Mariangela Melato: come tutto ha avuto inizio

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Ci sono artisti che lasciano il segno e che verranno ricordati a lungo, anche dopo la loro morte. L’attrice Mariangela Melato rientra sicuramente in questa categoria.


Probabilmente, quel che gli italiani ricordano meglio di lei è la sua insolita bellezza, il suo sorriso solare, la sua irresistibile simpatia, la sua voce tanto particolare.

A vedere le sue foto sul web, magari ci viene da pensare che Mariangela abbia sempre avuto una vita piena di felicità e di soddisfazioni. Ce lo suggeriscono i suoi occhi tanto fieri, quella sua espressione quasi sfacciata.

Ma in realtà, ci inganniamo.

Mariangela Melato, fin da piccolina, ha conosciuto il dolore.

Ma essendo sempre stata una persona straordinariamente forte, lo ha combattutoLo ha usato per diventare la splendida donna che abbiamo avuto la fortuna di ammirare sullo schermo e sulle assi del palcoscenico.


Anche nel caso di Mariangela, conoscere come era prima di diventare la Melato nazionale, ci aiuta a capire meglio la sua recitazione e le motivazioni delle sue scelte artistiche. Ci aiuta a capire meglio perché era una diva anticonformista.

L’articolo che stai per leggere, come quelli su Massimo Troisi, Vittorio Gassman e Eleonora Duse, ti farà conoscere una Melato inedita, attraverso un viaggio indietro nel tempo.

Mariangela Melato prima di diventare famosa

Per intraprendere questo viaggio, ho letto la biografia scritta da Michele Sancisi “Tutto su Mariangela. Biografia di una donna“. 

L’autore ci fa conoscere da vicino la vita di Mariangela fin da quando era piccolina. Ci fa conoscere tutte le sue difficoltà, ci fa conoscere i suoi genitori, la sua famiglia, le sue amicizie e i suoi amori adolescenziali. Ci fa conoscere una Mariangela, quella dell’infanzia, che la stessa Melato ha nascosto al grande pubblico per tantissimo tempo.

Una Mariangela che sembra essere una persona diversa e distinta dalla Melato che tutti noi ricordiamo. Ma in verità, quella Mariangela inedita è il seme da cui è sbocciata la donna e l’attrice che oggi piangiamo.

La Melato forte e fiera contiene dentro di sé una Mariangela insicura e fragile che l’autore ci fa scoprire nelle pagine del suo libro, che ti consiglio di leggere.

 

 

I genitori di Mariangela e l’origine del cognome Melato

Per capire bene il grandissimo valore artistico dell’attrice Mariangela Melato, è bene farsi un’idea il più chiara possibile di chi fossero i suoi genitori.

L’ambiente familiare, infatti, ha avuto un’influenza enorme sull’artista.

Il padre si chiamava Adolf Honig ed era nato nel maggio 1909, nella Trieste austriaca. Solo nel 1918 la famiglia Honig si riscoprì italiana. Poi, con il Fascismo, i cittadini triestini con cognomi stranieri furono obbligati o “caldamente” raccomandati a italianizzare i loro cognomi. Il padre di Mariangela quindi diventò ufficialmente Adolfo Melato e decise di trasferirsi a Milano, dove incontrò e si innamorò di Lina Fabbrica, la madre di Mariangela.

Lina nacque nel 1915 a Milano. Rimasta orfana di mamma all’età di tre anni, crebbe lontana dal padre perché la seconda moglie non volle la piccola in casa. Venne cresciuta in campagna dagli zii materni ad una vita di duro lavoro. Poi, finite le elementari si trasferì di nuovo a Milano per fare il triennio di “avviamento al lavoro”.

La sfaccettata e a volte contraddittoria personalità di Mariangela Melato è anche il risultato di un affascinante mix dei caratteri dei genitori.

Il suo lato riservato, sereno e accomodante in ambito lavorativo derivava dal padre, il lato forte e battagliero dalla madre Lina. Inoltre, dalla mamma, Mariangela ha ereditato anche la simpatia e la solarità. E proprio come lei Mariangela non ha mai avuto paura del duro lavoro ed è sempre stata pronta ad impegnarsi a fondo per raggiungere i suoi obiettivi.

 

L’avvento della Seconda Guerra Mondiale e la nascita di Mariangela

La giovane coppia Melato, dopo le nozze, si stabilì in un appartamento di tre stanze di un palazzo ottocentesco al numero 7 di via Montebello, a Milano.

Il papà di Mariangela era un vigile urbano e, a causa del suo lavoro, solo per poco tempo visse con la giovane moglie le gioie della vita matrimoniale: il primo ottobre del 1937 venne infatti chiamato a prestare servizio militare in Libia, dove rimase per quattro mesi. Al suo ritorno, i due sposini concepirono il loro primo figlio, cioè il fratello maggiore di Mariangela, Ermanno.

Adolfo lavorava incessantemente per dare una sicurezza economica alla sua nuova famiglia. Tuttavia i soldi non bastavano mai, nonostante la presenza in casa anche dello stipendio da sarta di Lina e il padre di famiglia si trovava costretto a richiedere prestiti.

D’altronde quello era un periodo davvero difficile, in cui la stessa situazione italiana era molto precaria. Ed infatti, dopo pochi mesi, il 10 giugno 1940 l’Italia entrava in guerra.

Da questo momento in poi, Adolfo aumentò la frequenza delle richieste di prestito al comune, visto che con lo scoppio della guerra Lina e il figlio andarono a vivere fuori Milano, che subì i primi bombardamenti inglesi.

Ormai la guerra era entrata nella quotidianità della famiglia Melato e Adolfo, in qualità di vigile urbano, rischiava seriamente di essere chiamato nuovamente al fronte. 

E fu in un contesto tanto nero, fatto di paura e preoccupazioni, che Mariangela Melato venne concepita durante il primo natale bellico.

Il 19 Settembre 1941 Mariangela Melato venne al mondo, in una Milano cupa e triste.

 

La difficile infanzia di Mariangela Melato

Fin dalla sua nascita, la vita di Mariangela non fu per niente facile.

Come era uso all’epoca, la mamma di Mariangela stava partorendo in casa. Tuttavia la nascitura era podalica, quindi per il povero Adolfo la situazione si fece disperata nel giro di poche ore. L’uomo chiamò così l’ambulanza, con cui madre e nascitura vennero trasferite d’urgenza al vicino ospedale Fatebenefratelli. Qui la piccola Mariangela venne alla luce alle 5.30 del mattino.

I problemi, tuttavia, non finirono lì: Mariangela era davvero piccolina e tutto il suo corpicino era ricoperto da orrende macchie rosse e gialle. Sembrava essere un’affezione neonatale che nel giro di pochi mesi avrebbe dovuto andarsene senza lasciare residui. Ma la pelle di Mariangela, purtroppo, non migliorava e così le venne diagnosticata la dermatite atopica. Un problema decisamente più grave, che può durare anche fino all’adolescenza e che, tuttora, non ha una vera cura.

E così Mariangela, fin da neonata, ha conosciuto cosa sia il dolore.

 Le sue giornate erano tormentate da continui eritemi, vesciche e croste dolorose. Passava giorni e notti a piangere. Inoltre, la guerra non era ancora finita. Adolfo, infatti, nel natale del 1942 venne nuovamente chiamato al fronte e poco dopo la famiglia Melato fu costretta a sfollare di nuovo, visto che Milano divenne obiettivo di continui bombardamenti.

Conseguentemente la situazione economica si faceva sempre più difficile e precaria. Adolfo si trovò costretto a richiedere sempre più spesso prestiti per far fronte non solo alle esigenze di una famiglia ormai sfollata, ma anche per le cure mediche della brutta dermatite di Mariangela, che non accennava a guarire.

A testimoniare la terribile dermatite della piccola Mariangela è un ex vicino di casa della famiglia Melato durante gli anni dello sfollamento, il signor Rolando Ferrari

… Mi ricordo che la bocca di Mariangela era rovinata, noi bambini la chiamavamo ‘la bocaola’; da adulta non l’abbiamo più vista da queste parti.

La prigionia del padre

1943.  La guerra non era ancora finita. E ancora non erano finiti il dolore e la paura. La morte era una compagna costante di tutti gli italiani, ricchi, poveri e di ogni età. Adolfo Melato in questo anno venne nominato Caporalmaggiore e venne subito spedito in missione a Berlino in qualità di interprete, presso la règia ambasciata italiana, pochi giorni prima dell’8 settembre 1943, il giorno del proclama di armistizio di Badoglio.

Il destino di Adolfo, così come quello di tutti i militari italiani di stanza fuori confine, fu di finire internato. Adolfo venne fatto prigioniero nel campo di concentramento di Buchenwald. Da questo momento, la famiglia Melato non ha più avuto notizie di lui e, come è facile immaginare, la preoccupazione era alle stelle.

Poi nell’ottobre del 1943 Adolfo riuscì a far recapitare a Lina e ai figli un messaggio struggente:

“Cara Lina, immagino la tua preoccupazione ma sino ad oggi non mi è stato possibile darti mie notizie. Io sto bene di salute e così spero di te e dei nostri cari bambini. Ti raccomando tanto questi ultimi e non perderti di coraggio e abbi sempre fede e speranza. Abbracci a te e all’Ermanno e alla Mariangela. Abbracci alla Elsa e Ruggero. A te, cara Lina, infiniti baci. Tuo Dolfi. Saluti con sbarre! Cap.Maggiore Melato Adolfo, Gefangenennummer 109114”

Mariangela non aveva che due anni o poco più, ma si sa che i bambini percepiscono il dolore e la preoccupazione, anche quando noi adulti crediamo di nascondere i nostri sentimenti.

La piccola Mariangela, inoltre, stava vivendo i suoi primi anni di vita in un paese in guerra, preda di bombardamenti continui.

E come è noto oggi, la cute del corpo umano è una delle parti che maggiormente somatizza i disagi interiori.

In quegli anni di terrore, dolore, tristezza e privazione, la pelle di Mariangela era tutta un grido di paura e di rabbia. 

Lina e i figli, dopo quel singolo messaggio, non ricevettero più niente altro da Adolfo.

Poi, all’inizio del 1945 Adolfo riuscì miracolosamente a salvarsi e a fuggire con un paio di compagni di prigionia dal campo di concentramento. Tornò faticosamente a Milano. Tornò al comando dei vigili l’11 aprile per riprendere servizio, probabilmente dopo un periodo in cui se ne era stato nascosto in casa per timore di essere arrestato come disertore.

Adolfo, dopo l’esperienza a Buchenwald, era un uomo cambiato. Ancora più chiuso e riservato di quanto non fosse mai stato prima. Anche anni dopo, a domande dirette sulla sua prigionia, Adolfo si è rifiutato categoricamente di rispondere.

La Liberazione

Finalmente, nel maggio del 1945 arrivò la Liberazione anche a Milano. Adolfo si affrettò subito a chiedere gli arretrati non versati alla moglie durante la sua prigionia e tutte le indennità possibili come reduce. Questi soldi erano necessari perché la famiglia potesse tornare a vivere nella vecchia casa in via di Montebello, semidistrutta dai bombardamenti.

Mariangela, allora, aveva poco meno di quattro anni. Il periodo della guerra fu per lei più duro che per il resto della sua famiglia, a causa della dermatite ben lontana dal guarire.

Mariangela era una bambina triste, chiusa in se stessa. Anche a guerra finita, non parlava praticamente con nessuno e la dermatite continuava a tormentarla, impedendole di giocare e di vivere la spensieratezza che i suoi coetanei riuscivano comunque a trovare, in mezzo a tutta quella distruzione.

Quegli anni di dolore, tristezza e privazione della guerra influirono enormemente sulla malattia della sua pelle, che ne rimase segnata per sempre.

 

Mariangela Melato: una bambina difficile

Anche se gli anni del dopoguerra non furono facili, gli italiani guardavano al futuro con ottimismo, consci che il peggio ormai era passato. Certo, tutto intorno a loro era distrutto, ma quando si tocca il fondo non si può fare altro che risalire.

I Melato tornarono a vivere nel vecchio palazzo in via Montebello, tuttavia la fiducia per il futuro stentava a decollare tra i componenti della famiglia di Mariangela. Su di loro gravava fortemente il pesante fardello della malattia della piccola di casa.

Mariangela all’età di cinque anni ancora non parlava e non rispondeva quasi mai. Lina e Adolfo si preoccupavano e arrivarono alla conclusione che la loro figlia avesse problemi di apprendimento e di linguaggio. Ma la piccina non aveva nessuno di questi problemi. Semplicemente se ne stava zitta perché non aveva niente da dire. Se ne stava zitta, perché era profondamente triste. Si sentiva sola e abbandonata. Non aveva voglia di vivere. E la sua dermatite ancora non le dava pace.

Chi la conosceva, ricorda che Mariangela era quasi sempre fasciata alle manine e agli avambracci, fino ai gomiti. Aveva fasce anche alle gambe, sulle ginocchia e intorno al collo. La sua pelle era fragilissima e si lacerava con facilità, quindi spesso le sue bende si tingevano di rosso. Ma i genitori erano sempre troppo occupati a lavorare e non la curavano così spesso come avrebbero dovuto.

E così la Mariangela bambina se ne stava per ore da sola, in silenzio. Non giocava con nessuno e usciva assai di rado di casa, perché camminando le si rompevano le croste alle caviglie e i calzettoni bianchi si sporcavano di sangue. Si sentiva diversa dagli altri bambini e se ne vergognava terribilmente.

Grazie al suo isolamento, la piccola Mariangela Melato diventò suo malgrado un’acuta osservatrice.

Spesso si ritrovava ad assistere alle conversazioni che facevano le ragazze che lavoravano con sua madre. Parlavano di sogni, di ragazzi e di matrimoni. E lei, anche se così piccolina, sentiva che tutto quel mondo le era estraneo e lontano. Si sentiva esclusa da tutto questo. D’altronde non riceveva mai un complimento da nessuno e gli unici sguardi che captava su di sé, erano quelli pieni di apprensione dei genitori.

La stessa Mariangela, in una delle rare volte in cui ha detto qualcosa sulla sua infanzia, ricorda:

“Ero convinta che amassero di più mio fratello. D’altronde, lui era un tesoro di ragazzo, mentre la matta della famiglia ero io. A volte arrivavo a darmi le martellate sulle dita per farmi notare dai miei. Quando chiedevo a mia madre di portarmi a spasso lei rispondeva che non aveva tempo. Ero certa che si vergognasse di uscire con me.”

Anche la sorella minore, Anna, ricorda che Mariangela era una bambina davvero difficile, che “si rifiutava di mangiare, si faceva del male fisico dicendo a mamma: lo faccio per colpa tua. Sapeva essere molto pesante.

Ed è probabilmente già in questi anni che nella Melato germoglia l’anticonformismo che la distinguerà come donna e attrice.

In fin dei conti, Mariangela si sentiva estranea al mondo che la circondava, alle convenzioni che ne dettavano il ritmo. Mariangela era diversa e si sentiva tale. E la sua primissima ribellione al sistema lo espresse quando prese come modello di riferimento una giovane ragazza madre, vicina di casa, la signorina Villa.

Cominciò a dire: voglio essere come la signorina Villa. Le rispondevo che allora doveva fare solo quello che voleva e basta. Ed è ciò che poi ha fatto. C’era una simpatia tra noi. Da bambina se ne stava un po’ in un angolo, come avevo fatto anch’io, che mi definivo da sola un po’ autistica“. Testimonianza di Carla Villa, ex vicina di casa dei Melato.

 

Le elementari

Mariangela Melato nel 1947 compiva sei anni e iniziò la scuola elementare. In famiglia, naturalmente, si guardava alla cosa con grande apprensione. Non erano certo un mistero le problematiche di Mariangela, la sua dermatite e il suo atteggiamento tanto chiuso e taciturno. A causa delle bende, che spesso le fasciavano anche le manine e i polsi, Mariangela aveva grossi problemi a tenere la penna e ciò fu un grave impedimento per lei. Alla fine del primo anno delle elementari non solo non riuscì ad integrarsi e a far amicizia con i suoi compagni di scuola, ma non aveva imparato a leggere e scrivere.

La sorella minore di Mariangela, Anna, a questo proposito racconta:

“La maestra si arrabbiava perché lei non poteva piegare la mano bendata e metteva la matita infilata tra le bende, inventandosi un suo sistema di scrittura con la mano aperta. La metteva in castigo dietro la lavagna, finché la mamma un giorno la ritirò da scuola facendo una scenata e forse diede anche una borsettata in testa alla maestra.”

Ovviamente Mariangela venne bocciata.

Dal canto suo, quella bimba tanto sofferente e sensibile, apprese la notizia con sentimenti contraddittori. Se da una parte essere stata bocciata era quasi un sollievo, perché almeno non doveva più sentirsi chiamare “la suorina” a causa delle bende, dall’altra era ben consapevole cosa significasse bocciare. All’epoca una bocciatura era anche e soprattutto una bollatura sociale.

L’anno scolastico successivo, 1948/1949, Mariangela venne iscritta nuovamente in prima elementare. Un anno in cui Mariangela Melato non frequentò mai la scuola. D’altronde lei non ne voleva assolutamente sapere.

L’amico e collega attore, Renato Scarpa, ci racconta:

“La sua profonda sincerità e limpidezza di donna adulta era nata dal dolore di quell’infanzia. Mariangela mi confessò che da bambina era arrivata a mettere lo sgabellino davanti alla finestra per buttarsi giù. Il peso psicologico di queste fasciature era incredibile, quando essere femminile voleva dire essere belle e trovare il buon marito. Ebbe problemi di relazione con la madre, ma allo stesso tempo l’ammirava moltissimo, perché era una donna bella ed esuberante, milanesissima”

Il soggiorno in campagna e poi l’iscrizione alla Trotter

Fallito anche il secondo tentativo di frequentazione della prima elementare, i genitori di Mariangela decisero di affidare la figlia a una coppia di amici, che vivevano in campagna. Mariangela rimase lì per circa un anno e mezzo e frequentò la prima elementare nel piccolo borgo Ferrara di Varese. La vita all’aria aperta giovò alla pelle della piccola, che contemporaneamente si trovò decisamente meglio a scuola, un ambiente diverso da quello cittadino. Frequentò la prima elementare, trovandosi più a suo agio in una classe con pochi compagni.

Qui fece subito amicizia con un altro ragazzino, paffutello e gentile. Anche lui, sebbene per motivi differenti, si sentiva diverso dal resto dei compagni e forse questa loro condizione di emarginati favorì l’amicizia tra quei due futuri attori del cinema italiano. Quel ragazzino era, infatti, Renato Pozzetto.

Nel frattempo Adolfo e Lina riuscirono a trovare una soluzione congeniale alla situazione della loro bambina. L’anno successivo quindi Mariangela tornò in città e frequentò la scuola Trotter  all’interno de “La Casa del Sole“, un istituto scolastico destinato  ad accogliere tutti quei bambini che per problemi psicologici o fisici non riuscivano a frequentare un normale corso scolastico.

E così, nel settembre 1949, Mariangela venne iscritta alla seconda classe.

La bimba aveva 8 anni e ancora non riusciva a scrivere e leggere benissimo, tuttavia il metodo educativo alla Trotter era d’avanguardia.

Gli scolari non erano costretti a rimanere seduti per ore in aula, ma l’insegnamento cercava il più possibile di adeguarsi ai tempi di apprendimento degli alunni. I piccoli potevano liberamente apprendere le nozioni all’aria aperta, tra i parchi e giardinetti del grande istituto. La Trotter era un toccasana e finalmente Mariangela iniziò ad uscire dal suo guscio fatto di dolore e di silenzio.

Alla Trotter si cercava di sviluppare il più possibile il lato artistico degli allievi. E Mariangela eccelse soprattutto in disegno e canto

Per la prima volta, dopo tantissimo tempo, Mariangela provò il piacere di vivere e di stare in mezzo agli altri.

Alla Trotter, in mezzo a persone con problematiche diverse ma complementari alle sue, la bambina si liberava dal fardello della sua malattia perché lì la sua dermatite non era assolutamente un problema. Certo, fuori dalla scuola Mariangela tornava ad essere la solita emarginata, ma almeno era riuscita a trovare una dimensione consona alla sua situazione.

Una dimensione che l’aiutò a sbloccare quell’animo artistico che scalpitava dentro di lei.

 

Il primissimo approccio con il Teatro

I voti di Mariangela miglioravano di anno in anno, così come il suo approcciarsi alla vita e a ciò che la circondava.

Mariangela Melato frequentò il corsi pomeridiani di teatro e di danza con impegno e passione. Qui ebbe la possibilità di essere allieva di teatro e dizione dell’insegnante Iolanda Donadio. Da adulta ricorderà poi con un sorriso come rinunciasse davvero volentieri alle ore di gioco per affrontare le prove in vista della messinscena.

Era il 29 Febbraio 1952 quando nel registro la maestra di Mariangela, la signora Cortese, scrisse “Recita nel teatrino“. È infatti a questa data che risale il  primissimo debutto teatrale di Mariangela. Aveva dieci anni e mezzo e si confrontò con la commedia “Gl’innamorati” di Carlo Goldoni. Purtroppo non siamo a conoscenza della distribuzione dei ruoli, tuttavia ci è arrivata la testimonianza di Letizia Besana, una anziana maestra della Trotter, che assistette allo spettacolo:

“Dopo i primi momenti in cui si sentiva che erano ancora dei bambini, piano piano siamo stati coinvolti nello spettacolo. La maestra aveva fatto con loro un lavoro eccezionale. Tra quegli attorini c’era anche Mariangela Melato e senz’altro la Donadio fu per lei una scintilla.”

Lo Donadio, a proposito della piccole attrice Mariangela diceva:

Era dolce, un po’ in imbarazzo, ma poi nella recitazione tirava fuori il suo carattere e aveva una voce particolare già da allora

Mariangela Melato, grazie alla Trotter, ai suoi insegnanti e grazie soprattutto al teatro e all’arte riuscì poco a poco a ritrovare la voglia e la forza di vivere. Contemporaneamente poi, la situazione finanziaria in famiglia migliorava e la nascita della sorellina Anna fu davvero ben accolta da Mariangela.

Le interrogazioni erano sempre un incubo, ma cambiai un poco quando nacque mia sorella Anna perché le feci da madre, anche per dimostrare che valevo qualcosa” (Mariangela, a proposito della sorella Anna.) 

Anche nella famiglia Melato si iniziò così a respirare quell’ottimismo tipico dell’Italia del dopoguerra. E, manco a dirlo, era una famiglia dalla forte vena artistica:

“Erano ancora una bella coppia i genitori. Ricordo un giorno nella loro cucina; Ermanno suonava la fisarmonica, il papà strimpellava il mandolino, la mamma forse cantava, Mariangela ballava con Anna: erano come un gruppo di artisti, i Melatos.” P(aola Cavanna, ex vicina dei Melato.)

 

L’uscita dal Tunnel

Il suo primissimo debutto come attrice alla Trotter e tutti quegli applausi a fine spettacolo sono per Mariangela Melato un timido ma decisivo inizio di una nuova vita. Aveva assaggiato il gustoso sapore del successo e recitare le era davvero congeniale. Per questo motivo, non riusciva a farne a meno nemmeno a casa.

Sono diventata vicina di casa della famiglia Melato nel 1957 e divenni amica di Anna, mia coetanea. Ricordo che la porta di casa loro aveva delle tende a frange o di tessuto. Il gioco di Mariangela per intrattenerci era mettere me e Anna sedute sul ballatoio con degli sgabellini, mentre lei al di là della tenda, che apriva lentamente come un sipario, faceva il teatro. Aveva quattordici o quindici anni, si inventava una storia della quale ricopriva tutti i personaggi: la principessa, il re, il cavallo. A volte ci faceva anche spaventare uscendo all’improvviso da questa tenda come strega, o ci faceva ridere quando noi glielo chiedevamo“. Testimonianza di Cavanna.

Dopo aver concluso le elementari nel 1953 con un discreto successo, Mariangela venne iscritta all’ “avviamento al lavoro”, cioè il triennio delle medie. In questi anni la nostra attrice si è dovuta confrontare anche con materie che mai aveva conosciuto, come disegno professionale, economia domestica, igiene. Si trattava perlopiù di applicazioni tecniche che per la complessata Mariangela erano delle vere e proprie prove con cui poter esprimersi. Tra le materie c’era comunque anche Canto e pure nel triennio dell'”avviamento al lavoro” non mancarono le recite scolastiche. Ha ormai acquisito una notevole sicurezza. Grazie alla sua disinvoltura, Mariangela possedeva infatti un’attitudine alla recitazione, come testimoniano le foto delle recite di quel periodo.

 

Il punto di svolta

Certo, le cose per Mariangela stavano migliorando, tuttavia la sua pelle malata ancora non le dava tregua. Alle soglie dell’adolescenza, infatti, il problema della dermatite atopica ancora non si era risolto. Ma sul finire del triennio delle medie le cose per Mariangela stavano per cambiare, in meglio.

I coniugi Melato portarono la figlia da un giovane dermatologo, il dottor Luciano Levi. Questi fu probabilmente la prima persona che trattò Mariangela come una persona normale. Ricevuti Lina, Adolfo e Mariangela, il dottor Levi chiese infatti di parlare solo con la ragazzina, facendo uscire dalla stanza i genitori. Parlando con Mariangela capì che gran parte del problema epidermico di quella ragazzina era psicologico. Mariangela non guariva perché, inconsciamente, non voleva guarire. O meglio, si era convinta che non aveva nessuna possibilità di guarigione.

Incontrai una persona straordinaria: un medico, un ebreo. Lui mi insegnò che la volontà è tutto. Gli altri mi avevano emarginata, in primisi la famiglia. Sembra inammissibile, ma capita.” (Mariangela Melato a proposito del dottor Levi.)

Finito quel colloquio con Mariangela, il dottor Levi chiese a papà Adolfo di portare sua figlia a fare un soggiorno al mare. E così i due fecero, passando un fine settimana in Liguria. In qualche modo, ha avuto così inizio la guarigione di Mariangela. Dopo quel soggiorno in Liguria, Mariangerla era una persona nuova. Innanzitutto migliorò e si approfondì il rapporto con suo padre. Da quel momento in poi, tra padre e figlia nacque un rapporto speciale, esclusivo.

Ma, cosa più importante, fu proprio da questo momento che Mariangela capì una cosa fondamentale di se stessa. Una cosa che caratterizzerà il suo essere attrice, il suo essere diva anticonformista.

Mariangela diventò consapevole che poteva mutare se stessa, diventare una persona diversa.

Questa consapevolezza è il vero punto di svolta che cambierà radicalmente in meglio la vita di Mariangela. Segna il decisivo passaggio da un’infanzia terribile all’ingresso in una vita adulta senz’altro migliore. Certo, la pelle continuerà a darle qualche fastidio, ma non sarà più un problema invalidante. Al contrario, la sua pelle nel corso degli anni subì una sorta di rinascita e con il passare del tempo acquistò luminosità e freschezza.

Prima le uniche mie compagne erano le mosche: parlavo con loro. Ero convinta che fosse la mia condizione abituale, il mio destino. Invece arrivò quel medico, comprese che tutto partiva da una sorta di schizofrenia, era un rifiuto psicologico a guarire, a tornare tra i ‘vivi’ e pian piano riuscì a convincermi: ‘Sei padrona di te stessa’ “.

 

Dopo le medie. L’emancipazione tra danza e pittura

La sua emancipazione dagli anni orribili dell’infanzia era caratterizzata da una grandissima sete di vita e da una ricerca, quasi ossessiva, di fare qualsiasi cosa che le piacesse fare. Mariangela voleva essere spensierata e libera di fare quel che voleva. Ma desiderava fare talmente tante cose, che alla fine non sapeva bene quale strada prendere. La vitalità di Mariangela scalpitava impaziente e la sua esuberanza finiva per coinvolgere tutti in famiglia, come racconta con affetto la sorella Anna:

Quando a casa non c’era papà si ballava parecchio, era stupendo […] Mariangela metteva i dischi e ballava con mamma, mentre io le imitavo con l’anta bassa della credenza. Io ho imparato a ballare il boogie – woogie così. Andavamo avanti per pomeriggi interi, come delle matte, tango foxtrot e tutto il ballabile. Papà non si capacitava di come la benedetta anta bassa della credenza fosse sempre rotta!

Il ballo era una passione forte per una ragazza che, fino a pochi anni prima, era stata costretta praticamente all’immobilità a causa delle sue bende. Fu per questo motivo che tentò la strada della danza. Ma è difficile a quindici anni di età iniziare un percorso serio, che richiede tanta tecnica e disciplina. Tuttavia sulla pista della balera Mariangela ci sapeva fare e così per qualche tempo riuscì, in nero, a guadagnare qualcosa tenendo lezioni nella scuola di ballo Bruno Dossena. Ma si trattò di un’esperienza breve, perché farsi pestare i piedi tutto il giorno da uomini completamente negati per il ballo non era certo la sua massima aspirazione.

Poi, un pomeriggio, Mariangela finì per caso dentro un locale, il bar Jamaica. Era frequentato da persone fuori dal comune, da pittori, musicisti e attori. Artisti che sono diventati famosi, come il grande Giorgio Gaber. Artisti che suscitarono un grande interesse in quella ragazzina affamata di vita e totalmente anticonformista. Era un luogo troppo sopra le righe perché in casa fosse visto di buon occhio. Mariangela iniziò così a frequentarlo di nascosto e rimase particolarmente colpita dai pittori che esponevano le loro opere d’arte all’interno del locale. In poco tempo si convinse che la pittura era la sua strada.

Avrebbe voluto iscriversi all’Accademia di Brera, da cui molti avventori del Jamaica provenivano, ma era una scuola troppo costosa per lei. Frequentò così, a partire dal 9 febbraio 1959, la Scuola d’Arte del Castello. Iniziò per lei un periodo intenso: di giorno lavorava come vetrinista alla Rinascente e la sera studiava alla Scuola. Infine, sempre più sfacciatamente agli occhi dei genitori, continuava a frequentare il Jamaica.

Chi l’ha conosciuta in quel periodo della sua vita, parla di una Mariangela sicura di sé, sfrontata, avvenente, sempre all’avanguardia e controcorrente, dal trucco forte e i capelli cotonati. Una Mariangela mai uguale a se stessa che, con una sartoria in casa, sperimentava su di sé svariati e eccentrici modi di vestire.

La gente mi guardava con diffidenza perché mi ero sbloccata ed ero scatenata!” (Mariangela Melato in un’intervista del 1979)

Ero la più strana ragazza di via Montebello, una specie di punk ante litteram. Però mi sentivo unica, conciata in quel modo, non potevo certo passare inosservata. Tornavo a casa trionfante: ‘Mamma, si fermano perfino i camionisti!’ E lei, povera, ch’era sarta e non rinunciava a mettermi quei bei tailleurini, si disperava tutta: ‘Ossignùr, ossignùr!’. Mi sentivo tanto Lucignola.” Ancora la Melato.

 

Il ritorno del Teatro nella vita di Mariangela Melato

È per un gioco del destino che il teatro tornò ad essere presente nella vita di Mariangela.

Vicino al Jamaica c’era il piccolo teatro San Marco. Qui provava una compagnia d’attori che subito affascinò la giovanissima Mariangela. Lei infatti, quando ne aveva l’occasione, assisteva estasiata alle prove della compagnia. Più guardava quegli attori, più si metteva in testa di diventare un’attrice. Alla fine si decise di intraprendere la strada della recitazione. Aveva finalmente trovato la dimensione artistica entro cui esprimere tutta la sua vitalità.

D’improvviso abbandonò la Scuola d’Arte del Castello e si iscrisse, all’età di diciotto anni all’Accademia dei Filodrammatici di Milano.

 

I tempi all’Accademia

L’Accademia dei Filodrammatici di Milano è, tuttoggi, una delle scuole teatrali più antiche di Milano. Qui si sono formati attori e registi di prestigio, come il grande Giorgio Strehler. Da sempre l’Accademia accosta l’attività didattica alla pratica di scena. Fu proprio per questa caratteristica che Mariangela Melato la scelse, poiché sentiva la necessità di esprimersi attraverso la recitazione e bramava il debutto sopra ogni cosa.

Le sue insegnanti furono Esperia Sperani e Dora Setti ed entrambe organizzarono davvero molte occasioni di incontro tra gli allievi e il mondo del teatro.

Ma entrare all’Accademia non era e non è assolutamente facile. Ogni anno si presentavano alla scuola centinaia di aspiranti attori e bisognava superare un esame di ammissione per entrare.

Mariangela racconterà, una volta attrice, che fu anche grazie ad un fortunato equivoco che riuscì ad essere ammessa.

“Mi preparai da sola all’esame di ammissione senza dirlo a nessuno, neanche a un’amica, neanche a mia madre. Imparai Prévert, che allora impazzava. Facevo un po’ la hippy, con vestiti e capelli acconciati da me, ero la più singolare in un panorama di ragazze carine e ragazzi altissimi. Avevo questa voce un po’ diversa, che mi dava qualche problema, ma che forse piacque. Infine, molto sinceramente, ci fu il fatto che mi chiamavo Melato e che loro mi scambiarono per una parente della grande attrice Maria Melato. Sentii la Setti e la Sperano che borbottavano fra loro: ‘Stessi occhi, stessa faccia…’ Io non dissi niente, nessuno mi fece una domanda precisa. Poi naturalmente venne fuori che non ero parente di nessuno, ma ormai ero stata accettata ai corsi e la mia vita era completamente cambiata. “

Sicuramente, le difficoltà non finirono con l’esame di ammissione. Rimanere nella prestigiosa accademia non era facile. Mariangela ha dovuto superare diversi e difficili esami intermedi per poter continuare a frequentare la scuola. Ma lei era dotata di passione, determinazione e di un innato talento per la recitazione. Doti necessarie per affrontare il primo anno ai Filodrammatici, incentrato sulla dizione e a cura di Dora Setti.

Mariangela si era impegnata davvero a fondo, riuscendo ad ottenere ottimi risultati ai vari esami intermedi. Tuttavia il suo lavoro alla Rinascente le toglieva tempo ed energie che voleva sfruttare per la scuola. Si licenziò, nonostante il parere fortemente contrario dei genitori, che furono così costretti a pagarle i corsi. Superò l’esame finale del primo anno egregiamente, acquisendo un’ottima padronanza della dizione e riuscendo finalmente ad emanciparsi dalla sua parlata milanese.

 

Con Fantasio Piccoli

Mariangela era sicuramente pronta per affrontare il secondo anno dell’Accademia, essendo una delle allievi più promettenti. Tuttavia per la nostra ragazza, recitare non era solo una passione, ma un bisogno. Per questo motivo prese una decisione drastica. Nel corso del suo primo anno all’Accademia era ospite fisso un importante capocomico, Fantasio Piccoli con la sua compagnia itinerante “Il Carrozzone“. Piccoli aveva ovviamente notato Mariangela, ma non aveva intenzione di sottrarre alla scuola un’allieva così brava prima del diploma.

Ma Mariangela pregò così tanto il regista, che alla fine Fantasio accettò. E fu così che nel 1962 Mariangela, improvvisamente, abbandonò l’Accademia dei Filodrammatici.

Mariangela, a 21 anni, scommise su se stessa.

Infatti far parte della compagnia di Fantasio significava fare una scuola teatrale direttamente sul palco, fare cioè la classica gavetta. Mariangela scelse “Il Carrozzone” proprio per questo. Fiduciosa dei propri mezzi e capacità, seguì Piccoli a Bolzano. Ovviamente la sua decisione non fu particolarmente gradita dai genitori, come testimonia la sorella Anna:

Lo disse all’ultimo minuto che partiva, mentre stava già preparando la borsa. Fu il finimondo: pianti, disperazione, mamma che non voleva farla passare dalla porta. Non scappò di casa, ma quasi.

Ma Mariangela era determinata e dotata di intuito e raziocinio. Quella fu la prima di una lunga serie di scelte azzeccate, anche se improvvise o sconcertanti agli occhi dei più. Piccoli non era solamente un datore di lavoro, ma anche un maestro di recitazione. Gli anni con lui furono importanti per la formazione di Mariangela. E così, anche se lei scalpitava per salire sul palco, il primo anno fu soprattutto un anno di apprendistato. Durante la prima stagione del Carrozzone la Melato non andò in scena che qualche volta e solo per dire pochissime battute. Per avere una parte un poco più grande Mariangela dovette aspettare il novembre del 1963. Fece parte del cast di “Binario cieco“, interpretando il ruolo di una monaca che le valse le prime e tanto attese recensioni positive.

 

Mariangela Melato nella compagnia di Dario Fo e Franca Rame

Nella primavera del 1964 Mariangela decise di chiudere l’esperienza con “Il Carrozzone”. Fantasio Piccoli aveva contribuito ad ampliare la sua formazione. Con lui aveva avuto le prime esperienze come attrice professionista e i primi guadagni. Nella sua Milano l’ambiente teatrale era particolarmente ricco e vivace e Mariangela ci si buttò a capofitto, trovando lavoro come attrice in svariati locali e piccoli teatri. Ritrovò anche alcuni vecchi amici, come Renato Pozzetto.

In quel periodo, si cimentò con il cabaret nel locale Nebbia Club di Franco Nebbia. Era un locale molto importante perché in platea sedevano personaggi come Umberto Eco, Mike Bongiorno e gente della RAI. Un locale-vetrina, ambito da tantissimi artisti emergenti. Mariangela, in poco tempo, riuscì ad integrarsi bene nei giri teatrali milanesi, venendo così a sapere che il grande Dario Fo cercava un’attrice.

La Melato fece quindi il provino per il grande maestro nell’estate del 1964

Come Mariangela ha iniziato a leggere il ruolo che le volevamo affidare  […] ci è apparsa come una che avesse passato una vita intera sul palcoscenico, mentre era la prima volta per lei. Sì, aveva fatto qualche cosa in piccole compagnie, ma lì arrivava finalmente ad avere una parte importante. Poi si confermò subito brava, aveva i tempi teatrali giusti, soprattutto stava molto attenta a come recitava Franca, che le dava alcune dritte. Insomma era una che voleva ad ogni costo imparare il mestiere. Prendeva le cose e se le aggiustava addosso, sentiva il ritmo, le pause, l’unire il gesto alla voce, insomma aveva già capito tutto del teatro.” (Dario Fo a proposito di Mariangela Melato e della sua audizione.)

E fu così che Mariangela entrò nella compagnia di Fo e Rame, attratta dal loro impegno politico e dalla loro popolarità in seguito allo scandalo Canzonissima del 1962. Se Mariangela ammirava Franca per le sue doti recitative, Fo era particolarmente in sintonia con lei per la sua attitudine nella pittura. I due infatti, durante l’estate del ’64, passarono insieme pomeriggi interi a dipingere i pannelli per la scenografia dello spettacolo da allestire.

Il 4 settembre 1964 Mariangela Melato debuttò nella compagnia con lo spettacolo “Settimo: ruba un po’ meno“. Dario Fo a proposito dello spettacolo ci racconta come Mariangela si impegnò a fondo per questa messinscena, condividendone anche il messaggio politico

Il nostro era un teatro fortemente politico. ‘Settimo: ruba un po’ meno’ era un lavoro tosto, una denuncia ben chiara di quello che ancora oggi è il mercato della politica: rubi, ma sei coperto se ti fai le amicizie. Naturalmente Mariangela condivideva questa visione politica, venne da noi perché sapeva che questo era un altro modo di concepire il teatro…

Cambio look

Quando era nella compagnia “Il Carrozzone” Mariangela spesso non veniva scelta per le parti più importanti, che venivano assegnate sempre ad attrici meno dotate, ma più belle di lei.

Aveva un naso importante, grande e un po’ aquilino. Lei voleva essere bella e per questo motivo ammirava così tanto la moglie di Fo. Franca Rame con la sua bravura e bellezza, impersonava perfettamente il suo ideale di attrice. Dario Fo e Franca Rame, nell’estate del 1965, la sostennero nel prendere la difficile decisione di farsi un intervento chirurgico per correggere il naso. Un sostegno che forse andava oltre al loro ruolo di maestri e che Mariangela apprezzò molto.

Ancora una volta è Fo a raccontarci come la Melato prese questa iniziativa:

Fu proprio Franca a convincere Mariangela a fare l’intervento al naso e le procurò anche l’indirizzo giusto. L’ha aiutata da donna a donna, le ha dato il coraggio di farlo, dicendole: ‘È la tua vita, è una cosa che ti aiuterà.’ Le aveva procurato un chirurgo veramente bravo, che non ha forzato la sua immagine. Lei è diventata più bella senza essere un burattino, come succedeva e succede a parecchie. Franca […] diede a Mariangela un appoggio totale, forse anche un aiuto economico nei termini di un anticipo del pagamento per il secondo spettacolo.

Fu una decisione giusta. Il cambio look donò a Mariangela maggior sicurezza e autostima e le aprì le porte della tv e della radio, dove lavorò come figurante e attrice per piccoli ruoli. Contemporaneamente, in attesa delle prove con Fo e Rame per il nuovo spettacolo, lavorò anche come attrice presso gli svariati locali e piccoli teatri di Milano, facendo nuove esperienze e nuove amicizie.

Nella stagione teatrale 1965/1966 recitò nel secondo spettacolo di Fo “La colpa è sempre del diavolo” dove interpretò il piccolo ruolo di una strega. Sebbene le piacesse molto l’ambiente amichevole, giocoso e professionale della compagnia Fo-Rame, Mariangela decise di concludere con questo spettacolo la sua esperienza. Non tornò mai più a lavorare con Dario e Franca, anche se li ha sempre considerati i suoi due grandi maestri. D’altronde con loro Mariangela imparò a ballare, a cantare e capì meglio come muoversi sul palco.

Dario Fo racconta così, la decisione di Mariangela di andarsene:

Dopo il secondo anno con noi, lei voleva giustamente andare oltre una semplice situazione di apprendistato. Voleva conoscere il teatro e lì ha avuto ragione, perché se fosse rimasta con noi avrebbe avuto sempre delle parti importanti, ma la primadonna era Franca.

 

L’esperienza al Teatro Stabile di Trieste

Dopo la parentesi con Dario Fo e Franca Rame, Mariangela Melato si trasferì a Trieste, nella vecchia casa dei nonni paterni. Qui il Teatro Stabile attraversava un’importante fase di rinnovamento e Mariangela riuscì a farne parte per la stagione 1966/1967. Prese parte allo spettacolo inaugurale della stagione, l'”Enrico IV” di Luigi Pirandello. Un’esperienza positiva che le valse la partecipazione anche ad altri spettacoli della stagione del Teatro Stabile triestino.

L’esperienza a Trieste, tuttavia, fu particolarmente importante per Mariangela perché proprio qui conobbe Luca Ronconi, il regista teatrale a cui fu più legata, artisticamente parlando.

Ronconi fu infatti ospite del teatro per il suo spettacolo “I Lunatici” nel 1967. Mariangela, affascinata da quel cast composto quasi esclusivamente da persone giovani come lei, non si fece sfuggire nemmeno una prova di Ronconi e assistette a tutte le repliche dello spettacolo.

A Trieste inoltre, Mariangela ebbe finalmente la sua prima parte importante, nel cast dello spettacolo “La danza del sergente Musgrave” di John Arden. Interpretò la giovane Annie, innamorata di un soldato che viene ucciso. Per la prima volta, Mariangela dette mostra al grande pubblico di poter essere una vera attrice drammatica e non solo una caratterista, esprimendo magistralmente in scena il dolore della sua “Annie”.

Mariangela ricevette tantissime recensioni positive, anche se lo spettacolo non fu un grande successo di pubblico.

 

 

Mariangela Melato tra Visconti e Ronconi

Nella vita a volte arrivano occasioni inaspettate, ma perché siano proficue bisogna saperle cogliere.

Mariangela Melato aveva fiuto per queste cose ed era una persona intraprendente. Per questo motivo colse al balzo la segnalazione di un provino a Roma, consigliatole da Crivelli, uno dei suoi registi del Teatro Stabile di Trieste. Il 2 Maggio 1967 Mariangela viaggiò fino a Roma per intraprendere un provino per un ruolo nello spettacolo “La monaca di Monza” diretto dal grande Luchino Visconti.

Si trattava di un’occasione troppo ghiotta, che Mariangela non si fece sfuggire, sebbene questo significasse partire per Roma, ben sapendo che il giorno dopo avrebbero avuto inizio le prove per l’ultimo spettacolo di stagione. Il destino volle che a Roma fosse presente anche Luca Ronconi. Luca infatti faceva parte della stessa compagnia per cui lavorava in quel periodo Visconti. Era ancora un regista in erba, con alle spalle lavori teatrali di poco successo, perciò assistette alle audizioni dello spettacolo di Visconti con interesse.

A contendersi quel ruolo arrivarono tantissime attrici da tutta Italia. Mariangela si sentì quasi fuori posto. Le aspiranti alla parte erano tutte giovani e davvero molto carine e Mariangela non si è mai sentita troppo bella.

C’erano una quarantina di altre aspiranti, tutte più belle, eleganti, disinvolte di me. E io, che bella non sono mai stata, mi sentii di colpo brutto anatroccolo più che mai. Volevo quella parte, ma come competere con quelle?” (Mariangela Melato a proposito della audizione per “La monaca di Monza” di Luchino Visconti)

Mariangela affrontò il provino dando il meglio di sé.

Si racconta che quando finì di recitare Luchino Visconti le chiese “Sei disposta a tagliarti i capelli?” e che lei rispose prontamente “Per lei anche i piedi, signor conte!”. Fu un colpo di fulmine. Mariangela, a questo proposito, racconterà in seguito:

E allora Luchino disse ‘Questa è presa.’ Anzi, aggiunse ‘Resta in scena e dà le battute alle altre.’ Ma non era finita. Dopo poco mi raggiunge dietro le quinte Ronconi e mi dice: ‘cerco una ragazza per I Lunatici, tu potresti andar bene. Insomma due scritture in un colpo solo. E con che registi! Sì quello è stato proprio un bel treno [ndr. Il treno che prese da Trieste per Roma]. Decisivo per la mia carriera e la mia vita.

 

“La Monaca di Monza”…

Dopo l’estate del 1967 iniziò per Mariangela Melato un intenso periodo lavorativo, che la vide trasferirsi a Roma per lavorare sia ne “La monaca di Monza” che ne “I Lunatici”.

In entrambi i cast, Mariangela si comportò con rispetto nei confronti dei registi, mostrando una grande dedizione allo spettacolo.

Inoltre, riusciva sempre a rimanere fuori dalle varie dispute che possono nascere all’interno di un cast durante le prove. Anzi, Mariangela sapeva fare di più. Con la sua simpatia scanzonata riusciva ad alleggerire le eventuali tensioni tra le persone. Caratteristica questa, che piaceva moltissimo sia a Visconti che a Ronconi.

Quella con Visconti, regista già ampiamente affermato, fu una gavetta di lusso, da cui Mariangela cercò di assimilare più insegnamenti possibili. Durante le prove, non solo era particolarmente attenta alle indicazioni del regista, ma osservava e assimilava insegnamenti anche dai colleghi attori più esperti di lei.

Poi, nel corso delle repliche, capitò un caso fortuito.

L’attrice che impersonava l’antagonista della vicenda abbandonò il progetto e Visconti scelse proprio la Melato per sostituirla. Ancora una volta, Mariangela si mostrò essere all’altezza della situazione, riuscendo a studiare velocemente la nuova parte, decisamente più importante rispetto alla piccolina che aveva.

Questa grande passione per la recitazione e al teatro ripagarono la nostra attrice. Mariangela infatti si fece notare positivamente dai critici, nonostante “la monaca di Monza” risultò essere un completo fiasco. E anche a distanza di anni, Mariangela ricorderà positivamente questa sua esperienza teatrale:

Visconti mi ha dato i mezzi per approfondire la conoscenza di me stessa e delle mie possibilità espressive che non avevo ancora sperimentato.

L’esperienza con Visconti risulterà essere determinante. Lavorare con un regista tanto prestigioso e importante consolidò in Mariangela la sua sicurezza in scena e quindi la sua consapevolezza di attrice e della sua versatilità.

… e “I Lunatici”

In contemporanea, Mariangela iniziò le prove dello spettacolo “I Lunatici” con Luca Ronconi.

Fu un periodo davvero intenso per Mariangela, non solo perché si trovò ad affrontare due spettacoli contemporaneamente, ma anche e soprattutto perché Visconti e Ronconi erano due tipi di registi completamente differenti. Visconti era molto preciso e un regista più tradizionale, mentre Ronconi aveva un’idea di teatro completamente nuova. Il suo spettacolo, infatti, prevedeva un impianto caotico e simultaneo, in cui mentre un attore recitava, altri interpreti facevano altro.

Per un’attrice tanto metodica come Mariangela Melato, quelle prove erano un vero e proprio caos. Ammetteva candidamente di non riuscire a seguire Ronconi e, almeno inizialmente, la sintonia tra loro due faticò ad accendersi. Ma per Mariangela recitare era innanzitutto un bisogno, perciò col passare del tempo riuscì a capire questo regista tanto all’avanguardia. Gli andò incontro, intuendo fin da subito le potenzialità del neoregista. Poi arrivò il debutto de “I Lunatici” e fu un successo.

L’intesa tra lei e Ronconi era sbocciata.

 

L’ “Orlando Furioso” di Ronconi e il successo di Mariangela Melato.

Dopo l’esperienza de “I Lunatici” Mariangela Melato recitò dapprima al fianco di Ugo Pagliai nello spettacolo “Un debito pagato” nel 1968, quindi tornò ad essere un’attrice di Visconti nella sua regia “L’inserzione”. Ma ancora per lei non era arrivata la parte adatta, quella con cui farsi notare dal grande pubblico. 

Poi, arrivò la grande occasione.

Ronconi la chiamò per un provino per un suo nuovo progetto, particolarmente ambizioso e sperimentale.

Negli stessi giorni Mariangela aveva però ricevuto una offerta allettante da parte della RAI: recitare in un’edizione televisiva de “Le tre sorelle” di Cechov con la regia del maestro Orazio Costa.

Probabilmente chiunque di noi avrebbe lasciato perdere il progetto di Ronconi per l’occasione ben più appetitosa di finire a recitare in tv, con un grande regista teatrale, per giunta.

Mariangela no.

Lei intuì subito che per il progetto di Ronconi valeva la pena di rischiare un ingaggio tanto appetitoso come quello della RAI.

Andò così a Torino e riuscì a superare l’audizione, entrando a far parte dell’ “Orlando Furioso” di Luca Ronconi.

Si trattava di uno spettacolo teatrale totale, ancora più rivoluzionario de “I Lunatici”.

Nell’ “Orlando Furioso” di Ronconi in scena avvenivano più cose contemporaneamente. Scardinava completamente l’idea tradizionale di teatro, perciò lo spazio scenico del palco si mischiava e si confondeva con quello del pubblico. Tutto doveva essere esagerato, scenografico, altisonante. Lo spettatore era circondato da più palcoscenici in cui gli attori, vestiti con costumi eccentrici e coloratissimi, interpretavano personaggi sopra le righe.

Mariangela interpretò il personaggio di Olimpia contessa d’Olanda. Lei non solo seguiva le indicazioni di Ronconi, assecondandolo, ma riusciva addirittura ad anticiparlo, andando oltre. La sua recitazione antinaturalistica era esattamente quello che Ronconi voleva.

Il debutto dell’ “Orlando Furioso” fu al festival di Spoleto il 4 Luglio 1969.

Il pubblico e la critica rimasero frastornati da un tale tripudio teatrale. Tuttavia, dopo l’iniziale sorpresa, fu un vero e proprio successo, con una torunée nazionale e poi mondiale, che arrivò fino a New York. I colleghi che recitarono con Mariangela in questo spettacolo, tra cui Michele Placido e Ottavia Piccolo, raccontano che la nostra ragazza più di altri sapeva catalizzare l’attenzione del pubblico su di sé.

Il modo in cui lei ha inventato il personaggio di Olimpia mi faceva molta invidia. Non solo perché ha dominato il testo, ma soprattutto perché ha conquistato subito la totale fiducia di Ronconi. Faceva cose bizzarre con la voce, più vicine a Carmelo Bene che al teatro di personaggi che facevo io.” (Testimonianza di Ottavia Piccolo.)

l’ “Orlando Furioso” fu lo spettacolo con cui, finalmente, Mariangela Melato diventò un nome importante e il pubblico, finalmente, si accorse di lei.

 

 

Il Cinema e il successo nazionale

Melato Giannini

Mariangela Melato, insieme a Giancarlo Giannini nel film Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto. Pubblico dominio, Collegamento

Il successo nazionale arrivò poco più tardi.

Già nel periodo dell’ “Orlando furioso” Mariangela tentò anche la strada del cinema, riuscendo ad ottenere qualche piccola parte.

Il suo debutto importante lo ebbe nel 1970 con Pupi Avati e il suo “Thomas…  gli indemoniati” ma dovette aspettare ancora qualche anno per ricevere la parte che la portò alla popolarità.

Nell’ambiente del cinema, infatti, ebbe l’occasione di lavorare con l’anticonformista Lina Wertmuller. Fu lei che la consacrò al successo nel 1972 con  “Mimì Metallurgico ferito nell’onore”

L’accoppiata Melato – Giannini risultò vincente, tanto che la Wertmuller sfruttò la loro invidiabile sintonia sul set per ben altri due film, lanciando definitivamente la nostra ragazza nell’olimpo del cinema italiano.

 

Cosa possiamo imparare dalla storia di Mariangela Melato?

Mariangela non ci ha lasciato in eredità solo le sue straordinarie interpretazioni teatrali e cinematografiche, ma anche un grande insegnamento.


La storia della sua infanzia e della sua gioventù ci insegna che la Forza di Volontà può farci superare le difficoltà che ci sembrano insormontabili. 

Ma Mariangela ci insegna anche che, per raggiungere i nostri obiettivi bisogna essere determinati e pronti al sacrificio.


Nel caso di Mariangela Melato, ovviamente, molto ha aiutato anche il suo invidiabile talento per la recitazione, ma sarebbe ingiusto dire che il merito del suo successo sia solo per la sua innata bravura. Mariangela sapeva riconoscere e sfruttare le occasioni giuste. Una dote importantissima, soprattutto per coloro che vogliono diventare attori e attrici.

Spero che la storia di Mariangela e dei sui esordi, possa tornarti utile e ti dia la carica giusta per affrontare le difficoltà che potrai incontrare nella realizzazione dei tuoi sogni.

 

 

 

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