I grandi Registi del Teatro Italiano: Emma Dante

Da tempo volevo approfondire la figura di Emma Dante.


Ho colto l’occasione quando una delle nostre lettrici, Noemi Spasari, mi ha chiesto di collaborare con Teatro per Tutti.

Noemi è proprio come me e te. È una persona innamorata del teatro e dell’arte.

È giovanissima, ma non farti illusioni… È una che sa davvero il fatto suo. Si è laureata portando avanti un percorso di studi incentrato sul teatro e attualmente lavora come giornalista.

Fin da piccola, il teatro l’ha sempre affascinata e accompagnata nella sua vita… ma per farvi meglio capire quanto il teatro sia parte integrante della sua esistenza, è bene lasciare a lei il compito di presentarsi:

Sono Noemi e sono un’amante del teatro e dell’arte. Sono innamorata di questo mondo sin da piccina, quando mettevo in scena con i miei cugini grandi imprese di armi e cavalieri, impersonando e dirigendo le azioni.


Il mio primo ricordo legato al teatro è datato alle scuole elementari quando andammo a vedere I Tre Moschettieri in francese.  Credo sia stato in quel momento che una piccola me ha deciso di voler vivere quel mondo. 

Crescendo ho divorato libri su libri che mi hanno portato a conoscere artisti come Pirandello, Shakespeare e Beckett. Artisti che mi hanno cambiato la vita.

Ho deciso così di approfondire quel mondo dai retroscena e della sua storia e all’università ho seguito un percorso di studi dedicato al teatro e allo spettacolo.

Ho così  affinato i miei gusti, arrivando a capire che in realtà mi piace proprio tutto! Dovendo scegliere una specializzazione ho seguito un percorso più contemporaneo esplorando ancora di più figure come Orazio Costa, Giorgio Strehler e Emma Dante, che è stata per me un colpo di fulmine.

Il teatro per me è il primo amore che non si scorda mai e in cui mi rifugio ogni volta che ne ho l’opportunità.

In questo articolo Noemi ci fa conoscere più da vicino la regista contemporanea che più l’ha incantata: Emma Dante.

Si tratta di un’artista davvero particolare, eclettica. Non è facile capire il suo lavoro teatrale e artistico, perché Emma Dante tende a colpire il suo spettatore. A scuoterlo dalla sua quiete esistenza, per indurlo a ragionare su se stesso e sulla società in cui è inserito.

Sono davvero felice che Noemi abbia scritto per noi questo bell’articolo su un’artista nostrana tanto famosa e apprezzata, sia in Italia che all’estero.

Spero che questo articolo possa far suscitare la curiosità di conoscere o di riscoprire e apprezzare Emma Dante a chi non ha saputo capirla.

A questo punto, non mi resta che lasciar la parola a Noemi… Buona lettura! 😉

 


 

Nel panorama teatrale dei nostri giorni, fra i nomi più noti risuona senza dubbio quello di Emma Dante.

La Dante è un personaggio eclettico che si è imposto sulla scena teatrale ormai da diversi anni, mostrando sin dagli esordi la particolarità del suo lavoro.

L’interesse verso la sua figura è nato sin dal suo primo spettacolo, mPalermu (2001).

Fin dal suo esordio si nota la personalità spiccata della regista che ha portato in teatro novità sceniche, registiche e tecniche.

Questo interesse da parte della critica e del pubblico coincide sempre con l’apprezzamento totale o la comprensione profonda del messaggio dell’autrice.

E certamente ne ha fatto un personaggio di cui discutere.

 

Chi è Emma Dante?

Classe 1967, palermitana, Emma Dante si approccia al mondo teatrale sin da giovanissima perché come afferma “Avevo deciso che volevo fare quella cosa lì”.

Inizia però come attrice frequentando l’Accademia d’Arte Drammatica Silvio d’Amico a Roma. Il periodo dell’Accademia è segnato dall’incontro con varie personalità del paesaggio artistico italiano fra cui Andrea Camilleri, con cui lavora al testo La morsa di Pirandello.

Dopo il diploma, si sposta a Torino dove incontra Gabriele Vacis, figura che risulterà fondamentale nel percorso di crescita artistica di Emma.

Alla fine degli anni Novanta, dopo la morte del fratello, torna nella sua città natale, Palermo.

Qui porta avanti una collaborazione con un’associazione culturale, La Vicaria.

Ed è in questo contesto che nasce la Compagnia Sud Costa Occidentale, da cui ha inizio il suo percorso come regista.

Nel corso della sua carriera la Dante porta in scena spettacoli di differenti origini e natura.

Passa dalla prosa tradizionale (fra le opere di maggior rilievo abbiamo due trilogie della famiglia e degli occhiali), alla lirica (vedi Carmen, Gisela!, Macbeth, etc) per arrivare alle fiabe e alla reinterpretazione dei miti e dei classici (riprendendo Omero, Euripide e anche Basile).

Nel 2014 riceve l’incarico biennale di direttrice artistica del 67° ciclo di spettacoli classici al Teatro Olimpico di Vicenza, “Il viaggio al di qua del confine”, ciclo che curerà anche nell’edizione 2015, “I Fiori dell’Olimpo”.

La nostra regista ha avuto modo di confrontarsi con il grande schermo, curando la regia e l’interpretazione del film Via Castellana Bandiera (2013).

La compagnia a Palermo

Già dal nome, Sud Costa Occidentale, emerge il desiderio di far pensare al luogo in cui la compagnia viveva e lavorava, Palermo. La città siciliana  si trova, infatti sulla costa occidentale dell’isola. Infine proprio quel “sud”  mette in risalto la sua lingua e la sua storia.

La Compagnia nasce insieme a una serie di esperienze e sperimentazioni sceniche che avranno come punto massimo mPalermu (2001).

Questo è lo spettacolo che dà inizio al capolavoro teatrale della Dante, la Trilogia della famiglia siciliana, che avrà come successivi capitoli le opere Carnezzeria (2002) e Vita Mia (2004).

Oltre alla Dante, parte attiva della fondazione della Compagnia sono stati Italia Carroccio, Sabino Civilleri e Manuela Lo Sicco. Sono artisti che rimarranno come colonne portanti della compagnia e saranno sempre figure legate al mondo di Emma Dante.

Fra i vari personaggi legati alla compagnia si possono citare Gaetano Bruno, Carmine Maringola, Elena Borgogni, Davide Celona, Daniela Macaluso, Onofrio Zummo, Salvatore D’Onofrio.

 

Emma Dante in scena

Fare un elenco sommario delle opere portate in scena da Emma Dante risulterebbe poco utile e riduttivo.

Per darvi un’immagine completa della regista, preferisco parlarvi dello spettacolo che, a parere mio, meglio rappresenta lo stile di Emma Dante: Bestie di scena (Piccolo Teatro Strehler, Milano, 2017).

È uno degli spettacoli più complessi della Dante, difficile da comprendere pienamente se si è a digiuno di quel che è stato finora il percorso dell’artista.

Bestie di scena potrebbe essere visto come la sintesi di tutto il lavoro del teatro di Emma Dante nella sua ricchezza e particolarità.

In questo spettacolo la regista ci mostra la vera essenza dell’attore e il training a cui si sottopone. Ma sul palcoscenico la Dante ci mostra anche la realtà umana senza filtri, il vero essere dell’uomo senza veli, puro e sincero.

Ma cos’è una bestia di scena? Rispondere a questa domanda porterebbe ad una digressione fin troppo lunga.

Sinteticamente si può dire che è definibile “animale da palcoscenico” l’attore nel momento in cui si fa padrone del proprio animo ferino per esprimere in scena la propria passione, creatività e talento.

In questo caso la performance degli attori non è legata al testo o al significato simbolico.  Si articola invece seguendo la dinamicità dei corpi, le espressioni sensoriali e cinestetiche.

I corpi sono mostrati in tutta la loro verità, coinvolgendo lo spettatore in un’esperienza diversa ed empatica.

Gli attori sono dunque l’elemento portante di quest’opera.

Sono di diversa estrazione e molto differenti fra loro. Riescono a tramutare l’ordinario in spettacolo, con meticolosità e un allenamento quasi marziale.

Bestie di scena è uno spettacolo che ci mette di fronte a noi stessi. Ai nostri imbarazzi e ai nostri pudori, limiti e giudizi. Ci mette di fronte al nostro modo di stare al mondo.

Vederlo, anzi parteciparvi, è il privilegio di mettersi in discussione, almeno per un’ora e poco più.

 

 

Il lavoro sulle fiabe di Emma Dante

Nello studio della figura di Emma Dante, l’aspetto che personalmente mi ha più affascinato è il suo lavoro sulle fiabe.

Le fiabe da sempre ci hanno accompagnato nel periodo più delicato di ognuno di noi…  La lettura delle fiabe mi ha sempre colpita, e anche la loro rivisitazione partendo dalle Fiabe sonore verso i classici disneyani, fino a compiere un vero studio su quelle messe in atto dalla Dante.

La fiaba nelle messinscene di Emma Dante viene resa moderna e attuale, anche se utilizzata nel suo scopo originale di trasmettere un messaggio, un insegnamento o un monito.

Attraverso la sua rivisitazione, la Dante rende persone più quotidiane i protagonisti fiabeschi che ci hanno accompagnato durante l’infanzia.

La regista spezza l’aura di magia, perfezione e inarrivabilità che determinavano le fiabe nel nostro immaginario e porta quelle storie e quei luoghi fantastici nel nostro mondo.

La Cenerentola di Emma Dante è una “come noi”, che inciampa e si imbarazza.

I nani di Biancaneve sono persone comuni, a volte poco eleganti.

Il principe azzurro di Rosaspina non è più quell’essere perfetto che arriva a dorso di un cavallo bianco per salvare la donzella in difficoltà, ma è una giovane ragazza in sella ad una motocicletta.

Cappuccetto Rosso ha dubbi esistenziali e insicurezze che potrebbero affliggere chiunque.

Dunque, la Dante rende reali le fiabe, senza però eliminare completamente l’aura di magia in cui ci piaceva credere. E ci fa capire come le fiabe possano essere la storia di ognuno di noi.

Analizzando in particolare le tre principesse rivisitate da Emma Dante (Cenerentola, Biancaneve e la Bella addormentata nel bosco), ho avuto modo di notare che vi sono alcuni aspetti comuni in queste opere.

Innanzitutto, in tutte e tre le fiabe di Emma Dante le principesse sono le uniche a parlare sempre in italiano, a differenza degli altri personaggi che usano il dialetto siciliano.

Inoltre, è evidente un ribaltamento dei canoni standard delle fiabe tradizionali. Nelle rivisitazioni di Emma Dante sono le principesse ad avere il controllo della situazione.

I principi, al contrario, appaiono sempre confusi, disperati e persi… fino ad arrivare alla scomparsa stessa del principe ne La bella Addormentata nel Bosco.


 

In conclusione

Potremmo parlare ancora ore…ma quello che si può dire è senza dubbio che Emma Dante è una regista molto particolare.

È di difficile comprensione ad occhio acerbo, ma ha il merito di aver portato sulle scene italiane e internazionali delle innovazioni fondamentali.


Emma Dante è una donna che ama la sua terra, ma è anche una regista che conosce il mondo dell’attore e lo mostra nella maniera più cruda e senza filtri.

Inoltre, l’utilizzo quasi costante del dialetto rende vivi i personaggi di Emma Dante, in cui ognuno può rivedersi, o rivedere il vicino di casa o ancora la propria famiglia.


Ti è piaciuto l'articolo?

Per non perderti i prossimi, puoi seguirci su:

it_ITItalian
it_ITItalian