Autori Contemporanei: Enzo Moscato

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Napoli è una Città con un forte legame con la teatralità.

È un luogo in cui il comportamento sociale stesso è recitato, una città istrionica, viva.

Dal mondo partenopeo sono usciti tanti grandi nomi del teatro italiano contemporaneo. Da Eduardo De Filippo e il padre Eduardo Scarpetta, a Raffaele Viani e ovviamente Enzo Moscato.

I primi anni, l’anima partenopea

Enzo Moscato nasce a Napoli nel 1948.

Vive la propria infanzia nei quartieri spagnoli, in una situazione non sempre facile.

sette figli, una casa piccola, mio padre spesso disoccupato, mia madre che invece lavorava sempre …

Questi primi anni di vita segneranno molto l’arte e il rapporto complesso con l’anima partenopea di Moscato

tutto quello che mi porto appresso di cultura napoletana l’ho preso in quei dieci anni che sono stato ai Quartieri”.

Quella che da altri sarebbe stata vista come una precarietà – crescere nei quartieri spagnoli – è stato vissuto dall’artista come un periodo di “primo incanto”, destinato a infrangersi con il trasferimento della famiglia nel quartiere di Fuorigrotta.

Seguono così gli studi accademici in Filosofia e Psicologia all’Università Federico II di Napoli (laurea nel 1974) e la partenza per Roma, che sembrano allontanare il giovane Enzo dalle radici linguistiche, culturali, affettive.

I primi approcci al teatro di Enzo Moscato

È agli inizi degli anni Ottanta che Enzo Moscato si avvicina al teatro portando in scena a Roma la sua prima opera, Carcioffolà.

Sarà poi una catastrofe naturale, il sisma che devasta l’Irpinia e danneggia anche la città di Napoli nella fine del 1980, a spingere Enzo Moscato a ritornare nella sua città natale, che da quel momento non abbandonerà più.

Da questa esperienza nascerà Scannasurice, testo che andrà in scena un paio di anni dopo il terremoto. È una sorta di discesa agli “inferi” nella sconvolta geografia urbana e morale dopo il terremoto.

Durante i primi anni Ottanta la scrittura e il teatro occupano una porzione residuale, seppur fondamentale, della sua vita. La maggior parte del suo tempo infatti è assorbita dall’attività di insegnante precario in un liceo.

Nel 1985 arriva il primo importante riconoscimento in ambito teatrale assegnato al suo testo drammatico Pièce Noire, il Premio Riccione/Ater.

A questo seguiranno molti altri premi: Premio IDI 1988, il Premio UBU per il Teatro nel 1988 e nel 1994, il Biglietto d’Oro AGIS 1991, il Premio Franco Carmelo Greco nel 2004.

L’anno successivo (1986) sarà fondamentale per Enzo Moscato in quanto vede la fondazione del primo nucleo di ciò che poi diventerà la Compagnia Teatrale Enzo Moscato.

Si tratta di un organismo totalmente dedicato alla ricerca teatrale, all’insegnamento e ai rapporti con la tradizione. La direzione artistica sarà ovviamente assunta da Enzo Moscato.

Un altro evento segnerà la vita del nostro autore quell’anno, la prematura scomparsa di Annibale Ruccello. Commediografo, attore, regista teatrale e saggista, con cui Moscato aveva stretto una profonda amicizia.

La prima reazione allo smarrimento e alla profonda sofferenza di quel periodo avviene con la scrittura di Compleanno.


Compleanno, struggente inno all’amicizia

Compleanno è un monologo, ma anche un dialogo con un “assente”. Scritto da Moscato due mesi dopo la scomparsa di Annibale Ruccello.

Quest’opera, oltre a essere una delle più patetiche rappresentazioni del nostro autore e la più viva testimonianza di Ruccello, segna l’inizio di un nuovo percorso dell’autore napoletano.

In questa messinscena Enzo Moscato interpreta un ruolo a tutto tondo, regista, attore e drammaturgo.

Lo spettacolo sviluppa il tema incrociato dell’assenza e del delirio, intesi entrambi come produzioni fantasmatiche fatte di parole, suoni, visioni, gesti, e mirati a colmare il vuoto.

Lo spazio scenico è decorato come una festa di compleanno con torta e candeline, cinque rose, ori, un trono. E una sedia che rimarrà vuota per tutto lo spettacolo.

Un compleanno senza data, il giorno della festa è il giorno del ricordo di chi non c’è più. L’assente, Ruccello, a cui è destinata la sedia che occupa la scena, si fa sempre più presente man mano che l’evocazione prende forma, attraverso storie, citazioni, canti e personaggi tratti dal suo teatro.

Palese è la citazione delle opere di Ruccello da Le cinque rose di Jennifer (come le cinque rose in scena che vengono sparse sul palco da Moscato) a Weekend e Notturno di Donna con ospiti.

Enzo Moscato, Di Francesco Scaglione – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=64608909

Una nuova lingua

Parte da quel momento una produzione ininterrotta di testi drammatici di varia natura che Moscato scrive e interpreta: da commedie, melologhi, recital, atti unici e frammenti poetici. Il corpus delle opere dell’artista è di difficile classificazione, in quanto ogni opera è un richiamo alle precedenti, con anticipazioni sulle successive.

Fra le costanti del teatro di Moscato è senza dubbio il lavoro e la ricerca sulla parola: la lingua scenica utilizzata da Moscato unisce la forte componente napoletana a espressioni e strutture sintattiche di varia provenienza, parole straniere, gerghi, neologismi e dialetti differenti, unite in una originalissima nuova forma.

Una nuova lingua che passa dal registro alto, lirico e letterario a quello popolare.

Rasoi, ritratto di una Napoli surreale

Fra le opere che più mi hanno emozionato di Moscato-drammaturgo, senza dubbio il primo posto è occupato da Rasoi.

Andato in scena nel 1991 con la regia di Mario Martone e Toni Servillo (altri due artisti rappresentanti della teatralità partenopea), in scena insieme a Moscato.

«Il titolo Rasoi ha un doppio significato: da un lato quello di taglienti frammenti, dall’altro quello dell’opera di sfregiamento della grande cartolina illustrata che è Napoli».

Rasoi è il ritratto, talvolta surreale, di una Napoli popolare in cui le tragedie si accompagnano ai sogni, all’arte dell’arrangiarsi.

«una rapsodia composta di brevi brani inediti, meditazioni e frammenti su Napoli».

Lo scopo ultimo di Rasoi è di denuncia e di mettere sotto la lente d’ingrandimento i mali e la degradazione di Napoli.

Enzo Moscato dimostra una profonda capacità di comprendere e svelare le contraddizioni di una città in crisi che però rimane, nonostante tutto, città Patria.

Non “scuriamoci o passato”: Rasoi è una vetrina del passato napoletano, della storia e dell’immaginazione citato e preso a “rasoiate”, fatto a pezzi come luogo comune.

L’autore Moscato apre la scena seduto davanti al sipario che annuncia la sua morte. Cantando introduce lo Scugnizzo (Marco Manchisi), il quale paragona Napoli ad una fogna in cui tutte le rivoluzioni sono state inghiottite.

Segue il Cieco, che parla degli invasori spagnoli e poi francesi e si lamenta della peste chimica che ha inquinato l’aria e l’acqua della Città.

Si susseguono sulla scena La Regina, la Madonna in forma di statua, un Insonne, un Cuoco, il Re Bomba e il Guappo di Servillo che lancia un’invettiva contro la moderna malavita, che ha ridotto la gioventù ad un’orda di automi assatanati, violenti, disperati.

L’opera si conclude con l’autore/Cantante che dopo aver cantato l’ultima canzone, si chiede da quanto tempo sia morto.

Enzo Moscato, un artista a tutto tondo

Come detto, Enzo Moscato è un artista dai molteplici talenti, è attore, drammaturgo, regista, scrittore, cantante, studioso, e fra le costanti del suo teatro vi è un attento studio della lingua.

Un’altra costante è la presenza della musica nel suo operato, quasi sempre protagonista nella sua carriera e che ha dato vita a diversi album musicali, estratti dalle musiche di scena.

In opere come Embargo, Canta, Hotel De l’Univers, Toledo suite l’artista si è dunque cimentato nel ruolo di chansonnier, rivisitando la tradizione musicale partenopea.

Nella carriera da artista a tutto tondo non è mancata la partecipazione al grande schermo, sempre da attore. Lo vediamo nell’esordio registico di Mario Martone nel premiato Morte di un matematico napoletano (1992, film che vede grande partecipazione della classe artistica contemporanea come fra i tanti Anna Bonaiuto, Licia Maglietta, Toni Servillo, Antonio Neiwiller).

Enzo Moscato si dedica anche alla produzione editoriale con importanti e numerosi risultati che variano dai testi drammatici editi (L’angelico bestiario, 1991; Quadrilogia di Santarcangelo, 1999; Orfani veleni, 2007), alle antologie, le poetiche e le narrative a cui si aggiungono i vari contributi teorici e le pubblicazioni nelle riviste di settore e differenti traduzioni teatrali, come opere quali Arancia Meccanica, Ubu Re, Tartufo.

In anni recenti Moscato ha ricoperto la carica di co-direttore del Teatro Mercadante – Stabile di Napoli, ha svolto laboratori sulla scrittura teatrale all’Università degli Studi di Salerno e all’Università degli Studi “Suor Orsola Benincasa” di Napoli, ed è stato direttore artistico di progetti e iniziative teatrali, tra cui il Festival “Benevento Città Spettacolo”,

Enzo Moscato continua a lavorare e produrre cospicuamente per il teatro e a detta sua


“Il teatro è emozione, il teatro è un’ancora di salvezza”.


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