Le luci in sala si spengono.

Il sipario si apre.

Il cuore batte all’impazzata.

La Prima è iniziata!

In quel preciso momento si compie per gli attori e il regista l’atto finale di un percorso di sudore, risate, arrabbiature, convivialità e crisi di panico, iniziato diversi mesi prima.

Il copione esce dal proprio bozzolo e si trasforma in farfalla: le parole scritte diventano suono, i costumi e le scenografie fino a quel momento solo immaginati diventano tangibili, a un passo reale dallo spettatore, la musica e le luci sottolineano le atmosfere che solo poche settimane prima potevano essere solo immaginate e i personaggi prendono finalmente vita!

E se uno di quegli attori sei tu, devi avere sempre in mente che il soffio vitale al personaggio dovrai darlo dall’inizio alla fine della rappresentazione.

Cos’è una controscena?

Per far sì che quello che porti in scena non sia solo un testo recitato a memoria, ma una storia che nasce davanti agli occhi degli spettatori e li emoziona, non dovrai mai perdere la concentrazione! Dovrai ascoltare i tuoi compagni per essere pronto a rispondere nel modo corretto di fronte ad un problema di memoria o per risolvere un inconveniente improvviso.

Infatti quando sei sul palco il pubblico ti sta guardando, anche se stai in silenzio!

Anche durante il monologo di uno degli altri attori, ad esempio, il pubblico potrà decidere di guardare la tua reazione alle sue parole.

Ecco perché in questo articolo voglio parlarti dell’importanza di una controscena.

Un attore deve saper controllare la mimica facciale, i movimenti delle mani e del corpo, anche quando è fisicamente presente in scena ma non sta pronunciando alcuna battuta. 

Nel copione potresti trovare le didascalie dell’autore che descrivono la controscena del tuo personaggio. Se così non fosse, sarai tu, insieme al regista, a decidere cosa fare.

Pensa a un cameriere o un maggiordomo. Spesso stanno in scena con poche battute, ma non per questo si limitano a rimanere fermi impalati o a portare il the per tutto il tempo. Avranno anche loro reazioni che in alcuni casi potranno condividere con altri personaggi e in altre occasioni dovranno far notare solo al pubblico.

Trascurare le controscene è un gravissimo errore, sia per l’attore che per il regista.


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Come migliorare le tue controscene.

Parlare delle controscene in modo teorico, senza un esempio visivo a fianco, non è semplice, soprattutto perché in questi casi non abbiamo i ritmi, le intonazioni, gli accenti che la voce può dare, a farci da supporto.

Lasciami però darti dei consigli per affrontare al meglio le controscene e non sentirti un pesce fuor d’acqua quando non sei direttamente coinvolto in un dialogo!

 

1. Concentrati e contestualizza.

Quando non sei direttamente coinvolto in un dialogo, potrebbe capitarti – e ti assicuro che può succedere anche ai migliori! – di perdere la concentrazione.

Pensa ai personaggi che accompagnano Amleto o, ancor di più, Pacifico Avventore che divide la scena con l’Uomo dal fiore in bocca di Pirandello. Sempre presente in scena, per buona parte dello spettacolo non proferisce parola! Ascolta e partecipa solo emozionalmente a quello che racconta la sua controparte.

Per distrarsi in questi casi basterà un attimo! Potresti sentire un rumore provenire da dietro le quinte, il suono di un cellulare in sala o, peggio, potresti vedere nella penombra uno spettatore sbadigliare!

Per non perdere l’attenzione allora puoi ricorrere ad un piccolo stratagemma! 

Ascolta con attenzione e partecipazione le battute dei tuoi compagni, le loro conversazioni, come se tu ascoltassi quelle parole per la prima volta. Ti sentirai immediatamente partecipe e pronto ad entrare nel dialogo senza problemi. Anche in caso di un piccolo vuoto di memoria di un compagno, potrai improvvisare una risposta con logica e deduzione.

E quando sarai in silenzio, potrai mostrare agli spettatori emozioni e stupori (apparentemente) spontanei che disegnerai sul tuo volto, accompagnandoli con una gestualità coerente con ciò che avviene in scena. Una perfetta controscena.

Esempio di controscena multipla

2. Non esagerare

Il primo punto si lega in maniera naturale a questo secondo suggerimento che voglio darti.

Pensa di essere uno spettatore, seduto tra il pubblico e assistere a un dialogo tra due o più attori.

A un tratto la tua attenzione si focalizza su un attore in secondo piano,  che in quel momento non parla. Sta tentando di fare una controscena, gesticolando o magari addirittura sussurrando delle battute improvvisate, pensando di non essere sentito, e…oh, no!

Hai perso una battuta importante degli altri protagonisti!

Ecco, prova a pensare se quell’attore non proprio capace di stare sul palco e disattento fossi tu! Cosa penserebbero gli spettatori? E cosa penserebbero i tuoi compagni nel vedersi rubata malamente la scena in un momento non richiesto? 

Con l’esperienza del palco ti renderai conto che esistono due modi di fare una controscena.

Ci sono le controscene che si limitano a esprimere sentimenti e pensieri con la sola espressione del volto e quelle che coinvolgono tutto il corpo, veri e propri movimenti in secondo piano.

Insieme al regista dovrai capire quando ridurre al minimo la portata dei tuoi gesti e dei tuoi movimenti e quando al contrario puoi o devi sottolineare alla vista degli spettatori ciò che stai facendo.

Ecco allora che una controscena, se fatta bene, diventa importanti tanto quanto declamare le battute! 

In alcune circostanze possono regalare al pubblico preziosi indizi del pensiero di un personaggio, nel momento in cui ad esempio deve celare una particolare reazione agli altri o magari deve nascondere un oggetto alla vista di un altro personaggio.

Ma, se non è strettamente richiesto dal copione, cerca di non catturare l’attenzione del pubblico in maniera eclatante.

Dovrai imparare a comunicare ciò che il personaggio pensa, ma non dice, con gesti ed espressioni facciali.

Dovrai muoverti sul palco facendo capire ciò che stai facendo senza però disturbare la parte “parlata” dello spettacolo, soprattutto quando questa racconta fatti importanti della trama. Una reazione eccessiva potrebbe essere intesa dal pubblico come un errore e distogliere l’attenzione dagli eventi narrati.

Stai però attento a non incorrere nell’errore contrario!

Non rimanere inespressivo ed impalato su un lato del palco perché temi di disturbare troppo gli altri attori! Rischieresti di non venir preso neanche in considerazione e tu non vuoi che l’addetto alle luci decida di metterti al buio, vero? 

Trovare il giusto equilibrio tra voce e controscena aiuterà te e il regista ad ottenere il miglior risultato possibile per la resa dello spettacolo e anche nel caso tu dovessi rimanere zitto per tutto il tempo verrai comunque notato!

3. Non uscire dal personaggio

Questo consiglio può sembrare ovvio, ma non lo è. Le azioni e reazioni che dovrai fare mentre sei in disparte, dovranno essere quelle del tuo personaggio. Non le tue!

Ti faccio degli esempi.

Uno degli altri attori fa una rivelazione sconcertante. Tutti gli altri personaggi in scena sono sorpresi. Potrebbe venirti naturale anche a te quindi di fare un’espressione sorpresa. Ma se il tuo personaggio già fosse al corrente di questa rivelazione? Allora forse sarebbe più opportuno non reagire come o quanto gli altri, ma in maniera anche solo leggermente diversa. In questo modo riuscirai, anche senza dire una parola, a delineare meglio il tuo personaggio.

Esempio di controscenaIn questa foto puoi vedere una scena tratta da “Sogno di una notte di mezza estate”, di cui Rebecca ha curato la regia qualche anno fa. Come puoi vedere, la controscena dei due attori in secondo piano (Oberon e Puck) è molto diversa. Uno è preoccupato che i due ragazzi in primo piano si scontrino, mentre l’altro è eccitato e vorrebbe quasi partecipare anche lui. In questo modo, anche senza dire una parola, capiamo un po’ meglio la personalità dei due personaggi.

L’apoteosi delle controscena!

Prima di salutarti voglio parlarti di uno spettacolo che fa delle controscene uno dei propri punti forti e a cui ho avuto la gioia e la fortuna di partecipare nella rappresentazione che nel 2008 ne fece la Compagnia Vertigo di Livorno nell’omonimo Teatro: Rumori fuori scena – Noises Off di Michael Frayn.

Una divertentissima commedia meta teatrale inglese che porta in scena le (dis)avventure di una compagnia alle prese con la messa in scena dell’opera Nothing On (“Niente addosso”) che si rivelerà un semplice pretesto autoriale per mettere in mostra disaccordi e litigi dei membri del cast. Lo spettatore assisterà infatti a pezzi e bocconi al solo primo atto di Nothing On e non ne conoscerà mai la fine perché tutti e tre gli atti di cui si compone Rumori fuori scena vengono interrotti malamente dalla scarsa professionalità della compagnia e dalla disperazione sempre più crescente del regista Lloyd, generando disastri continui ed equivoci spassosissimi.

La peculiarità e il grande divertimento di questo testo si racchiude nel difficilissimo secondo atto  che oltre a sommare il complicato gioco ad incastro delle entrate e delle uscite già presente nel primo, porta all’apice l’odio tra gli attori che si punzecchiano a vicenda rendendo ancor più strampalata la riuscita dello spettacolo.

E’ difficile perché per buona parte dell’atto gli attori agiscono solo con le controscene!

Michael Frayn ha avuto la geniale idea di rappresentare il dietro le quinte dello spettacolo durante una replica della tournee e…che cosa vedono gli spettatori? Vedono gli attori/personaggio non impegnati sulla scena organizzare scherzi ai danni dei colleghi, punzecchiarsi per vendicare amori traditi, preoccuparsi per l’andata in scena e tutto rigorosamente…in silenzio! Eh sì, perché dall’altro lato del palco, non visibile agli occhi del pubblico, la commedia sta andando in scena e gli attori “dietro le quinte” non possono farsi sentire! Anche se, come suggerisce il titolo, qualcosa il pubblico lo sente…eccome! E allora la bravura dell’attore (reale) starà tutta nel combinare frasi sussurrate e gesti talmente significativi da far capire perfettamente ciò che sta accadendo sul palco. Un esempio su tutti? L’attrice sedotta e abbandonata che lega i lacci delle scarpe ad un compagno che a momenti dovrà mettere piede in scena scendendo una scala!

 

Ecco, lo sapevo! Mi è tornata voglia di fare di nuovo questo spettacolo!

Se ti capita di prendere il copione tra le mani noterai che anche visivamente il testo si presenta difficile ma decisamente eloquente. Nel momento in cui si aprono le danze delle controscene le pagine sono fisicamente divise a metà! Su una colonna le battute che gli attori recitano – non visti – della commedia di cui non conosceremo mail il finale, sull’altro la lunga e dettagliata descrizione di tutte le controscene che gli attori a vista dovranno compiere. Eh sì, perché ovviamente tutte le controscene sono state studiate nel minimo dettaglio dal geniale Frayn per far combaciare perfettamente i pezzi di questo spassosissimo puzzle.

Se non hai la possibilità di vedere lo spettacolo a teatro ti consiglio di guardare il film del 1992 diretto da Peter Bogdanovich, piuttosto fedele al testo teatrale nelle battute e nei movimenti e in cui svesititi i panni di Superman troverai anche un divertentissimo Christopher Reeve!

Buon divertimento! Secondo me, finito di vederlo ti verrà voglia di portarlo in scena!

Mi sono divertita tantissimo a dar vita a Poppy, l’assistente di scena della compagnia. Mentre Rebecca ed Eleonora si sono alternate nella parte della svampita Brooke/Vicky.

E tu, chi vorresti interpretare?

Qualunque parte preferirai, lascia che ti dia un ultimo consiglio: non dimenticare le sardine!

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La Controscena. Cos'è e perché è fondamentale per la buona riuscita di uno spettacolo.
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La Controscena. Cos'è e perché è fondamentale per la buona riuscita di uno spettacolo.
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Non sottovalutare l'importanza di una buona controscena! Ecco alcuni consigli e gli errori da evitare per gestirla nel miglior modo possibile!
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