L’argomento che sto per affrontare è molto delicato e controverso.

Con questo mio articolo non pretendo certamente di avere la verità in tasca.

So bene che molti di voi potrebbero non essere d’accordo con quello che ho scritto, mentre altri  potrebbero pensarla più o meno come me.

Vi invito a prendere questo articolo come uno spunto di riflessione e, se lo vorrete,

di affrontare la discussione in modo costruttivo e nel rispetto dell’opinione del prossimo.

Grazie e buona lettura.

 


 

Esistono quelle giornate in cui ti svegli con un’idea fissa, con un pensiero che non riesci a toglierti dalla testa.

Quel pensiero, è sempre lì, non si schioda.

E’ lì anche quando sei abbastanza sicuro che se ne sia andato.

Quel pensiero puoi star certo che ricomparirà all’improvviso, magari mentre sei in macchina, immerso nel traffico cittadino.

Ecco, questa mattina è iniziata proprio così la mia giornata.

Mi sono svegliata con un pensiero che, per quanto abbia cercato di accantonare, se ne è sempre stato lì. In un angolino della mia mente.

E alla fine si è presentato di nuovo, mentre ero in auto e stavo andando a prender la mia bambina dalla nonna.

Il mio pensiero di stamani è stato questo: gli italiani vanno sempre meno a Teatro.

Certo, più che pensiero, direi che la mia è stata una sensazione. Una brutta sensazione.

Una sensazione che nasce dal fatto che io stessa, che amo il teatro, a volte ho difficoltà ad andare a vedermi uno spettacolo.

E le motivazioni sono le più diverse!

Vuoi per i prezzi dei biglietti (che non sono sempre sempre alla portata di portafoglio di chiunque), vuoi perché la vita diventa davvero molto più frenetica quando devi crescere una frugoletta di tre anni, con inevitabile collassamento sul divano la sera, dopo cena.

Partendo quindi da questa mia esperienza e ben sapendo, da teatrante, che attrarre pubblico non è una cosa così semplice, sono arrivata a questa triste conclusione, di cui mi sono voluta accertare, nella speranza di sbagliarmi, e invece…

Gli italiani snobbano il Teatro.

Questa mia sensazione è stata avvalorata dai dati ISTAT che ho trovato sul web: quasi l’80% degli italiani snobba il Teatro e dichiara, candidamente, di non aver visto neanche uno spettacolo teatrale in tutto il 2016.

La maggior parte delle persone che diserta il teatro rientra nella fascia della popolazione over 60.

Però c’è da dire anche che questa disaffezione nei confronti del teatro (e della cultura in generale) inizia a manifestarsi già a partire dai venti anni. Gli altri settori culturali, ad eccezione del cinema, non se la cavano molto meglio, per non parlare del numero di lettori.

Insomma, sembra che il popolo italiano sia tendenzialmente refrattario alla cultura, soprattutto nel Sud Italia.

Confesso che a leggere questi dati mi sono un po’ inquietata.

Come è possibile che i primi a snobbare il nostro paese, che ha una storia culturale eccezionalmente vasta, siamo proprio noi?

Anche a livello teatrale, la nostra cultura e drammaturgia non hanno niente da invidiare alla Francia o all’Inghilterra. Eppure le platee sono sempre più vuote, come dimostra il recente caso del maestro Giovanni Mongiano che si è ritrovato ad esibirsi di fronte ad una platea completamente deserta.

Di chi è la colpa?

Dopo un primo e inevitabile momento di sgomento, ho iniziato a domandarmi “Perché?”.

Ho incominciato a chiedermi “Di chi è la colpa?”.

La gente non va a teatro perché è ignorante e non ha idea di cosa si stia perdendo?

O è colpa della gente che fa teatro? Sono loro che non sanno come attrarre pubblico?

Il dubbio sembra possa risolversi facilmente.

Ed è quasi scontato incolpare il pubblico. E’ molto facile dare la colpa al pubblico.

Troppo facile. E conveniente.

D’altronde il popolo italiano si sta imbarbarendo, stando sempre ai dati Istat.

Gli italiani preferiscono stare davanti alla Tv a guardare i reality show e tutti quei programmi spazzatura di cui i palinsesti televisivi sono saturi. Così stando le cose, è logico che l’italiano medio non metta piede in teatro.

E scommetto che molti di voi sono d’accordo con questa affermazione.

E ammetto che anche io la penso un po’ così.

E’ innegabile che la maggior parte delle persone preferisca passare il tempo di fronte alla tv, guardando qualche programma che ti fa spegnere il cervello, che non ti fa impegnare intellettivamente e pensa solo ad intrattenerti.

In poche parole temo che, nell’immaginario collettivo il Teatro sia visto come l’antitesi del divertimento. 

 

Perché non piace il Teatro?

Questa è la vera domanda da farsi.

Troppo semplice dare la colpa a cause esterne e rinchiuderci a coltivare il nostro piccolo orticello.

Se il teatro italiano non riesce a tenere il passo della concorrenza, magari è anche colpa sua. Anche.

Inoltre, forse per la mia insicurezza congenita, di fronte ad un problema io cerco sempre di capire se c’è qualcosa che sbaglio io. Se c’è qualcosa che posso fare io, qualcosa che sia in mio potere fare per risolvere la situazione.

E sono molto più contenta se mi accorgo di aver sbagliato qualcosa io, perché vuol dire che ho la possibilità di migliorare le cose.

Quando invece il problema non dipende da me, è peggio. Perché non posso farci niente.

Quindi, perché il Teatro piace sempre meno?

Cosa potremmo aver sbagliato noi teatranti per aver fatto in modo che la gente si disaffezionasse a questa arte millenaria?

 Certo, il teatro a volte è difficile da capire…

Richiede un po’ di sforzo per riuscire a carpirne il senso e per qualcuno può risultare faticoso scegliere di andare a vedere qualcosa che non conosce o che non capisce.

E forse a volte noi teatranti diamo troppo per scontato che la gente sappia che il teatro è quella bellissima arte che noi conosciamo così bene e non ci capacitiamo del perché i teatri siano semivuoti.

E’ per questo motivo, che a noi gente di teatro capita di chiuderci in noi stessi. Non ci sentiamo capiti e tendiamo a rivolgerci solo verso chi ci capisce.

Ma se vogliamo che le platee tornino ad essere piene, dobbiamo smettere di essere così tanto autoreferenziali.

Dobbiamo metterci alla prova e superare noi stessi.

 

Dobbiamo essere così tanto bravi da riuscire al tempo stesso ad attirare il pubblico e ad istruirlo, elevarlo culturalmente. Perché sennò continueremo ad elevarci culturalmente tra di noi…sempre meno…finché finiremo ad elevarci culturalmente da soli.

 

Cosa possiamo fare per cambiare le cose?

La prima cosa da fare, senza perdere neanche un secondo, è mettere mi piace a Teatro per Tutti! 😉


Fatto?

Fiuuuuu…hai salvato il Teatro Italiano!!! 😀

Scherzi a parte, cerchiamo di capire cosa potremmo fare, ognuno nel suo piccolo, per poter cambiare le sorti del teatro.

Se davvero la situazione del teatro in Italia è così pessima, se la gente non va a vedere gli spettacoli teatrali perché non li capisce e non li apprezza, forse sta a noi teatranti trovare il modo di rendere il teatro una cosa bella, attrattiva o quanto meno qualcosa per cui valga la pena alzarsi dal divano, spegnere la tv, uscire di casa.

Attenzione, questo non significa che sul palco di ogni teatro si debba creare lo stesso identico intrattenimento della tv!

Semplicemente, noi teatranti ci dobbiamo impegnare affinché il teatro diventi una valida alternativa alla tv, almeno per quella sera in cui noi andiamo in scena.

Lo so, lo so… sembra una lotta impari quella tra Teatro e  Tv, ma se ci impegniamo, possiamo farcela. Basta avere poche e semplici abitudini che ogni volta cerco di ricordarmi di seguire.

 

1. Immedesimarsi nello spettatore che è sdraiato sul suo divano, di fronte alla tv.

Perché alzarsi dal divano per andare a teatro?

Perché alzarsi dal divano per andare a teatro?

La primissima cosa da fare è mettersi nei panni del potenziale spettatore che vogliamo in platea. Chiedersi che cosa possa spingerci ad alzarci dal divano, a spegnere la tv, uscire di casa.

Perché il signor X con la sua signora dovrebbe uscire di casa per me?

Che cosa gli offro di meglio, rispetto a quello che vede in Tv? Se la tua risposta è ” la MIA idea, il MIO spettacolo” forse devo ricordarti che ancora non sei Gassman o Proietti.

Ancora la gente non ti conosce così bene, per cui  la tua sola presenza in scena smuove al massimo i tuoi genitori, tua sorella e qualche tuo amico.

E non credere che basta far scrivere un articoletto sul giornale locale perché la gente possa conoscerti e decida di venire a vederti.

Perché il signor X e la sua signora possano decidere di uscire di casa per te, devi saper comunicare bene il tuo spettacolo. Devi renderlo ai loro occhi abbastanza interessante.

Saper comunicare in modo perlomeno decente è fondamentale per chiunque porti avanti un’attività, anche amatoriale.

Come puoi pensare che in mezzo a trailer mozzafiato di film hollywoodiani e a pubblicità martellanti di centinaia di canali televisivi, le persone possano essere attratti da una locandina fatta di rincorsa con word, con lo sfondo giallo senape e una vostra foto fatta con il cellulare appiccicata al centro, di uno spettacolo scritto da voi e che quindi (con tutto il rispetto, potrebbe anche essere un capolavoro) il titolo non lo conosce nessuno?

Capisci dove voglio arrivare?

Se gli altri sanno comunicare meglio di te, la colpa non è del pubblico che non riconosce il tuo valore.

La colpa è tua perché non sai comunicare quel valore!

Oggi inoltre non servono più chissà quanti soldi, perché con l’avvento di Internet e dei social network l’impatto del budget sulla riuscita della comunicazione si è molto ridotto.

Non hai quindi scuse, per comunicare bene il tuo spettacolo devi solo trovare il modo, il tempo e le capacità per promuovere al meglio quello che fai, come Eleonora spiega con i suoi tutorial di Marketing Culturale.

 

Se migliori il tuo modo di comunicare, hai molte più probabilità che il tuo nome un giorno sia conosciuto da tanti signor X! Parola di teatro per Tutti! 😉

 

2. Essere all’altezza del biglietto che lo spettatore paga per vederti.

Se sei riuscito a far alzare il tuo spettatore dal divano, non credere di aver già vinto la tua battaglia contro la tv.

E’ vero, quella sera il Signor X ha deciso di uscire di casa proprio per venire a vedere te. Ma è altrettanto vero che se quello che vede non gli piace, non verrà mai più a vederti.

E quel che è peggio, è che potrebbe anche decidere di non mettere mai più piede in un teatro dopo aver visto il tuo spettacolo. Lo so, sembra un’esagerazione, ma veramente noi teatranti abbiamo grandi responsabilità in merito.

Pensaci un attimo: non solo hai chiesto al Signor X di uscire di casa, ma gli hai anche fatto pagare un biglietto per venire a vederti.

E non è una cosa da poco. Mettiti nei panni del signor X e della sua signora.

Mettiamo, ad esempio, che non ti piace per niente la Chimica. Che hai sempre odiato tutte quelle formule.

Mettiamo che un tuo amico ti invita ad una sua conferenza sulla Chimica.

Immaginati che, per assistere a questa conferenza tu debba pagare anche un biglietto.

Alla fine, non puoi che pretendere che quel che si dice alla conferenza sia interessante. Ecco, lo stesso vale per il Signor X in questione.

Ricordati che il pubblico non ci deve nulla. Siamo noi che facciamo teatro che dobbiamo tutto al pubblico.

E’ per questo motivo che dovremmo sempre cercare di essere all’altezza del prezzo del biglietto del nostro spettacolo.

In parole povere, dobbiamo dimostrare di saper davvero fare qualcosa su quel palco.

Di essere degni di stare lì sopra e di valere i soldi che il pubblico ha pagato per vederci.

In teatro non ci si improvvisa.

Non puoi andare sul palcoscenico senza avere neanche una minima idea di come si sta in scena, di come si recita.

Perché anche mia nonna, che niente sa di teatro, riconosce al volo un vero attore da un altro che semplicemente sta sul palco a ripetere a memoria le battute che ha imparato.

E se lo capisce mia nonna, lo capiscono tutti!

Per stare sul palco non serve solo tanto coraggio, ma anche un po’ di preparazione.

Ed essere preparati non significa solamente avere esperienza e quindi essere già saliti sul palco tantissime altre volte.

Essere preparati significa aver frequentato una scuola di recitazione, aver appreso le nozioni base, aver frequentato stage e laboratori per migliorare le proprie capacità. Significa essere consapevoli che c’è sempre da imparare.

E magari i consigli del nostro tutorial di recitazione possono sempre tornarti utili.

Piccola Promemoria: oltre all’attore c’è di più.

Ma essere all’altezza del biglietto, ricorda bene, non significa saper recitare e basta.

Uno spettacolo non è fatto solo dagli attori. La scenografia, i costumi e il trucco sono elementi  importantissimi e perciò non devi mai sottovalutarli.

Certo, non sempre si hanno i soldi o le conoscenze adatte per realizzare anche questi aspetti.

Ma è altrettanto vero che tutte le componenti di uno spettacolo hanno la stessa identica importanza, perché tutte insieme concorrono a realizzare la tua messinscena e quindi a comunicare la tua idea.

Tutto deve essere coerente a quello che tu vuoi comunicare.

E la coerenza in teatro si ha quando chi si occupa di ogni elemento dello spettacolo sa quel che sta facendo.

Quindi se non sai farlo tu, non improvvisarti!

Cerca qualcuno che sappia realizzare la scenografia o i costumi per te, o ancora che sappia davvero truccare i tuoi attori.

Perché, ricordati, anche l’occhio inesperto si può accorgere che qualcosa stona nel tuo spettacolo. Un esempio?

Il trucco teatrale spesso viene sottovalutato, ma anche questo aspetto deve essere curato alla perfezione per la buona riuscita dello spettacolo.

Una messinscena classica di “Romeo e Giulietta”, con una protagonista truccata in modo eccessivamente appariscente certamente non sarà in linea con il resto dello spettacolo!

Anche nel caso in cui l’attrice in questione sia bravissima!

E se, in mancanza di una truccatrice, affidi il trucco di Giulietta all’attrice che la interpreta (e questa ha l’abitudine di truccarsi in modo appariscente) sarà sicuramente necessario che lei segua i consigli sul Trucco Teatrale della nostra Rubina.

In conclusione, per Essere all’altezza del prezzo del biglietto, devi saper fare.

 

Non devi mai perdere la voglia di migliorarti.

Questo è l’unico atteggiamento giusto che puoi avere, perché fa bene a te, fa bene al tuo pubblico e fa bene al Teatro.

 

3. Ricordarsi che lo spettatore non è nella nostra testa.

Quando lavoriamo su uno spettacolo per mesi, ci viene naturale capirne ogni piccola sfumatura e ogni aspetto.

Ed è normale che sia così.

Uno spettacolo, per essere messo in scena, necessita di prove su prove in modo che durante le repliche quei movimenti, quelle battute e quelle sensazioni che vivono i personaggi sulle pagine del copione, siano vissute anche dagli attori sul palco.

Ma non sempre quello che capiamo noi del nostro spettacolo potrà essere altrettanto chiaro per chi viene a vederci.

Se un passaggio o una scena può essere in qualche modo fraintesa, il mio consiglio è di rivederla, rimaneggiarla.

Non è così scontato che il tuo spettacolo possa essere percepito come tu lo vedi nella tua testa.

Sì certo, gli spettatori a volte sanno essere duri di comprendonio, però è assolutamente certo che nessuno spettatore è dentro la tua testa. Quindi, non dare niente per scontato.

Uno spettacolo, per piacere, deve innanzitutto essere capito.

E perciò, se viene capito da più persone, ha molte più possibilità di essere apprezzato.

Ovviamente questo non significa che tu debba spiegare lo spettacolo al pubblico, non devi certo tenere una lezione sul palcoscenico.

Sei un teatrante, non un insegnante.

Semplicemente, non possiamo fregarcene completamente del pubblico.

Anche quando vogliamo affrontare temi difficili o adottare soluzioni più sperimentali, provare a far evolvere il nostro linguaggio teatrale, dovremmo sempre tenere a mente che il teatro è comunicazione.

Se il messaggio che io voglio trasmettere non arriva allo spettatore, la comunicazione non avviene.

Va bene sperimentare, va bene adottare soluzioni originali, ma assicurandosi sempre che il nostro messaggio arrivi a destinazione.

Insomma, se a fine spettacolo, lo spettatore non ha capito niente di quello che ha visto, sicuramente non ha nemmeno capito l’idea che volevi comunicargli.

E quando uno spettacolo teatrale non comunica, allora c’è qualcosa di sbagliato.

 

4. Lo spettatore sta al gioco, ma ama la coerenza.

La “Sospensione dell’incredulità” è quel meccanismo che ogni spettatore teatrale attiva incosciamente mentre assiste ad uno spettacolo, in modo da poter accettare “per vero” quello che capita sul palco, sospendendo quindi il giudizio critico circa la logica di quello che ha davanti agli occhi.

Per dirla in parole povere, è la situazione tipicamente infantile del “facciamo finta che… ” dei bambini quando giocano fra loro.

Ogni gioco è per loro un’avventura differente e ogni volta, a seconda delle occasioni, fanno finta di essere principesse, guerrieri, o draghi. Mentre giocano “credono” di essere quelle cose, ma sanno benissimo di non esserlo. Semplicemente stanno giocando.

Allo stesso modo, lo spettatore sta al gioco, e “crede” che quello che succede in scena sia reale.

Lo spettatore quando calano le luci e il sipario si alza sospende la logica, per stare al gioco e credere che ciò che avviene sul palco sia reale. Perchè questo accada, il regista e gli attori devono saper coinvolgere lo spettatore. Questa è la magia del teatro.

La “sospensione dell’incredulità” è l’essenza stessa del fare teatro.

Ci dà il potere di portare sul palco praticamente qualsiasi storia e qualsiasi oggetto.

In fondo, basta che un attore in scena metta le dita a forma di L perché agli occhi degli spettatori abbia in mano una pistola.

La “sospensione dell’incredulità” è una cosa meravigliosa ma non bisogna mai approfittarsene,  perché altrimenti diventa una cosa ridicola.

Se infatti lo spettatore in virtù di questo meccanismo accantona per la durata dello spettacolo la sua logica, allo stesso tempo non vuole sentirsi preso in giro e si aspetta di vedere in scena un minimo di coerenza.

La coerenza, in uno spettacolo, si ha quando ogni scelta registica viene fatta in funzione di una idea chiara e forte. Un’idea che, attenzione, noi teatrtanti dobbiamo comunicare bene agli spettatori, sempre tenendo a mente che non sono nella nostra testa.

E’ quindi solo in base al significato e all’idea che si vuole comunicare agli spettatori, che noi teatranti possiamo permetterci di far scelte artistiche particolari, come per esempio, far interpretare ad una donna un personaggio maschile (o viceversa).

Ma se alla base non c’è un’idea che possa giustificare questo tipo di scelte, la coerenza può venire meno e lo spettatore può sentirsi spaesato.

Può venire meno quindi anche il meccanismo della Sospensione dell’Incredulità.

E se lo spettatore deve sforzarsi ad attuare questo meccanismo (che invece dovrebbe verificarsi a livello inconscio) significa che c’è qualcosa che non va.

Lo spettatore potrebbe, mentre assiste alla messinscena, “non stare più al gioco”, se non capisce il motivo per cui il regista è andato proprio verso quella direzione. Potrebbe non sentirsi emotivamente coinvolto e iniziare a guardar l’orologio chiedendosi “ma quanto dura ‘sto spettacolo?”

La “sospensione dell’incredulità”, non ci dà il diritto di mettere in scena qualsiasi cosa “tanto per…”.

Quel che succede sul palco di un teatro, a mio avviso, deve sempre avere un motivo, un significato e non deve rispondere solamente al nostro gusto personale.

Ovviamente, questo non significa che lo spettatore non debba fare neanche un minimo di sforzo intellettivo per capire quello che è in scena.

Il teatrante non può e non deve certamente metter delle note a margine durante la messinscena.

Quello che deve fare è però coinvolgere lo spettatore, farlo calare nella storia che sta raccontando sulla scena. Renderlo partecipe di questo grande gioco che è il teatro. Immergerlo in un universo nuovo, senza spiegarglielo ma dandogli gli strumenti giusti per capirne i meccanismi che lo regolano.

 

 

Facciamo la nostra parte!

Non ho la presunzione di salvare il teatro in Italia con questo mio articolo, ovviamente.

Sicuramente ci sono tantissime questioni economiche, sociali e culturali dietro a questa situazione e io so benissimo di non avere le conoscenze o gli strumenti per risolvere tutto quanto.

Ma allo stesso tempo, sono convinta che sia sbagliato di fronte ai problemi, puntare il dito sempre verso gli altri.

Anzi, i problemi devono essere un incentivo per migliorare e migliorarsi.

E se noi teatranti non perdiamo mai la voglia di guardarci dentro per migliorarci e comunicare meglio la nostra arte agli spettatori, magari un domani il Teatro davvero potrà vincere la sua battaglia contro la Tv.

Che ne pensi? Sei d’accordo?

Se credi che ci possa essere qualcos’altro che noi teatranti possiamo fare, scrivimelo nei commenti.

Sono convinta che solo confrontandoci, possiamo avere la possibilità di crescere e di far crescere il teatro 🙂