love.

Si lo so, qui è ovvio che il film sia ispirato a Shakespeare e a Romeo e Giulietta…ma adoro questo film e ve ne voglio parlare! 🙂

 

Era il 1998 quando Joseph Fiennes prestò il suo volto ad un giovane Shakespeare incredibilmente a corto d’ispirazione per la sua tragedia più famosa, Romeo e Giulietta.

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Come potete facilmente intuire, io che già amavo Shakespeare, fui letteralmente rapita dalla visione di quel gran bell’attore di Joseph che vestiva i panni del mio drammaturgo preferito.  E ho, naturalmente, invidiato con tutta me stessa la Paltrow, musa e amante del caro Will!

Ma… procediamo con ordine. La trama di Shakespeare in Love si articola su due piani, la realizzazione e messinscena di Romeo e Giulietta e la storia d’amore tra William Shakespeare e la sua musa ispiratrice, una nobildonna di nome Viola De Lesseps. Nome evocativo, che ci ricorda da vicino la protagonista della commedia “La dodicesima notte”.

Assistiamo quindi a una sceneggiatura matrioska, in cui i due filoni narrativi si alimentano a vicenda e sono legati tra loro a doppio filo.

Da una parte abbiamo lo Shakespeare drammaturgo e dall’altra lo Shakespeare innamorato. Un dialogo ininterrotto attraverso i quali i due filoni narrativi si mescolano e si sovrappongono.

E alla fine può succedere che sia difficile distinguere le parole dello Shakespeare innamorato da quelle dei versi di Romeo e Giulietta. Un disorientamento sicuramente voluto, ma nel quale è dolce perdersi mentre ci ritroviamo a guardare lo schermo con gli occhi a cuoricino.

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Quanto alla verosimiglianza delle vicende biografiche di Shakespeare raccontate nel film, probabilmente c’è poco da dire o da obiettare. La vita del nostro drammaturgo è talmente avvolta nel mistero, che possediamo ad oggi pochissimi elementi per delinare con chiarezza cosa ha fatto realmente e cosa invece è frutto di leggende metroplitane.

Ma ai fini della storia, la cosa non è poi così importante. Quel che viene fuori nella pellicola è la straordinaria poesia delle parole di Shakespeare e tutto il resto non conta.

La clip che vi propongo mette in luce quel che vi ho detto poco più su: lo Shakespeare innamorato che si sovrappone e si mescola con lo Shakespeare drammaturgo.

Ed è subito magia…

 

 

 

 

Conosci altri film ispirati a Shakespeare e alle sue opere?

Come testimoniano i tantissimi film ispirati o tratti dalle opere del Bardo, Shakespeare non è qualcosa di vecchio e datato.

Le sue opere sono ancora al passo coi tempi.

E lo sono, perché attraverso la poesia della sua parola il Bardo ha creato uomini e donne dalle passioni vere e profonde. Ci ha analizzato fin nel dettaglio e ci ha messi nero su bianco, nei suoi versi.

Non possiamo non amarlo.

E non possiamo non far parte del gruppo facebook targato Teatro per Tutti, Shakespeare Italia.

Quali sono i film ispirati a Shakespeare o ad una delle sue opere che preferisci?

Scrivilo nei commenti!

Alla prossima! 😉

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