Il 23 Aprile 2016 è stato il quattrocentesimo anniversario della morte di William Shakespeare, il drammaturgo occidentale più importante del mondo, nonché lo scrittore inglese più famoso di tutti i tempi. Le sue opere teatrali sono, ancora oggi, tra le più rappresentate in tutto il mondo. Le sue tragedie e commedie sono state tradotte in moltissime lingue. Chiunque, quando pensa al teatro, pensa a Shakespeare, inutile negarlo.

Il drammaturgo inglese ha saputo dare caratterizzazioni forti ai suoi personaggi, dotandoli di una profondità psicologica che, fino ad allora (parliamo del teatro inglese – ed occidentale – a cavallo tra il cinquecento e il seicento) era praticamente inesistente. E’ riuscito a rendere senza tempo storie con dame, re, regine e ciambellani, tanto che ancora oggi riusciamo a rispecchiarci nei pensieri e nei tormenti di quelle dame e regine, di quei re e ciambellani.

Noi spettatori del ventunesimo secolo riusciamo a gioire e soffrire insieme a dei personaggi nati dalla mente di una persona vissuta centinaia di anni fa.

La forza di Shakespeare sta nei suoi personaggi indimenticabili. Chi non si sente vicino al giovane Amleto nella prima scena del terzo atto quando pensa tra sè e sè “Essere o non essere?”? Chi, di fronte ad una situazione che gli pare senza via di uscita, non si è mai domandato se sia il caso di reagire, e quindi di Essere, o se invece non possa far altro che sopportare stoicamente tutto quello che gli succede?

Il ruolo della donna

Ma il nostro amico William è attuale soprattutto per il ruolo che ha affidato ai suoi personaggi femminili. Mai prima d’ora uno scrittore è riuscito a sondare così analiticamente la psicologia femminile. E’ così bravo che a volte mi viene da pensare che conosca meglio lui come siamo fatte, che noi stesse.

Mi affascina pensare che Shakespeare sia stato in realtà una donna. O che magari, come ipotizza Virginia Woolf in un passo del suo saggio “A Room of One’s Own” (Una stanza tutta per sè. – Qui trovi il libro in italiano e qui quello in inglese), abbia avuto una sorella che lo abbia aiutato nel tratteggiare così bene l’animo femminile.

Ad ogni modo, quel che è certo, è che Shakespeare sia stato un grande estimatore e conoscitore del mondo femminile. Non è un caso che nelle sue opere alle donne spetta sempre un ruolo centrale.

Leggendo Shakespeare è possibile incontrare praticamente ogni genere di donna: la donna forte, la donna debole, quella ingenua, quella avida, quella innamorata, quella onesta, quella sagace e via dicendo. Ed ognuna rappresenta, nella storia in cui è inserita, un fattore determinante (sia nel bene che nel male) per l’evolversi degli eventi.

Sembra quasi che, se non ci fossero state loro, niente sarebbe successo o niente si sarebbe risolto.

Vediamo insieme 7 esempi diversi di donne che Shakespeare ha delineato con particolare attenzione e a cui ha assegnato un ruolo fondamentale nella storia di cui fanno parte.

1) La Donna Forte. Cleopatra in “Antonio e Cleopatra”.

Cleopatra on the Terraces of Philae, di Frederick Arthur Bridgman (Fonte: Wikipedia)

“Antonio e Cleopatra” è un dramma storico e politico che parla anche d’amore: l’amore travolgente e impetuoso di Antonio e Cleopatra.

Un amore a tratti incostante, ma terribilmente forte che lega i due protagonisti in maniera inscindibile, portandoli alla morte.

Cleopatra è una donna dal carattere forte e volitivo, come si addice ad una sovrana d’Egitto.

La sicurezza di sé e la consapevolezza del proprio fascino fanno di Cleopatra una donna che viene giudicata come una sgualdrina lasciva dagli altri personaggi del dramma, che ha portato il valoroso Antonio al vizio della lussuria.

E forse stanno davvero così le cose, perché se Antonio non avesse incontrato Cleopatra e non ne fosse rimasto stregato, la storia si sarebbe svolta diversamente da come la conosciamo. Sicuramente sarebbe stato diverso l’esito del dramma.

Ma Shakespeare, specie nel primo atto, a dispetto di quanto ci inducono a pensare i suoi personaggi, ci presenta una donna follemente innamorata capace di una gelosia devastante.

Successivamente ci presenta anche un’altra versione di Cleopatra. Ci presenta una donna che non ha paura di battersi per il suo regno, pronta a confrontarsi senza indugi in un mondo, quello della guerra e della politica, popolato solo dagli uomini. Si batte fieramente, assieme ad Antonio. Si batte anche quando ormai è sola e Antonio è morto. Si batte, ma non si consegna a Cesare. Non vuole subire l’umiliazione di essere una regina in catene e così la morte resta per lei l’unica alternativa accettabile.

E’ un personaggio estremo, che oscilla sempre tra la virtù e il vizio e che la morte riscatta per l’eternità, portando la femminilità a livelli altissimi.

“Dovrei forse lasciarmi esporre allo scherno della plebaglia urlante di una Roma bigotta? Meglio un fosso che mi sia tomba pietosa in Egitto!” Cleopatra, Scena Seconda, Quinto Atto.

Se vuoi approfondire il personaggio di Cleopatra e leggere la sua bellissima storia, Qui trovi il libro.

 

2) La donna Debole. Ofelia in “Amleto”.

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“Ophelia”, olio su tela. John Everett Millais (1851-1852). Fonte: Wikipedia.

Ofelia  è l’unico personaggio veramente puro dell'”Amleto”. E’ dotata di una sensibilità e di un’innocenza che finiscono per soccombere all’interno della marcia corte di Danimarca.

Il dramma vede in scena il giovane Amleto, deciso a vendicare la morte del padre per mano dello zio, il nuovo regnante di Danimarca e nuovo marito della regina. Per compiere la sua vendetta, decide di fingersi pazzo per confondere chi potrebbe prevedere le sue mosse.

Ofelia, prima che Amleto cambiasse atteggiamento per il suo proposito di vendetta, era una giovane aristocratica che viveva la sua vita alla corte in semplicità e in armonia, lasciandosi piacevolmente corteggiare da Amleto. Era una ragazza senza problemi e felice, anche quando il fratello e il padre le impediscono di intrattenersi troppo con il giovane Amleto, convinti entrambi che le attenzioni del principe non siano dettate da vero amore.

La sua esistenza inizia però a sgretolarsi nel momento in cui il padre e i regnanti di Danimarca decidono di usarla per capire i motivi del bizzarro comportamento di Amleto. La fanno infatti conversare con il principe, mentre loro si nascondono per origliare.

In questo frangente Amleto si dimostra meschino con la povera Ofelia, che ne rimane turbata.

Forse già fin da ora la sua psiche inizia a vacillare, ma è quando viene a sapere della morte del padre ad opera di Amleto, che impazzisce completamente.

In un attimo si ritrova completamente sola (il fratello Laerte è partito per la Francia), all’interno di una corte in cui nessuno la degna della minima attenzione.

Ofelia poi, nei suoi vaneggiamenti in riva al fiume, cade e muore annegata. Il Re, che vuole eliminare Amleto, coglie la palla al balzo. Convince Laerte che deve uccidere il principe Amleto, la causa di tutte le sue disgrazie.

Il resto della storia è noto, ma quel che è chiaro è che Shakespeare assegna ad una donna il ruolo decisivo, perché è proprio la morte dell’innocente e pura Ofelia a dare una piega improvvisa alla trama, facendola scivolare verso una fine disastrosa.

“Parla molto di suo padre. Dice di aver capito che il mondo è pieno di inganni… Singhiozza, si batte il petto, per un nonnulla va in collera; dice frasi vaghe, assurde e senza nesso: ma appunto perché incoerenti, tali da spingere chi le ascolta a volervi trovare, meglio accozzandole, quel significato che più si è disposti a dar loro. Gli sguardi poi, i cenni, i gesti con cui le accompagna parrebbero confermare che in lei si agiti effettivamente un pensiero, nebuloso senza indubbio e incerto, ma straziante.” (Gentiluomo parlando di Ofelia, Scena Quinta, Atto Quarto).

Se non hai mai letto o visto l’Amleto di Shakespeare, eccoti alcuni link per rimediare: Qui trovi il libro, e qui il dvd del film di Zeffirelli, con Mel Gibson nei panni di Amleto e Helena Bonham-Carter in quelli di Ofelia.

3) La donna Ingenua. Desdemona in “Otello“.

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“Otello and Desdemona” di Alexandre-Marie Colin. (1829). Fonte: Wikipedia.

In “Otello” le fila della trama si riconducono a due sentimenti, l’Invidia e la Gelosia.

Iago è invidioso di Cassio quindi odia profondamente Otello perché quest’ultimo ha preferito promuovere luogotenente Cassio invece che lui.

Per vendicarsi, cerca di mandare in rovina Otello in qualsiasi modo.

Una delle sue carte, la più vincente, si fonda proprio sulla gelosia che Otello prova nei confronti di Desdemona, figura chiave della vicenda.

Desdemona è l’incarnazione della dolcezza e dell’innocenza, ma allo stesso tempo mostra carattere da vendere, sposandosi in segreto col Moro e ribellandosi quindi alle regole patriarcali della società in cui vive.

Quando poi, il matrimonio segreto viene svelato, Desdemona non esita a spiegare al padre, che pur amandolo come figlia, non ha potuto far altro che seguire il suo cuore. Così facendo si tira addosso l’ira del padre e, anche se le dispiace, non si pente minimamente delle sue azioni.

Iago riesce a mettere in ombra l’ amore di Desdemona agli occhi del Moro, tanto che la frase che il padre di Desdemona dice a Otello nel primo atto “Ha tradito suo padre, potrebbe tradire anche te” suona profetica per quel che avviene in seguito nella mente del protagonista.

Iago riesce infatti a far credere ad Otello che la moglie lo tradisce con Cassio, e per meglio avvalorare la sua tesi, sfruttando la bontà di Desdemona, fa in modo che quest’ultima interceda per Cassio con il Moro, dopo che il primo, istigato ad ubriacarsi da Iago, ha rovinato la sua repuazione finendo coinvolto in una tipica rissa da osteria.

La ragazza, a causa della sua bontà ed ingenuità, più volte mette una buona parola su Cassio, anche in momenti inopportuni, provocando così un precipitarsi degli eventi: Otello, accecato dalla gelosia, perde il lume della ragione e uccide la moglie, accusandola di tradimento.

Vien da sè che è la donna a dare un valido contributo al perfido piano del malvagio Iago, seppur inconsapevolmente.

Qui trovi il libro e qui il DVD del film con Lawrence Fishbourne (Otello) e Kenneth Branagh (Iago)

4) La donna Avida. Lady Macbeth in “Macbeth”.

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“The sleepwalking lady Macbeth” di Johann Heinrich Füssli. (Tardo diciottesimo secolo). Fonte: Wikipedia.

Macbeth, pur essendo il protagonista dell’opera teatrale più cruenta e spaventosa di Shakespeare, a ben guardare è quasi una sorta di marionetta in mano alle donne. Sono loro le vere artefici del suo destino e coloro che portano avanti la storia.

Prima le streghe, con le loro profezie in cui annunciano a Macbeth un futuro da re, poi soprattutto la moglie, Lady Macbeth.

Donna ambiziosa e senza scrupoli, alimenta la sete di potere del protagonista, che si rivela spesso una persona indecisa e fragile.

Forse, se non avesse avuto accanto a sè una donna assetata di potere e spregiudicata, non avrebbe mai preso la terribile decisione di uccidere il re Duncan e dare così inizio ad una spirale di violenza inaudita ed efferata.

E’ proprio della moglie, infatti, il freddo e spietato piano che porta all’uccisione del re e alla successiva condanna del figlio Malcolm per il regicidio. Un piano diabolico e perfetto che porta Macbeth al trono.

“Mio signore […] Per ingannare il momento, prendete il volto che il momento richiede: abbiate il benvenuto nell’occhio, nella mano, sulla lingua, prendete l’apparenza del fiore innocente, ma sotto vi sia la serpe. Bisogna occuparci dell’ospite che arriva [ndr. Re Duncan]: affidate a me la faccenda di questa notte, che sola ci darà per tutte le notti e i giorni a venire assoluto potere e signoria.” Lady Macbeth, Scena Quinta, Primo Atto.

Recentemente è uscito un film con Michael Fassbender e Marion Cotillard, ma ti consiglio di leggere il libro.

5) La donna Innamorata. Giulietta  in “Romeo e Giulietta”.

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“L’ultimo bacio di Giulietta e Romeo” di Francesco Hayez (1823). Fonte: Wikipedia.

Giulietta, naturalmente, non poteva mancare! E’ senza dubbio il personaggio più famoso di Shakespeare. Insieme a Romeo è il simbolo dell’amore puro e travagliato.

Tutti conoscono la triste storia “di Giulietta e del suo Romeo”. La loro storia d’amore è destinata ad essere infelice, ostacolata dalla tremenda rivalità delle due famiglie di appartenenza.

Se l’intraprendenza è una dote che ben si addice a Romeo, un nobile uomo nel pieno della sua giovinezza, la stessa cosa appare sorprendente se appartiene a Giulietta, una  nobile ragazzina neanche quattordicenne, così nuova alla vita.

Eppure, proprio mossa da un amore che non conosce ostacoli, Giulietta è pronta a tutto pur di riuscire a vivere la sua storia con Romeo.

Dapprima si sposa in segreto con Romeo, poi quando il suo sposo viene esiliato (per aver ucciso suo cugino Tebaldo), è pronta a ingannare tutta la sua famiglia e tutta Verona, fingendosi morta per evitare il matrimonio con Paride, lo sposo a cui il padre l’aveva assegnata.

Poi beh… il resto della storia la conosciamo tutti.

Quello che invece voglio mettere in luce è il coraggio di Giulietta: è la sua decisione di mettere in atto il piano di Frate Lorenzo, che fa precipitare gli eventi e porta il dramma alla conclusione.

Anche se, ammettiamolo, gioca un ruolo importante pure l’enorme quantitativo di sfiga che perseguita i protagonisti!

“Piuttosto di farmi sposare Paride, ordinami di saltare giù da questa torre, o di camminare per una via infestata dai briganti; nascondimi in un covo di serpenti o incatenami fra leoni ruggenti. Rinchiudemi di notte in un sepolcro sotto scricchiolanti ossa di morti, sotto putride membra e teschi sganasciati o fammi entrare viva in una tomba appena scavata, accanto al cadavere. A udire queste cose avrei tremato, ma ora io le farò senza esitare pur di rimanere la sposa immacolata del mio dolce amore.” Giulietta, Scena Prima, Quarto Atto.

Non puoi non aver mai letto Romeo e Giulietta. Non lo dico a nessuno, ma fallo appena possibile…Qui trovi il libro. Se vuoi vedere anche il film, qui trovi il film di Zeffirelli e qui la rivisitazione con Leonardo Di Caprio.

6) La donna Sagace. Porzia in “Il Mercante di Venezia“.

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“Shylock e Porzia” di Thomas Sully (1835). Fonte: Wikipedia.

La trama vede Bassanio (un nobile di Venezia) chiedere un prestito di tremila ducati a Shylock (un mercante ebreo) per poter corteggiare la donna di cui è innamorato, Porzia (una bella e intelligente ereditiera).

Di tale accordo si fa garante l’amico Antonio, anche se non ha con sé i soldi necessari. perché sicuro di poter ripagare l’ebreo con i beni delle sue tre navi che a breve rientreranno in porto. L’accordo è però pericoloso per Antonio, in quanto Shylock è disposto a versare la somma richiesta solo a patto che, se i soldi non venissero restituiti entro tre mesi, in cambio gli venga data una libbra di carne dello stesso Antonio, suo rivale e nemico.

Scaduti i tre mesi, le navi di Antonio non sono ancora rientrate in porto, perciò non possono essere restituiti i soldi a Shylock, che da parte sua richiede a gran voce la libbra di carne che gli spetta.

Anche in questo caso, è solo l’ intervento femminile a sciogliere la situazione, avviandola verso la conclusione. Porzia infatti non è solo una bella e ricca ereditiera da sposare, ma è anche una giovane brillante e intraprendente, che usa la sua scaltrezza a fin di bene.

Si traveste da giovane dottore di legge, partecipa al processo e con la sola arma della parola, riesce a mutare la sorte di Antonio, salvandogli di fatto la vita. E’ evidente che, senza Porzia, il “vissero felici e contenti” non sarebbe esistito.

“Questo contratto non ti concede neppure una sola pur impercettibile goccia di sangue. Le parole dicono espressamente soltanto: “una libbra di carne” e basta. E dunque, prenditi quel che ti assegna il contratto. Prenditi la tua libbra di carne, ma sta’ bene avvisato che se nel tagliarla t’accada di versare anche una sola goccia di sangue cristiano, le tue terre e tutti i tuoi beni, secondo le leggi di Venezia, sono confiscati dallo stato veneto.” Porzia (travestita da dottore di Legge), Scena Prima, Atto Quarto.

Il Mercante di Venezia è una delle opere di Shakespeare che preferisco! Ti consiglio vivamente il libro e il film con Al Pacino, Jeremy Irons e Joseph Fiennes.

7) La donna Onesta. Cordelia in “Re Lear

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“Le tre figlie di Re Lear” di Gustave Pope. Fonte: Wikipedia.

“Re Lear” è una delle tragedie più lunghe di Shakespeare, in cui abbiamo due vicende che si intrecciano.

La trama principale è quella che ci interessa particolarmente perché ha tra i suoi personaggi Cordelia.

Il vecchio Re Lear, prima di abdicare, decide di dividere il regno di Britannia tra le sue tre figlie, Goneril, Regan e Cordelia.

Prima di dividere il regno propone una sorta di gioco alle figlie, chiedendo loro di esprimere in parole l’amore che provano per lui. Più le parole saranno lusinghiere, maggiore sarà la parte di regno che verrà assegnata.

Le maggiori si lasciano andare in lodi esagerate e chiaramente non veritiere per accaparrarsi più terre possibili. Cordelia invece si rifiuta di sottostare ad un gioco del genere, disprezzando le sue sorelle, perché consapevole della loro cattiva fede.  Cerca quindi di spiegare al padre che non si lascerà andare a grandi elogi solo per prendere la parte di regno più grande, confermando comunque il grande amore che prova per lui.

Re Lear, la cui capacità mentale inizia a vacillare a causa dell’età, non capisce le buone intenzioni di Cordelia e pieno di rabbia la disereda, dividendo la parte di regno che le sarebbe spettato tra le altre due figlie. Cordelia rimane quindi senza dote e viene cacciata dal castello.

Cordelia è chiaramente l’unica persona buona e onesta alla corte di Britannia, ma proprio a causa della sua onestà è messa fuori dai giochi ed è la sua assenza che permette l’evolversi della vicenda, piena di colpi di scena e di tradimenti.

E ancora una volta è un personaggio femminile che fa da motore alla trama.

“Io son priva di quell’arte viscida e untuosa di parlare senza credere a quel che si dice, da che quando mi propongo di fare qualcosa sul serio,la faccio, prima di dirla Cordelia, Scena Prima, Primo Atto.

Qui trovi il libro e qui il film con Laurence Olivier

L’importanza delle donne

Shakespeare in tutte le sue opere ci fa capire di essere un profondo conoscitore delle donne.

Ma forse quel che più aveva capito (e che molti uomini ancora oggi stentano a capire) è che siamo noi donne a muovere il mondo, sia nel bene che nel male, nonostante le difficoltà che dobbiamo affrontare per affermarci.

Rifletti un attimo sulle storie di questi drammi. Come sarebbero andate le cose se Giulietta non fosse stata tanto innamorata e coraggiosa da bersi l’intruglio di Frate Lorenzo? Cosa avrebbe escogitato Iago per rovinare Otello, se non avesse avuto accanto a sé Desdemona? E Macbeth sarebbe stato altrettanto sanguinario se non avesse avuto per moglie Lady Macbeth? Se Porzia non fosse stata tanto intelligente, Antonio sarebbe morto e Shylock avrebbe trionfato.

Le donne di Shakespeare sono dei bellissimi personaggi, sia da interpretare che da vedere. A tutte le attrici che stanno leggendo questo articolo, dico di non lasciarsi mai scappare l’opportunità di interpretare un ruolo del genere. Non ve ne pentirete!

Se vuoi approfondire questo argomento, ti consiglio il libro “Donne di Shakespeare. Personaggi e attrici, alla ricerca di un femminile contemporaneo” di Fausto Sesso.

Qual è il tuo personaggio femminile preferito di Shakespeare? Se sei un’attrice, ne hai mai interpretato uno? Mi racconti com’è stato?

 

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Le donne di Shakespeare
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Le donne di Shakespeare
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Shakespeare, il drammaturgo più famoso del mondo, aveva capito che le donne muovono il mondo e nelle sue opere ha sempre dato loro un ruolo centrale.
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Teatro per tutti
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