Il bello di essere Grandi Artisti è essere ricordati per lungo tempo, se non per sempre.

I Grandi Artisti, quelli che hanno fatto la storia, riescono a sconfiggere la morte in qualche modo. E diventano immortali.

Questa è una cosa che si sa, che probabilmente si dà quasi per scontata.

Ma qualche giorno fa mi sono resa conto di quanto questa sia una verità assoluta.

Ero al pc, con mia figlia di tre anni seduta di fianco a me, a disegnare con i pennarelli.

Stavo raccogliendo qualche informazione sul grande e inimitabile Totò, quando mi capita davanti un video in cui il Principe della Risata si esibisce in qualche sua performance comica.

Ero concentrata sul video, quindi non mi ero resa conto che anche la mia piccina stava guardando il video.

E poi la sento ridere. Ridere di gusto, ad una delle gag di Totò.

Una di quelle dove non importa capire per bene cosa dice, perché basta la sua faccia per scoppiare in una risata.

Mi volto a guardare la mia bimba e le chiedo “Ti piace il tato?”  e la sua risposta, spontanea e sincera è stata “Sì, tanto! fa ridere!”

Totò è immortale. Si sa. Ma vedere una piccoletta di tre anni che ride a crepapelle ad uno dei suoi sketch, nel 2018 di fronte ad un pc, te lo fa capire ancora meglio.

Inutile dirvi che, una volta finita la gag, ha voluto rivederla almeno una decina di volte. E ogni volta ha riso come se la vedesse per la prima volta.

E così, ho deciso di raccogliere sei delle scene più divertenti dei film di Totò.

Un ottimo modo per ricordare e omaggiare il Principe della Risata, non trovate?



Le 6 scene più divertenti dei Film di Totò

Siete pronti per ridere fino alle lacrime?

Alla fine di questo articolo avrete passato una splendida mezz’ora, ve lo assicuro!

Cominciamo!

 

1. Totò e i re di Roma.

Una delle scene di un film di Totò che più mi fanno ridere è quella in cui Antonio De Curtis recita al fianco di un altro “mostro” della comicità, Alberto Sordi.

La scena è  tratta dal film “Totò e i re di Roma” la cui regia è stata curata dai grandi Steno e Monicelli.

Se non l’hai mai visto, rimedia subito!!!

La trama.

La trama vede Totò interpretare Ercole Pappalardo, un archivista capo al Ministero, in attesa della tanto desiderata promozione e della nomina a cavaliere. Una sera però a teatro, a causa di uno starnuto, colpisce inavvertitamente il suo diretto capo, il ministro “Sua Eccellenza” Langherozzi-Schianchi. Da questo momento per il povero archivista capo iniziano i guai e la promozione diventa un sogno che sfuma. Per conservare poi il suo posto di lavoro, deve fare un esame per prendere almeno la licenza elementare. Ed è in occasione degli esami che Alberto Sordi e Totò danno vita ad una scena decisamente divertente.

Alberto Sordi, nell’unico film che interpreta in coppia col grande Totò, recita la parte di un odioso maestro elementare. Durante l’esame, il maestro farà di tutto per mettere in difficoltà il povero archivista capo. Pappalardo, infatti, non riesce a superare l’esame e viene perciò licenziato. Non potendo più mantenere la sua famiglia, Ercole decide di morire, in modo da apparire in sogno a sua moglie e darle i numeri vincenti da giocare al Lotto.

Giunto nell’aldilà, l’ex archivista scopre che il mondo dei cieli non è poi così diverso da quello terreno, pieno di uffici e burocrazia. Capisce che non è in regola per poter dare i numeri vincenti in sogno a sua moglie, e decide di appropriarsene in modo illecito. Riesce ad apparire in sogno alla moglie e a comunicarle i numeri vincenti, ma viene scoperto. Condotto di fronte al Padreterno che dovrebbe punirlo, quando quest’ultimo viene a sapere che in vita Pappalardo ha lavorato per trent’anni al Ministero, lo grazia e lo manda in Paradiso.

“Tu sei stato per 30 anni impiegato statale? In Paradiso!”

Curiosità.

La sceneggiatura del film è ispirata a due racconti di Anton Checov, “La morte dell’impiegato” e “Esami di promozione” che vengono fusi insieme per dar vita a questo film, il cui titolo “Totò e i re di Roma” fa riferimento ad una delle domande dell’esame elementare di Pappalardo.

La critica del tempo fu piuttosto dura nei confronti di questo film, ma non è cosa di cui stupirsi, visto che molti critici cinematografici contemporanei a Totò non riuscirono a coglierne la grandezza.

Il film, inoltre, subì diverse censure, già prima che fosse finito di essere montato. Il titolo subì una modifica prima di accedere nelle sale, per esempio. In origine, infatti, il titolo del film di Steno – Monicelli avrebbe dobuto essere “E poi dice uno…” in riferimento ad una frase che Totò nel corso del film pronuncia spesso “E poi dice uno che si butta a sinistra…!”.

Inoltre, nella scena che ho riportato, una risposta del povero Pappalardo è stata cambiata. Se fai attenzione al labiale del grande Totò, potrai renderti conto che non corrisponde alla risposta “Bartali” che si sente dare, quando Sordi gli domanda “Qual è il nome di un pachiderma?”. La risposta infatti è stata doppiata da una voce diversa da quella di Totò. Prova a leggere il Labiale di Totò, te ne accorgerai.

Pare infatti che in realtà Pappalardo avesse risposto “De Gasperi”…

Ho scelto questa scena, perché chi non ha mai voluto almeno una volta nella sua vita, picchiare un professore o un esaminatore? Soprattutto se odioso come il maestro Pallocco, magistralmente interpretato da un bravissimo Sordi! 😉

 

2. Miseria e Nobiltà.

Non potevo non mettere in questa mia personale raccolta, anche una scena dal film “Miseria e Nobiltà“, un perfetto connubio tra Teatro e Cinema.

Miseria e Nobiltà è un film che traspone sul grande schermo la famosa commedia di Eduardo Scarpetta. Il film di Mattoli infatti è in grandissima parte fedele al testo teatrale, omaggiando così il teatro napoletano.

La trama.

Felice, interpretato da Totò, è uno scrivano che assieme al fotografo Pasquale non se la passa benissimo. I due, insieme alla moglie e alla figlia di Pasquale, vivono infatti in povertà nella Napoli del 1890.

Un giorno però la fortuna sembra bussare alla loro porta. Il marchesino Eugenio infatti si reca da Felice e Pasquale per chiedere loro una mano.

Eugenio vorrebbe sposare Gemma, una ballerina figlia di un ex cuoco, arricchitosi dopo aver ereditato le ricchezze di un nobile, per cui lavorava.

Il padre del marchesino non acconsente alle nozze, perché Gemma non è aristocratica. Eugenio chiede quindi a Felice e Pasquale, nonchè alla moglie e alla figlia di quest’ultimo, di fingersi parenti nobili di Gemma, in modo che suo padre possa acconsentire alle nozze.

Felice e Pasquale accettano e da questo momento in poi la trama è costellata da scambi di persona ed espedienti comici che rendono il film decisamente piacevole e divertente.

Curiosità.

Il film, come detto in precedenza, è in grandissima parte molto fedele al testo teatrale di Scarpetta . Mattoli ha solo aggiunto qualche scena in più, e alcuni sketch di Totò.

Questa non è comunque l’unica trasposizione cinematografica di “Miseria e Nobiltà”. Ne esiste una precedente forse meno famosa, del 1941, diretta da Corrado D’Errico, e interpretato tra gli altri dal figlio di Eduardo Scarpetta, Vincenzo.

Ovviamente la scena icona di questo film, non poteva che essere quella degli spaghetti!

3. Totò, Peppino e la Malafemmina.

Nel 1956, per la regia di Mastrocinque, venne girato un film che in pochi anni è diventato un vero e proprio cult della comicità italiana, “Totò, Peppino e la Malafemmina“.

In questo film la travolgente comicità di Totò ben si sposa con l’estrosità di un attore teatrale e comico dal cognome decisamente importante, Peppino De Filippo. Fratello minore di Eduardo De Filippo, grande amico di Totò (in questo articolo abbiamo parlato dell’amicizia tra Eduardo e Totò).

La trama.

Totò e Peppino in questo film interpretano due zii molto preoccupati per la sorte del loro nipote. Quest’ultimo infatti è un giovane studente, che abbandona l’Università per seguire in tournèe un’attrice di una compagnia teatrale.

Totò e Peppino sono convinti che la ragazza sia in realtà una poco di buono, una “Malafemmina” appunto. I due quindi decidono di seguire il nipote e lasciano, per la prima volta nella loro vita, il paesello dove sono nati e cresciuti per andare a Milano.

Da questo momento in poi iniziano le loro peripezie, che danno vita ad alcune delle scene più esilaranti del cinema comico italiano.

Curiosità.

Come spesso capita, non sempre ci si rende conto della grandezza che abbiamo di fronte. E’ il caso del critico del quotidiano “Avanti!” che stroncò, come molti altri, il film di Mastrocinque con queste parole:

“Una farsa grossolana urlata in dialetto napoletano dalla prima all’ultima scena. […]

E’ avanspettacolo e fumetto della peggior qualità, né la presenza di bravi attori come Totò e Peppino De Filippo si fa sentire, almeno sul piano della buona recitazione”

 

E’ superfluo aggiungere che, dato l’enorme successo, le critiche successive furono assai più benevole, riconoscendo la grandezza di questo film comico.

Era d’altronde, inevitabile!

L’affiatamento tra Totò e Peppino fu tale, che i due spesso non avevano bisogno di seguire il copione per creare scene esilaranti.

Anzi, moltissime delle numerose gag presenti nel film sono state aggiunte e improvvisate dai due, che ritenevano la sceneggiatura poco d’impatto a livello comico.

Una testimonianza di Ettore Scola, che nel film ricoprì il ruolo di Aiuto Regista, ci dice che la famosissima scena della lettera fu praticamente del tutto improvvisata!

Sembra, infatti, che questa celebre scena non fosse neanche presente nel copione e che fu proposta proprio da Ettore Scola, autore di diverse gag presenti nel film.

Che la scena sia stata improvvisata si può forse intuire dalla scena stessa. Si può notare infatti che quasi tutta la seconda parte della lettera viene sovrascritta più volte sull’ultima riga del foglio su cui Peppino scrive. Segno che, forse, non era stata prevista una lettera così lunga!

Questa scena è rimasta così impressa nella storia del cinema comico italiano, che vanta numerosi rivisitazioni e omaggi in film e spettacoli successivi.

Tra questi, forse l’omaggio più famoso è quello fatto da Roberto Benigni e Massimo Troisi nel film “Non ci resta che piangere”, quando i due scrivono a Savonarola.

4. Totò, Peppino e i Fuorilegge.

Dopo il grandissimo successo di “Totò Peppino e la Malafemmina”, nello stesso anno Mastrocinque diresse un altro film, con un cast quasi del tutto identico.

E con l’aggiunta della grande Titina De Filippo, sorella di Peppino e Eduardo.

Con un trio di grandi attori come Totò e i due fratelli De Filippo, il successo e le risate sono assicurate, perciò non poteva certo mancare in questa mia classifica anche una scena tratta da “Totò, Peppino e i fuorilegge“.

La trama.

Qui Totò interpreta Antonio, un uomo decisamente poco dedito al lavoro e al guadagno. Sposato con Teresa (Titina De Filippo), una donna estremamente ricca ma molto tirchia, viene tenuto a stecchetto dalla moglie.

Antonio, esasperato da questa situazione, si fa aiutare dal suo migliore amico, Peppino De Filippo, per rubare i soldi della moglie. Con la sua complicità si finge quindi rapito da un pericoloso criminale, Ignazio “Il Torchio”, e chiede cinque milioni di riscatto alla moglie. Ricevuti i soldi, i due sperperano tutto il denaro, andando per locali e night club a Roma.

Ma Teresa viene a scoprire della cosa attraverso la tv e ad Antonio non resta che chiedere perdono alla moglie. Il destino, beffardo, vuole però che Antonio venga rapito, veramente stavolta, da “Il Torchio”.  Teresa tuttavia è convinta che sia una nuova trovata del marito e non vuole assolutamente pagare il riscatto.

Sarà solo con l’aiuto della figlia, che Antonio verrà liberato. Ma Teresa non accetterà di nuovo il marito in casa, fino a quando quest’ultimo non si troverà finalmente un lavoro, facendosi una posizione. E Antonio è così costretto a far da “garzone” al negozio del suo migliore amico, l’insostituibile Peppino.

Curiosità.

Forse non tutti sanno che, prima di girare “Totò Peppino e i fuorilegge”, Totò aveva recitato al fianco della sorella di Eduardo De Filippo già in un altro film “San Giovanni decollato” dove furono ancora una volta marito e moglie.

Originariamente il titolo del film non doveva essere quello con cui ormai è diventato famoso. Nato come il seguito di “Totò lascia o raddoppia?”, si decise di cambiare il titolo e di aggiungere anche il nome di Peppino, in seguito al grandissimo successo ottenuto da “Totò, Peppino e la Malafemmina”.

Le scene dell’accoppiata Totò/Titina e del duo Totò/Peppino sono innumerevoli in questo film, divenuto anch’esso un cult della comicità italiana. Ma la bravura di questi stupendi attori, sta nel fatto che sono riusciti a costruire scene comiche meravigliose anche con Titina, un terzo elemento che si è inserito benissimo negli ingranaggi comici messi in atto da Totò e Peppino.

Non è quindi un caso che nel 1957 Peppino De Filippo vinse il Nastro D’argento come miglior attore non protagonista.

I tre protagonisti non furono, però, gli unici grandi attori presenti nel film. “Totò Peppino e i fuorilegge” presenta infatti un cast artistico degno di nota. Tra gli attori che ricoprirono ruoli secondari, è bene citare tre interpreti che hanno recitato in tre pellicole italiane  di Vittorio De Sica, passate alla storia: Franco Interlenghi in “Sciuscià”, Maria Pia Xasillo in “Umberto D.” e Lamberto Maggiorani in “Ladri di bicilette”.

Il film fu un grande successo, sebbene venne girato piuttosto in fretta. Totò infatti era impegnato anche con le prove in teatro della sua ultima rivista “A Presindere”. Ma quando gli artisti sanno davvero fare il loro lavoro, si sa, riescono a far grandi cose anche in poco tempo. E questa pellicola ne è la prova.

La scena che ho voluto riportare, è quella in cui Totò recita al fianco sia di Peppino che di Titina. E’ forse una delle scene più divertenti e famose del film, quella dell’invito a pranzo.

 

5. I due Marescialli.

Totò ha recitato al fianco di moltissimi attori importanti nel corso della sua lunga carriera, quindi ho deciso di ricordare anche la sua performance attoriale al fianco del grande Vittorio De Sica.

Il film da cui ho tratto una delle scene che mi fanno più divertire è “I due Marescialli” diretto da Sergio Corbucci. E’ una commedia ambientata negli ultimi anni della Seconda Guerra Mondiale. Gli anni della Resistenza Partigiana contro l’esercito Tedesco. Data l’ambientazione della pellicola, non mancano momenti più tragici che però ben si mixano ad altre trovate esilaranti, portate avanti con maestria non solo da Totò ma anche da Vittorio De Sica.

La trama.

In queste pellicola Totò interpreta un ladruncolo, Antonio Capurro e Vittorio De Sica interpreta un maresciallo, Vittorio Cotone. L’inizio del film, ambientato alla vigilia dell’armistizio di Badoglio, vede Totò travestito da prete intento a rubare le valigie di ignari viaggiatori, in attesa del treno alla stazione di Scalitto.

Il maresciallo Cotone, notando gli strani movimenti di Capurro, è intenzionato ad arrestarlo, ma in quel momento un violento bombardamento colpisce la stazione. Il trambusto generato non permette al maresciallo di compiere il suo dovere. Infatti, durante l’attacco, sviene così come il ladruncolo. Capurro però ha la fortuna di reinvenire prima  di Cotone e in mezzo alla confusione, tra i feriti, si appropria della divisa del maresciallo. Prima però fa indossare, mentre Cotone è svenuto, l’abito talare al maresciallo.

Questo scambio di abiti comporta perciò degli scambi di persona. Il maresciallo, finto prete, si ritroverà a nascondere e proteggere nella “sua” chiesa alcune persone ebree, collaborando con la Resistenza. Il ladro, finto maresciallo Cotone, si ritroverà a collaborare coi soldati tedeschi e il podestà fascista per scovare i partigiani e gli ebrei nascosti.

Solo in un secondo momento, il ladro Capurro viene convinto dal finto prete a fare il doppiogioco, dando manforte alla resistenza partigiana.

Da questo momento in poi si susseguono situazioni comiche e gag dovute principalmente al fatto che Cotone non sa fingere troppo bene di essere un prete, e allo stesso modo Capurro è un maresciallo Cotone fin troppo particolare e bizzarro.

La particolarità di questa pellicola sta nel fatto che situazioni tipicamente da commedia sono inserite in un contesto decisamente drammatico. In questo modo le trovate comiche si alternano a momenti piuttosto tragici, facendo vivere allo spettatore un’altalena di emozioni.

Curiosità.

Il successo della pellicola fu discreto, ma non all’altezza delle aspettative. Probabilmente questo è dovuto al fatto che la sua storia è stata travagliata.

La censura costrinse, infatti, gli sceneggiatori a cambiare totalmente la trama del film. In origine la storia era incentrata sulla rivalità tra un maresciallo della pubblica resistenza e un maresciallo dei carabinieri, impegnati nella stessa indagine (da qui infatti il titolo “I due marescialli”).

Inoltre sia il regista Corbucci che Vittorio De Sica erano impegnati su due fronti. Per tutto il periodo in cui “I due marescialli” venne girato, il regista al mattino era sul set del film “Romolo e Remo” e nel pomeriggio era impegnato con le riprese di questa pellicola. Allo stesso modo, Vittorio De Sica al mattino era impegnato sul set di “Boccaccio ’70” e il pomeriggio girava con Totò.

Un altro fattore che ha reso peculiare la realizzazione di questo film è l’utilizzo di una pellicola particolare, che non necessitava di molta luce in modo da non affaticare troppo la vista precaria del Principe della Risata.

 

Ho scelto questa scena perché sono sicura che tutti noi, al posto di Totò, sarebbe piaciuto avere il suo stesso folle coraggio di fare “un grosso rumore con la bocca”!

6. I due Colonnelli.

Dopo il successo di “I due Marescialli” Totò affronta un altro film con la tragica ambientazione della seconda guerra mondiale. Stavolta però la trama non si svolge in Italia, bensì al confine tra la Grecia e l’Albania.

Anche la pellicola di Steno “I due colonnelli” gioca molto sull’alternarsi di situazioni comiche con altre decisamente drammatiche.

La trama.

E’ la storia di come, anche in tempo di guerra, possa nascere qualcosa di positivo: l’amicizia. Protagonisti della vicenda sono il colonnello italiano Di Maggio, interpretato da Antonio De Curtis, e il colonnello tedesco Henderson.

Nel 1943 in un albergo al confine greco-albanese si alternano i quartier generali dei due colonnelli, a seconda dell’evolversi delle vicende militari. Sebbene ci sia una guerra in corso, tra i due uomini nasce un’amicizia che li porta a salvarsi la vita a vicenda in più di un’occasione.

Ma la guerra non guarda in faccia a nessuno, soprattutto ai buoni sentimenti, e arriva il giorno in cui i tedeschi ordinano all’esercito italiano di attaccare un paese inerme, pieno di civili. Il colonnello Di Maggio si rifiuta di obbedire, nonostante il maggiore tedesco Kruger abbia pieni poteri e possa decidere in modo assoluto cosa fare.

Rifiutandosi di obbedire all’ordine di un suo diretto superiore, Di Maggio viene condotto di fronte al plotone d’esecuzione, ma il colonnello Henderson gli salva la vita.

Curiosità.

Per questa pellicola, Totò chiese e ottenne di recitare al fianco di un attore hollywoodiano che da sempre ammirava molto, Walter Pidgeon. Quest’ultimo accettò, nonostante si ritenesse già in pensione, dopo aver girato il film che chiudeva con successo la sua carriera cinematografica.

La scena con cui chiudo questa mia personale raccolta, è quella in cui Totò risponde con liberatoria irriverenza al maggior Kruger, che lo intima di obbedire al suo terribile ordine. Steno ha raccontato che dovette faticare molto per convincere Totò a rispondere in quel modo pittoresco al maggior Kruger, come il copione prevedeva.

Totò, gentiluomo sul set ma anche nella vita, non amava per niente la comicità volgare ed esprimersi con le parolacce.

Che dire… un uomo d’altri tempi, davvero signorile, che mi sarebbe piaciuto conoscere!

 

Per l’epoca, una battuta del genere, deve essere stata davvero di forte impatto, non credete?

Credo, comunque, che conservi intatto ancora oggi quel senso di liberazione che la scena sottointende!

 

Una comicità senza tempo

Il comico secondo Totò

Il comico secondo Totò

Se anche voi avete riso per ognuna di queste scene, avrete la dimostrazione che quando il talento è grande e puro la comicità può davvero superare le barriere del tempo.

Vi lasciamo con un piccolo “consiglio” del Principe della risata.

Questo è il mio modo personale di omaggiare, per l’anniversario della sua nascita, un grande uomo di spettacolo.

Un artista con la A maiuscola che resterà per sempre nel mio cuore.

Tanti Auguri Antonio. Ora e per sempre!

Tu quale scena tratta da uno dei film di Totò preferisci? Scrivimelo nei commenti! 🙂

 

 

 

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