Ogni volta che mi capita di vedere in teatro un’opera lirica, rimango affascinata dalla potenza delle voci degli interpreti e dalla bellezza che sa di antico delle musiche che ci accompagnano ad assistere alle vicende dei personaggi sulla scena. Senza poi parlare di tutto quello che fa da contorno ai cantanti, come le grandiose scenografie, il coro e i balletti.

Assistere ad un’opera lirica è come tuffarsi in un mondo magico, dove non puoi far altro che rimanere incantato e dimenticarti per un istante che quelle sono persone reali, che sono come me e te, che in quel momento fanno cose straordinarie.

Solo dopo essere uscita da teatro, quando l’incanto lascia spazio anche ai pensieri, mi pongo una domanda: ma i cantanti lirici sono esseri umani o sono degli alieni con voci spettacolari? Quanto e cosa studiano per diventare tanto bravi e cantare quelle aree con tanta naturalezza?

Fortunatamente ho avuto l’idea di aprire questo blog che mi ha permesso di incontrare un mio concittadino, un grande tenore di fama internazionale, a cui ho potuto far tutte le domande che voglio!

Il grande Marco Voleri!

Chi è Marco Voleri?

Tenore Marco Voleri 01Ho la fortuna di conoscere personalmente Marco Voleri, perché le nostre strade si sono incrociate al Teatro Vertigo, una scuola di recitazione e dizione di Livorno dove ha mosso i suoi primissimi passi sul palcoscenico (e anche io).

Da quel momento in poi, Marco ha intrapreso con dedizione e successo la strada del cantante lirico solista, arrivando ad esibirsi nei migliori teatri d’opera italiani e internazionali.

Marco lavora nel panorama internazionale operistico dopo aver dedicato anni allo studio, frequentando numerose accademie nazionali.

Si è dapprima diplomato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano, ha poi frequentato l’Accademia del Teatro alla Scala di Milano e preso parte all’ Accademia Lirica del Rotary International.

Si è infine perfezionato presso l’Accademia del Belcanto di Modena sotto la guida di Mirella Freni.

Ma la sua formazione non si conclude qui, perché ha preso parte anche a numerose masterclass di repertorio operistico per migliorarsi ulteriormente, avendo modo di conoscere e di entrare in contatto con importanti artisti del settore, come Lucetta Bizzi, Renato Bruson e Mariella Devia.

Solo dopo tutti questi anni di studi, ha iniziato a muovere i suoi primi passi nel mondo dell’opera lirica professionistica.

Attualmente, poco più che quarantenne, Marco può vantare nel suo curriculum più di quaranta ruoli operistici, sia in Italia che all’estero. Inoltre è anche stato esecutore di più di cento programmi concertistici in Italia, Europa, Sudamerica, Sudafrica ed Oriente in 5 lingue, con repertori sacri, operistici, liederistici, operettistici, da camera e contemporanei.

Il suo talento e la sua bravura gli sono stati riconosciuti anche con l’assegnazione nel 2006 del Premio Speciale “Pagliacci” al XII Concorso Internazionale “R. Zandonai” di Riva del Garda. In quello stesso anno è stata celebre la sua interpretazione del personaggio Bardolfo, nell’opera “Falstaff” di Verdi per la regia di Renato Bruson. Nel corso della sua carriera ha affiancato sul palco cantanti lirici solisti di grande importanza, come Mariella Devia, in occasione della messinscena del 2011 de  “La Traviata” al Seul Centre Artson . Tantissimi sono anche i registi di fama nazionale e internazionale che lo hanno diretto, come il grande Franco Zeffirelli che nel 2012 lo ha voluto ne “La Boheme” alla Scala di Milano.

La sua fervente attività di cantante lirico solista lo ha portato ad esibirsi in ogni angolo di mondo, lasciandogli però anche il tempo di cimentarsi nella scrittura.

E’ infatti del 2013 il suo primo romanzo autobiografico “Sintomi di felicità” , in cui con grande umiltà, dolcezza e un pizzico di ironia narra la sua tremenda esperienza con la malattia della Sclerosi Multipla, raccontando come in quel brutto capitolo della sua vita la Lirica e la Musica abbiano avuto un ruolo fondamentale.  Dal libro “Sintomi di felicità” è nata anche una associazione omonima di Promozione Sociale, presieduta da Marco Voleri stesso, che si occupa di realizzare organizzare, e gestire iniziative per la promozione culturale, sia in Italia che all’estero, con il fine ultimo di sensibilizzare la comunità nei confronti della tremenda malattia della Sclerosi Multipla (Sito web).

Marco è una persona che non si ferma mai, pieno di vita e di voglia di fare. In questi anni, oltre a portare avanti con entusiasmo la sua carriera come Cantante lirico solista, ha avuto anche il tempo di innamorarsi e di metter su famiglia e, recentemente ha pubblicato un nuovo romanzo “Senza di te il treno non parte”, che vi consiglio caldamente di leggere.

Entriamo nel favoloso mondo dell’Opera Lirica!

In mezzo a tutti questi impegni, Marco è riuscito ad avere la voglia e il tempo di fermarsi un attimo e di prendersi un aperitivo con me, qualche giorno fa. Con quel suo fare dolce, gentile e sorridente ha lasciato che io lo inondassi di domande e curiosità, facendomi conoscere un po’ più da vicino il suo mondo.


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Torniamo a Marco Voleri e alle tante cose che mi ha raccontato sul mondo della lirica…Buona Lettura!

 

1. Che peso ha la Recitazione in un’opera lirica? Quanto è importante saper recitare per un cantante lirico?

Beh è fondamentale. Un cantante lirico che non recita, invece di fare un’opera fa un concerto..anche se in realtà anche in un concerto si recita… Il melodramma, cioè l’opera lirica, è un genere che viene anche definito “recitar cantando”, quindi se ci togli “recitar”, rimane solo il “cantando” e quindi, non va bene (ride)!

Detto questo, in tutto quello che si canta bisognerebbe anche recitare. Bisognerebbe saper recitare e interpretare il personaggio e il sentimento del pezzo che ti viene affidato.

2. Hai mai partecipato come attore ad uno spettacolo teatrale di prosa? Se sì, esistono delle differenze tra “recitar cantando” in uno spettacolo lirico e recitare in uno spettacolo di prosa?

Tenore Marco VoleriHo studiato recitazione presso la scuola di Recitazione e Dizione Vertigo e quindi, già a quei tempi mi è capitato di recitare, senza cantare.  E l’unica differenza che esiste tra il recitare in uno spettacolo di prosa e il recitare in uno spettacolo lirico, è che nel primo non si canta e nel secondo sì (ride).

A livello mentale secondo me non dovrebbero esistere delle differenze, perché uno stesso pezzo dovrebbe essere interpretato allo stesso modo sia a livello recitativo che dal punto di vista lirico. Per esempio, se prendiamo una frase di una romanza cantata, come “Oh dolci baci oh languide carezze” è necessario che ci sia dietro un’interpretazione, indipendentemente dal fatto se in quel momento si stia recitando o cantando, perché il personaggio in questione quando parla e dice queste parole, sta per morire…e gli girano anche le scatole (ride)!

I sentimenti che il personaggio prova sono gli stessi e non cambiano se devi recitare o cantare. Quelli sono e quelli rimangono. Quindi, alla luce di tutto questo, non c’è motivo per avere delle differenze. Si deve recitare sia nella parte recitata che in quella cantata, non è che nel cantato puoi farne a meno. La recitazione è fondamentale.

E non a caso, in determinate lezioni di canto, ai miei allievi chiedo prima di recitare un’aria e solo dopo chiedo di cantarla.

3. Per diventare cantante lirico “basta” la passione e lo studio o sono necessarie caratteristiche vocali particolari? Se sì, quali?

Per diventare cantante lirico bisogna innanzitutto volerlo…ma volerlo veramente!

La lirica è un ambito completamente a sé, che richiede studio e dedizione continua. Per diventare cantante lirico devi tuffarti completamente in un mondo molto particolare e capire come funziona, dal punto di vista prettamente stilistico. Si tratta di un mondo complesso.

Per la lirica non basta avere tecnica vocale, che comunque è basilare, ma devi anche conoscere tutto l’aspetto stilistico che sta dietro la lirica. Devi conoscerne la storia, quindi devi studiare la storia dell’estetica della musica, la storia del melodramma. Non puoi improvvisarti, perché così facendo rischi di fare errori, anche grossolani.

Facendo un esempio tecnico, non puoi andare a cantare facendo i “portamenti” in un’opera del Settecento, perché in quell’epoca non esistevano! Si tratta di una tecnica che è venuta fuori nel Novecento.

Le difficoltà poi non finiscono qui, perché dopo esserti formato devi affrontare le audizioni, i provini, ecc…

4. Quali sono le migliori scuole/accademie a livello nazionale? Nel percorso di studi è previsto anche lo studio della recitazione? Se si volesse studiare canto lirico con insegnanti privati, è consigliabile frequentare contemporaneamente anche un corso di recitazione?

Tenore Marco Voleri 02A mio avviso è meglio affidarsi all’insegnamento privato di un cantante lirico che abbia avuto una carriera importante, per avere tutte le basi necessarie per la propria formazione. Altrimenti, dopo il conservatorio la scelta obbligata è frequentare un’accademia. Ad esempio l’Accademia Teatro alla Scala, come ho fatto io, dove puoi avere modo di perfezionarti.

Il lavoro del musicista, in generale, è un lavoro dove per formarti spendi un sacco di anni. Come dice il mio amico Gabriele Baldocci, è uno dei ruoli professionali più specializzato al mondo. Ad esempio, per diventare un pianista devi innanzitutto fare dieci anni di conservatorio, dopo i quali devi specializzarti.

Allo stesso modo un cantante lirico deve frequentare per cinque anni il Conservatorio, poi due anni di biennio. Senza contare tutti gli anni che servono per la specializzazione. Il lavoro del cantante lirico, come quello dell’attore d’altra parte, è un lavoro in cui non smetti mai di studiare e di perfezionarti.

Lo studio della recitazione direi che è fondamentale.

Io ad esempio, prima ho frequentato una scuola di recitazione e dizione e poi mi sono dedicato al mondo della Lirica. Studiare recitazione è importante non solo per l’interpretazione, ma anche per la Dizione, fondamentale nella lirica così come nella prosa.

Non è un caso che in conservatorio uno dei corsi da frequentare  è Arte Scenica, che dura due anni e che, di fatto, è Teatro. In questo corso, infatti, ti viene insegnato un po’ quello che si insegna nei corsi di recitazione.

Comunque io consiglio sempre di fare Teatro parallelamente alla formazione da cantante lirico, o addirittura intraprendere prima una scuola di recitazione e poi andare in conservatorio, come ho fatto io. Anche perché, secondo me, è un peccato vedere in scena cantanti lirici con voci spettacolari che sul palco rimangono immobili e non recitano (perché si recita anche con il corpo, non solo con la voce) semplicemente perché non hanno alcuna base di recitazione teatrale.

5. Come vengono organizzate le prove di un’opera lirica? Si parte dalla recitazione o dal canto? Esiste un regista unico, o si ha la compresenza di un regista teatrale e di un coordinatore della parte musicale?

Non esiste un regista unico nella Lirica. Abbiamo sempre la presenza di un Direttore d’orchestra che si occupa della parte musicale e di un Regista teatrale, che invece si occupa di tutta la parte più inerente alla recitazione e ai movimenti in scena.

Quando si inizia una produzione, solitamente si procede in questo modo:

La mattina i solisti fanno le prove col direttore d’orchestra e nel pomeriggio fanno le prove col regista.

Tenore Marco VoleriLe prove del mattino si chiamano prove musicali e in questo frangente i solisti cantano con l’accompagnamento del pianista, seguendo tutte le indicazioni del direttore. Nel pomeriggio invece si effettuano le prove di regia, durante le quali i solisti non cantano, ma provano invece le entrate e le uscite, i movimenti ecc.

Dopo questo periodo di prove, il direttore d’orchestra e il regista si incontrano e ha inizio il periodo delle prove registiche musicali (si tratta cioè della Regia con musica). Da quel momento i solisti quindi cantano ma anche seguono le indicazioni registiche delle prove di Regia.

Successivamente, durante queste prove, si uniscono ai solisti il Coro e quindi poi i figuranti e i mimi.

Solo in un secondo momento si aggiunge anche l’Orchestra. A questo punto le prove cambiano nome, perché siamo di fronte alle cosidette Prove d’Insieme.

Tra le prove registiche musicali e le prove d’insieme, alcune produzioni portano avanti quella che viene definita Prova all’Italiana, che è praticamente una prova in forma d’oratorio. Abbiamo cioè l’orchestra che suona, i cantanti tutti in fila sul palco che cantano e dietro di loro il coro, senza quindi la regia. Viene provata tutta l’opera, dall’inizio alla fine.

Poi è la volta della Prova Antepiano, che è una prova in costume e quindi con trucco e parrucco. In scena sono presenti i solisti, i mimi e il coro. Non c’è  però l’Orchestra ma durante la prova di tutta l’opera i cantanti vengono accompagnati da un pianista. A queste prove sono presenti tutti: i solisti, il coro e i figuranti e i mimi  e viene provata dall’inizio alla fine tutta l’opera, seguendo le indicazioni di regia.

Dalle prove d’Insieme si passa quindi alla Prova Antigenerale e alla Prova Generale, che sono molto importanti, perché servono a calcolare i tempi per il cambio abito e cose di questo genere.

E poi, finalmente, arriviamo alla Prima.

Insomma è davvero un gran bel lavoro. (ride).

6. Cosa ne pensi delle rivisitazioni moderne delle opere liriche? Ritieni che sia meglio mantenere una coerenza di fondo col libretto e le indicazioni date dal compositore?

La coerenza col libretto e le indicazioni date dal compositore ritengo che debbano essere tenute in considerazione, anche nel momento in cui un regista voglia modernizzare o attualizzare in qualche modo l’opera in questione.

Ma dipende tutto dal gusto del direttore e da chi commissiona l’opera! Ad esempio, una volta, ho visto un’ “Aida” a Berlino in cui i protagonisti erano vestiti da Tom e Jerry (sorride)!

Insomma, si può fare di tutto!

Per quanto riguarda me, generalmente preferisco che le opere liriche siano contestualizzate nel periodo storico che ha descritto il compositore. Poi chiaramente, il lavoro è lavoro…puoi anche non accettare ad esempio, di partecipare ad un’opera dell’Ottocento la cui messinscena prevede una rivisitazione con una ambientazione anni Cinquanta, se proprio questo tipo di ambientazione non ti piace.

Tenore Marco VoleriQuesto non significa però che non abbia mai lavorato in produzioni in cui sono state fatte delle rivisitazioni. Ad esempio una volta ho fatto “La fanciulla del West” e per come ero vestito e truccato mi sentivo un po’ come Edward Mani di Forbice (sorride).

Un’altra volta a Seul, ho fatto una “Traviata” e io interpretavo Gastone. Il regista, nella scena in cui Alfredo e Violetta approcciavano all’Amore, per sottolineare ulteriormente il vero sentimento d’amore che unisce i due protagonisti, ha voluto creare un forte contrasto tra l’Amore Etereo e il Sesso. La scena era quindi organizzata in questo modo: sul proscenio c’erano Violetta e Alfredo che cantavano il loro duetto d’amore e dietro io, assieme ad una ragazza mimo, simulavo un amplesso.

Questo perché comunque la scena era ambientata in un bordello e Violetta era una prostituta, ma il regista così facendo ha voluto sottolineare come Violetta, innamorandosi, in qualche modo si allontani dallo squallore del bordello. Chiaramente questa è una interpretazione regisitica, perché nel libretto non c’è scritto da nessuna parte “mentre c’è il duetto, tu vai dietro e…” (ride)…sono rivisitazioni del regista.

In generale io preferisco di gran lunga le regie tradizonali, perché non mi piace troppo che venga stravolto ciò che centinaia di anni fa era stato pensato e scritto da un compositore. Soprattutto quando esistono negli spartiti delle didascalie che a mio avviso andrebbero seguite.

Questo comunque non vuol dire che non apprezzi regie che portano avanti una rivisitazione intelligente, senza stravolgere troppo la storia.

7. Quanto è difficile diventare un cantante lirico professionista? Esiste un buon ricambio generazionale o ritieni che sia un ambiente chiuso? Il percorso è simile a quello di un attore? Bisogna trovare un agente/agenzia e fare audizioni e provini?

E’ davvero molto difficile diventare cantante lirico professionista, nonostante esista un ricambio generazionale in questo ambiente, che non è affatto chiuso.

Il problema è che c’è anche molta competizione.

Io dico sempre che il lavoro del cantante lirico professionista è un lavoro darwiniano e per mille persone che vogliono fare il cantante lirico solista, forse alla fine solo una persona riesce veramente a farlo. Il percorso poi, dal punto di vista della carriera, non è molto diverso credo da quello di un attore di prosa. Devi studiare, fai la gavetta in provincia, canti nei cori. Poi in un secondo momento incominci a fare qualche audizione, qualche ruolo da solista in provincia (in situazioni a volte anche fantozziane, t’assicuro!) e poi piano piano, senza avere fretta, vai avanti… fino a che, magari, con un bel po’ di esperienza alle spalle, ti capita l’occasione di lavorare in una produzione più importante.

8. In Italia, qual è la città che dà più opportunità in questo settore?

In Italia è sicuramente Milano la città con maggiori opportunità in questo settore. Anche se forse a un giovane che vuole intraprendere questa carriera mi sentirei di consigliare di andare all’estero. Nonostante l’Italia sia la patria del Melodramma, dal punto di vista della Lirica all’estero esistono molte più opportunità.

E qui mi fermo, perché ti dovrei rilasciare un’altra intervista solo per parlare di questo aspetto. (sorride).

9. Quale personaggio ti è piaciuto di più interpretare?

Questa domanda è difficile!

Diciamo che Rodolfo de “La Boheme” è uno dei personaggi che più adoro, in generale.

Mi piacciono però molto anche alcuni personaggi comprimari che ho interpretato e che mi hanno dato grandi soddisfazioni. Bardolfo in “Falstaff”, per esempio, mi ha dato grande soddisfazione e mi è piaciuto interpretarlo perché mentre lo interpretavo, mi sono divertito tanto.

Perché sì, anche se non sembra, in questo lavoro ci si può divertire e anche parecchio! (sorride).

10. Quali sono i tre personaggi che vorresti interpretare in futuro?

Eh… ma anche questa domanda è difficile! (ride). Diciamo che ho nostalgia di alcuni personaggi che ho interpretato tanti anni fa e che mi piacerebbe reinterpretare.

Ad esempio vorrei poter reinterpretare Arlecchino ne “I Pagliacci“, che è un bellissimo personaggio.

Poi vorrei poter vestire di nuovo i panni di Edmondo in “Manon Lescaut” e di Andrea Chénier dell’opera omonima.

Sono personaggi che mi mancano e che reinterpreterei davvero volentieri.

Talento, Volontà e Dedizione

Senza voler peccare di presunzione, perché è brutto descrivere in tre parole una persona o la sua vita, ritengo che Talento, Volontà e Dedizione potrebbero essere tre parole che meglio descrivono Marco Voleri e il suo rapporto con il lavoro di cantante lirico.

Mentre lo intervistavo, era impossibile non leggergli negli occhi il grande amore che prova per il suo lavoro. Forse è proprio grazie a questa sua dedizione che è rimasto una persona semplice, o forse è dovuto al fatto di aver avuto e combattuto contro una malattia tremenda a rendere Marco…Marco.

Quel che è certo è che quel giorno ho incontrato e intervistato una persona speciale e che non posso non essergli grata del tempo che mi ha dedicato.

Adesso scusatemi, ma vado a cercare i biglietti per un’opera lirica!

Parlarne con Marco mi ha fatto venire un’incredibile voglia di vederne una!

 

 

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La recitazione nell'Opera Lirica - Intervista al tenore Marco Voleri
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La recitazione nell'Opera Lirica - Intervista al tenore Marco Voleri
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Quanto è importante saper recitare per un cantante lirico? Parliamo di questo e di molti altri retroscena del mondo della lirica con il Tenore Marco Voleri.
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Teatro per tutti
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