Eccoci arrivati al secondo appuntamento con i mestieri del dietro le quinte del teatro!

Mettetevi comodi attori! Sedetevi tra il pubblico e non chiedetevi “Come dovrò dire la battuta? Quale sarà la controscena giusta da adottare in questa o quella scena? Dove dovrò mettermi per non impallare i miei compagni?”. Rilassatevi e godetevi lo spettacolo perché oggi i protagonisti saranno altri, quelli che lavorano nell’ombra per mettere in luce la vostra professionalità!

Nello scorso appuntamento abbiamo imparato a conoscere l’assistente di scena, l’aiuto regista e il suggeritore.

Oggi apriremo la porta del laboratorio dello scenografo e conosceremo più da vicino il lavoro del costumista!

A me piace immaginarli come personaggi magici delle fiabe che trasformano una quinta nera in un caminetto di una residenza di campagna…o che fanno diventare le attrici delle principesse.

Abili artigiani pronti a trasformare in realtà le fantasie ingegnose dei registi.

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Fatto? Grazie mille!

L’Importanza dello Scenografo.

Come gli attori, lo scenografo lavora a stretto contatto con il regista.

Insieme studiano e trovano le soluzioni migliori per la scenografia dello spettacolo.

Nel senso stretto del termine infatti, lo scenografo ha il compito di ideare e disegnare la scenografia. Mentre sarà compito dello scenotecnico realizzarla materialmente. Ma nella maggior parte dei casi, le due figure convergono.

 

scenografia classica

una scenografia classica

 

Ovviamente la possibilità di disporre di grandi teatri e di un buon budget permette allo scenografo di scatenare la propria fantasia.

Creatività, passione e ingegno possono però dare vita a piccoli miracoli anche in ambienti piccoli e semiprofessionistici.

In queste situazioni è importantissimo il lavoro di squadra!

Un buon lavoro viene ripagato dal calore del pubblico e dalla soddisfazione di essere riusciti a realizzare comunque una bellissima scenografia.

Nel 2009 ho avuto la fortuna di far parte del cast di “Rumori fuori scena” di Michael Frayn, portato in scena con la Compagnia Vertigo di Livorno (di cui facciamo parte tutte noi del blog!).

Uno spettacolo impegnativo sotto moltissimi aspetti: recitativo, registico e scenografico.

Abbiamo lavorato sodo, ma una volta pronto, lo spettacolo è diventato un fiore all’occhiello della Compagnia!

Vedere quel testo così difficile prendere vita è stato per tutti noi un’emozione indescrivibile!

Se vuoi saperne di più su questo spettacolo leggi il mio articolo sulle controscene in cui ne parlo!

I mezzi a nostra disposizione non erano certo quelli della Scala, ma con ingegno e collaborazione la scenografia che è stata realizzata ha lasciato tutti a bocca aperta.

La scenografia rappresentava l’interno di una casa a due piani, con svariate porte e una scala in legno per accedere ai piani alti.

Nel secondo atto la trama prevedeva che agli spettatori venisse svelato il retro di quella scenografia: i sostegni creati per tenerla in piedi, l’ossatura nascosta dagli elementi scenografici e decorativi del primo atto.

Un cambiamento impensabile alla prima lettura del testo, soprattutto in un teatro piccolo come era all’epoca il nostro.

Ma di replica in replica avveniva sempre più velocemente e con grande precisione. L’unione fa la forza e da soddisfazione!

Noi attori sappiamo benissimo quanto sia utile avere una scenografia che contestualizzi l’opera portata in scena e definisca gli spazi dell’azione, inserendo elementi con cui interagire mentre siamo sul palco.

Poter vedere chiari elementi scenici, che siano porte, divani, quadri appesi alla parete può aiutarci a immedesimarci ancora di più nella parte. Almeno per me, vedere costruita la scenografia che fino a qualche giorno prima potevo solo immaginare mi rassicura e mi permette di concentrarmi ancora di più per un buon risultato finale!



Anche su un palcoscenico quasi vuoto c’è una scenografia.

Il merito è dello scenografo che, in accordo con il regista studia le soluzioni migliori per trasformare delle quinte nere e anonime in un interno sfarzoso, in una strada di città, in una piazza di paese e chi più ne ha più ne metta!

Ma non è sempre così!

Jerzy Grotowsky nel suo libro “Per un teatro povero” (1970) sosteneva che “eliminando gradualmente tutto ciò che è superfluo, scopriamo che il teatro può esistere senza trucco, costumi e scenografie appositi, senza uno spazio scenico separato, senza gli effetti di luce e suono…”.

Esponente di spicco del teatro di avanguardia del Novecento, Grotowsky riteneva necessario ai fini dello spettacolo la sola presenza dell’attore, eliminando tutto ciò che considerava una trappola non necessaria ai fini del messaggio che il teatro doveva veicolare.

In definitiva, Grotowsky era convinto che per fare teatro fosse sufficiente un attore per raccontare una storia e uno spettatore cui raccontare quella storia!

Del resto, un racconto ben interpretato e movimenti del corpo esplicativi avrebbero dovuto essere sufficienti a giustificare l’apertura del sipario e a trasmettere un qualsivoglia messaggio.

Gli eventuali elementi scenici presenti sul palco non dovevano essere decorativi, ma semplicemente funzionali a ciò che accadeva in scena.

Su questa scia ti potrà capitare nel corso della tua esperienza di vedere allestimenti molto semplici, realizzati con pochi elementi.

Ma queste scelte non devono essere scambiate per una volontà di operare “al risparmio” perché possono essere adottate anche da compagnie di grido.

Non mancheranno occasioni in cui potrai assistere (o partecipare!) a rappresentazioni in cui gli attori avranno come sedute dei semplici cubi di legno o di plastica e pedane più o meno alte su cui camminare, circondati da quinte nere ed essenziali.

Potrai trovarti a lavorare in uno spettacolo così impostato se il regista, proprio come Grotowsky, decide di puntare tutto sul significato di quello che viene detto in scena, magari perchè il tema affrontato è attuale e di forte impatto per il pubblico.

Può capitare poi che regista e scenografo si accordino per giocare la carta della semplicità per poter presentare lo spettacolo in luoghi molto diversi tra loro: un grande teatro, un teatrino di provincia, una piazza di paese, senza rinunciare a nessuno degli elementi che completano la messinscena.

Nel nostro piccolo, abbiamo portato in scena con la regia di Rebecca, “Bang! Bang! Sei morto!” di William Mastrosimone.

Gli elementi scenici erano davvero all’insegna della semplicità! Una cassapanca di legno si trasformava di volta in volta in un contenitore, in un sedile di auto, in sedute della mensa scolastica. Una scenografia facilmente trasportabile in qualsiasi ambiente teatrale.

Scenografia vuol dire anche audiovisivi e computer grafica.

Oggi grazie all’uso dell’audiovisivo e della computer grafica le compagnie si avvalgono sempre più spesso della tecnologia per completare l’allestimento scenografico, sia per opere di prosa che per opere liriche e balletti.

Il risultato finale può dividere il pubblico tra i puristi che preferiranno un allestimento ricco e sfarzoso e spettatori moderni che guardano di buon occhio al progresso teatrale.

 

scenografia moderna

Una scenografia moderna

 

Che tu stia dalla parte dei romantici o degli avanguardisti, ti assicuro che il risultato finale non potrà che farti tornare a casa almeno un po’ incuriosito!

Detto tra noi, è comunque vero che una scenografia che ricorda nei dettagli un interno di un appartamento o una dimora principesca con utilizzo di quinte scorrevoli che celano altri spazi, ti permetterà di immedesimarti più facilmente nella storia che stai guardando e di rimanere letteralmente a bocca aperta!

L’Importanza del Costumista.

Dopo aver confezionato la scatola magica del palcoscenico non resta che rendere speciali gli attori che dovranno recitarvi!

E quale modo migliore se non affidarli alle sapienti mani di un bravo costumista?

Come nel caso dello scenografo anche il costumista lavora a stretto contatto con il regista, proponendo stili e abbigliamento in linea con l’epoca in cui si svolge la storia e comunque in linea con il taglio che il “capo supremo” ha scelto di dare alla storia.

Un conto, infatti, è mettere in scena un testo di Moliere, Goldoni, Wilde restando fedeli all’ambientazione descritta, optando quindi per dei bellissimi abiti d’epoca, tutto fronzoli e broccato.

Un altro discorso è decidere di spostare l’ambientazione in un’epoca diversa, più attuale e con abiti moderni o semplicemente portare in scena uno spettacolo che si svolge ai giorni nostri.

Il lavoro del Costumista è importante sempre.

Il tocco magico del costumista forse risalterà  di più nel primo caso, laddove con l’aiuto di acconciature e accessori gli abiti indossati dagli attori riempiranno la scena e gli occhi degli spettatori.

Ma anche dietro abiti di scena apparentemente più semplici, c’è sempre uno studio del personaggio, dell’epoca in cui la piece è ambientata. Studio che, quando presente, viene portato avanti principalmente dal costumista, in accordo con il regista dello spettacolo.

Ma se invece ti trovi a lavorare in una compagnia semi professionistica probabilmente sarai tu stesso, insieme al regista a scegliere gli abiti da indossare!

La scelta degli abiti moderni potrà portarti ad attingere a piene mani dal tuo armadio e cercare direttamente tra le tue cose l’abbigliamento giusto.

La cosa importante da fare, in questa fase, è di non lasciarsi andare al caso e di non sottovalutare questo aspetto della messinscena.

Un buon abito di scena, anche se moderno e attuale, sicuramente risalterà il lavoro dell’attore. Al contrario, un abito di scena scelto senza un minimo di studio, potrebbe anche cozzare con il personaggio che l’attore sta portando in scena.

Per esempio, se un’attrice interpreta una ragazza timida, probabilmente è una pessima scelta farle indossare in scena un abito appariscente, dai colori sgargianti. Chi è timido, infatti, probabilmente vuole passare inosservato e si vestirà con abiti ordinari.

Ma anche lavorando in questo modo, potrebbe capitare che tu e il tuo regista possiate essere indecisi. Magari avete scovato più di una soluzione che potrebbe andar bene per il personaggio, spulciando nei vostri armadi e non sapete bene quale scegliere.

 

Costumi teatrali opera parigi

Dei bellissimi costumi teatrali, esposti al Museo dell’Opera di Parigi

 

Se ti capita una situazione del genere, magari potresti proporre al tuo regista la soluzione che ha adottato Rebecca per un nostro spettacolo di qualche anno fa!

Sul palco eravamo io, lei e Rubina (la curatrice del tutorial di trucco teatrale) e per ognuna la nostra regista ha scelto due possibili vestiti.

Dopo ha fatto un sondaggio per Facebook e abbiamo lasciato scegliere l’abito di scena alla community sul gruppo creato per pubblicizzare lo spettacolo! Con questo espediente, gli spettatori sono venuti ancora più incuriositi a vederci, perché in minima parte si sono sentiti coinvolti in un aspetto della realizzazione dello spettacolo.

 

Se il costumista non c’è, non improvvisarti!

Il discorso cambia quando dovrai cimentarti in un bel classico del 700, 800 e inizio 900 e la scelta per la messinscena è quella di rimanere fedele all’ambientazione originale.

Difficilmente avrai nell’armadio un abito con trine, pizzi e merletti.  La scelta che consiglio di adottare, se non hai a disposizione un costumista, è quella di rivolgersi ad una buona costumeria che possa fornire alla tua compagnia l’abbigliamento necessario per lasciare il pubblico a bocca aperta e farti calare in un’atmosfera da sogno!

Nella tue vicissitudini di spettatore e di attore potrebbe capitarti di imbatterti nel lavoro di un regista all’avanguardia, che punta a spiazzare il pubblico con scelte particolari.

Come lo scenografo può decidere di ridurre la scenografia all’osso, così il costumista può scegliere di far salire sul palco gli attori in maniera del tutto essenziale. Potrebbe far salire sul palco gli attori con abiti neri e un accessorio colorato, o ancora con abiti scuri e abiti chiari per differenziare due fazioni in lotta e ultimo ma sicuramente di più forte impatto, può scegliere di far denudare gli attori!

Quest’ultima sarà un’immagine che colpirà senza dubbio lo spettatore ma che se realizzata con cignizione di causa e non solo per scandalizzare, rende ben chiara l’idea di far cadere tutte le maschere che indossiamo non solo sul palco ma nella vita di tutti i giorni.

 

Corsi e stage per scenografi e costumisti.

Se sei giovane e hai per natura una predisposizione per lavori di questo tipo, forse potresti seriamente prendere in considerazione di intraprendere a livello professionistico il mestiere dello scenografo e del costumista.

Avere estro e manualità sicuramente sono un vantaggio, ma a fare la differenza nel campo delle arti è avere una formazione adeguata alle spalle. Per questo motivo ti consiglio di seguire scuole professionalizzanti o dei corsi universitari appositi, come ad esempio l’Accademia delle Belle Arti.

Se invece fai parte di una compagnia semiprofessionistica o amatoriale e a te sono stati affidati uno o entrambi questi aspetti, potresti provare a frequentare workshop, corsi o stage di perfezionamento, per migliorare le tue competenze.

A volte è possibile che corsi di questo tipo vengano organizzati all’interno di rassegne teatrali e festival. Generalmente si tratta di corsi aperti sia a laureati e studenti del Dams o di facoltà d’architettura, sia a chiunque voglia intraprendere un percorso di questo tipo, pur non  avendo un titolo universitario in questo ambito.

Di seguito ti lascio alcuni link a corsi e stage di scenografia e Costumi:

Questi sono alcuni esempi, ma ci sono molti corsi in tutta Italia.

Ti consigliamo quindi, se vuoi approfondire il lavoro di scenografo o costumista, di fare una ricerca su google e visitare di persona le scuole.

 


Il nostro viaggio nel mondo degli aiutanti e delle maestranze del palco si conclude qui.

Ringraziamo con un grande applauso gli angeli del dietro le quinte, perché anche se non si vedono, la loro presenza si respira sul palco e sono un costante punto di riferimento per gli attori in scena!

 

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