Iniziamo questo 2018 con un personaggio sicuramente adrenalinico, che ci dà la carica giusta: il monologo di Jimmy Porter da “Ricorda con rabbia” di John Osborne.

Ad interpretarlo per noi un giovane e bravissimo attore, allievo dell’Accademia Internazionale di Teatro di RomaMatteo Pantani.

Potrai vedere la sua interpretazione di Jimmy Porter nel video sul canale Youtube di Teatro per Tutti, oppure in fondo a questa pagina.

Perché Jimmy Porter?

Il personaggio di Jimmy Porter è un personaggio arrabbiato.

La sua è una rabbia totale e totalizzante.

Nasce dall’insoddisfazione della sua posizione nella società, dal fatto di non rassegnarsi e di non riuscire ad accontentarsi di quello che ha.

E immagino che tutti, prima o poi, abbiamo provato quella sua stessa rabbia.

Magari questa sua rabbia puoi sfruttarla come valvola di sfogo e sentirti un pochino meglio, dopo aver interpretato questo monologo tratto dal bellissimo “Ricorda con Rabbia”. 😉

Chi è Jimmy Porter?

John Osborne, autore di Ricorda con Rabbia

John Osborne, autore di Ricorda con Rabbia (By Source, Fair use, Link)

Jimmy Porter è il protagonista di “Ricorda con Rabbia”, un dramma che l’autore John Osborne scrisse in meno di venti giorni a Londra, nel 1956.

Il protagonista è anche un po’ il riflesso dell’autore stesso, forse proprio per questo motivo la stesura di quest’opera è stata così veloce ed istintiva.

Jimmy Porter, assieme alla sua rabbia, è diventato l’emblema dei “Giovani Arrabbiati” (Angry Young Men).

Questo movimento culturale prese avvio proprio dal grande successo di Ricorda con Rabbia nei teatri inglesi.

Jimmy l’Arrabbiato, nei teatri dove venne rappresentato, dava voce all’insoddisfazione dei tantissimi giovani dell’Inghilterra degli anni cinquanta.

Giovani che sentivano di non appartenere alla società in cui erano inseriti, che non si rispecchiavano nei suoi valori e che, inevitabilmente, volgevano lo sguardo al passato, alla ricerca di quei valori che potevano dare un senso alla loro esistenza e che ormai non c’erano più.

Ma Jimmy Porter, così come la gioventù inglese di quegli anni, allo stesso tempo non riesce a svincolarsi da questa situazione. La società, per quanto lui si dimeni e si arrabbi, lo attanaglia e lo imbriglia in una vita che non vuole vivere e che lo rende profondamente infelice.

La rabbia di Jimmy Porter.

La vita di Jimmy Porter è un circolo vizioso, senza fine.

La sua esistenza alimenta la sua rabbia e la sua rabbia lo sfinisce, non permettendogli di avere la forza di cambiare la sua vita.

Jimmy è insoddisfatto della sua vita e sente di meritarsi di più.

E allora si arrabbia, si dimena, contro tutti e contro tutto.

Ma tutta questa sua rabbia non serve a niente.

Per quanto possa ribellarsi e arrabbiarsi, la sua vita non cambia.

Tutto rimane esattamente com’è.

E questo lo rende immensamente infelice.

Immensamente insoddisfatto.

La rabbia di Jimmy è senza soluzione. E’ quasi la rabbia di un bambino. Dietro questa rabbia non c’è una persona cattiva, anche se sputa fuori un sacco di cattiverie. Jimmy vuole solo stare bene. Vuole solo vivere felicemente la sua esistenza e trovare un posto nella società.

Jimmy Porter ha solo bisogno di comprensione e di amore.

Proprio come un bambino, ha bisogno di un rifugio per proteggersi dalla brutta società che lo circonda e a cui sente di non appartenere.



La trama di “Ricorda con Rabbia”, di John Osborne.

La staticità della condizione di Jimmy Porter è ben rappresentata dalla scena in cui si svolge l’intero Dramma, suddiviso in tre atti.

La scena in cui si svolge Ricorda con Rabbia infatti è sempre la solita: il monolocale in cui Jimmy Porter vive assieme a sua moglie Alison e un coinquilino, il giovane Cliff.

Quel monolocale, oltre a rappresentare la staticità dell’esistenza di Porter è anche l’emblema della società, che lo vuole rinchiuso in quella dimensione, senza via di uscita.

Il clima è reso pressante dalla tensione che la rabbia di Jimmy inevitabilmente mette addosso allo spettatore.

Jimmy è arrabbiato contro la società, ma anche contro se stesso però sputa tutta la sua cattiveria addosso alla moglie. E al povero Cliff.

Alison è la figlia di un generale inglese e quindi rappresentante di quella borghesia e parte della società che Jimmy odia con tutto se stesso. Alison, per lui, ha voltato le spalle alla famiglia, inimicandosi sua madre, ma è comunque considerata una debole e una pusillanime da suo marito.

Il pubblico è perciò in attesa di uno scontro che invece non avverrà mai. Alison infatti sopporta le ingiurie del marito, impassibile almeno all’apparenza. Alison rappresenta quindi l’altra risposta alla società inglese di quegli anni.  E’ la rassegnazione. E per tutta la durata del testo non fa altro che questo: rassegnarsi e sopportare con amore le offese e la rabbia di suo marito.

Tra i due c’è Cliff, l’amico che fa da mediatore, senza troppo successo e che, come Alison, incassa i colpi sferrati dalle taglienti parole di Jimmy senza mai reagire veramente.

Ma come detto poco più sopra, Jimmy non è cattivo. E la sua è una rabbia quasi infantile. Nasce dal bisogno disperato di avere un rifugio che, da solo, non riesce a trovare. Un rifugio per nascondersi da questa società che lui non accetta. Il suo rifugio è Alison. Per questo motivo, nonostante tutta la rabbia di Porter, tutte le brutte parole che lui le dice, hanno bisogno l’uno dell’altro. Jimmy ha bisogno di Alison, del suo rifugio. E lei, senza di lui, si sente persa.

E così, come ha avuto inizio la vicenda, così finisce. Alison, nonostante ad un certo punto della vicenda se ne vada di casa, torna da Jimmy. E Jimmy, nonostante tutta la sua rabbia, non riesce a cambiare la sua sorte. Sarà sempre un giovane insoddisfatto, che vive in un monolocale assieme al suo dolce rifugio.

 

 

 

 

Il Monologo di Jimmy Porter

Il monologo che il nostro amico Matteo ha interpretato per noi è probabilmente quello più famoso di Ricorda con Rabbia di John Osborne.

In questo monologo viene fuori che Jimmy non è una persona così cattiva come fino ad ora ha voluto darci ad intendere.

Jimmy Porter pronuncia questo monologo ad Helena, la migliore amica di Alison.

Helena è la rappresentante di quella classe borghese che Jimmy Porter non riesce a sopportare. Helena si trova in casa Porter per dare una mano ad Alison con le faccende e durante il suo soggiorno nel monolocale cerca di convincere l’amica a lasciare il marito, verso il quale sembra provare un profondo risentimento.

Jimmy è consapevole di tutto questo e, come è solito fare, inizia a punzecchiare Helena.

Se Cliff e Alison sopportano le ingiurie e le offese di Jimmy con rassegnazione, Helena sembra essere l’unica che freme di rabbia ad ogni cattiveria che Jimmy le riversa addosso. Anche lei però come gli altri due, non pare avere la forza di reagire alle parole del protagonista.

E’ durante questo dialogo che Jimmy chiede ad Helena se abbia mai visto morire un uomo. Lei gli risponde che non ne ha mai visto uno e Jimmy quindi racconta a lei, a Cliff e Alison un momento terribile della sua infanzia: il momento in cui ha visto morire suo padre.

Durante il racconto di quello che forse è stato uno degli episodi più traumatizzanti della sua vita, Jimmy sembra per un momento mettere da parte la sua rabbia e aprirsi con chi ha di fronte. E’ proprio durante questo suo monologo che gli spettatori, assieme a Cliff Alison e Helena, scoprono quanta fragilità ci sia dietro quell’aria sempre arrabbiata.

Non si può non provare un po’ di empatia nei confronti di Jimmy, sebbene fino ad ora abbia fatto di tutto per risultare antipatico e snervante.

Ma il suo momento di debolezza, quello in cui si presenta per quello che è veramente – una persona fragile come un bambino – dura poco, perché già sul finire della sua tirata, Jimmy usa tutto il suo dolore per la perdita del padre, per convogliarla nell’ennesimo impeto di rabbia contro chi, nonostante tutto, gli rimane vicino.

 

Il Testo del monologo.

Ricorda con Rabbia.

Atto Secondo, Scena Prima.

 

Chiunque non abbia mai visto morire un uomo, soffre di un grave caso di verginità. (Il suo buon umore di qualche momento prima sparisce e comincia a ricordare.) Per dodici mesi ho guardato mio padre che stava morendo, avevo dieci anni allora. Era tornato dalla guerra di Spagna. Laggiù qualche pio gentiluomo l’aveva conciato in tal modo che non gli restava più molto da vivere.

Tutti lo sapevano… anch’io lo sapevo. Ma, vedete, io ero l’unico a cui dispiaceva. La sua famiglia era imbarazzata da tutta la faccenda. Irritata e imbarazzata. Mia madre, poi, non era in grado di pensare che a una cosa sola: al fatto di essersi legata ad un uomo che sembrava trovarsi sempre dalla parte sbagliata, in tutto. Mia madre sarebbe stata lietissima di appartenere alle minoranze, purché fossero quelle che stanno in cima alla scala sociale. Noi tutti aspettavamo che morisse. La famiglia gli mandava un assegno ogni mese, e sperava che la facesse finita tranquillamente, senza volgarità e senza chiasso. Mia madre si limitava ad occuparsi di lui senza lagnarsi. Forse le faceva pena. Credo fosse capace di provare compassione.

(Con disperazione) Ma io ero l’unico a cui dispiacesse veramente! Ogni volta che mi sedevo sull’orlo del suo letto e lo ascoltavo parlare, certe volte mi leggeva dei libri, dovevo lottare per non piangere. E alla fine di quei dodici mesi ero diventato un veterano. L’unica persona che stava ad ascoltare quel pover’uomo fallito e febbricitante era un ragazzino spaventato. Passavo delle ore in quella piccola stanza da letto. Mi parlava ore ed ore, raccontando gli avanzi della sua povera vita a un ragazzo solitario e sgomento, che riusciva a capire appena la metà delle sue parole. E tutto quello che riusciva a percepire era la disperazione e l’amarezza, l’odore dolce e nauseante di un uomo che muore.

Capite, ho imparato molto giovane cosa vuol dire l’angoscia, il non poter far niente, l’essere senza aiuto. E non lo dimenticherò mai. Quando avevo dieci anni io sapevo dell’amore, del tradimento… e della morte, molto più di quanto voi ne saprete probabilmente in tutta la vostra vita!

 

E tu come lo faresti?

Questa è la versione del monologo di Jimmy Porter, tratto da Ricorda con Rabbia, realizzata dall’attore Matteo Pantani.

Come ripetiamo sempre, non va considerata questa come l’unica versione possibile o giusta.

Questa è, semplicemente, l’interpretazione di Matteo di questo monologo.

Ci possono essere molti altri modi di interpretarlo!

E noi siamo curiose di vedere quale potrebbe essere la tua!

Matteo si è messo in gioco, quindi buttati, non fare il timido e mettiti in gioco anche tu!

Se ti interessa partecipare attivamente al progetto del Monologo del Mese, ti invitiamo a iscriverti al gruppo Facebook dedicato!

Se vuoi vedere altri monologhi maschili o monologhi femminili che abbiamo proposto finora, visita la sezione monologhi teatrali del sito.

Se vuoi, puoi anche leggere i nostri tutorial di recitazione, che possono aiutarti a chiarire alcuni concetti base. Non si sostituiscono ad una buona scuola di recitazione, ma possono comunque esserti molto utili! E non ti preoccupare se pensi di non avere il “physique du rôle” o l’età giusta per recitare il personaggio di Jimmy Porter, a noi va benissimo. Vogliamo vedere come la interpreteresti tu.

 

Aiutaci a rendere il teatro virale!

 

Guarda il Video del Monologo di Jimmy Porter, tratto da “Ricorda con Rabbia” di John Osborne.

 

 

 

 

 

Scheda Articolo
Il Monologo di Jimmy Porter, da Ricorda con Rabbia di John Osborne
Titolo
Il Monologo di Jimmy Porter, da Ricorda con Rabbia di John Osborne
Descrizione
"Ricorda con Rabbia" è uno di quei testi che segnano una generazione. John Osborne lo scrisse in 20 giorni nel 1956. Scopri di più e guarda il video del monologo di Jimmy Porter.
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