Il futuro del doppiaggio. Intelligenza artificiale: un’opportunità?

In un’epoca in cui tutti noi fruitori di film e serie televisive in streaming contribuiamo alla massiccia produzione senza soluzione di continuità dei nostri prodotti di trasposizione in italiano, numerosi imprenditori digitali hanno pensato a come accaparrarsi una fetta di mercato riguardante il futuro di un settore sempre più in espansione.

Come?

Naturalmente puntando a ciò a cui il capitalismo ambisce da sempre: raddoppiare i ricavi dimezzando i costi.

Facciamo un passo indietro.

Nel 2019, una start-up di Tel Aviv chiamata DeepDub si affaccia sul mondo con una ambizione ciclopica: permettere ad una intelligenza artificiale di captare i parametri vocali di qualsiasi attore a schermo riproducendoli simultaneamente in qualsivoglia lingua esistente. Tramite un sistema algoritmico di assimilazione linguistica, la start-up disporrebbe di un vero e proprio meccanismo di autoapprendimento, volto ad incrementare la capacità di traduzione del sistema stesso.

Ma non è tutto oro quello che luccica. La realtà potrebbe riservare notevoli sorprese.

Approfondendo la ricerca sull’argomento attraverso il reperimento di materiale video-dimostrativo, e analizzando le fonti dell’iniziativa, le problematiche evidenziate da un sistema automatizzato sono venute a galla in maniera quasi grottesca.

Volendo cercare un parallelismo cinematografico, la prima impressione è stata quella di trovarmi davanti ad un panorama di willsmithiana memoria in “Io, Robot”.

Nel film infatti, ambientato in un ipotetico futuro distopico, il progresso tecnologico dell’Uomo ha permesso il prosperare di robot altamente specializzati nell’aiutare l’umanità o addirittura sostituirla nei compiti più gravosi. Trascinandosi dietro una controindicazione non da poco: l’analisi matematica della realtà. Laddove un essere umano farebbe scelte dettate dal buon senso, il robot sceglierebbe la possibilità statisticamente più vantaggiosa e schiacciante.

Lo stesso dicasi per progetti di questo tipo: il linguaggio elaborato da sistemi come il DeepDub non tengono conto di fattori espressivi, tonalità, flessioni proprie della singola lingua, rendendo il risultato del tutto asettico, (intendiamoci, non propriamente a mo’ di “google traduttore”, per carità) standardizzato in nome del risparmio di tempo e manodopera.

Rimane dunque da chiedersi se non sia piuttosto arduo o addirittura impossibile restituire un’emozione in maniera fedele tentando di sostituirsi a basso costo a pluridecennali professionisti capaci di scorgere le sfumature più fievoli, le pause più incisive, le traduzioni più appropriate in base al contesto dell’opera stessa.

Motivo per il quale i veterani di settore, da esperti addetti ai lavori, masticano pane e doppiaggio immergendosi in questo lavoro/arte fin sopra ai capelli.

Questa non vuole però essere una invettiva pregiudiziale contro la tecnologia, ma unicamente una riflessione riguardante una vera e propria Arte che il mondo ci invidia. La cui solidità andrebbe testata con ben altri escamotage, che per ora, a mio modesto giudizio, non scalfiscono minimamente le certezze di chi questo mestiere sa come svolgerlo, offrendo un servizio che va aldilà del minimo sindacale riscontrato dal sottoscritto nei suoi ingenui tentativi di usufruire di doppiaggi esteri.

Ciò che questi progetti puntano a valutare è se ci sia la reale possibilità o meno di applicare il dogma dell’Occidente anche ad un prodotto artigiano come il doppiaggio: tutto e subito.

Ordiniamo prodotti su Amazon che ci arrivano il giorno dopo. Cerchiamo il sushi più vicino e più veloce. Contattiamo in men che non si dica una persona che non conosciamo, trovandola si Social.

Ora addirittura potremmo ottenere un doppiaggio simultaneo con il rilascio dell’opera stessa.

Purtroppo per molti, il doppiaggio fatto bene non è paragonabile al cibo dei fast food, né a quelle scarpe in saldo su Asos che devo assolutamente aggiudicarmi. In quanto punta di diamante del nostro sistema d’intrattenimento, non può e non deve essere sottoposto ad un simile e barbaro processo di depauperamento.

L’interrogativo resta: come sfruttare la possibilità di una miniera d’oro simile senza intaccare la qualità del prodotto finale? Innanzitutto occorrerà in ogni caso la supervisione di un Direttore di doppiaggio capace di segnalare le falle nel processo, circondato da abili dialoghisti pronti a levigare eventuali espressioni equivocate, sapienti fonici atti a rifinire obbrobri sonori, sopraffini doppiatori disposti a correggere brutture emotive.

Vi suona familiare? Forse sì.

Perché tutto questo esiste già.

Si chiama esperienza.

Intrattenimento con la “I” maiuscola.

E quello non morirà mai.

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