Fin dall’antichità, essere donna è sempre stato difficile.

La donna è stata troppo spesso osteggiata a causa del suo sesso, oltraggiata e relegata in un ruolo secondario e marginale all’interno della società.

Se, al giorno d’oggi, noi donne possediamo una posizione migliore e abbiamo (quasi) gli stessi diritti di un uomo lo dobbiamo a quelle donne che, prima di noi, si sono battute affinché questo avvenisse.

Poi certo, la posizione della donna non è ottimale in tutte le parti del mondo. Anche nella nostra cosiddetta società occidentale abbiamo ancora le nostre battaglie da affrontare. Ma sicuramente in passato essere donna era molto più problematico.

Se nei secoli passati nella realtà quotidiana la donna era marginale e i suoi unici compiti erano quelli di amare il marito e accudire i figli, fin dall’antichità nelle opere teatrali i personaggi femminili catturano su di sé l’attenzione e si prendono la scena.

 

I personaggi femminili in teatro: passionali o intelligenti.

I drammaturghi del passato hanno fatto in modo che la donna, nelle loro opere, avesse un ruolo principale o  importante.

E ci hanno donato ruoli femminili che sono passati alla storia e che ancora ci appassionano.

Penso che possa essere possibile dividere i personaggi femminili in due grandi categorie:

Quelle passionali e quelle intelligenti.

Anche se a volte possono essere sia passionali che intelligenti.

Ad ogni modo, spesso i grandi autori teatrali hanno affidato ai personaggi femminili dei sentimenti estremi e devastanti.

Questi personaggi femminili possiedono temperamenti che li portano a un finale decisamente tragico e hanno un senso di sacrificio estremo, il più delle volte ammirevole.

Gli autori teatrali hanno creato però anche personaggi femminili teatrali con un’ intelligenza e una sagacia fuori dal comune. Proprio grazie a queste caratteristiche, spesso riescono a ingannare l’uomo, traendo profitto dalla situazione.

Personalmente, questi sono i ruoli che preferisco, perché mi piace l’idea che riescano a combattere e a sconfiggere l’uomo in una società patriarcale e maschilista.

 

Personaggio femminile non significa sempre personaggio buono…

I drammaturghi nelle loro opere hanno dato una nuova importanza al ruolo della donna, lasciando intendere che anche lei può fare la differenza.

Questo non significa assolutamente che i ruoli femminili degni di nota siano solo positivi. Nella drammaturgia teatrale occidentale, infatti, ci sono personaggi femminili che sanno essere davvero cattivi e crudeli, scontrandosi con la visione tradizionale e consolatoria della donna dolce e delicata.

Certo non mancano nella storia della drammaturgia esempi di personaggi femminili estremamente positivi e buoni, o addirittura puri. Ma certamente questa non è mai stata una regola.

In occasione della festa della donna ho pensato che un bel modo di celebrare l’8 marzo sia farlo raccontando dieci personaggi teatrali femminili.

Per ognuna di esse ti allego anche un link per acquistare su amazon il relativo libro e leggere la loro storia.

Dieci personaggi femminili che, sono sicura, ogni attrice vorrebbe avere la fortuna di interpretare almeno una volta!

 


 

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Donne autodistruttive.

Quando pensiamo a uno spettacolo teatrale, ci può venire in mente una storia tragica che  generalmente non ha un lieto fine. E se pensiamo alle eroine tragiche, pensiamo alla loro vita senz’altro poco felice.

C’è però da dire che a volte, dato il loro carattere, sono esse stesse la causa della loro rovina. Le scelte che compiono non fanno altro che avvicinarle ad un finale tragico e auto distruttivo.

E’ il caso di due splendidi e terribili personaggi femminili, la Medea di Euripide e la Lady Macbeth di Shakespeare.

Entrambe, oltre a compiere scelte autodistruttive, non sono neanche personaggi femminili buoni e positivi. O comunque, non lo sono del tutto.

 

1. Medea.

“Medea” di Euripide

Medea, per amore di suo marito Giasone, ha compiuto in passato gesti orribili. Ha tradito la sua patria, ucciso il fratello e abbandonato la sua città natale. Ha tradito e rinnegato le sue origini, solo per amore di Giasone.

Ma quest’ultimo, probabilmente non innamorato quanto Medea, dopo qualche anno di matrimonio decide di lasciarla perché politicamente ed economicamente gli conviene sposare la figlia di Creonte, il re di Corinto.

Da una donna come Medea, di fronte all’eventualità di essere tradita e abbandonata, non possiamo aspettarci un pianto pieno di dolore.

Da lei possiamo aspettarci solo una reazione esagerata, devastante. Una vendetta.

Dapprima, attraverso delle vesti intrise di veleno, uccide tra atroci sofferenze re Creonte e sua figlia.

Poi, non ancora sazia, compie un gesto atroce. Per infliggere il maggior dolore possibile al suo ex compagno di vita, uccide i loro figli.

E’ evidente che, così facendo certamente si vendica, ma fa del male anche a se stessa. Anche lei ama i suoi figli, come qualsiasi madre. E ucciderli la devasta.

La sua è una vendetta estrema, che la sconquassa fin dalle viscere. Che la distrugge, appunto.

 

2. Lady Macbeth.

“Macbeth”, di W. Shakespeare.

La Lady Macbeth di Shakespeare non è da meno. Anche lei, come Medea si autodistrugge e rovina per sempre la sua esistenza e quella di suo marito.

A differenza di Medea, però, la distruzione che deriva dalle sue azioni non è sempre consapevolmente da lei voluta e compiuta.

Come racconto più dettagliatamente in un mio articolo su Lady Macbeth, la nostra eroina è una donna molto ambiziosa e senza scrupoli. Per il bene del marito è disposta a fare di tutto.

Questo lato del carattere di Lady Macbeth si delinea subito fin dalla sua prima apparizione in scena. Leggendo la lettera del marito, in cui le racconta di aver avuto un incontro con tre streghe che gli hanno predetto un futuro da re, lei non ha dubbi. Per far sì che la profezia si avveri, suo marito deve uccidere l’attuale re di Scozia e quindi prenderne il posto.

E’ lei che porta il marito al regicidio ed è lei che architetta sapientemente il piano per compiere il delitto.

Raggiunge così il suo obiettivo: far diventare lei e suo marito i regnanti della Scozia.

Purtroppo per lei, non ha fatto i conti con la reazione di suo marito nei confronti di questo loro nuovo stato.

Macbeth è terribilmente spaventato dal’eventualità che qualcuno della corte sappia del regicidio. Preso da una malsana mania di controllo della situazione, uccide o fa uccidere chunque egli sospetti di sapere. E diventa molto più spietato della moglie, arrivando ad uccidere anche donne e bambini.

Lady Macbeth non riesce a fermare la follia omicida del marito. Si sente responsabile della spirale di violenza che ha innescato e non sa porvi rimedio.

Rosa dal rimorso e dal senso di colpa, si suicida. E anche suo marito non farà una bella fine…

 

 

Donne emancipate.

La storia del teatro ha dato alla luce anche personaggi femminili ammirevoli, dalla forte integrità morale. Donne che incarnano perfettamente i valori umani, scontrandosi con l’ipocrisia della società e del potere. Donne moderne e ribelli. Due personaggi così sono l’Antigone di Sofocle e la Nora di “Casa di Bambola” di Ibsen. Entrambe, per amore della famiglia, non esitano a compiere gesti che la società in cui vivono disapproverebbero. La loro unica colpa è di non essere come gli altri si aspetterebbero. La loro colpa è di avere un pensiero indipendente, di essere emancipate.

 

3. Antigone.

“Antigone”, di Sofocle.

Antigone, fin da piccola, ha avuto una vita disgraziata. E in effetti, non poteva essere altrimenti, visto che è nata da un rapporto incestuoso. Suo padre è Edipo. Quell’Edipo che si è sposato con sua madre Giocasta e con la quale ha messo al mondo quattro figli, tra cui la stessa Antigone.

Edipo, una volta scoperto che sua moglie in realtà è sua madre, roso dal senso di colpa abbandona Tebe, la città di cui è regnante, accompagnato dalla figlia Antigone.

In loro assenza i due fratelli di Antigone, Eteocle e Polinice, si danno battaglia per la conquista del trono. Entrambi muoiono, ma il nuovo re di Tebe non permette la sepoltura di Polinice, perché ritenuto traditore e nemico della patria, visto che ha ucciso Eteocle mentre era re.

Antigone, tornata in città, si oppone alla decisione del regnante di Tebe. Il suo amore per il fratello Polinice supera ogni ostacolo e le dà la forza di sfidare il potere e la società in cui è inserita.

Non rispetta l’ordine del re e seppelisce il fratello, anche se la punizione per chi disattende a questo ordine è la morte.

Per Antigone, neanche la propria vita vale quanto l’amore che ha per la famiglia, anche se la sua è una famiglia disgraziata, di cui vergognarsi.

Vista sotto questa luce, Antigone è un personaggio davvero emancipato e ribelle. E decisamente moderno, se pensiamo che è la protagonista di una tragedia dell’antica Grecia.

4. Nora.

“Casa di Bambola”, di H. Ibsen

Allo stesso modo, anche Nora è un personaggio emancipato, che incarna un grande valore umano: l’amore per il marito.

Nora è felicemente sposata da otto anni con Torvald, un direttore di banca. E’ un uomo premuroso e che ha nei confronti  di Nora un atteggiamento vagamente paterno. La ragazza infatti è parecchio più giovane del marito, che la considera un po’ una ragazzina puerile. Insieme hanno però messo su una bella famiglia, dando la luce a tre splendidi bambini.

Tutto sembra essere perfetto, ma in realtà Nora nasconde un segreto. In passato, per curare una terribile malattia del marito, ha contratto dei debiti con uno strozzino falsificando la firma di suo padre su alcune cambiali. Lo strozzino è Krogstad, che lavora nella banca di cui Torvald è direttore.

Krogstad, per ottenere dei benfici personali, minaccia Nora di rivelare il suo segreto e perciò inizia a ricattarla. Poi l’evolversi degli eventi porta lo stesso strozzino a raccontare delle cambiali al marito di Nora.

Torvald non apprezza minimamente il gesto di sua moglie, troppo spaventato dall’eventualità che una simile verità possa rovinargli la reputazione. Si arrabbia molto con Nora e, ritenendola un pessimo esempio per i figli, l’allontana dalla cura dei loro bambini.

In un secondo momento, l’intervento di una amica di Nora sistema la situazione e Torvald torna ad avvicinarsi alla moglie, perdonandola.

Ma a questo punto, Nora è una donna diversa. Non è più la ragazzina puerile amata dal marito. Il voltafaccia di Torvald l’ha ferita profondamente e le ha fatto capire che i due hanno una visione della vita diametralmente opposta.

Si rifiuta di essere ancora la “Moglie-Bambola” di Torvald e lo lascia, andandosene di casa.

Nora è chiaramente un personaggio emancipato, come Antigone. L’amore l’ha portata a compiere un gesto ritenuto riplorevole dalla società in cui è inserita.

Si è scontrata con l’ipocrisia dei rapporti sociali. E alla fine si pone al di fuori dei loro meccanismi.

Donne folli.

Ovviamente un aspetto spesso amato dai drammaturghi per tratteggiare i loro personaggi, è quello della Follia. Esistono tantissimi personaggi femminili inclini alla pazzia, decisamente intensi e emozionanti da interpretare. O davvero molto divertenti.

Tra questi non posso non ricordare la dolce Ofelia di “Amleto” e le due care ziette Brewster di “Arsenico e vecchi merletti”.

 

5. Ofelia.

“Amleto” di W. Shakespeare

Ofelia è probabilmente l’unico personaggio di “Amleto” a non avere nessuna colpa e ad essere innocente, sotto ogni punto di vista. Ma in una corte marcia, come quella di Danimarca, essere così puri può essere dannoso.

La corte in cui vive nasconde infatti molti segreti, come puoi scoprire andando a leggere l’articolo “Le donne di Shakespeare”. Uno su tutti riguarda proprio il nuovo regnante, re Claudio, succeduto al fratello dopo la prematura scomparsa di quest’ultimo. Suo nipote, il giovane principe Amleto, sospetta che suo zio possa aver ucciso suo padre. Vuole però avere delle prove di questo suo terribile sospetto, per cui si finge pazzo per riuscire a carpire maggiori informazioni.

E’ a questo punto che entra in gioco Ofelia. La ragazza viene usata come esca  dal suo stesso padre e dal re, per capire quale sia la vera natura del bizzarro comportamento di Amleto. Quest’ultimo, fingendo la pazzia, si mostra in un incontro organizzato ad hoc davvero sgarbato con la ragazza, sebbene sia sempre stato invece molto gentile e dolce con lei.

Ofelia, innamorata del principe, ne rimane turbata. Ma impazzirà completamente quando verrà a sapere che suo padre è stato ucciso proprio dall’uomo di cui è tanto innamorata.

E’ troppo buona, pura e fragile per reggere a un tale dolore. Impazzisce e finisce per morire annegata in un fiume.

Proprio questa sua purezza rende così affascinante il personaggio di Ofelia.

E proprio per la profonda capacità di immedesimazione che richiede, immagino sia davvero appagante interpretare il suo dolore e la sua dolcezza.

6. Le Sorelle Brewster

“Arsenico e vecchi merletti”, di J.Kesselring.

Anche Martha e Abby, le sorelle Brewster nate dalla penna di Joseph Kesselring, sono due personaggi completamente folli. Ma a differenza di Ofelia, queste due “tenere” ziette sono pazze fin dalla prima volta che appaiono in scena, sebbene inizialmente non si direbbe. E comunque, non sono le uniche pazze della commedia.

“Arsenico e vecchi merletti” di Kesselring è un’opera teatrale che mescola efficacemente il comico con elementi noir.

La trama vede come protagonista Mortimer Brewstler che fa visita alle sue care ziette zitelle, per raccontar loro del suo imminente matrimonio. Il suo soggiorno presso la casa delle due vecchine, gli permette suo malgrado di scoprire il loro terribile segreto.

Le due care vecchine, infatti, sono in realtà due feroci assassine. Uccidono con l’arsenico mischiato al vino gli inquilini delle camere che affittano .

Le due, c’è da dire, che credono in realtà di far del bene perché dal loro punto di vista pongono fine alle tristi vite dei loro inquilini con del buon vino che li fa sorridere.

Inutile dirvi che questi due personaggi sono così ben scritti, che è uno spasso interpretarle. Ma anche vederle in scena. Nel corso della vicenda non mancano, infatti, equivoci e altri personaggi assurdi, che rendono la commedia esilarante.

 

Donne False e Ipocrite

Accanto a donne estremamente emancipate, come Antigone e Nora, nel corso dei secoli i drammaturghi hanno saputo donarci anche personaggi femminili del tutto diversi.

Donne perfettamente calate nella società in cui sono inserite e piuttosto false e ipocrite. Sto parlando, in particolar modo, di due divertenti personaggi creati da Molière e Oscar Wilde: Celimene e Lady Bracknell.

 

7. Celimene.

“Il Misantropo”, di Molière.

La Celimene di Molière fa da contraltare ad Alceste, il protagonista della commedia “Il Misantropo”. Questo testo teatrale, come ho spiegato nell’articolo dedicato a Celimene, è nato con chiaramente l’intento di portare avanti un’aspra critica nei confronti dell’aristocrazia francese del seicento.

In quegli anni, i rapporti umani fra i nobili erano dettati dall’ipocrisia e dalla falsità. Dietro a grandi complimenti e sorrisi, si nascondevano in realtà taglienti critiche e biasimo. Nessuno era sincero e aperto con il prossimo.

“Il misantropo” di Molière è uno specchio di quel che era la società francese di quel periodo. E il protagonista della commedia, Alceste, è probabilmente l’alter ego del commediografo stesso. Alceste, infatti, è brutalmente onesto e sincero col prossimo, inimicandosi praticamente chiunque.

Celimene, invece, la giovane vedova di cui è perdutamente innamorato, è perfettamente in sintonia con la società in cui è inserita.

E’ infatti una persona che non direbbe mai esattamente quello che pensa, per non far brutta figura. La sincerità non è quindi esattamente una delle sue qualità, decisa com’è ad essere completamente parte di una società ipocrita e falsa.

8. Lady Bracknell.

“L’importanza di chiamarsi Ernesto”, di Oscar Wilde

Allo stesso modo, anche la Lady Bracknell di “L’Importanza di essere Earnest” Oscar Wilde  è una donna aristocratica in linea con la società vttoriana inglese. Una società dai fortissimi fondamenti morali, ma in pratica decisamente falsa e ipocrita.

Nell’epoca di Wilde, i benpensanti andavano per la maggiore, nonostante praticamente chiunque non fosse la persona retta e morale che ostentava di essere. In definitiva quasi tutti avevano un bello scheletro nell’armadio. La forte rigidità morale imposta dalla società non lasciava nessuna via di fuga alle persone, se non l’avere hobbie e passatempi da tenere gelosamente nascosti, perché sconvenienti.

In una società del genere, un personaggio come Lady Bracknell si sente completamente a proprio agio. Lady Bracknell, come Celimene, è infatti la classica signora aristocratica che bada molto più all’etichetta e all’apparire, piuttosto che all’essere e ai veri sentimenti.

Come è evidente, anche l’obiettivo di Wilde è di prendere in giro e criticare l’ipocrisia della propria società. E come in “Il Misantropo” è Alceste ad essere l’alter ego di Molière, in “L’importanza di essere Earnest” l’alter ego è il nipote di Lady Bracknell, Algernon.

Penso che sia emblematico notare come due commedie, seppur molto differenti tra loro, abbiano come scopo la critica contro l’ipocrisia e la falsità della società. Due commedie che sono state scritte in epoche differenti, ma che hanno lo stesso fine. Due commedie che, dopotutto, potrebbero essere state scritte anche ai nostri giorni. Segno che, probabilmente, dell’ipocrisia e della falsità non ce ne libereremo mai!

Donne  Intelligenti e Sagaci

Non potevo non terminare questa carrellata di straordinari personaggi femminili, senza parlare di tutti quei personaggi che mostrano un’intelligenza e una sagacia acute.

E’proprio per questa dote che riescono a distinguersi dalle altre donne. E’ grazie alla loro intelligenza che combattono e sconfiggono l’uomo, il dominatore della società partiarcale e maschilista in cui vivono.

Due personaggi di questo tipo, che a me piacciono molto, sono Porzia di Shakespare e Mirandolina di Goldoni.

 

9. Porzia.

“Il Mercante di Venezia”, di W. Shakespeare

Porzia è uno dei protagonisti della commedia shakesperiana “Il Mercante di Venezia”, di cui racconto la trama nell’articolo “Le donne di Shakespeare”.

Questo bel personaggio femminile è una ricca ereditiera, che può sposare il suo amato Bassanio solo se quest’ultimo dimostra di possedere le ricchezze necessarie e se supera un test imposto dal defunto padre della ragazza.

Bassanio per avere i soldi necessari per il corteggiamento, si indebita con un mercante ebreo, Shylock, e gli fa da garante l’amico Antonio.

Il caso vuole che Antonio non riesca a pagare il debito dell’amico perciò Shylock vuole portare a termine il proprio contratto con il garante di Bassanio. Contratto che prevedeva la riscossione, da parte dell’ebreo, di una libbra di carne di Antonio, qualora quest’ultimo non potesse restituire i soldi. Il che, equivaleva evidentemente ad ucciderlo.

La situazione sembra ormai tragica per Antonio, ma è solo grazie alla mente brillante di Porzia, che tutto finisce per il meglio.

La ragazza, infatti, decide di salvare l’amico del suo promesso sposo e lo fa intrufolandosi nel processo ai danni di Antonio. Si traveste da giovane dottore e usando con maestria e intelligenza la parola, riesce a rendere nullo il contratto tra Shylock e Antonio, salvando di fatto la vita a quest’ultimo.

E’ evidente che, se non fosse intervenuta lei, la commedia sarebbe finita in tragedia. Il tratto distintivo di questa giovane e ricca ereditiera, oltre alla bellezza, è perciò la sua intelligenza fuori dagli schemi.

Un personaggio davvero interessante da interpretare, non trovate?

10. Mirandolina.

“La Locandiera”, di C. Goldoni

Un altro personaggio femminile particolarmente sagace e brillante è Mirandolina, la protagonista de “La Locandiera” di Goldoni.

Questo personaggio femminile è decisamente moderno.

Donna d’affari, che gestisce da sola un’intera locanda, Mirandolina non ha bisogno di nessun uomo per affermarsi nella società.

E’ indipendente e intelligente. Oltre ad avere fiuto per gli affari, non ha certo timore di sfruttare a proprio vantaggio il fascino che la contraddistingue, per avere maggiori profitti.

Mirandolina è padrona di se stessa in un mondo e in una società governati dagli uomini.

Sa farsi rispettare e amare da tutti. Ed è con l’astuzia che riesce a ottenere  quel che vuole da ogni situazione, o anche solo a far innamorare di sé il rustico e misantropo cavaliere di Ripafratta.

E’ un personaggio forte, di carattere, davvero divertente da interpretare!

Quale Personaggio femminile ti è rimasto nel cuore?

So benissimo che esistono moltissimi altri personaggi femminili intensi, o divertenti o ancora interessanti da interpretare, ma ho dovuto per motivi di spazio, far una selezione… Ma una cosa è certa, sogno di poter interpretare tutti e dieci questi personaggi, prima o poi!

Qual è il personaggio femminile che vi piace di più? Pensate che ci sia qualche altro personaggio che debba entrare, di diritto, in questa raccolta?

Beh’, scrivetemelo nei commenti! 😉

E buon 8 marzo a tutte le donne!

 

 

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