La tradizione vuole che ci sia stata una forte rivalità tra William Shakespeare e Christopher Marlowe, due tra i più grandi drammaturghi del Rinascimento Inglese.

Una rivalità feroce, combattuta a suon di opere teatrali e accuse di plagio.

In effetti, a causa anche delle pochissime notizie circa le loro biografie, sono stati tantissimi i miti e le leggende che si sono avvicendati nel corso dei secoli, a proposito le loro vite.

Una di queste teorie, davvero fantasiosa, vuole che Shakespeare in realtà non sia mai esistito e che dietro il suo nome si nascondesse Marlowe.

Oggi invece, grazie alla moderna tecnologia in mano agli studiosi, si è in grado di avere una visione più chiara e verosimile del mestiere di drammaturgo nell’Inghilterra elisabettiana.

 

 

 

Cosa significava essere drammaturghi in epoca elisabettiana?

 

Complice anche una visione un po’ romantica del drammaturgo di quel periodo, si è soliti pensare a William o a Christopher come a dei geni solitari, che trascorrevano le loro giornate a scrivere e creare i loro capolavori passati alla storia, rintanati magari in qualche studiolo pieno di libri.

In realtà, recentemente studiosi e storici dell’epoca elisabettiana sostengono che la vita dei drammaturghi era tutt’altro che solitaria e sedentaria.

Shakespeare e Marlowe (e molti altri autori teatrali loro contemporanei) partecipavano attivamente alla vita delle compagnie d’attori di cui facevano parte.

Assistevano alle prove degli spettacoli.

Globe Theatre Shakespeare Marlowe

Una ricostruzione di uno spettacolo al Globe Theatre, By C. Walter Hodges – Folger Shakespeare Library http://luna.folger.edu/luna/servlet/s/5b1ps6 (stable URL for high-resolution zoomable image), CC BY 4.0, Link

E con ogni probabilità si confrontavano con gli interpreti che, in scena, dovevano recitare le parole che nascevano dalla loro penna.

Non di rado, gli stessi autori erano anche attori. È ormai accertato che Shakespeare, oltre ad essere il drammaturgo principale della Chamberlain’s Men (successivamente King’s Men), era anche uno degli attori più importanti della sua compagnia.

Inoltre, come si può facilmente dedurre dalle testimonianze scritte arrivate fino a noi, non era raro che esistessero forme di collaborazione tra gli autori. Un ottimo modo per raggiungere un pubblico più vasto… E senz’altro il segnale di un’ambiente teatrale dinamico e aperto.

Un qualcosa che si allontana vistosamente dall’immaginario romantico dell’autore teatrale elisabettiano.

 

Fare Teatro significava Collaborazione.

 

In epoca elisabettiana, quindi, pare proprio che fare Teatro significasse innanzitutto lavorare in gruppo. Collaborare.

Una testimonianza, che sembra avvalorare questa tesi, la si può ritrovare all’interno di una commedia scritta dal commediografo Ben Jonson.

La commedia in questione è “Ognuno nel suo umore” e al suo interno si legge una lista completa degli interpreti della primissima volta che l’opera fu messa in scena, nel 1598. Il primo nome di quella lista è proprio quello di William Shakespeare.

Secondo gli studiosi, tale documento scritto è molto importante perché ci rivela alcuni aspetti inediti del lavoro di Shakespeare all’interno della sua compagnia (e probabilmente del lavoro di un qualunque drammaturgo ai tempi dell’Inghilterra Elisabettiana)

Il primo, quello più importante, è che William non era, appunto, solo un autore ma anche un attore. E uno di quelli più importanti, visto che il suo nome è in cima alla lista.

Il secondo aspetto è che il Bardo, all’interno della compagnia, ricopriva anche il ruolo di autore principale, a cui si richiedeva la stesura di due o tre opere teatrali all’anno. E molto probabilmente, era anche il supervisore delle commedie e tragedie scritte da altri autori commissionati dalla compagnia stessa.

La collaborazione, tra i membri di una stessa compagnia e tra due compagnie differenti, tuttavia, non si limitava solo a questo.

Recentemente, numerosi ricercatori e studiosi di tutto il mondo affermano che anche le opere teatrali venissero scritte abbastanza spesso a quattro mani.

Questo discredita ancor più maggiormente la visione romantica del drammaturgo elisabettiano solitario.

 

 

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Altro che acerrimi rivali, Shakespeare e Marlowe erano collaboratori.

 

In base a tali scoperte si è capito che, in verità, la rivalità tra William Shakespeare e Christopher Marlowe sia soprattutto una leggenda metropolitana.

I due, con ogni probabilità, al contrario si stimavano e non di rado hanno collaborato nella stesura di qualche opera teatrale.

La scoperta risale ad uno studio portato avanti un paio di anni fa da un gruppo di ricercatori provenienti da cinque paesi differenti e coordinati da quattro docenti universitari: Gary Taylor (Florida State University, Stati Uniti), John Jowett (Shakespeare Institute, Università di Birmingham), Terri Bourus (Indiana University, Indianapolis, Stati Uniti) e Gabriel Egan (De Montfort University, Leicester).

Lo studio ha utilizzato la moderna tecnologia dei “big data” per analizzare dettagliatamente l’impronta linguisitca e capire quale sia la reale paternità delle opere attribuite a Shakespeare.

Le ricerche hanno così rivelato che Shakespeare non disdignava affatto la collaborazione di autori e colleghi per la stesura delle sue opere.

Tra questi, il collaboratore principale di William e con cui ha sicuramente lavorato più volentieri è stato proprio Christopher Marlowe.

Enrico VI. Il dramma storico scritto a quattro mani con Christopher Marlowe

Christopher Marlowe

Christopher Marlowe (Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1950461)

Proprio attraverso i “big data” il team di studiosi e ricercatori hanno analizzato le opere teatrali tradizionalmente accreditate a William Shakespeare, scoprendo che Marlowe ha dato un consistente contributo alla stesura del dramma storico “Enrico VI”.

L’opera, divisa in tre parti, sembra perciò essere stata scritta a quattro mani da Shakespeare e Marlowe, per cui sembra essere più giusto accreditarla ad entrambi i drammaturghi.

“Enrico VI” è, in effetti, un dramma sul potere.

Un tema che Christopher Marlowe aveva già affrontato con la sua opera teatrale “Tamerlano, il grande” rappresentata per la prima volta nel 1587.

Alla luce di questo, è ancor più facile credere che il contributo di Marlowe possa essere stato fondamentale per la stesura di uno dei drammi più complessi del Bardo.

 

Non solo Marlowe. Shakespeare e i suoi “ghost writer”.

 

Sempre grazie a questo studio, si è scoperto che diciassette opere, normalmente attribuite a Shakespeare, furono in realtà scritte assieme ad altri autori.

William quindi pare proprio che si avvalse dell’aiuto non solo di Marlowe, ma anche di altri colleghi drammaturghi.

Ad esempio, oltre all’ “Enrico VI”, c’è anche un’altra opera dalla paternità mista.

“Tutto è bene quel che finisce bene” è stata scritta insieme a Thomas Middleton .

E sempre Middleton pare abbia collaborato alla stesura del “Macbeth”, scrivendone qualche scena.

 

Questa scoperta non deve tuttavia farci ricredere circa la grandezza e la genialità del Bardo.

È innegabile che William Shakespeare abbia creato opere teatrali e sonetti di rara bellezza, e che si sia servito abilmente della poesia e della parola per scandagliare a fondo l’animo umano.

Shakespeare è e rimarrà per sempre l’emblema del teatro e della lirica.

Un genio che ha saputo collaborare fruttuosasmente con altri drammaturghi, regalandoci il valore inestimabile di opere teatrali che ancora oggi leggiamo e vediamo rappresentate sul palco in ogni parte del mondo.

Ed è questo ciò che conta veramente.

La grande bellezza che, assieme a Marlowe e altri suoi colleghi, ci ha tramandato.

 

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Shakespeare & Marlowe: rivali o collaboratori?
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William Shakespeare e Christopher Marlowe erano davvero rivali? Scopri com'era il mondo dei drammaturghi nell'era Elisabettiana.
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