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Ti è mai capitato di andare a vedere uno spettacolo e uscire dal teatro perplesso? Di non essere sicuro di aver capito lo spettacolo e alla domanda “Ti è piaciuto?” te ne esci con un “Mah…” oppure spari qualche frase di circostanza per dare l’impressione di essere uno che se ne intende (mentre in realtà stai cercando il coraggio di chiedere un rimborso del biglietto senza che nessuno se ne accorga)?

Beh’, credimi, non sei solo. Capita a tutti di non capire uno spettacolo teatrale. Capita perché spesso ci limitiamo a “subire” quello che vediamo in teatro, senza invece capirlo. Per comprendere uno spettacolo è necessario sapere come funziona, esattamente come per saper usare la lavatrice è necessario sapere come si usa, leggendone le istruzioni.

I 6 ASPETTI DI CUI TENERE CONTO.

Per apprezzare veramente il prossimo spettacolo teatrale a cui assisterai, basta avere un po’ di spirito d’osservazione e qualche piccola conoscenza in più. Per questo motivo penso che possano esserti utili queste brevi informazioni su cosa sta dietro e intorno a quello che vedi sul palco.

Certo, non è così che diventerai un critico teatrale, ma sicuramente avrai dalla tua un po’ più di consapevolezza per riuscire a capire cosa il regista vuole comunicare al pubblico. O perlomeno avrai qualcosa in più da dire a fine spettacolo per fingere di intenderti di teatro! 🙂

Per semplicità, ho individuato 6 aspetti fondamentali che tutti insieme formano uno spettacolo teatrale. Ovviamente è una semplificazione, ma credo che siano un buon punto di partenza per diventare un po’ più consapevole di cosa stai guardando.

Sei pronto? Cominciamo!

1. LA TRAMA E LO SPETTACOLO: DUE COSE DIFFERENTI.

Per evitare confusione e fraintendimenti è fondamentale sapere che la Trama e lo Spettacolo sono due cose differenti, anche se in apparenza possa sembrare il contrario.

La Trama è l’insieme degli eventi che vanno a formare la tragedia o la commedia del drammaturgo (o Autore), ovvero colui che ha scritto il testo teatrale. In pratica la storia che viene raccontata.

Lo Spettacolo (o messa in scena) è invece tutto quello che avviene sulla scena, deciso e coordinato dal regista. Ovvero come la storia (trama) viene raccontata.

Ti sei mai chiesto perché ogni anno vengono continuamente messi in scena testi anche vecchi di centinaia o migliaia di anni? E tutte le volte la gente continua a vederli, nonostante li abbia già visti e rivisti? Bene, il motivo è proprio la netta distinzione fra la trama e la messa in scena. Una stessa storia, può essere raccontata in decine, centinaia di modi diversi e risultare sempre nuova e sorprendente (soprattutto se è una bella storia). Per questo è molto importante il lavoro di un regista teatrale, perché ha il compito di raccontarti una storia, ma nel farlo può (forse deve) metterci dentro il suo personale messaggio, la sua particolare visione, la sua sensibilità artistica.

Quindi andare a teatro non vuol dire solo ascoltare una storia, ma anche farsi coinvolgere dal modo in cui viene raccontata. Può sembrarti strano conoscere la trama prima di andare a teatro, perché magari pensi di rovinarti la suspence (Spoiler! Spoiler!), ma in realtà non è così. Conoscere l’intreccio prima di sederti in platea ti aiuta a coglierne meglio il significato e apprezzare meglio il lavoro del regista.

La trama, inoltre, è strettamente legata al proprio autore. Sarebbe cosa buona e giusta conoscere qualcosa sulla sua vita, dove e in che epoca è vissuto, per capire l’intreccio ancora più a fondo. Certo, non devi metterti a studiare prima di andare a teatro o sapere a memoria vita morte e miracoli del drammaturgo in questione, ma fare una breve ricerca su internet (magari mentre sei già seduto comodo in sala e aspetti l’inizio dello spettacolo), potrebbe essere interessante, no?

 

2. LA SCENOGRAFIA

Il Palcoscenico è lo spazio dove avviene lo spettacolo. E’ una zona riservata solo agli attori e ai tecnici ed è lo spazio del teatro in cui avviene lo spettacolo. Tutto quello che vi si trova sopra durante una messa in scena, è chiamata scenografia.

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Bozzetto per la scenografia de “La Bohème” di Giacomo Puccini (1893). Scenografo Adolf Hohenstein.

La Scenografia è molto importante perché è parte integrante dello spettacolo. Il regista, in stretta collaborazione con lo scenografo, ne cura ogni dettaglio, fin dalla stesura del bozzetto. La scenografia è formata da tutte le costruzioni che delimitano la scena (cioè lo sfondo e i lati della rappresentazione teatrale). Può quindi essere costituita da semplici pannelli di legno, ma anche veri e propri arredi e oggetti sistemati sul palco, che prendono il nome di elementi scenici. La Scenografia, insieme alle luci e alla musica, determina l’ambiente e l’atmosfera dello spettacolo.

In teatro la scenografia può essere bidimensionale e tridimensionale.

  • Scenografia Bidimensionale: è formata solo da un pannello sul fondale della scena su cui viene disegnata o proiettata un’ambientazione; gli attori recitano di fronte.
  • Scenografia Tridimensionale (o Plastica): è formata da oggetti e arredi con cui gli attori interagiscono: divani, sedie, tavoli, cubi ecc.

La scenografia può anche essere realistica, simbolica o vuota:

  • Scenografia Realistica: viene usata per la creazione di interni, come per camere da letto e soggiorni, cercando di ricreare un ambiente in modo dettagliato e fedele alla realtà. Un esempio di questo tipo di scenografia lo puoi vedere in questo video dello spettacolo “Due Partite” (che io adoro) scritto e diretto da Cristina Comencini (Qui trovi il libro e qui il film estratto da esso).
  • Scenografia Simbolica. Richiede un maggior impegno da parte dello spettatore per identificare l’ambiente entro cui la vicenda si svolge, ma può essere molto suggestiva. Quando viene utilizzata, in scena ci sono uno o più elementi che diventano dei veri e propri simboli per significati ben precisi. A mio parere, si tratta della tipologia di scenografia più affascinante, perché ti fa calare in un ambiente completamente differente da quello a cui tutti noi siamo abituati, dove anche gli attori e i loro personaggi diventano simboli.  Io stessa l’ho utilizzata per il mio primissimo spettacolo come regista, nel lontano 2006. Il testo teatrale “Bang bang you’re dead”, di William Mastrosimone, si presta particolarmente a questo tipo di scenografia, visto che tutta la vicenda è una sorta di sogno del giovane protagonista che, in cella dopo aver ucciso i suoi compagni di scuola, riflette su quello che ha fatto. Sul palco era presente un unico elemento scenico, una cassapanca rettangolare che, a seconda della situazione, veniva spostata e usata in modo differente dagli attori diventando un letto, una cassa da morto o una jeep.
  • Scenografia Vuota. Come suggerisce il termine, è assenza di una scenografia e il palco è uno spazio vuoto in cui gli attori si muovono liberamente. La scenografia vuota dà maggior responsabilità agli interpreti, che sono gli unici ad essere presenti sul palco e devono essere loro, con la loro recitazione, a sopperire alla mancanza di elementi scenici sul palco. In questa ripresa video della rivisitazione in chiave sperimentale di “Sogno di una notte di mezza estate” (qui trovi il il libro, qui il film e qui una rappresentazione del 2013 al Globe di Londra) di Shakespeare, il palcoscenico è completamente vuoto e sono solo gli attori a fare lo spettacolo, senza l’aiuto di nessun arredo.

Fra il palcoscenico e la sala si trova il Boccascena. In pratica è l’apertura attraverso la quale il pubblico può vedere cosa accade in scena e a terra corrisponde alla striscia di palco occupata dal Sipario quando è chiuso.  C’è poi una porzione di palcoscenico oltre il boccascena, chiamata Proscenio. Spesso ci sono anche una o due scalette per scendere in platea.

Il Boccascena e il Proscenio sono quindi  gli spazi che delimitano e separano la zona del palco dalla platea, ma capita spesso che vengono usati dai registi come spazi ulteriori su cui far recitare gli attori. Generalmente quando il regista fa questa scelta tende a voler creare un maggior legame tra lo spettacolo e lo spettatore, cercandone un ulteriore coinvolgimento.

E’ un modo per rompere quella che in gergo teatrale viene chiamata Quarta Parete, cioè un muro immaginario che separa il palco dalla platea e quindi gli attori dal pubblico. Non è assolutamente raro che il regista, con lo scopo di voler ulteriormente buttar giù la quarta parete, faccia recitare uno o più attori in platea, in mezzo agli spettatori. A volte, questa è unicamente una scelta del regista, altre volte la rottura della quarta parete è invece indicata proprio nel testo teatrale, per volontà dello stesso autore, come avviene in “Rumori fuori scena“, la più famosa commedia di Michael Frayn (Se non l’avete visto, guardatelo perché è divertentissimo!).

Un esempio della rottura della quarta parete è presente in questa ripresa video, in cui si vede chiaramente uno degli attori recitare in mezzo alla platea, per poi salire sul palco, a partire da nono minuto circa.

3. LA MUSICA

Cosa sarebbe un film senza musica? Dove finirebbe tutta la tensione de “Lo squalo”, senza il famoso motivo di sottofondo? Lo stesso vale a teatro.

La musica contribuisce in modo essenziale alla buona riuscita di uno spettacolo, sottolineando le emozioni suggerite dalla scena. Alcuni sostengono che per capire se le musiche di uno spettacolo sono fatte bene, non devi accorgerti che le stai ascoltando. Se succede questo vuol dire che esse erano perfettamente legate alla scena e hanno contribuito a farti immergere nelle spettacolo, tanto che eri talmente concentrato su quello che avveniva sul palco da non accorgerti nemmeno della musica.

Anche l’assenza di musica può essere voluta ed utilizzata. Una scena particolarmente forte, può risultare ancora più forte nel completo silenzio, oppure interrompendo bruscamente la musica.

Anche effetti sonori e voci registrate, rientrano in questo campo, contribuendo a immergere ancora di più lo spettatore nello spettacolo.

A mio avviso, molte compagnie fanno un errore grossolano. Alla fine di uno spettacolo mettono una musica, per accompagnare gli applausi, i saluti e l’uscita del pubblico, che non ha niente a che fare con le emozioni suscitate dallo spettacolo. Ad esempio, una musichetta allegra alla fine di una tragedia.

Io credo (e come regista l’ho sempre preteso) che la musica debba essere coerente fino alla fine. E se lo spettacolo finisce in un modo, che sia allegro o malinconico, il pubblico deve uscire dalla sala con quella sensazione nello stomaco. Ed è compito della musica, che è l’unica parte dello spettacolo che dura fino all’uscita di sala, mantenere quella sensazione viva nel pubblico.

4. LE LUCI

Scommetto che tutte le volte che siete andati a teatro non avete mai fatto caso alle luci! Eppure, sono uno degli aspetti fondamentali di uno spettacolo. Se vedeste la consolle del tecnico luci, vi sembrerebbe di stare dentro al Millennium Falcon!

L’arte dell’illuminazione è complessa e affascinante e richiede competenza, esperienza e creatività. Un buon “piano luci” (ovvero la disposizione dei fari e la loro programmazione, scena per scena) può far fare ad uno spettacolo un netto salto di qualità, andando a sottolineare, nascondere, caratterizzare i personaggi e i loro movimenti ed espressioni.

 

4. I COSTUMI

Costumi di scena esposti alla Fondazione Cerratelli.

Altro aspetto importante di uno spettacolo sono gli abiti indossati dagli attori sul palco. I costumi di scena, assieme alla scenografia, calano lo spettatore e gli attori nell’atmosfera dello spettacolo stesso. Per questo motivo lo scenografo e il costumista collaborano strettamente tra loro (e a volte questi due ruoli vengono svolti da una persona sola) e con il regista.

I costumi e la scenografia, permettono di definire e potenziare l’idea del regista e quello che vuole comunicare, facendo in modo che il suo messaggio arrivi forte e chiaro al pubblico.

Il costume di scena, oltre a dare un’indicazione spazio-temporale, è utile per sottolineare le caratteristiche (anche psicologiche) del personaggio che lo indossa.

Attenzione. Per “costumi di scena” non si intendono soltanto gli abiti storici, ma qualsiasi vestito e accessorio indossato da un attore. Generalmente infatti il regista e il costumista seguono nel miglior modo possibile la moda dell’epoca in cui la vicenda da rappresentare si svolge. Tuttavia questa non è una regola fondamentale, perché può capitare che il regista voglia mettere in risalto alcune caratteristiche della storia per comunicare qualcosa che va oltre alla vicenda stessa.

Per farti capire meglio quello che intendo, ti propongo la visione di due video.

Si tratta di due messinscene diverse de “La Locandiera” di Carlo Goldoni.

Nel primo video, il costume di scena di Mirandolina si attiene il più possibile alla moda dell’epoca in cui si svolge la storia.

Nel secondo video, il regista e il costumista dello spettacolo con Nancy Brilli hanno volutamente in parte sacrificato la verosimiglianza dei costumi di scena a favore di una messinscena che abbia un taglio più moderno e accattivante, pur conservando negli abiti che nella scenografia quel qualcosa di retrò che ci ricorda vagamente l’epoca della vicenda.

 

 

4. LA RECITAZIONE

Gli attori  sono la componente principale di uno spettacolo, visto che danno voce e corpo ai personaggi. La recitazione, infatti, non è composta solo dalla parola e dall’impostazione della voce, ma anche dai gesti, dai movimenti e dalle espressioni del volto. Gli attori, attraverso tutto il loro corpo, tentano di dare la propria interpretazione delle emozioni che il loro personaggio sta vivendo in quel momento, comunicandone i sentimenti.

Vien da sè, quindi, che uno spettacolo può risultare più o meno ritmato a seconda dell’impostazione della recitazione che il regista dà ai suoi attori. Questo significa che, ad esempio, se uno spettacolo ti è sembrato particolarmente lento, magari non ne sono responsabili gli attori, ma piuttosto il regista che ha voluto dare un ruolo importante anche alle pause e non solo ai dialoghi e a quello che i personaggi dicono. Ne consegue che, a seconda dell’ impostazione della recitazione, la stessa scena dello stesso spettacolo può suggerirti emozioni differenti.

Per farti un esempio ti farò vedere un estratto video del mio spettacolo di “Sogno di una notte di mezza estate” di William Shakespeare.

Per rendere il più possibile vicino allo spettatore di oggi il linguaggio colto e raffinato di Shakespeare, pieno di parole auliche e metafore tipiche del suo modo di scrivere, ho preteso dai miei attori una recitazione naturale e spontanea. Ho chiesto quindi un bel lavoro di immedesimazione nei personaggi, perché il mio obiettivo era che agli spettatori in platea arrivassero le emozioni e i sentimenti che i personaggi vivono in scena, senza che il linguaggio forbito tipicamente shakespeariano fosse un ostacolo. In questo video vedrai come il litigio tra Oberon e Titania sia genuino e vero, nonostante le similitudini e le metafore che nessuno di noi tirerebbe fuori mentre sta discutendo.

 

Come faccio a capire se uno spettacolo è di qualità o no?

Adesso che conosci un po’ meglio gli aspetti fondamentali (ce ne sono altri, ma ne parleremo in seguito) di uno spettacolo teatrale, ovvero Trama, Scenografia, Costumi di Scena, Musiche, Luci e Recitazione, la prossima volta che vai a teatro prova ad osservare un po’ meglio e cerca di riconoscere le caratteristiche di ognuno di essi.

  • Di cosa parla la trama? Qual’è il messaggio che vuole comunicare l’autore?
  • Come è allestita la scenografia? Realistica, simbolica o vuota? Perché secondo te?
  • I costumi di scena, oltre all’epoca in cui è ambientata la storia, comunicano qualcosa in più sul carattere dei personaggi?
  • La musica (o i silenzi) che sensazioni mi danno?
  • Le luci hanno colpito la mia attenzione in qualche modo?
  • Gli attori riescono a trasmettermi le emozioni che sta provando il personaggio?
  • E infine, la domanda più importante: Tutte le risposte precedenti riescono a comunicare in modo coerente il messaggio del regista? Come si differenzia il messaggio del regista da quello dell’autore del testo?

La risposta a quest’ultima domanda è il punto di partenza per capire se uno spettacolo teatrale è di qualità oppure no. Questo perché il teatro, come l’arte in generale, è fondamentalmente un modo per comunicare qualcosa. Quindi la prima cosa di cui tenere conto è semplicemente se il messaggio è arrivato a destinazione, ovvero se ti è rimasto qualcosa dentro, se hai imparato qualcosa.

Se sei anche in piccolissima misura diverso o più consapevole di quando ti sei messo a sedere, allora il regista, gli attori e tutti i tecnici hanno fatto un buon lavoro.

Ovviamente, la qualità di uno spettacolo si giudica in modo più complesso, questa è una semplificazione. Ma secondo me il punto focale, il motivo stesso per cui si fa teatro è quello. Comunicare qualcosa.

Una messa in scena mediocre, ma che riesce in qualche modo a far arrivare un messaggio, per me è comunque uno spettacolo buono. Una messa in scena ineccepibile, sfarzosa, oppure artisticamente innovativa o ricercata, ma che non riesce a comunicare niente o lo fa in modo confuso, per me non è uno spettacolo teatrale, perché ha fallito nel suo scopo.

Spero che con questa breve guida, tu possa assistere agli spettacoli con maggior consapevolezza e possa anche capire più a fondo perché uno spettacolo ti ha emozionato e perché un altro, invece, ti ha annoiato.

Soprattutto spero che tu possa dare qualche chance in più al teatro e scoprire che ogni messinscena è unica e irripetibile perché può emozionarti in modo diverso a seconda della regia che c’è dietro.

E’ questa la ricchezza e la bellezza del teatro: è unico, sempre e comunque.