Siamo arrivati al quarto appuntamento del progetto “Monologo del Mese” di Teatro per Tutti!

Stavolta vi proponiamo un monologo femminile tratto dalla famosa commedia di Molière, “Il Misantropo“.

Il personaggio in questione è la bella e civettuola Celimene, giovane vedova di cui Alceste (il Misantropo del titolo) è follemente innamorato. Ad interpretare il monologo di questo personaggio aggraziato, ma con un bel caratterino, è la nostra make up artist di fiducia, Rubina Sarri.

Guarda il video!

Perché Célimène?

Ho scelto questo personaggio femminile perché penso che Célimène, seppur sia piuttosto frivola e leggera, è un esempio di donna dal carattere forte e volitivo. Una donna che certamente non si fa sottomettere da nessuno, tantomeno da quel burbero del Misantropo che vorrebbe cambiarne l’indole.

Célimène è infatti esattamente l’antitesi di Alceste: lei è perfettamente in sintonia con la mondanità della società aristocratica francese, mentre lui è in totale disaccordo. Lei sa essere lusinghiera, mentre lui è spietato nel dare sincere opinioni su chi lo circonda. Lei è ipocrita, mentre lui è integro nel dire esattamente quello che pensa.

Ma prima di passare al monologo, vi racconto la trama del “Misantropo” e la critica alla società che Molière porta avanti attraverso questa sua commedia.

Célimène, il Misantropo e l’ipocrisia dei rapporti sociali.

Nella commedia “Il Misantropo”, fin dalle primissime battute, è chiaro l’intento dell’autore: portare avanti un’aspra critica verso la società francese della sua epoca. In particolar modo nei confronti della falsità che regola i rapporti tra le persone nella buona società.

Molti studiosi vedono nel protagonista lo stesso Molière, che non finisce mai di giudicare e condannare la società che lo circonda.

La trama, come è facile intuire, gira intorno alla figura di Alceste, il Misantropo. In più di una occasione egli rivendica la sua personale libertà di dire esattamente quello che pensa a chi lo circonda, anche quando la sua sincerità può risultare sgradevole o addirittura dannosa per lui stesso. Forse proprio a causa di questo suo lato del carattere, nel corso dell’opera, si viene a sapere che un gentiluomo gli ha intentato una causa per un passato litigio che, evidentemente, non si è risolto nel migliore dei modi.

Alceste, fin dalla prima scena della commedia, dimostra di essere insofferente verso l’ipocrisia che regna nei rapporti sociali. A niente servono le parole del suo buon amico Filinte, che cerca di spiegare ad Alceste che a volte l’ipocrisia è in verità buona creanza e che, in fin dei conti, è necessario averne per vivere in armonia con gli altri. A queste parole Alceste ribatte che, se davvero stanno così le cose, allora preferisce di gran lunga vivere lontano dalla società, in solitudine. Filinte riesce a far rimanere senza parole l’amico, solo quando gli fa presente che si è innamorato di Célimène che è esattamente tutto ciò che egli dice di odiare della società. La ragazza, infatti, è pienamente calata nella società francese che Alceste avversa, essendo una giovane vedova piuttosto civettuola, falsa ed ipocrita. Ma è anche molto bella ed affascinante e Alceste ne è perdutamente innamorato, ragion per cui si prefigge come obiettivo quello di cambiarla, di renderla simile a se stesso. Di renderla, a suo vedere, una donna migliore.

Nel corso della commedia è proprio la sua spietata sincerità a mettere Alceste nei guai, tanto che alla fine si vedrà costretto ad abbandonare la società mondana in cui, suo malgrado, è inserito. Ma prima di andarsene, avversato e odiato da tutti, chiede alla sua amata Célimène di seguirlo in quella che sarà una vita solitaria, da misantropo appunto. Ma la giovane, troppo legata a quella società di cui è un ingranaggio perfetto, rifiuta di unirsi ad Alceste, che se ne andrà da solo per la sua strada.

Il Monologo di Célimène.

Nel monologo che vi invitiamo ad interpretare, viene fuori nella sua interezza la falsità di  Célimène e quindi il carattere dominante di questo personaggio. Il monologo è però interessante anche per un altro aspetto. E’ infatti un modo attraverso cui Molière porta avanti una spietata critica contro l’ipocrisia che alberga nella società mondana dell’alta aristocrazia francese.

Nel monologo interpretato da Rubina, Célimène se la prende con una sua “amica” che, in maniera falsa e subdola, la condanna per la sua condotta con gli uomini, gelosa probabilmente dei tanti spasimanti che vanta. La giovane vedova, che senz’altro non è un’ingenua, capisce benissimo che le “parole da amica” della donna che ha di fronte sono in realtà un’accusa bella e buona e risponde per le rime. Célimène si finge quindi amica per dirle, chiaro e tondo, che prima di giudicare gli altri, sarebbe meglio giudicare se stessi, sforzandosi di portare avanti una vita esemplare e che chi non è degno di così alte virtù farebbe molto meglio a starsene zitto.

E’ un monologo che mi ha fatto sorridere ma che mi ha fatto anche riflettere su quanto gli esseri umani, nonostante passino i secoli e cambino i tempi, siano sempre e comunque uguali a se stessi!

Il Testo del Monologo.

Il Misantropo, Molière (Atto III, scena IV)

Signora, devo davvero ringraziarvi. Vi sono obbligata per il consiglio che mi avete dato, e lungi dall’offendermene voglio subito ricambiare il favore, dandovi anch’io un consiglio che può giovare alla vostra reputazione; e visto che mi avete dato prova della vostra amicizia riferendomi le voci che corrono sul mio conto, voglio anch’io seguire un così bell’esempio riferendovi quel che si dice su di voi. L’altro giorno, in una casa in cui m’ero recata in visita, ho incontrato alcune persone di assai rare virtù, che parlando di quelle che dovrebbero essere le vere cure di un’anima che intenda viver bene, hanno fatto cadere il discorso su di voi, signora. E lì, il vostro rigoroso pudore e le vostre grandi dimostrazioni di zelo, sono state citate tutt’altro che a buon esempio; questa ostentazione di severità, il vostro continuo parlare di onestà e di saggezza, le vostre smorfie e i vostri gridolini a ogni minima parola ambigua, come se foste l’innocenza stessa che si scandalizza, l’alta considerazione che nutrite di voi stessa, e gli sguardi di commiserazione che gettate al vostro prossimo, le vostre continue lezioni e le continue censure delle cose più semplici e innocenti, tutto questo, signora, se posso essere sincera, è stato oggetto di critiche unanimi e convinte. A che serve – dicevano – quest’aria pudica e saggia che tutto il resto smentisce? Ha un bel recitare le sue preghiere a puntino; ma poi picchia i suoi servi, e neanche li paga. Non vi è luogo sacro nel quale non ostenti un grande zelo; ma poi si copre di cipria per sembrare più bella. Fa nascondere le nudità dei quadri; ma poi le piacciono molto le cose nude e spinte. Quanto a me, ho preso le vostre difese contro tutti, assicurando che era tutto e soltanto maldicenza; ma ho trovato la mia opinione avversata da tutte le altre, e la conclusione comune fu che voi fareste bene a darvi meno pensiero di quel che fanno gli altri, e a darvene un po’ di più di quel che fate voi; che si deve guardare molto bene in se stessi, prima di poter pensare a condannare gli altri; e che se si vogliono correggere i difetti altrui bisogna farlo con l’autorità di una vita esemplare, ma che comunque – se è il caso – è sempre meglio rimettersi a coloro ai quali il Cielo ha affidato questo compito. Signora, so che anche voi siete troppo intelligente per non prendere in giusta parte il mio consiglio, e per non capire che esso nasce dalle intime pene della premura ch’io ho per il vostro bene.

 

Mettiti alla prova!

Questa è la versione del monologo di Célimène portata avanti dalla nostra Rubina. Come ripetiamo sempre, il video che proponiamo non vuole assolutamente essere l’affermazione di come dovrebbe essere interpretato un monologo, anzi!

Semplicemente, è l’interpretazione di Rubina, con i suoi pregi e i suoi difetti. Non è l’unica possibile e siamo davvero curiose di vedere come lo interpretereste voi… Quindi non fate i timidi e fatevi sotto! Rubina si è messa in gioco, fatelo anche voi!

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Il monologo di Celimene, da
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Il monologo di Celimene, da
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Quarta puntata del Monologo del Mese di Teatro per tutti! Rubina Sarri interpreta il monologo della bella Celimene, tratto da "Il misantropo" di Moliere.