Marzo è finalmente iniziato e con lui arrivano le belle giornate (si spera), il sole, la primavera e … il quinto appuntamento con il “Monologo del Mese” di Teatro per tutti.

Se il mese scorso abbiamo avuto modo di conoscere l’ipocrita e graziosa Célimène, oggi  invece faremo la conoscenza del mitico Mercuzio, il migliore amico di Romeo… sì, proprio quel Romeo lì, quello di “Romeo e Giulietta” di William Shakespeare.  Lorenzo Luparini ha infatti interpretato per noi uno dei monologhi più conosciuti dell’opera shakesperiana, quello in cui l’estroso Mercuzio parla della Regina Mab al dolce e giovane Romeo.

Perché Mercuzio?

Perché credo Mercuzio sia il personaggio più bello ed interessante di tutta la tragedia, perché Mercuzio è vita e sballo. Perché Mercuzio, se fosse nel tuo gruppo di amici, sarebbe sicuramente quello che tiene banco, quello che ti fa sbellicare dalle risate e che farebbe strage di cuori tra le ragazze! E perché è solo grazie a lui che la storia di Romeo e Giulietta vira violentemente verso la tragedia, rendendola più interessante e appetibile ai nostri occhi.

Chi è Mercuzio?

Mercuzio è un giovane parente del Principe della città di Verona e il miglior amico di Romeo. Fin dalle sue primissime battute si intuisce che è un ragazzo un po’ ribelle, estroso, dalla battuta sempre pronta. E’ quello che si definisce uno “spirito libero”, una persona a cui le regole vanno strette.  E’ probabilmente uno dei personaggi più divertenti del dramma e forse anche uno dei più irriverenti. Quel che è certo è che, essendo un grande amico di Romeo, nella diatriba tra i Capuleti e i Montecchi, è sempre pronto a mettersi dalla parte della famiglia del giovane innamorato.

In un afoso pomeriggio di sole, la sua vicinanza alla famiglia dei Montecchi, assieme alla sua tendenza a rispondere per le rime e a provocare, lo porta a scontrarsi ferocemente con Tebaldo Capuleti, il cugino della bella Giulietta, la ragazza che ama e che è amata da Romeo. A niente serviranno i tentativi di sedar gli animi da parte dello stesso Romeo: Tebaldo e Mercuzio sono due teste calde, che hanno voglia di venire alle mani e il clima è troppo teso perché non scoppi una rissa.  I due giovani quindi sguainano le loro spade per combattere, ma nello scontro Mercuzio viene ferito e ucciso da Tebaldo.

Ed è con la morte improvvisa e violenta di Mercuzio, che la storia d’amore di Romeo e Giulietta è destinata a finire tragicamente. Mercuzio, sentendo che la sua giovane vita sta per finire, con odio straziante maledice i Capuleti e i Montecchi “La peste sulle vostre due famiglie!”, un presagio di morte che presto il destino porterà a compiersi. Romeo, accecato dal dolore e dalla rabbia, diventa improvvisamente impulsivo e uccide senza pietà Tebaldo, vendicando l’amico. Al Principe non resta che esiliare a Mantova il figlio dei Montecchi, reo di aver assassinato Tebaldo e da lì gli eventi si susseguono come tutti noi conosciamo. (E se ancora non hai letto “Romeo e Giulietta”, fai me culpa e poi rimedia cliccando qui.)

 Il Monologo di Mercuzio e la Regina Mab.

Il monologo che Lorenzo ha interpretato per noi è, forse, uno dei monologhi più famosi del dramma “Romeo e Giulietta“. Viene pronunciato nel primo atto, nel momento in cui Romeo, Mercuzio, Benvolio ed altri ragazzi della casata Montecchi stanno per partecipare, di nascosto e senza essere stati invitati, alla festa in maschera organizzata dai Capuleti. Il clima che si respira è quello tipico di un gruppo di giovani amici che hanno voglia di divertirsi e che fremono all’idea di far qualcosa che a loro è proibito. Sono tutti allegri ed eccitati, ad eccezione del povero Romeo.

Il ragazzo, oltre ad essere ancora triste, come era ad inizio dramma per il mancato amore corrisposto da parte di Rosalina (una giovane dama, che non comparirà mai durante la storia) ha un brutto presentimento e crede che sia meglio per loro evitare di andar alla festa dei Capuleti. Mercuzio cerca di scuotere l’amico da questo suo torpore e scambia il suo presentimento per pena d’amore. E’ così che quando Romeo insiste che non è il caso di imbucarsi ad una festa organizzata dai loro nemici e rivali, aggiungendo che ha fatto un sogno in proposito, Mercuzio per tirarlo su di morale scherza proprio su questo fatto e inizia il suo lungo e divertente discorso sulla Regina Mab.

La Regina Mab è una figura della mitologia celtica e, secondo la tradizione orale, si tratta di una fata. Shakespeare trae spunto da questa figura misteriosa, per dar vita ad uno dei monologhi più celebri del teatro. Nella fantasia del Bardo e dello stesso Mercuzio, la Regina Mab è una fata molto piccola che si posa sul naso delle persone addormentate per far loro sognare quel che desiderano di più.

La descrizione che ne fa Mercuzio è molto fantasiosa e potrebbe essere l’inizio di una fiaba per bambini! Le immagini che scaturiscono da questo racconto sono inizialmente dolci e divertenti, perché Mercuzio racconta quali sono i sogni che la Regina Mab provoca nelle menti delle persone addormentate, facendo diversi esempi. Ma, mano a mano che procede a parlare, il suo racconto si tinge sempre più di tonalità inquietanti e violente e quel che fa sognare la regina Mab non sono più dolci sogni ma terribili incubi!

Il Significato del Monologo.

Le chiavi di lettura di questo monologo sono molteplici, ad oggi tra gli studiosi non esiste un unico pensiero circa il suo significato.

A mio avviso, questo monologo può essere interpretato in due modi.

  • Da una parte il monologo sembra quasi presagire quale sarà e come si concluderà la storia d’amore tra Romeo e Giulietta: una storia che iniziamente è caratterizzata da toni dolci e delicati, che però, complice un destino beffardo, si tinge di inquietudine e violenza, finendo nel modo più tragico possibile. E’ chiaro che, leggendolo in questo modo, il monologo è in realtà un triste presagio di quel che accadrà nei giorni seguenti.
  • Se invece leggiamo il monologo in relazione a chi lo pronuncia, potrebbe raccontarci anche qualcosa di più circa lo stesso Mercuzio. Come detto poco più sopra, Mercuzio è un ragazzo estroso, un po’ ribelle. E’ uno spirito libero a cui la società, con tutte le sue regole, va stretta e la sua unica valvola di sfogo è la presa in giro e lo sfottò verso la società in cui è inserito. Un prendere in giro che, se dapprima è divertente, diventa sempre più un gioco pericoloso e violento.  Il monologo di Mercuzio è anche, quindi, metafora del modo di essere di Mercuzio stesso. E’ un’allegria e una forza vitale sfrenata, che può trasformarsi in violenza e pericolo mortale.

Il testo del Monologo.

Ma bando alle ciance, ecco a voi il testo di questo bellissimo monologo!

“Romeo e Giulietta” (Atto I, Scena IV)

Da te è stata la Regina Mab, che è la levatrice delle fate! Non è più grande della pietra che sta sull’anello dell’assessore comunale. Arriva sulla punta del naso di chi dorme, trainata da una squadra di atomi. Il suo cocchio ha i raggi delle ruote fatti con lunghe gambe di ragno, il mantice è fatto con ali di cavalletta, i finimenti con umidi raggi di luna; la sua frusta è un ossicino di grillo, lo sverzino un filo d’erba. Il suo cocchiere è una zanzarina con un mantello grigio, più piccolo della metà di uno di quei bruchi tondi che si annidano nelle dita di quelle ragazze oziose. Il cocchio, poi, è un guscio di nocciola lavorato dallo scoiattolo legnaiolo o dal vecchio tarlo che, è risaputo, sono da sempre i carrozzieri delle fate. E così, una notte dopo l’altra, la regina Mab galoppa attraverso il cervello degli amanti che subito sognano l’amore! Galoppa anche sulle ginocchia dei cortigiani perché sognino di inchini, sulle dita degli avvocati perché sognino di parcelle o sulle labbra delle dame perché sognino di baci! Ma la perfida Mab, nauseata dal loro alito dolciastro per i troppi dolciumi, gliele guasta quelle labbra, riempiendole di bolle. Alle volte galoppa sul naso di un uomo di corte perché sogni di una supplica, oppure solletica con una coda di porco il naso di un curato perché sogni di riscuotere un’altra decima. Altre volte, invece, trotta sul collo di un soldato e questo sogna di nemici sgozzati, di brecce e di imboscate, di spade di Toledo, di botti fonde cinque braccia, e poi gli fa rullare un tamburo negli orecchi, per svegliarlo di soprassalto e dopo avergli fatto tirare due o tre bestemmie lascia che si riaddormenti. E’ proprio quella Mab che di notte intreccia le criniere dei cavalli e riduce i crini fatali in peli luridi e unti che se si sciolgono portano sciagura. Lei è quella strega che quando le giovani vergini stanno supine, salta loro sulla pancia perché imparino come farsi cavalcare!

 

E tu come lo faresti?

Come sempre diciamo, noi di Teatro per Tutti non abbiamo assolutamente la presunzione di sapere come questo monologo debba essere interpretato. Anzi, siamo fermamente convinte che uno stesso monologo possa avere più interpretazioni. Quella che ha fatto per noi il nostro amico (non chè mio fratello) Lorenzo non è l’unica versione possibile. Questa è semplicemente la Sua versione e siamo decisamente curiose di vedere come invece lo interpreteresti tu!

Lorenzo si è messo in gioco e si è divertito un sacco! Fallo anche tu!

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Il monologo di Mercuzio, da Romeo e Giulietta
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Il monologo di Mercuzio, da Romeo e Giulietta
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Nel famoso monologo della Regina Mab, l'esuberante Mercuzio tenta di far sorridere l'amico Romeo, con un divertente e surreale racconto!
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