Eccoci arrivati ad un altro appuntamento con il progetto “Monologo del Mese” di Teatro per Tutti.

Stavolta facciamo la conoscenza di un personaggio maschile un po’ impacciato e buffo, Lomov dell’atto unico “La domanda di Matrimonio” di Anton Checov.

Ad interpretarlo per noi è il bravo e simpatico Fabrizio Ughi.

Puoi vedere la sua interpretazione nel canale YouTube di Teatro per Tutti.

 

Perché Lomov?

Ho scelto questo personaggio, perché è particolarmente divertente e mi sono innamorata della sua goffaggine fin da subito.

E perché è un importante esempio di personaggio brillante della drammaturgia di Checov.

Il drammaturgo russo ha scritto, nel corso della sua vita, qualche atto unico comico e racconti ironici, ma è pur vero che di lui sono infinitamente più famose le opere teatrali drammatiche.

Beh, noi di Teatro Per Tutti vogliamo restituire giustizia anche alla sua produzione teatrale comica e lo facciamo attraverso questo spassoso personaggio e il suo monologo.

L’atto unico “La Domanda di Matrimonio” venne scritto da Checov nel 1888, nel periodo in cui la sua produzione letteraria contava più racconti che opere teatrali.

Scritto in forma di vaudeville, genere teatrale particolarmente apprezzato dal pubblico russo di allora, “la domanda di matrimonio” mette in ridicolo la piccola borghesia russa dell’epoca.

 

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Chi è Lomov?

Lomov è una persona piuttosto insicura, spaventata dal mondo e ipocondriaca.

Ma è anche un proprietario terriero che, giunto all’età di trent’anni, decide che è arrivato il momento di sposarsi e di metter su famiglia.

Dato che nella società russa di fine ottocento, il matrimonio era soprattutto un contratto economico  più che un rapporto affettivo, Lomov crede che per lui la migliore pretendente sia la figlia del suo vicino, un altro importante proprietario terriero.

Purtroppo per Lomov i rapporti con il vicino non sono dei più buoni, sebbene il tutto venga mascherato da falsa cortesia e da finto affetto.

La comicità del testo risiede in un equivoco sorto tra lui e la figlia del suo vicino, da cui scaturiscono feroci battibecchi.

 

La trama di “La domanda di matrimonio”.

La trama di questo brillante atto unico di Checov è piuttosto semplice.

Lomov si presenta a casa dei suoi vicini decisamente ben vestito, con tanto di guanti bianchi e frac. Abbigliamento col quale Lomov non sembra sentirsi a proprio agio.

Dopo qualche esitazione riesce finalmente a dire a Çubukov, il capofamiglia, che ha intenzione di chiedere in moglie la figlia, Natal’ja.

Çubukov si mostra fin da subito decisamente commosso dalla notizia e non perde tempo: chiama subito la figlia per dirle che Lomov vuole parlarle di un bell’affare.

Come il padre, anche Natal’ja mostra una gentilezza artefatta nei confronti di Lomov, segno evidente che tra le due famiglie forse non scorre tutto questo buon sangue.

Dopo qualche battuta Lomov ci fa capire quale è la causa di tutto questo.

In uno dei suoi discorsi balbettanti, nomina infatti i “prati del Bove” dicendo che sono di sua proprietà.

Basta questo perché la Nata’ja gentile si dissolvi lasciando posto a una Natal’ja orgogliosa e combattiva.

La ragazza infatti rivendica con forza la proprietà dei “prati del Bove” e non ascolta le obiezioni del povero Lomov, con il risultato che i due finiscono per litigare.

Solo in un secondo momento, quando Çubukov informa la figlia delle reali intenzioni di Lomov, finalmente avrà luogo la sua richiesta di matrimonio.

Natal’ja ovviamente accetta, ma l’idillio tra i due non dura molto. I due ragazzi tornano a battibeccare senza trovare nessun punto di accordo, tanto che il padre di Nata’ja scherza, dicendo “Bene, comincia la felicità familiare!”

 

 

La critica contro la piccola borghesia.

L’intento principale di questo breve testo teatrale è chiaramente muovere un’aspra critica nei confronti della piccola borghesia russa.

E, in effetti, nessuno dei tre personaggi ne esce particolarmente bene. Tutti e tre, sebbene in maniera differente, sono persone grette e meschine. Decisamente attaccate alle loro proprietà, sono troppo avari e pieni di sè per riuscire ad avere dei confronti educati e civili con l’altro.

Tutti e tre sono quindi il ritratto di una borghesia ottusa, stupidamente concentrata sul denaro e i possedimenti.

Lo scontro tra i sessi.

Parallelamente a questa critica, nel testo di Checov è possibile rintracciare anche l’intramontabile motivo dello scontro tra i sessi.

Checov infatti sembra suggerirci che il matrimonio non è altro che un continuo scontro e, così stando le cose, la “felicità familiare” è solo un’utopia.

Inoltre, dato il carattere orgoglioso e battagliero di Natal’ja e l’ipocondria e insicurezza di Lomov, è ben intuibile chi nella coppia davvero “porterà  i pantaloni”.

Il Monologo di Lomov.

Il monologo che il nostro amico Fabrizio ha intepretato per noi viene pronunciato da Lomov praticamente all’inizio di questa divertente commedia di Checov.

Ha appena annunciato a Çubukov la sua intenzione di sposarne la figlia e attende che Natal’ja faccia il suo ingresso.

Rimasto solo in scena, Lomov inizia a sentirsi male. Ha freddo, è insicuro e spaventato dalla prospettiva di rimanere solo con Natal’ja e dirle che vuole sposarla. Ed essendo un grandissimo ipocondriaco, si sente svenire.

Insomma, non è esattamente il ritratto della salute o di un uomo forte e coraggioso, anzi…

 

Il Testo del Monologo di Lomov.

La Domanda di Matrimonio

di Anton Checov

Dio mio che freddo… Tremo tutto come prima di un esame. L’importante è decidersi. Se si sta troppo a pensare, se si è indecisi, non ci si sposa mai… Brr!… Che freddo!

Natal’ja Stepanovna è una padrona di casa perfetta, non brutta, colta… che cos’altro posso desiderare?

Intanto però per l’agitazione mi cominciano a ronzare le orecchie. (Beve dell’acqua)

E comunque non sposarmi non posso… Prima di tutto perché ho già trent’anni, un’età, per così dire, critica. E poi ho bisogno di una vita ordinata, regolare…

Ho un vizio al cuore, continue palpitazioni, sono irrequieto e sempre tremendamente agitato… Adesso mi tremano le labbra e ho un tic alla palpebra destra…

Ma l’aspetto più tragico per me è il sonno. Appena mi sono sdraiato a letto e comincio ad addormentarmi, all’improvviso nel fianco sinistro ho una contrazione e mi risponde dritto con una fitta nella spalla destra e in testa… Salto su come un pazzo, vado un po’ avanti e indietro e mi ricorico, ma appena comincio ad addormentarmi ho un’altra contrazione al fianco! E così per una ventina di volte!

 

E tu come lo faresti?

Non hai voglia anche tu di interpretare questo personaggio ipocondriaco e buffo? Se è così, non fare il timido e buttati!

Lo scopo di questa nostra iniziativa è condividere insieme la bellezza della recitazione, attraverso l’interpretazione dei più bei monologhi teatrali di sempre.

Non pretendiamo di indicare quale sia l’interpretazione giusta. Ogni monologo può essere recitato in modo differente, avere sfumature diverse a seconda dell’attore o dell’attrice lo interpreta.

E noi siamo curiose di vedere come interpreteresti tu questo personaggio!

Se hai voglia di metterti in gioco, allora vieni a far parte del nostro gruppo facebook “Monologo del mese” e partecipa al nostro gioco, seguendo le indicazioni presenti nel gruppo o leggile nella nostra pagina web “Monologhi Teatrali”.

Rendi virale il teatro assieme a noi!