Franca Rame è quella che si può definire una Donna Combattente.

Nella sua vita ha sempre lottato e si è sempre impegnata nelle battaglie civili, soprattutto per quanto riguarda il ruolo della donna nella società.

E ha combattuto attraverso la forma d’Arte che più ammiro, quella del Teatro.

Combattere ciò che c’è di retrogrado e medievale nella società con qualcosa che è antico quasi quanto l’essere umano è qualcosa di meraviglioso.

In questo modo la tua arma sono le parole. Le parole recitate e vissute su un palcoscenico. La tua arma sono le tante storie create e interpretate sul palco.

E la parola, se ben usata, è più forte mille spade.

Franca Rame, assieme a suo marito Dario Fo, è considerata una delle più importanti esponenti della cultura teatrale italiana.

D’altra parte non poteva essere altrimenti per una donna nata e cresciuta in una famiglia dalle antichissime tradizioni teatrali.

Entrambi i genitori di Franca erano infatti attori, legati anche al teatro delle marionette.

Ha iniziato a far teatro fin da piccolissima, appena nata. I suoi familiari la impiegavano spesso come neonato in fasce nelle commedie teatrali che mettevano in scena.

 

 

 

 

Una donna come lei non poteva quindi non innamorarsi di un genio del teatro come Dario Fo. Da questo momento in poi, la vita artistica e teatrale di Franca Rame si intreccia in maniera indissolubile a quella sentimentale. Fo e Rame diventano compagni sia sul palco che nella vita.

Si sposano nel 1954 e quattro anni più tardi fondano la “compagnia Dario Fo – Franca Rame”. La loro bravura è tale che nel giro di poco tempo riscuoteranno grande successo commerciale nel circuito dei teatri cittadini istituzionali.

Ma per Fo e Rame il Teatro non è solo un lavoro. E’ anche l’occasione per comunicare le loro idee, per far denuncia. Franca Rame e Dario Fo fanno e vivono il teatro durante gli anni sessanta, periodo di forti cambiamenti e tumulti. Abbracciano così l’utopia sessantottina che porterà alla nascita dello spazio teatrale “La Comune”. In questo modo, la Rame ha l’occasione di interpretare pezzi teatrali satirici di forte denuncia e di controinformazione politica come “Morte accidentale di un anarchico” e “Non si paga! Non si paga”.

Per Franca Rame, alla fine degli anni settanta, arriva la svolta femminista che la porta a interpretare sul palco testi di suo pugno come “Tutto casa, letto e chiesa”.

Il suo impegno civile, attraverso il teatro, è ormai riconosciuto da tutti ed è stato un processo del tutto naturale il conferimento a lei e al marito nel 1999 della laurea honoris causa da parte dell’Università di Wolverhampton.

Negli ultimi anni della sua vita, nel 2006, è anche diventata senatrice per il partito l’Italia dei Valori. Ma il suo impegno politico dura appena due anni.

Poi nel 2009, assieme al marito, scrive la sua autobiografia.

Nel 2012 viene colpita da un ictus e ci lascia per sempre nel 2013.

Ma una forte personalità come la sua non muore mai veramente. Franca Rame ancora vive. E lo fa attraverso le sue perfomance e alcuni dei suoi componimenti teatrali più importanti, come il celebre e doloroso monologo “Lo Stupro”.

 

 

“Lo Stupro”.

Quando una donna è una combattente nelle viscere, puoi umiliarla, picchiarla e violentarla. Lei riuscirà comunque a rimettersi in piedi.

Franca Rame il 9 Marzo 1973 è stata rapita da cinque uomini, cinque neofascisti. L’hanno fatta salire di forza sopra un furgoncino e a turno l’hanno seviziata e stuprata.

Lo hanno fatto perché lei e suo marito dicevano nei loro spettacoli cose che non condividevano. Per questo motivo è importante precisare il loro colore politico. Hanno risposto alla sua arma, quella del teatro, con uno dei crimini più riprovevoli che esistono.

Poi l’hanno abbandonata sulla strada, in stato confusionale e con i vestiti strappati.

Da questa terribile esperienza nasce, nel 1975, uno dei monologhi più dolorosi che il teatro italiano abbia mai conosciuto: “Lo Stupro”

Inizialmente l’attrice ha raccontato e recitato in teatro la violenza subita senza dire che le parole nascevano direttamente da ciò che aveva vissuto.

Per anni, la stessa Rame non è riuscita infatti a parlare apertamente e liberamente di quella che è stata sicuramente un’esperienza devastante. Nemmeno con l’uomo che amava.

Solo nel 1987 ha trovato la forza di dichiarare, in televisione, che quello che racconta il suo monologo è ciò che ha subito davvero lei, in prima persona.

 

 

Il Teatro come Psicanalista del Dolore.

Per una donna come Franca Rame, che non ha semplicemente fatto l’artista, ma ERA un’artista fin nel profondo, il modo migliore per superare un’esperienza così orrenda è stato fare teatro.

Il suo monologo “Lo Stupro” è stato quindi il suo psicanalista del dolore. Solo attraverso il teatro, la Rame è riuscita a esprimere e a superare l’umiliazione e il male che quegli uomini le hanno inflitto.

E’ con il teatro che si è liberata e ha esorcizzato il suo profondo dolore. Dolore che non è solo fisico, ma anche emotivo e morale. Perché quando ti violentano il dolore è doppio.

Le parole de “Lo Stupro” sono parole pesanti, graffianti. Non puoi non sentire anche te il male della donna che viene stuprata. Ti entrano dentro quelle parole, ti entrano nel cuore, e ti fanno stare male.

Si dice che, la prima volta che la Rame ha interpretato questo monologo, in sala alcune ragazze svennero. E in effetti, non è difficile crederlo.

Le parole del monologo non lasciano niente all’immaginazione e già solo a leggerle, si soffre con la vittima.

 

 

Il Teatro come Denuncia.

Ma il Monologo “Lo Stupro” non solo ha aiutato la Rame a superare questa dolorosa esperienza.

Ha aiutato e aiuta tuttora tutte le donne a non aver paura di denunciare. Le invita a non fare lo stesso errore della donna del monologo, che non ha avuto subito il coraggio di denunciare chi le aveva fatto violenza.

La Rame, una volta superato lei definitivamente il trauma, si è impegnata affinchè le sue parole di dolore e il suo orrore potessero denunciare ciò che una donna deve affrontare, anche dopo aver subito lo stupro. Nella presentazione al suo monologo l’attrice ha infatti riportato le perizie e le parole che alcuni avvocati, poliziotti e medici hanno detto a donne che denunciano uno stupro: “Lei ha goduto? Ha raggiunto l’orgasmo? Se sì, quante volte?”.

In questo modo il dolore di Franca Rame diventa il dolore di tutte quelle donne che hanno o subiscono una violenza sessuale.

E è così che il teatro non è stato solo lo psicanalista di Franca Rame, ma si trasforma in una  testimonianza della terribile posizione della donna violentata che denuncia ciò che ha subito.

Certo, forse le cose sono migliorate rispetto agli anni settanta ma è fuori da ogni dubbio che, spessissimo, le donne abbiano timore a denunciare lo stupro subito e preferiscono tacere.

 

“Li denuncerò domani”

A questo proposito, vorrei riportare un passo del monologo di Franca Rame. Spero che queste poche parole possano far riflettere tutti quanti sulla difficile e penosa situazione che ogni donna violentata si trova a vivere, dopo aver subito lo stupro.

E spero che induca la maggior parte delle persone a non giudicare e a portare rispetto per chi ha subito un crimine infame come questo.

“Tengo con la mano destra la giacca chiusa sui seni scoperti. È quasi scuro. Dove sono? Al parco. Mi sento male… nel senso che mi sento svenire… non solo per il dolore fisico in tutto il corpo, ma per lo schifo… per l’umiliazione… per le mille sputate che ho ricevuto nel cervello… per lo sperma che mi sento uscire. Appoggio la testa a un albero… mi fanno male anche i capelli… me li tiravano per tenermi ferma la testa. Mi passo la mano sulla faccia… è sporca di sangue. Alzo il collo della giacca. Cammino… cammino non so per quanto tempo. Senza accorgermi, mi trovo davanti alla Questura. Appoggiata al muro del palazzo di fronte, la sto a guardare per un bel pezzo. Penso a quello che dovrei affrontare se entrassi ora… Sento le loro domande. Vedo le loro facce… i loro mezzi sorrisi… Penso e ci ripenso… Poi mi decido… Torno a casa… torno a casa…

Li denuncerò domani”

 

 

Se vuoi, puoi leggere il testo integrale del monologo “Lo Stupro” in questo link.

Chi fa teatro, soprattutto chi lo fa nel modo di Franca Rame e di suo marito, è una benedizione per la società.

Allo stesso modo, Il monologo “Lo Stupro” è una benedizione, perché fa sentire un po’ meno sole tutte le donne violentate.

Perciò non rimane che dire una sola cosa: Grazie Franca Rame.

 

 

 

(immagine di copertina: Di Unknown (Mondadori Publishers) – http://www.gettyimages.co.uk/detail/news-photo/portrait-of-italian-actress-franca-rame-1960s-news-photo/158743037, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=41733233)
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