Quando si parla di teatro, in ogni parte del mondo si pensa subito al monologo probabilmente più famoso di tutti i tempi… “Essere o non essere…” di Amleto.

Con il nostro progetto “Monologo del Mese“, non potevamo non confrontarci con il monologo per eccellenza, con la speranza che molti di voi possano aver voglia di recitare le pensierose parole del triste principe di Danimarca.

Dovreste proprio provare a interpretare questo monologo e farci vedere il vostro video, è un monologo con cui tutti gli attori (e attrici, perché no?) dovrebbero cimentarsi almeno una volta.

Perché Amleto?

Beh, perché è universale!

Vi siete mai chiesti per quale motivo questo monologo è così famoso? Perché praticamente tutti ne conoscono almeno il primo verso “Essere o non essere? Questo è il problema”?

Qualcuno potrebbe rispondere che è tanto famoso perché è stato scritto da un drammaturgo altrettanto famoso, il grande William Shakespeare! Ma il motivo di un così straordinario successo non è solo questo.

Proviamo, almeno per un momento, a tralasciare il fatto che dietro a queste parole c’è il genio del Bardo e concentriamoci invece sulle parole del Monologo.

Cosa sta dicendo Amleto? Su cosa sta riflettendo?

Ci renderemo conto che Shakespeare è riuscito a guardare dentro ad ognuno di noi, parlandoci di qualcosa che accomuna ogni essere umano: la paura della morte.

Questo monologo infatti parla di come viene vista la vita da qualcuno che si sente terribilmente oppresso da quello che gli sta capitando, tanto da pensare che forse sarebbe meglio farla finita, piuttosto che continuare a vivere e soffrire. Ma poi, qui secondo me sta tutta la bellezza di questo monologo, Shakespeare ci lascia intendere che anche decidere di morire è difficile, perché nessuno sa cosa ci sia oltre la morte e, si sa, l’ignoto è da sempre qualcosa che spaventa l’essere umano.

Amleto con questo soliloquio si mette completamente a nudo, rivelando tutta la sua fragilità. Una fragilità che lo accomuna a noi, perché tutti almeno una volta nella vita abbiamo avuto paura della morte, di smettere di esistere.

Curiosità

Di solito, quando si pensa al monologo di Amleto, ci immaginiamo sempre il Principe di Danimarca con in mano un teschio. In realtà, questa immagine è sbagliata!

Amleto effettivamente, nel corso della tragedia, tiene in mano e parla con il teschio del vecchio buffone di corte, Yorick… ma in un’altra scena! Durante il celebre monologo invece, Amleto è solo con sé stesso e non tiene in mano nessun teschio.

Fonte: Wikimedia Commons

 

Chi è Amleto?

Amleto è il protagonista della tragedia omonima ed è considerato uno dei personaggi più ambigui e complessi di Shakespeare.

Amleto, principe di Danimarca, è deciso a vendicare la morte del padre per mano dello zio, il nuovo regnante di Danimarca e nuovo marito della regina (sua madre). Per attuare la sua vendetta, decide di fingersi pazzo, in modo da evitare che qualcuno possa prevedere le sue mosse.

Nel corso dell’opera Amleto alterna momenti di grande riflessione sulla vita, sulla morte e sull’omicidio, che ritardano il suo proposito di vendetta, ad altri in cui si dimostra fin troppo incauto ed impulsivo. E’ proprio questo duplice aspetto del suo carattere, a rendere Amleto particolarmente affascinante, perché è tanto riflessivo, quanto feroce.

Il Monologo di Amleto.

Ma adesso veniamo al monologo di Amleto e cerchiamo di capire come mai il principe di Danimarca si lascia andare ad una riflessione tanto cupa e triste sulla vita.

Il monologo compare nel terzo atto, durante la prima scena. A questo punto del dramma, Amleto è ormai certo di una terribile verità: il suo amato padre, re della Danimarca, è stato ucciso nel sonno da suo fratello. Inoltre lo zio di Amleto, dopo aver compiuto l’omicidio è diventato non solo il nuovo regnante del paese, ma anche il nuovo marito di sua madre. Una situazione che, evidentemente, lo ha lasciato piuttosto scosso…come dargli torto?

Conscio, senza alcuna ombra di dubbio, di ciò che è accaduto a suo padre e di quanto sia caduta in disgrazia la corte di Danimarca, il giovane Amleto si interroga se “essere o non essere”, cioè se vivere o morire. Gran parte del monologo si concentra quindi su quanto la vita possa essere ingiusta, piena di affanni e di dolore. Non c’è spazio, nella riflessione del principe di Danimarca, per ciò che di bello la vita può offrire, e i suoi pensieri sembrano portarlo ad un’unica conclusione: il suicidio.

La morte viene paragonata dal principe ad una sorta di sonno e, vista così, non gli pare tanto spaventosa. Ma proprio perché Amleto è una persona molto riflessiva ponendosi di fronte alle situazioni con un atteggiamento filosofico, si interroga su quello che potrà esserci dopo la morte, dopo il sonno eterno.

E’ in questo modo che la seconda parte della riflessione di Amleto si concentra maggiormente sulla paura, innata di ogni essere umano, circa “l’inesplorato mondo da cui nessun viandante fece mai ritorno”. E’ infatti proprio la consapevolezza di non essere certi di quel che succede dopo la morte, che trattiene Amleto da compiere il suicidio e di rimanere intrappolato nel dubbio.

Ciò che più colpisce di questo monologo è anche l’utilizzo del “noi”, piuttosto che del pronome personale “io”, che inevitabilmente ci fa vivere ancora di più come se fosse anche nostro, il dilemma del protagonista.

Alla luce di tutto questo, l’espressione “dubbio amletico” si carica di significati ancora più profondi, non trovate? 😉

Il Testo del Monologo di Amleto

Amleto, William Shakespeare

(ATTO TERZO – SCENA PRIMA)

Essere o non essere: questo è il problema.

Se sia più nobile tollerare le percosse di una sorte oltraggiosa,

o levarci a combattere tutte le nostre pene e risolutamente finirle?

Morire, dormire… null’altro.

E con il sonno dar termine agli affanni dell’animo e alle altre infinite miserie che sono l’eredità della carne.

Ecco una fine da bramarsi devotamente!

Morire, dormire… Dormire. Sognare forse.

Ma qui è l’intoppo: perché in questo sonno di morte, una volta liberati di questa spoglia mortale, quali incubi ci perseguiteranno?

Ecco cosa ci ferma!

E’ proprio questa idea che ci fa reggere tanto a lungo la sventura di vivere:

chi sopporterebbe altrimenti il flagello e le offese del tempo, l’ingiuria degli oppressori, la villania dei superbi, gli spasimi dell’amore disprezzato, le lungaggini della giustizia, l’arroganza dei potenti e gli sfregi che subisce dagli indegni l’umiltà dei meritevoli, se è possibile liberarsene da sé con un solo colpo di lama?

Chi mai vorrebbe portare sudando e gemendo il fardello di una logorante esistenza, se la paura di qualcosa oltre la morte

– l’inesplorato mondo da cui nessun viandante fece mai ritorno –

non trattenesse la nostra volontà, facendoci preferire i mali presenti ad altri che non conosciamo?

E’ così che la coscienza ci rende codardi;

così l’incarnato della risolutezza si fa pallido roso dalla riflessione.

Anche le più alte e generose imprese vanno a finire nel nulla e perdono il nome stesso di azioni.

E tu, come lo faresti?

Nel nostro video potrai vedere la versione del monologo più famoso di tutti i tempi realizzata per noi del nostro amico Lorenzo Taccini (qui la sua pagina facebook). Come per il monologo di Shylock e del monologo della Figliastra, riteniamo che questa non sia l’unica versione giusta, è solo l’interpretazione che questo attore si è sentito di dare ad Amleto, ma siamo curiosissime di vedere come lo faresti tu…

Quindi, buttati e mettiti in gioco anche tu! Scarica il testo del monologo, interpretalo e fai un video!

Aiutaci a rendere il teatro virale! 🙂

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Potrai caricare la tua versione, che noi condivideremo con tutti i lettori del blog sui vari social;

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Summary
Monologo del Mese 3: Amleto di Shakespeare
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Monologo del Mese 3: Amleto di Shakespeare
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Per il "Monologo del Mese" di Teatro per Tutti, Lorenzo Taccini interpreta il monologo più famoso di tutti i tempi: l'Amleto di Shakespeare.